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[RPF: Kamelot / Epica] All is well, my friend

Titolo: All is well, my friend
Fandom: RPF: Kamelot/Epica
Personaggi: Simone Simons, Oliver Palotai, Roy Khan
Rating: PG13
Conteggio Parole: 1220 (Word)
Note: crack, accenni alla threesome, presenza di fluff e fragole (tradotto: per me l'apocalisse può arrivare anche ora), missing moment di questa storia. Fanfiction scritta per la Maritombola di maridichallenge. Giusto per ribadire le ovvietà, questi tre non mi appartengono, dubito seriamente che abbiano fatto certe cose (e se le hanno fatte di certo non lo vengono a dire a me), quindi nessuno si senta offeso nella sua sensibilità, eccetera eccetera.
Riassunto: Quando Roy rimane a dormire da loro, spesso basta poco per trasformare una tranquilla nottata di sonno in un macello.


All is well, my friend
6. Fragole




Quando Roy rimane a dormire da loro, spesso basta poco per trasformare una tranquilla nottata di sonno in un macello.
Tutti e tre hanno il loro posto, fisso e mai discusso apertamente, nel letto matrimoniale. Non hanno mai pensato di cambiarlo; se pure qualcuno avesse qualcosa da ridire, dopo un concerto sono tutti così assonnati che fanno appena in tempo a togliersi i vestiti e a darsi la buonanotte prima di addormentarsi di colpo. Anche se all’inizio la faceva ridere vedere un norvegese di un metro e novanta tentare di farsi piccolo sul materasso per non dare fastidio a nessuno, adesso Simone non è più dell’umore per scherzare, visto che dopo neanche due ore si ritrova quello stesso norvegese beatamente appiccicato alla schiena. La cosa non sarebbe certo terribile, tutt’altro, se non fosse che Roy ha la tendenza ad occupare a suon di calci più spazio possibile - ogni volta che riceve una ginocchiata, Simone si chiede quante mattine la povera Elisabeth si sia ritrovata sul pavimento invece che sul letto – e che lei ha la tendenza a rispondere colpo su colpo, anche se semiaddormentata.
Finiscono sempre per cominciare a stropicciarsi un po’, ad occhi chiusi, con pugni nei reni e pedate attutite dalle lenzuola. Mormorano per non farsi sentire da Oliver.
«Smettila di darmi pugni».
«E tu smettila di svegliarmi, voglio dormire».
«Perché, io no?».
«E devi stare da quella parte, cosa ci fai qui?».
«Non lo faccio apposta, ho freddo».
«Mi hai scambiata per un termosifone?».
«Se ci fosse Oliver sarebbe la stessa cosa, ma lui sta dall’altra parte. Se ti do fastidio perché ti giri ad abbracciarmi?».
Simone apre gli occhi, cercando il punto migliore dove sferrare una gomitata. «Non è vero che ti abbraccio, cerco di spingerti via».
«È risaputo che il miglior modo di spingermi via è buttarmi le braccia al collo».
«È perché sto dormendo, Roy. È meccanico».
«Se hai tanto bisogno di abbracciare qualcuno, oltre ad Oli, domani ti compro un orsacchiotto».
«Tu non arrivi vivo a doma-».
«Ma cosa c’è» borbotta Oliver, muovendo appena la testa sul cuscino. «Volete farmi dormire o no?».
«La tua fidanzata – ahia!».
A giudicare dal rumore, l’ultimo schiaffo deve averlo colpito al naso. Poco male. Non può aver fatto peggio di Madre Natura.
«Roy continua a mollarmi calci».
«E lei continua a darmi pugni. Simone, Mark ti ha mai dato lezioni di boxe?».
Oliver sospira rumorosamente. «Roy, lascia stare Simone. Amore, puoi pestarlo quanto vuoi, ma non adesso. Domani ci dobbiamo svegliare presto tutti quanti. Ora fatemi dormire, okay?».
«Hai sentito, Roy? Facci dormire».
«Hai sentito, Roy? Facci dormire» le fa il verso lui. «Voglio proprio vedere se tu riesci a dormire con qualcuno che quasi riesce a strangolarti da tanto ti è avvinghiata addosso».
«Oli, amore, posso dargli un ultimo pugno?».
«Oliver, non osa-».
«Ma solo uno, Simone, poi basta».
Lei si riassesta nel suo posto vicino ad Oliver, dopo aver mollato a Roy un’ultima manata sulla schiena, - non troppo forte, però - e Roy torna sbuffando nel suo angolino, probabilmente imbronciato come bambino in punizione. Passa chissà quanto tempo a rigirarsi come se l'avesse punto una tarantola e smette soltanto quando uno scocciatissimo Oliver gli intima di piantarla, pena essere buttato fuori dalla camera a calci. Simone è quasi riuscita a riaddormentarsi quando lo sente alzarsi, raccogliere i propri vestiti ed uscire.
«Roy!» lo chiama, improvvisamente sveglia ed un po’ colpevole, quando i suoi occhi appannati registrano la luce del corridoio che invade la camera, ma Roy non risponde e chiude la porta. Lei si lascia cadere sulla schiena.
«Si è offeso» pigola contro la spalla del suo fidanzato. Oliver emette un verso strano, tra una risata ed un mugolio.
«Ma no. È un adulto, non ha cinque anni».
«A volte ne dubito».
Non deve aspettare molto prima di sentire la porta della stanza aprirsi e richiudersi per la seconda volta. Anche se non vorrebbe dare a Roy la soddisfazione di sentirsi atteso, Simone schiude un occhio per controllare – vede la sua sagoma seduta sul pavimento, vicino alla luce di emergenza, e sente il rumore di un cucchiaio che batte contro qualcosa.
«Che stai facendo?».
«Non eri tu che volevi dormire?».
«Anche tu, se non sbaglio».
«Volevo, appunto. Vuoi favorire?».
Lei considera la proposta per qualche secondo, prima di alzarsi – piano, per non svegliare Oliver – e sedersi vicino a Roy sul pavimento. Si abbraccia le ginocchia per scaldarsi – fa freddo davvero, cavolo.
«Dove sei andato?».
«Apri la bocca ed assaggia».
Simone obbedisce ad occhi chiusi. Comincia a ridere quando, dopo un paio di secondi, riconosce il sapore.
«Fragole? E panna?».
«Avrei preferito un gelato al cioccolato, ma alla caffetteria dell’albergo avevano solo questo».
Si dividono da buoni amici il resto della coppa di fragole con panna montata, ricordandosi di lasciarne un po’ anche per Oliver. Simone ha imparato che Roy ha i suoi rituali, quando si tratta di combattere la malinconia; alzarsi nel cuore della notte e mangiare qualcosa lo aiuta a non pensare troppo a casa sua ed alla sua famiglia. Lei finisce la sua cucchiaiata e prende a strofinargli una spalla.
«Come va?».
«Non so. Sono in equilibrio molto precario. Lasciare la Norvegia sembra ogni volta più difficile».
«Spero che ne valga la pena».
Roy le dà un buffetto scherzoso sul mento. «Questo è poco ma sicuro. Ma non farti strane idee».
«Io? Strane idee? Ma quando mai?».
«D’accordo. Forse è anche un po’ merito vostro». Roy soffoca una risata infilandosi in bocca una fragola. «A casa mia è una vera impresa trovare qualcosa di dolce. Gabriel si nasconde i barattoli di cioccolata in camera per non farmeli trovare ed Elisabeth fa altrettanto. Dice che è per non farmi prendere troppo peso e non farmi assomigliare ad una versione più giovane di Santa Claus».
È così raro che Roy parli della sua famiglia che lei si sente quasi intenerita. «Sarà, ma io ti vedo ancora piuttosto in forma».
«Ieri ho provato una delle mie vecchie camice da esibizione. Ti assicuro che non mi sarei stupito se qualche bottone fosse volato via». Lui fa un sospiro melodrammatico. «In realtà questo è il primo passo per diventare un matusalemme norvegese con parecchi chili di troppo, il costume rosso e la risata tonante. Ho ho ho».
«Tu non sei un cantante, sei un pagliaccio mancato. Ora so a chi i miei figli dovranno scrivere la letterina di Natale».
Roy le rivolge uno sguardo strano, quasi incuriosito. «È strano. È la prima volta, da quando ti conosco, che ti sento parlare di figli».
«Beh, dovrò pur averne prima o poi».
«Ne hai parlato con Oliver?».
«Roy, se c'è una cosa che ho imparato di voi uomini è che bisogna tirare fuori l'argomento "matrimonio" e "figli" il più tardi possibile».
«Oliver non è quel tipo di uomo. Fossi in te gliene parlerei».
Lei sta per rispondergli – non sa ancora bene cosa - quando la luce si accende di colpo. Simone si gira giusto in tempo per vedere Oliver stropicciarsi gli occhi con una mano, i capelli elettrici come non mai, e sbattere più volte le palpebre per metterli a fuoco.
«Voi due proprio non ne volete sapere di stare tranquilli, vero?» sbadiglia. Lei ripesca il cucchiaino dalle dita di Roy, che sta dicendo qualcosa come «Stavolta non è colpa mia», e va a sedersi vicino al suo fidanzato con in mano ciò che rimane delle fragole.
«Per una volta Khan ha fatto qualcosa di buono. Un po’ di panna, amore?».
«Tanto sei già sveglio» aggiunge Roy, prendendo posto vicino a lui. Oliver guarda prima l’una poi l’altro e scuote la testa.
«Promettetemi però che dopo mi lasciate dormire in pace» capitola, prima di schioccarle un bacio sulle labbra ed impugnare il cucchiaio.
Sì, certo, pensa lei non appena vede Roy alzare il sopracciglio con un'espressione che è tutta un programma. Come no.









...Niente da dichiarare, Vostro Onore. Il prompt chiamava fluff e fluff ho dato - mi sento più a mio agio con l'horror, lo dirò e ripeterò ad infinitum. E visto che la fic collegata a questa storia metteva in luce solo gli aspetti più scabrosi della vicenda, ho pensato che un missing moment "normale" di certo non avrebbe ucciso nessuno... Spero. Io non sono del tutto sicura di essere sopravvissuta alla cosa!
Tags: autore: dark_loveless, fanfiction, rpf: musica
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