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[Heroes/Il Padrino] I've learned to play on the safe side so I don't get hurt.

Titolo: I've learned to play on the safe side so I don't get hurt.
Beta: fiorediloto
Fandom: Heroes/Il Padrino
Personaggi: Claire Bennet, Peter Petrelli, Nathan Petrelli
Pairing: Claire/Peter, Nathan/Peter
Parte: //
Warnings: incesto, underage
Rating: PG-15
Spoilers: //
Words count: 1.298
Summary: Nathan ha scoperto la relazione tra suo fratello e sua figlia, e ha obbligato Peter a mettervi subito fine. Peter detesta il fatto che Nathan, sporco quanto lui, gli dica quello che deve fare. Anche quando si tratta di qualcosa di inevitabile.
Notes: Scritta per il Bridge Challenge @ fanfic_italia& Criticoni, opposizione: fluff vs angst. Cronologicamente è il seguito di Sweet turning sour and untouchable, ed entrambe sono liberissimamente ispirate alla meravigliosa Redemption, di fiorediloto
Disclaimer: Tutto ciò che concerne Heroes appartiene a Tim Kring e all'NBC. Il Padrino, chiaramente, appartiene ai suoi spettabili scrittori, direttori e realizzatori. Il titolo è preso da Because of you, di Kelly Clarkson. L'AU è stato creato, ovviamente, da Fiore.

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Non sei mai riuscito a mantenere una promessa che avevi fatto a te stesso. Ma questa volta sì. Questa volta devi.

Hai aperto gli occhi da circa trenta secondi e già te ne stai pentendo, ma stringi i denti. Lei dorme su di te, con la testa sul tuo petto. Nuda, morbida e liscia come sempre, in una stanza immersa nella penombra malgrado sia ancora primo pomeriggio. Hai abbassato le veneziane, come sai che le piace, lasciandole la possibilità di fingere di trovarsi in un altro posto, in un altro tempo, in un’altra casa.

Le baci la testa prima di sgusciare via da sotto il suo corpo caldo e alzarti in piedi, guardandoti intorno a fatica e cercando di recuperare i tuoi vestiti nel minor tempo possibile.

La senti mugugnare qualcosa di indistinto, e subito le accarezzi la schiena con fare rassicurante. “È tutto a posto.” Le dici piano, con la bocca vicino all’orecchio. “Dormi.”

Non gliene hai parlato, e preferisci non pensare a come la prenderà. L’ultima volta che avete provato ad affrontare l’argomento Claire è finita all’ospedale con una gamba rotta.

Hai intenzione di sfruttare tutte le occasioni che ti si presenteranno per uscire dalla sua vita, senza perdere troppo tempo a inventarti scuse stupide. Prima o poi scoprirà la verità, in ogni caso. Speri di poter contare sull’aiuto di Nathan, ma hai a disposizione i mezzi per minacciarlo – e non solo calci e pugni. Potresti raccontare al resto della famiglia che l’uomo che sta così valorosamente difendendo la virtù di sua figlia ti scopa da quando avevi sedici anni. Che la merda in cui siete immersi tu e Claire è stato lui il primo a metterla in scena.

Una mano di Claire si chiude a pugno, e la vedi stringersi inconsciamente nelle spalle. Sollevi il lenzuolo per coprirla, lasciandoti scappare una carezza. Nessuno merita un finale così squallido, e soprattutto non lo merita lei. Ma è ciò che sei tu, e hai provato ad avvertirla in tempo.

Ormai sei vestito, senza più motivo di temporeggiare ulteriormente.

Le scosti i capelli sudati dalle spalle, e ti chini per baciarle ancora una volta il viso. Vorresti dirle che arriverà, un giorno, un uomo tanto migliore di te, un uomo giusto, pulito, che potrà amarla alla luce del sole. Vorresti raccomandarle di non avvicinarsi a te, quando succederà, perché non sai se riusciresti a non ucciderlo.

Ma ti trattieni. Ti concedi di baciarle le labbra per l’ultima volta.

Giuri a te stesso che è stato l’ultimo gesto dolce della tua vita.

Claire non si accorge di niente; continua a dormire perfettamente tranquilla, perfettamente ignara di tutto.

Quando ti chiudi la porta della sua camera alle spalle, ritrovandoti di colpo immerso nella luce che entra allegramente attraverso le finestre, la testa inizia a girarti.



Sei in cucina, indaffarato a fare neanche tu sai cosa, quando la presenza di Nathan si fa viva alle tue spalle.

Si ferma quando ormai riesci a scorgerlo con la coda dell’occhio, e già percepisci qualcosa di più sereno, in lui, rispetto all’ultima volta che l’hai visto. Sapeva che ci sarebbe voluto del tempo. E in qualche modo, sa anche che ci sei finalmente riuscito.

“Hai fatto la cosa giusta.”

Strizzi gli occhi e respiri bruscamente. “Non l’ho fatto per te.”

“No, certo,” risponde inarcando un sopracciglio, girandoti attorno in una maniera che ti irrita. “un giorno capirai per chi l’hai fatto.”

“Hai intenzione di punirla?” questa volta lo guardi, e vedi distintamente i muscoli della sua faccia irrigidirsi.

“Questi non sono affari tuoi.”

Ti mordi il labbro inferiore. “Nathan, ti faccio un buco in testa se le fai del male.”

Per un attimo ti sembra che stia per scoppiare a ridere. Ti appoggia una mano sulla spalla. “Peter, non sono un criminale.”

Non presti attenzione a quanto suoni grottesca una frase del genere detta da un mafioso, e tiri violentemente su col naso. “No, sei un grandissimo figlio di puttana.”

“L’unico a farle del male sei stato tu.” La sua faccia innaturalmente calma cozza fastidiosamente con l’accusa che ti ha appena rivolto.

Digrigni i denti. “Non sai un cazzo, Nathan.” Respiri rumorosamente. “Un cazzo di niente.”

Ti ritrai quando prova a baciarti, e lui ti prende per un braccio. Ti lasci trascinare verso la porta d’ingresso, lo sguardo fisso sul pavimento come quello di un cane bastonato. Non sai dove andrete né cosa succederà, per quanto tu possa fartene una più che vaga idea. Ma riesci ad essere grato al fatto che almeno non succederà in quella casa.
Non oggi.



Un anno più tardi.



È diplomata, bellissima e felice. Sorride raggiante agli amici, parenti e conoscenti riuniti per festeggiarla. La piega del suo sorriso si tende in una smorfia nervosa solo quando incontra lo sguardo dell’altra sua famiglia, quella che stona incredibilmente, lì in mezzo, come una macchia nera in un quadro che ritrae un paesaggio primaverile.

È tornata in Texas, per l’ultimo anno. Una richiesta di Bennet di fronte al crescente malumore di sua figlia, supponi, qualcosa che Angela ha permesso con un’accondiscendenza che ha dell’inquietante. Non sai se sia stato Nathan a fare la spia come un moccioso, o se sia stata tua madre ad accorgersene. Non che te ne importi più di tanto, ma cerchi di convincerti che Nathan non c’entra, questa volta. Ti fa sentire un po’ meno solo.

L’invito alla festa per il suo diploma è arrivato insieme alla tacita certezza che non vi sareste mai presentati, ma tua madre e Nathan hanno voluto, per qualche motivo che non ti è ben chiaro, sorprendere se stessi e Claire. Hai il vago sospetto che si tratti di una specie di improvvisato museo dedicato alla Prima Classe che scende a contatto con i plebei, mostrandosi in tutta la sua eleganza.

Ti è stato concesso di venire, a patto di non avvicinarti a lei e non rivolgerle la parola. Una stretta di mano e un ‘congratulazioni’ è tutto ciò che ti è stato concesso. Hai quasi ventott’anni, e sei tenuto al guinzaglio come un bastardo.

Sei sulla porta, senza troppa voglia di entrare nel salone enorme. La vedi ringraziare i suoi amici che le porgono i regali. Un ragazzotto biondo e abbronzato sembra prendersi senza troppi problemi il permesso di cingerle la vita e baciarle una guancia.

Poi, senza che tu ti sia ancora preparato a quel momento, Claire incrocia i tuoi occhi. Si ferma di colpo, si scusa con le due ragazze con cui sta conversando, e si incammina verso di te, cercando di non guardarti troppo.

Si costringe a sollevare lo sguardo quando ti raggiunge. “Non sapevo che venissi.”

“Congratulazioni,” sputi fuori meccanicamente, rivolgendole un cenno del capo. Ti guardi velocemente intorno, cercando di intercettare tua madre e Nathan e assicurarti che siano abbastanza lontani. “Stai bene?”

Claire fa una smorfia. “Ho mal di pancia e mi scoppia la testa, ma suppongo si possa stare peggio.”

Deglutisci. “Sono contento di rivederti.”

Scrolla le spalle. “… sì.”

Per un attimo, uno stupido, insensato e folle attimo, ti ritrovi a sperare che risponda ‘anch’io’.

Invece vedi solo l’imbarazzo imporporarle le guance ad una velocità sempre maggiore, finchéè una donna sulla cinquantina non attira la sua attenzione. “Claire, tesoro? Una foto con lo zio Ben e la zia Gertie?”

“Oh, sì, certo… arrivo.”

Muove qualche passo verso la donna, prima di voltarsi di nuovo verso di te. “Ehm… ciao.”



Agita la coda di cavallo bionda mentre ride per una battuta di suo padre – quello vero. Il fotografo si lamenta perché non sta mai ferma, e deve fare decine di scatti per ottenerne uno soddisfacente.



Tu giri l’angolo, e per quanto ammetterlo faccia male come un pugno nello stomaco, adesso sai che ne è valsa la pena.

Adesso è salva.
Tags: !challenge: bridge challenge, autore: kimmy_dreamer, crossover, fanfiction, heroes, il padrino
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