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[Originale] Illusioni


Titolo: Illusioni
Fandom: originale
Personaggi: Francesco (Franz), Jonathan (Jo), Eleonora (Nora)
Beta:[info]ellepi
Rating: verde
Generi: angst, introspettivo
Avvertimenti: slash
Riassunto: Franz farebbe qualunque cosa per amore. Anche illudersi.
Note: questa storia partecipa al Bridge Challenge con l’opposizione comico/angst.

I personaggi sono tutti invenzione mia e di[info]ellepi. Per saperne di più, e quindi per capire tutti i collegamenti tra i vari personaggi, leggete questo post unico ^-^

Grazie per l’attenzione e buona lettura.

 

 

 

Nora non aveva mai amato il modo di fare di Giacomo.

Era sempre stata un po’ insofferente al suo essere pieno di sé, ma non aveva mai pensato che fosse un bastardo approfittatore dell’ingenuità altrui.

Non aveva mai neanche pensato di volerlo prendere a schiaffi nonostante la sua pomposaggine.

Eppure quella sera pensò mille volte che non solo era un bastardo –un gran bel bastardo a dirla tutta – ma anche che era un bastardo fortunato, baciato dalla vita, e che questo non era giusto.

Era tutto dannatamente ingiusto!

Giacomo era bello e consapevole di esserlo, ed era talmente sicuro di sé da risultare a volte irritante; ma era simpatico, Nora lo conosceva da sette anni ormai. Aveva fatto il callo al suo modo borioso di porsi e nonostante tutto gli voleva bene. Erano pur sempre amici dal primo anno delle scuole medie.

Eppure in tutti quegli anni non aveva mai desiderato picchiarlo, questo pensiero per un attimo la spaventò perché non era il tipo da fermarsi a riflettere, lei.

Lei agiva e basta e se questo significava menar le mani avrebbe fatto dopo i conti con lividi e contusioni.

Il desiderio di sbattere la testa di Giacomo contro il ripiano del tavolo del pub non accennava a lasciarla libera e questo la inquietava. Sentiva l’autocontrollo scivolare via dalle sue mani, dalle sue dita, come acqua via via che l’espressione sul viso di Francesco si incrinava.

Era Francesco la causa di tutto, lo sapeva. Lo sapevano tutti a quel tavolo così pieno ma così silenzioso.

Nora non credeva di aver mai sentito un silenzio così pesante.

Francesco continuava a tenere la testa bassa, ma anche in quel modo si vedeva benissimo che aveva il volto in fiamme per l’imbarazzo che il comportamento di Giacomo gli stava suscitando.

Nora pensava che, davvero, qualcuno avrebbe dovuto dire a Giacomo di smetterla, che il gioco non era adatto né alla situazione né al luogo, e che lo facesse prima che lei si alzasse e gli rifilasse un manrovescio in pieno viso.

E poi, come se l’avesse letta nella testa, Jo si alzò e trascinò di peso Franz fuori di lì, con lei che li seguiva con difficoltà, a causa dei tacchi.

Era tanto presa dal non perderli di vista, mentre Franz urlava e ordinava a Jo di lasciarlo andare, che si rese conto solo alla fine che avevano raggiunto il porto, silenzioso e poco illuminato. Non esattamente adatto a tre diciottenni, ma sembrava che a nessuno importasse qualcosa in quel momento.

Nora li fissò ansimante con i piedi che le facevano un male cane. Non sapeva come fosse arrivata lì senza prendere neanche una storta alla caviglia, ma non aveva il tempo di ringraziare nessuno per quella fortuna.

Franz si era liberato dalla stretta di Jo e lo guardava iroso con il petto che si riempiva e si svuotava di ossigeno.

-Che cazzo fai?-

-Io? Tu che cazzo fai?! Ti sembra il modo di... ma cazzo, Franz!-

Jo lanciò le braccia al cielo e fece un giro su se stesso che Nora, in un altro contesto, avrebbe trovato molto buffo.

-Ma che cazzo di uomo sei? Ti sembra questo il modo di farti trattare?-

Franz fece un passo indietro neanche lo avesse schiaffeggiato e sgranò gli occhi ammutolito.

-Ma non ce l’hai l’orgoglio?- Continuò quello strepitando come un pazzo e avanzando a ogni passo indietro dell’altro –Ti fai trattare così da quello... stronzo di Giacomo?!?-

-Non sono cazzi tuoi quello che faccio!- sbottò quello in propria difesa, ma nella voce era chiara una nota di insicurezza molto profonda.

-Apri gli occhi, Francesco! Non ti ama! E non lo farà mai! Sei solo un bel ragazzo con cui si vuole divertire!-

Franz tremò, neanche stesse sotto una pioggia torrenziale, e fece un altro passo indietro.

-E chi ti dice che non è lo stesso che voglio io?-

Jo a quel punto scoppiò a ridere. Rise forte e in modo squillante, riempiendo l’aria della sua eco, che quasi sembrava farsi beffe di Franz e dei suoi sentimenti.

E praticamente quella fu l’ultima goccia.

Franz guardò ferito Jo che rideva di lui e dei suoi sentimenti, voltò lo sguardo e chiuse gli occhi. Nora sussultò quando si rese conto che c’era qualcosa sulla guancia di Franz, qualcosa che non credeva sarebbe mai apparsa sul viso di un maschio dai sette anni in su.

Dopotutto com’è che diceva sempre Leone a Billy ogni volta che, da bambini, i suoi occhioni si riempivano di lacrime?

I maschi non piangono.

Lo diceva da una vita ormai. Se avesse chiesto a sua madre probabilmente avrebbe scoperto che quella era stata la prima frase di senso compiuto del suo fratellone.

Ma allora perché Francesco piangeva in quel momento? Era forse meno maschio di Jo?

Era forse per via del fatto che fosse gay?

Nora non riusciva a credere che fosse possibile una cosa del genere, perché suo fratello Billy piangeva quando si faceva male, o si arrabbiava, e anche per Jo valeva lo stesso. Ricordava di quando, in quinta elementare, lo aveva visto piangere perché uno delle medie gli aveva centrato la faccia con una pallonata, o di quando, qualche anno dopo, era caduto dalla mountain bike sbucciandosi il gomito.

Ma in realtà si rese conto che non aveva bisogno di andare tanto indietro con la memoria. Le bastava ricordare che neanche il mese prima lo aveva beccato uscire dal bagno della scuola con gli occhi rossi, solo perché avevano visto Anita baciare un ragazzo di quinta.

Eppure in quel momento a Nora quella singola lacrima di Franz sembrò avere molto più peso di tutte quelle versate da Jo in tutta una vita. Sentì la rabbia montargli in fretta dalle viscere e esplodere in meno di un attimo dalla sua bocca.

-Jonathan Alehandro Mantinelli!- Nora avanzò mani sui fianchi e occhi dardeggianti. Si frappose tra loro con due passi e spintonò il suo amico d’infanzia per le spalle –Come osi ridere di lui? Ma non ti vergogni?-

-Ma...- Provò quello a ribattere, l’ilarità scemata all’improvviso.

-Che diavolo vuoi saperne tu dei suoi sentimenti? Chi ti dà tutta questa sicurezza, mister Anita non mi guarda, il mondo ha smesso di essere interessante?-

Jo si ritrasse e arrossì, perché non solo Nora l’aveva chiamato con il suo stupidissimo nome di battesimo, ma addirittura aveva parlato di... Anita! Che stronza, aveva detto che avrebbe mantenuto il segreto!

-Non sono cazzi tuoi, okay?- sbottò piccato dai sentimenti che sentiva rimescolarsi dentro di lui –E comunque, se proprio vuoi saperlo, lo sto facendo per lui, dannazione!-

-Per lui?!- Ribatté lei, quasi scioccata –Questa è la scusa più patetica che io abbia mai sentito!-

-Una scusa? Nora, ma fatti i cazzi tuoi! Che cazzo vuoi saperne tu!?-

Lei sgranò gli occhi e gonfiò le labbra, oltraggiata dal comportamento dell’amico. Stava per lanciarsi contro di lui, verbalmente e fisicamente, quando una mano sulla spalla la trattenne e la tirò indietro.

Entrambi rimasero sorpresi da quel movimento, troppo presi a litigare tra loro per ricordarsi la presenza di quella terza persona che aveva dato il via a tutto.

Francesco.

-Adesso basta!- Urlò lui, facendosi avanti –Ve lo dico adesso e non ve lo dico più! Fatevi i cazzi vostri! Non me ne fotte di quello che pensate o credete sia meglio per me! Io so cos’è meglio per me! Ed è Giacomo! Come mi vuole e quando mi vuole! E se questa cosa non vi sta bene a me non me ne frega niente!-

Rimase ad ansimare per i seguenti due minuti buoni, con le guance arrossate e la gola che gli bruciava per lo sforzo.

Nora lo guardava con espressione affranta, non sapendo che fare se non abbracciarlo e rischiando di farlo arrabbiare ancora di più. Jo invece continuava a tenere gli occhi chiusi e a respirare affannosamente. Si massaggiò le palpebre con i polpastrelli e contò fino a dieci per cercare di mantenere il controllo.

Ma l’espediente non funzionò e Jo esplose.

-Ma porca puttana, Franz! Ma non lo vedi quello che ti fa?-

-Mi ama!-

Nora voltò il viso verso di lui con il dispiacere che si leggeva chiaramente e sospirò:

-Francesco...-

-MI AMA! Voi non lo conoscete come lo conosco io! Voi non lo vedete quando siamo... insieme! Lui è solo timido- cominciò a parlare Franz, le parole che si succedevano una dopo l’altra senza dargli il tempo di riprendere fiato. Parlava con gli occhi più aperti del dovuto, lo sguardo fisso nel viso di Jo ma che sicuramente non vedeva, e annuendo quasi ad auto convincersi delle sue stesse parole. –Ma io glielo insegnerò e imparerà a essere più gentile, sì, e saremo felici, perché lui è... è mio.-

-Franz...-

-Lui è mio e ci tiene a me, ha detto che sono speciale, che non ne esistono come me.-

Ma il viso di Franz non rispecchiava per nulla la sua sicurezza. Li guardava con l’incertezza che si portava nel cuore, con il terrore di essere rifiutato che sentiva sempre seguirlo ovunque andasse con Giacomo. E la sua voce tremava, vibrando della paura di essere davvero solo quello, un giocattolo da poter usare come e quando voleva.

Ma non poteva essere così, no? Giacomo era sempre dolce quando erano soli; gli sorrideva sempre in quel modo tanto speciale che gli faceva sciogliere le ginocchia e non lo aveva mai forzato a fare nulla, anche quando lui si era rifiutato di farlo con lui. Loro non lo conoscevano come lo conosceva lui, non lo avevano visto come lo guardava dopo che si erano coccolati nel letto di Giacomo.

Come potevano loro sapere quello che provava Giacomo... se neanche lui ancora lo aveva capito?

Perché era questo il punto, Giacomo ancora non se n’era reso conto, ma lo amava, Franz di questo ne era certo.

-Voi non capite.- gracchiò, chiudendo gli occhi e sentendo le lacrime che gli avevano appannato la vista scivolare sulle guance e tracciare i loro solchi umidi. Quello che sentì dopo fu solo un caldo abbraccio e il piccolo corpo della sua migliore amica venire scosso dalla tristezza che l’aveva invasa. Lui non ricambiò l’abbraccio, non aveva bisogno di essere consolato, non aveva nulla per cui dovesse, lui era felice, non si vedeva?

-Tu non te lo meriti quello che ti fa passare.-

Francesco fece un sorrisino triste e scostò gentilmente Nora da sé.

-Tu non puoi capire.- Fece un sospiro rassegnato e alzò un po’ il viso, sempre con quel sorriso triste a mettere in risalto i suoi occhi chiari che in quel momento sembravano quasi neri a causa dell’assenza di luce –Lo so che non è perfetto, ma... chi lo è? E tu... tu non lo sai come mi sento io. Tu non lo sai cosa significa scoprirsi diversi e... soli. Con Giacomo mi sono reso conto che anche io posso essere felice, posso trovare l’amore senza dover usare internet e chat strane. È a portata di mano e mi vuole, mi desidera.-

Il suo labbro tremò appena, ma lui chiuse gli occhi e strinse la bocca in un sorriso demoralizzato. Poi l’aprì e prese una boccata d’aria, e il suo petto sussultò per lo spasmo delle lacrime che cercavano una via d’uscita.

-Voglio solo essere felice, e con lui posso esserlo, perché mi ama, ne sono certo.-

-Francesco, senti…- cominciò Jo con un sospiro incerto, ma poi chiuse la bocca. Era difficile, dannatamente difficile parlare e dire quelle cose, ma forse così Franz avrebbe capito e si sarebbe messo l’anima in pace per quella storia. In fondo gli voleva bene, era il suo migliore amico, e non è forse compito di ogni migliore amico proteggere l’altro e sostenerlo, anche se questo significasse metterlo di fronte a una realtà difficile da accettare?

Da quando tre anni fa, Giacomo li aveva presentati –probabilmente l’unica cosa buona che avesse mai fatto-, aveva imparato a conoscerlo e a trovare piacevole la sua compagnia. Francesco si era amalgamato nel loro gruppo di amici con una naturalezza che faceva invidia, distribuendo sorrisi sinceri e simpatia. Si erano ritrovati subito in sintonia ed essendo Nora la sua migliore amica dall’asilo, non era ci era voluto molto perché il loro mitico terzetto nascesse.

Ed era sempre stato così in quegli anni, sempre insieme a ridere e scherzare, a farsi forza dopo ogni litigio con le proprio famiglie e dopo ogni scottatura amorosa.

Ma da quando Giacomo era tornato tra loro, da quando si era insediato nel cuore di Franz, qualcosa era cambiato, e questo Jo non l’aveva accettato.

Era per questo che aveva preso tanto a cuore quella situazione, era per questo che, ogni volta che Giacomo metteva in imbarazzo Franz, lui ribolliva di rabbia. Aveva imparato a conoscere e rispettare il carattere forte e l’intelligenza del suo migliore amico, e si sentiva ogni volta quasi disgustato dalla remissività che invece dimostrava ogni giorno di più quando si lasciava calpestare da Giacomo.

Giacomo non era nessuno e Franz invece lo poneva su un piedistallo.

-Tu... tu meriti di meglio, okay?- cominciò prendendo un respiro profondo per calmare il battito del suo cuore. Si vergognava a dire certe cose. Lui era un maschio e i maschi quelle cose non le dicevano, anzi fingevano anche di non pensarle, ma questa era una situazione d’emergenza e quindi si fece forza e portò a termine il suo discorso, perché Francesco era importante per lui, perché c’era stato quando i suoi avevano divorziato e lui ora non l’avrebbe abbandonato, né in quel momento, né mai!

-Sei intelligente e simpatico, tu, e... cazzo, me ne sono reso conto anche io che sei un bel ragazzo! Potresti avere chiunque di molto meglio! Perché diavolo vuoi ancora perdere tempo dietro uno come lui? Soffrirai! Ti farà star male, e questo non te lo meriti! Non meriti tutta la merda che ti sta buttando addosso, renditene conto!?-

-Giacomo non è così... cinico! Ce l’ha un cuore, che tu ci creda o no!- sbottò a quel punto Franz, la rabbia che tornava a galla, spingendo giù l’insicurezza che lo riempiva fino a scoppiare.

-Non sto dicendo questo! Ti vuole bene, lo so, si vede, ma... ma c’è differenza tra quello che vuoi tu e quello che lui si sta prendendo da te.- Jo prese un respiro profondo e cercò di mantenere la calma, perché vedeva la rabbia di Franz fargli stringere i pugni e tremare tutto il resto del corpo –Ti vuole bene, è vero, ma non nel modo che vorresti tu. Non sarà mai il tuo ragazzo, perché non gli interessa e te l’ha già detto più di una volta, mi pare.-

A quel punto Franz fece un passo indietro sgranando gli occhi preso in contropiede.

-Che... come... come lo sai, tu?-

-Oh, Jo!- Intervenne Nora, facendosi avanti per frapporsi tra loro. Si avvicinò talmente tanto all’amico da coprire completamente la figura dell’altro ragazzo dietro di lei –Questo no! Basta, ti prego, sta’ zitto!-

-Deve saperlo, così, cazzo, capirà!-

-No! Starà solo più male, Jo!-

-Di che... di che diavolo state parlando?-

La voce di Francesco la zittì immediatamente e lei si voltò a guardarlo, cercando le parole giuste per rispondergli senza dirgli nulla in più che potesse ferirlo ancora.

-Ma no, niente...-

-Eleonora! Di che cazzo state parlando?-

-Del fatto che tutti sappiamo cosa avete fatto.- Gli rispose Jo, richiamando la sua attenzione e i suoi occhi rossi di dolore –Giacomo ha raccontato a tutti, volenti o nolenti, fin dove vi siete spinti o ogni minima cosa che avete fatto e detto assieme. Non ha nessun rispetto o pudore per quello che ti riguarda.-

Franz fece un altro passo indietro scuotendo la testa debolmente e poi con sempre più forza.

-Non è vero!-

-Ieri sei andato da lui e gli hai chiesto perché non ti ama. Di nuovo. È la terza volta ormai, vero?- chiese già sapendo la risposta.

Risposta che però non arrivò se non sottoforma di violacee chiazze di imbarazzo e umiliazione sul viso del suo amico.

-No.- Pigolò quasi quello, passandosi una mano sul viso, per sfregarselo con forza. Sembrava cercare di svegliarsi da un incubo e scoprire di essere solo nel suo letto, nella sua casa, protetto dalle persone che lo amavano. –Nononononononono, non è vero, non lo farebbe.-

Fu in quel momento che Nora cominciò ad odiare Giacomo e tutto quello che lo riguardava. Fu in quel momento, mentre lo vedeva crollare sotto i suoi occhi, che Jo fece quei passi che li separavano e abbracciò il suo migliore amico, un po’ impacciato è vero, ma solo perché erano due maschi e lui non sapeva fare i conti con le dimostrazioni di affetto puro e semplice.

Fu in quel momento, quando vide Franz aggrapparsi a Jo e stringere i denti per non piangere ancora, per riprendere il controllo e fare l’uomo, che Nora ebbe un brivido. Ebbe l’impressione che quello fosse solo l’inizio, l’incipit di qualcosa di più grande che avrebbe travolto Franz.

Nora si chiese se non fosse possibile che Franz si innamorasse di Jo, l’esatto opposto di Giacomo. Jo che si era accorto di tutti quei piccoli particolari, Jo che si era esposto emotivamente, in barba al suo essere maschio, Jo che lo abbracciava e gli sussurrava parole di consolazione dritto nell’orecchio, che aveva di mostrato di interessarsi a lui, di volergli bene per davvero.

Sospirò, lei, asciugandosi gli occhi con il dorso della mano, cercando di fare meno danni possibili con quel filo di trucco che si era messa.

Si avvicinò e accarezzò dolcemente i capelli di Franz, che le rispose con un sorrisino mite e tremendamente triste.

E Nora decise che doveva proteggerli lei, entrambi.

Non poteva abbandonarli o si sarebbero infilati in qualche altro casino senza sapere più come uscirne senza avere il cuore a striscioline. Erano maschi, dovevano essere controllati a vista, e a quanto pare quel compito spettava a lei.


 

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