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[ORIGINALE] Fango


Titolo: Fango
Autore: ellepi 
Beta: t_jill 
Fandom: Originale
Personaggi: Eros/Franz
Rating: pg13 per il linguaggio
Riassunto: Franz rivede per la prima volta il suo ex dopo avergli confessato di amarlo ancora.
Note: Partecipa al Bridge Challenge di Criticoni e fanfic_italia  con l’opposizione slash/het.
Può essere situata dopo la fine di Un piccolo angolo di… ma si può leggere tranquillamente come storia indipendente.

_________


Sì ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna fango sì ma torna
Cade la pioggia - Negramaro

Ogni volta che sento questa canzone penso a Franz e al fatto che accetterebbe qualsiasi condizione purché Eros torni da lui e quindi è dedicata a loro e a tutto il mondo interiore che mi parla nella testa; vorrei anche fare una dedica speciale alla mia amorevole beta e t’hy’la –davvero non c’è altra definizione per noi- T’Jill e a Koorime per essere quella meravigliosa persona che è e che ho avuto la fortuna di incontrare in cima alle scale di una Guferia. ^__-
So che voi vorreste ben altro da questi due, ma ve la dedico in attesa di tempi migliori.


_________

Sei scappato, di nuovo.
Anche se non lo ammetteresti mai davanti a qualcuno, sei scappato appena l’hai visto chinarsi a sussurrare qualcosa nell’orecchio della ragazza con cui è venuto alla festa. Qualcosa di intimo e probabilmente sconcio, vista la risatina sciocca di quella gallina.
Da qualche parte il tuo io maturo e razionale sta urlando di piantarla di comportarti da bimbetto a cui hanno tolto il giocattolo, ma soffochi quella voce con l’ennesimo sorso della birra in cui hai cercato di affogare le serata da quando è entrato dalla porta del locale e non per correrti incontro e saltarti in braccio e giurarti l’eterno amore che vorresti, ma con un sorriso preconfezionato in faccia e una bella donna per mano.
Se non lo amassi così disperatamente arriveresti ad odiarlo solo per il fatto che sia bisessuale, solo perché una donna può portartelo via in ogni istante, solo perché una l’ha già fatto e gli ha trasformato il cuore in un grumo di gelido timore.
Gli hai detto che lo ami ancora e non sai che reazione avresti voluto da lui… sì, lo sai; avresti desiderato che lui aprisse finalmente gli occhi e si accorgesse che non ha mai smesso di amarti in tutti questi anni; egoista da parte tua, ma dolorosamente umano.
Certo non ti saresti aspettato tutto quel silenzio e lo sguardo innocentemente sorpreso con cui ha accompagnato quel: “No, non ci credo!”.
E tu ti disperi ancora, perché non è proprio possibile che lui sia rimasto ancora quel delizioso ragazzetto insicuro di piacere, lo stesso che hai preso per te a sedici anni, quando il mondo era tuo senza troppa difficoltà.
Ma il mondo si è fatto molto più complicato, lui ti è scivolato via dalle dita ed è stato difficile provare a riacchiapparlo.

La terrazza su cui ti sei rifugiato ha una balaustra abbastanza larga per fartici sedere con le gambe a penzoloni nel vuoto; dai un’occhiata nel buio per vedere quanto è il salto se decidessi di smetterla di arrovellarti.

“Siamo al primo piano… ti spezzeresti le gambe ma non l’osso del collo”

La sua voce calda e lievemente divertita ti tormenta da così tanto tempo da costringerti a voltarti per controllare che lui sia davvero lì e non sia solo l’ennesima speranza trasformata in allucinazione.
Riporti i piedi sulla terrazza scrollando indifferente le spalle, ma poi nascondi con un sorso dalla bottiglia che stringi in mano il brivido doloroso e commovente che ti prende quando te lo trovi davanti, finalmente solo.
Fingi noncuranza rimanendo appoggiato mollemente alla balaustra e bevendo la tua birra che sta cominciando a scaldarsi fastidiosamente. Lui se ne sta due passi lontano, visibilmente teso, reggendo in mano un bicchiere di coca e un’altra birra, speri gelida, probabilmente come dono di pace.
Il silenzio tra di voi si dilata e riempie lo spazio che vi separa.
Tu vorresti avere il coraggio o l’incoscienza di percorrere quei due passi che vi separano per stringerlo a te e fargli dimenticare a forza di baci e carezze tutti gli altri, maschi o femmine che siano.
Ma resti al tuo posto facendo il bravo, con lo sguardo concentrato sulle sue scarpe e la presa spasmodica sul collo della bottiglia che ti tiene ancorato alla realtà: lui non ti vuole, senza discussioni.

“Francesco?”

Ti richiama usando il tuo nome completo, non uno dei mille nomignoli che hai collezionato nell’arco degli anni, e uno spasmo ti prende; quando stavate assieme lui usava il tuo nome di battesimo solo se era davvero eccitato o incazzato a morte. Ma adesso il tuo nome non si scioglie in un miagolio bisognoso né vibra di malcelato fastidio; è piuttosto un richiamo circospetto, un tentativo di capire se sei ancora lì con lui.
Alzi appena lo sguardo e intercetti il suo gesto cauto di offrirti la bottiglia mentre prende un sorso della sua bibita per nascondere in qualche modo l’imbarazzo di non saper gestire la situazione.
Abbandoni la birra calda e praticamente finita per afferrare rudemente quella che ti viene offerta. Fingi che tutto questo non ti importi, che la sua vicinanza e l’ultima birra di una lunga fila di alcolici ingurgitati stasera non ti stiano facendo saltare uno ad uno tutti i limiti che ti sei imposto e i tutti i tentativi di controllarti, ma è tutto inutile perché, quando sfiori le sue dita sul collo della bottiglia, un brivido erotico ti scuote.
Ti dai mentalmente del cretino perché non è possibile reagire così solo sfiorandolo, non è possibile che ti blocchi il respiro e acceleri il battito del cuore in questo modo... porco cazzo, te lo sei già scopato!
Sai come geme e ansima quando è stravolto dal piacere, non dovresti bruciare dallo snervante desiderio di toccarlo di nuovo per controllare se la corrente elettrica che ti ha fatto vibrare ogni stramaledetto centimetro di pelle sia stata solo un caso.
Per evitare di fare sciocchezze ti scosti di scatto da lui e torni al tuo rassicurante appoggio. Sai che se riesci a stargli lontano e a non guardarlo per troppo tempo riuscirai a resistere alla tentazione di fare qualcosa di cui sicuramente ti pentirai.

Non puoi essere rifiutato da lui, non di nuovo.

Peccato che lui accorci le distanze tra voi seguendo inconsapevolmente il tuo movimento. Adesso lo spazio tra voi è quello di un passo, una distanza più intima di quella che dovrebbero tenere due semplici conoscenti. Senti l’aria attorno a voi farsi elettrica e vibrare e tu vorresti solo scappare da lì perché non sia quanto resisterai prima di colmare le distanze, afferrarlo per i fianchi e… e, cazzo, non sai nemmeno tu cosa gli faresti, sbranato dal desiderio come sei; non sapresti trattenerti, di questo te ne rendi perfettamente conto.
Perciò mantieni le distanze e lo sguardo occupato a vagare su qualunque cosa che non sia lui, né la curva morbida che fa la sua bocca quando si imbroncia o gli occhioni enormi da cucciolo smarrito che gli vengono quando non capisce cosa sta succedendo o, il cielo non voglia, qualsiasi dettaglio del suo corpo che ti richiama come un aspirante suicida viene attratto da un cornicione molto alto.
Perso nell’inventario di tutto quello che non bisogna guardare di lui per resistere alla tentazione di premerlo contro una parete e sfinirlo di baci, non ti accorgi del suo paio di tentativi di iniziare una conversazione. Cominci a prestargli attenzione solo quando si schiarisce la voce e lo senti pronunciare chiaramente le parole:

“Mi dispiace.”

Non gli basta cercare di farti il cuore a striscioline con quel suo tono minuscolo che ti ha sempre suscitato il bisogno smodato di tirar fuori la tua armatura smagliante e andare a massacrare qualsiasi stupido, grosso drago idiota che respira troppo vicino al tuo amore… no, non gli basta usare proprio quel tono, ma addirittura ritiene necessario fare un passo avanti invadendo il tuo spazio personale, costringendoti a sentire di nuovo il suo stramaledetto odore di buono e di sesso.
Ti irrigidisci cercando di fare il bravo, di stare calmo, di stargli lontano come lui sembra volere, ma lui allunga una mano per sfiorarti, poi esita, e alla fine prende il coraggio e te la appoggia sul petto in cui il cuore martella forsennato, tu non ce la fai più e scatti.

Cazzo, Eros!”

Il tuo tentativo di fuggire da lui per non farti ancora del male, per non sbattere ancora contro il suo rifiuto, lui lo prende come uno scatto d’ira e si ritira in fretta con gli occhi pieni di rammarico. E se pensavi di esserti dimenticato quanto fossero espressivi gli occhi di Eros, questa occhiata te lo ricorda immediatamente. Ci vedi passare dentro il timore delle tue reazioni, il dolore, l’incertezza, ma quello che veramente ti fa reagire male è la pena. Non vuoi la sua compassione, vuoi che ti ami come tu ami lui… o che soffra altrettanto.

Così tiri fuori il tono più aggressivo che hai in dotazione e gli chiedi:

“Ti dispiace per cosa, dolcezza?”

Adesso è la rabbia e non il desiderio che ti fa tremare, il passo per accorciare le distanze sei tu a farlo e noti appena che lui, d’istinto, si è scostato indietro; per questo ghigni soddisfatto, se è lui a starti lontano è tutto decisamente più facile da sopportare.
Ovviamente non risponde alla tua domanda retorica così carica di sarcasmo e se ti concentri solo sul colpire duro e ferire profondamente riesci quasi a non fare caso al suo visino pulito contratto dal dolore.

“Ti spiace per cosa? Ti dispiace che ti abbia baciato il giorno del mio sedicesimo compleanno? Ti spiace che dopo siamo comunque rimasti amici? Ti dispiace essere venuto a letto con me per perdere la verginità?”
Quando sputi fuori questo con tutto il veleno che riesci a racimolare, qualcosa dalle parti del cuore si incrina e si spezza perché quello è uno dei ricordi più cari che accarezzi quando le giornate sembrano grigie e vuote; non vorresti che lui arrivasse a pensare che sia stata solo una scopata facile. Ma è meglio per entrambi che lui si incazzi con te e se ne vada finalmente dalla tua vita. Speri di non mostrare il tuo dolore e continui con lo stesso tono gelido e strafottente.

“Oppure ti dispiace aver buttato nel cesso un anno e mezzo della tua vita dietro a una troia omofoba che ti ha mollato quando ne ha trovato uno più carino e servizievole di te? O credi davvero che ti abbia mollato perché sei mezzo finocchio? No, ha solo scelto il motivo che ti avrebbe, secondo lei, umiliato di più.”

Adesso non puoi far finta di non vedere le sue spalle che tremano per la rabbia e l’umiliazione e speri solo che se ne andrà prima di cedere alla tentazione di colpirti; sei abbastanza ubriaco da non saper decidere se colpirlo a tua volta oppure baciarlo talmente a lungo da farlo svenire per mancanza d’ossigeno. Ma ancora non se ne va, ancora non ne ha abbastanza, così gli dai tutti i motivi per odiarti e lasciarti solo nel tuo patetico amore per lui.

“Ma no, non è quello che ti dispiace! Ti spiace forse esserti fatto scopare da una pornostar meno di un mese fa e così adesso non ti ricordi come si fa a far godere una donna? Eh sì, deve essere dura avere una così bella ragazza disponibile e calda e non sapere dove cazzo mettere le mani!”

Finalmente ha alzato lo sguardo e ti fissa con un paio d’occhi fiammeggianti che ti uccidono e insieme ti fanno sperare che finalmente se ne andrà per lasciarti crogiolare nell’autocommiserazione e nel senso di abbandono.
Ha appoggiato da qualche parte il suo bicchiere mentre tu tiravi fuori il peggio di te e adesso apre e chiude le mani probabilmente decidendo dove colpirti; continua a vibrare come se non riuscisse a tenere sotto controllo il furore che gli hai scatenato dentro e ti senti molto orgoglioso e, al contempo, terribilmente addolorato per averlo fatto.
Le labbra socchiuse, gli occhi accesi, le mani che non sono in grado di stare ferme, la tensione che irrigidisce il suo corpo, tutto ti richiama un’altra situazione, un altro stato d’animo… ma non è quanto sia sensuale un momento prima di aggredirti quello che vuoi ricordare, vuoi essere sicuro che non abbia mai più voglia di seguirti la prossima volta che vi incontrerete per caso e tu fuggirai via da lui per andare a nasconderti da qualche parte.
Ad un certo punto il tremore delle sue mani sembra quietarsi senza una ragione apparente, ma tutta la tensione viene fuori quando si decide a parlare, sputando fuori le parole come se se le dovesse strappare a forza dal cuore.

“Mi dispiace non riuscire ad amarti come tu ami me.”

E poi finalmente lo fa, finalmente si volta e se ne sta per andarsene dalla tua vita in maniera definitiva.
Lo sai con assoluta certezza dal modo in cui ti ha detto che non ti ama, da come non abbia esitato un istante a voltarsi e allontanarsi da te, come non abbia fuggito il tuo sguardo e come ti abbia mostrato senza indugi tutta la pena che prova nei tuoi confronti.
Ma nel preciso istante in cui fa quello che gli hai silenziosamente suggerito di fare finora, quello che hai pregato che succedesse, adesso è la cosa peggiore che potesse accadere.
Così fai quei due passi che vi separano e gli metti una mano sulla spalla per fermarlo, perché ti lasci spiegare, perché non se ne vada. Sembra sgonfiarsi sotto il tuo tocco e si blocca immediatamente. Volta la testa circospetto, ma non si allontana e non scrolla le spalle per liberarsi dal peso della tua mano. Siete così vicini che hai modo di vedere le efelidi sul naso che sfuggono ad un’occhiata distratta e la sottile cicatrice di una caduta infantile dalla bicicletta sotto il labbro -cicatrice che adoravi stuzzicare con la lingua quando ancora ti era permesso baciarlo-. Perso nei ricordi ti rendi conto che il tuo sguardo si attarda più sulle sue labbra socchiuse che nei suoi occhi dispiaciuti e quindi lo lasci andare di scatto, come se ti fossi scottato.
Eros si volta lentamente ma non prende le distanze; siete così vicini da respirare la stessa aria e percepire l’uno il calore dell’altro. È talmente vicino che potresti davvero baciarlo, ma poi sarebbe ancor più straziante lasciarlo andare. Contro ogni tuo istinto ti allontani a forza da lui e gemi in modo davvero patetico.

“È tutto così difficile.”

Fai un gesto vago cercando di farci entrare loro due, la ragazza di Eros che ogni tanto occhieggia verso di voi, la festa… tutto quanto. Lui sa quanto sia difficile per te chiedere scusa e quindi sa che questo è un modo maldestro per farlo.
Lui ti sfiora delicatamente un braccio e non riesci a reprimere un brivido; non riesci a capire come riesca ad accenderti così in fretta e così brutalmente.

Lui fa un minuscolo sorriso e non si muove e questo ti fa sperare, in fondo al tuo cuore che ci creda, che sappia quanto tutto questo sia terribile per te. Tu che hai sempre avuto quello che volevi dalla vita, che fossero ragazzi, buoni voti a scuola o successo nella vita. Ma non hai lui, non ce l’hai perché quando è stato il momento non sei stato abbastanza coraggioso da dirglielo e ti sei trovato a farlo solo quando sei stato messo alle strette dalla situazione, quando ormai tutti lo sapevano tranne che lui, sempre così dannatamente e maledettamente innocente.

Allunghi una mano e gli sfiori lo zigomo e poi le labbra senza che lui respiri o si muova, continuando a fissarti imperterrito negli occhi. Sono quei suoi occhi che non hai mai dimenticato, occhi che sono in grado di amare solo in uno sguardo e uccidere, se solo non ti guardano più.
È talmente vicino che basterebbe un movimento impercettibile per baciarlo, per sentire di nuovo il calore bollente della sua bocca e dei suoi denti su di te. Ti è sempre piaciuto quando si lasciava andare e ti lasciava talmente tanti segni da farti vergognare di mettere una maglietta scollata. La prima volta tua madre ha visto i lividi sul collo, sul petto e sul torace s’è preoccupata, ma poi ti ricordi ancora la sua risata argentina quando ti ha visto arrossire a vista, mentre balbettavi scuse patetiche per cercare di non tirare in ballo il tuo ragazzo focoso.

Ma non è più il tuo ragazzo e adesso i segni li lascia addosso a qualcun’altra. Ma tu non smetti di desiderarlo, di amarlo fino a diventare pazzo ogni volta che ti sembra di sentire la sua voce per strada o l’eco fantasma del suo profumo.
Provi a non pensare che lui sia lì, così vicino da poter respirare la stessa aria, ma con il cuore maledettamente distante da te.
Non è giusto.

“Eros, io…” balbetti, perché qualcosa la devi pur dire.
Lui chiude gli occhi per un attimo e il tuo cuore fa un saltello di incosciente speranza, perché, per un istante, hai l’impressione che ti tapperà la bocca con un bacio.
Ma il momento passa e lui apre gli occhi in attesa che tu vada avanti con quello che hai da dire.
Tu non sai davvero cos’hai da dire. Cioè, tutte le cose importanti gliele hai già dette: ti amo ancora e non ho mai smesso di farlo; non credi ci sia altro da aggiungere. Ma lui invece sembra aspettare ancora qualche spiegazione, come se tutto questo non fosse già abbastanza assurdo: voi due, di nuovo, e qualcuno in mezzo a voi, di nuovo: due anni fa, Laura -e con un minimo di rimorso ti ricordi, dopo un po’, di Luca-; negli Stati Uniti, Sean –un divetto del pornogay, visto che Eros non si fa mancare proprio niente-; oggi, la ragazza che lo aspetta appoggiata al bancone del bar… e domani chissà chi altro.

Lo senti accomodarsi in quella specie di mezzo abbraccio in cui siete incastrati, con la tua mano ancora sulla sua spalla e l’altra a pochi centimetri dalle sue labbra. È talmente vicino da aver invaso il tuo spazio, ma lui sembra a suo agio, come se non gli importasse davvero di essere tra le tue braccia o, anche se non osi sperarlo davvero, come se si trovasse davvero bene così vicino a te.

“Franz?”

Ti richiama con uno sguardo interrogativo. Vuole che tu gli parli, sia in grado di spiegargli razionalmente tutto questo, come quando eravate ragazzini e gli davi una mano con la scuola.
Si fida di te, è convinto che tu abbia una risposta per lui, anche se la tua unica risposta è sulle sue labbra socchiuse che ti attraggono inesorabilmente.
Scuoti la testa per schiarirti le idee e per prendere un po’ di tempo, ma lui ti confonde ancor di più allungando una mano e sfiorandoti la linea della mascella.

“Non ti sei fatto la barba…”

Dice pensieroso e tu non sai se ridere per quel sottile tono di rimprovero che senti in sottofondo o sospirare per il desiderio di sentire ancora addosso le sue dita curiose.

“Pensavo di farla crescere”

Gli rispondi quieto, perché è più facile discutere dei peli che hai in faccia, piuttosto che della confusione che hai in testa e nel cuore.

“Mi piace quando è morbida” dice con un tono lievemente sognante, chinando la testa d’un lato come ad osservarti meglio. Poi chiude di nuovo gli occhi e stavolta è più facile non morire e risorgere in un istante quanto ti rendi conto che potrebbe baciarti, anche se sai che non lo farà, ma non riesci a smettere di sperare.

Quando riapre gli occhi guarda un punto oltre a te, per non incrociare il tuo sguardo e, con un mezzo sorrisetto quasi di scuse, afferma:

“Sono stato sempre sopra… hai capito, no?”

Certo che hai capito, hai capito perfettamente.
Perché è qualcosa che gli hai rinfacciato più volte, perché ti brucia profondamente che abbia fatto l’amore con un altro come l’ha fatto con te, perché vorresti essere stato l’unico e gliel’hai fatto davvero pesare.
Ti sta dicendo che sei ancora l’unico uomo per cui ha fatto il passivo, ti sta dicendo che è esattamente come era due anni fa, quando è uscito dalla tua stanza all’università. E stavolta non resisti più e butti nel cesso ogni possibile rimorso e ogni frustrazione e dolore futuro per cogliere questo unico istante di perfetta e lucida felicità. Fai scivolare le mani fino a stringergli i fianchi snelli e ti chini verso di lui molto lentamente, in modo che siano chiare e oneste le tue intenzioni. Gli sfiori prima delicatamente l’orecchio con le labbra e poi la linea del mento, respirando il suo profumo che sa di casa e di lieve eccitazione. Ha le braccia abbandonate lungo i fianchi e la testa leggermente girata, ma non sai se per sfuggirti o per lasciarti lo spazio che desideri.
È totalmente rilassato e con gli occhi chiusi, come se semplicemente aspettasse anche lui questo momento come l’hai bramato a lungo tu. Come se si rendesse conto solo ora che è questo che ha sempre voluto, che è questo il momento perfetto in cui tutti i pezzi vanno al loro posto e il mondo torna ad avere un senso. Percepisci il suo respiro farsi sempre più rapido e superficiale, il suo cuore accelerare il ritmo e le sue labbra socchiudersi, ma lui non dà cenno di voler prendere l’iniziativa, lascia che sia tu a prenderti la responsabilità per voi due, perché ci sia un benedetto voi due.
Siete talmente vicini che gli solletichi lo zigomo con le ciglia, ma ti vuoi godere ogni istante, vuoi poterti ricordare ogni respiro. Gli baci lievemente la porzione di carne scoperta sotto l’orecchio, dissetandoti del suo profumo, percorri di nuovo la linea della mascella strofinando più deciso le labbra sulla leggera peluria e, nel preciso istante in cui stai per cogliere di nuovo la dolcezza delle sue labbra, una voce secca e decisa vi interrompe.

“Eros!”

Solo il suo nome, ma con lo stesso tono di un richiamo severo. Senti il suo corpo irrigidirsi e scostarsi da te.

“No”

Sembri volerlo richiamare e scongiurare tutto in questa minuscola sillaba. E lui si volta a guardarti negli occhi.

“Perché?”

Chiede e tu sai che è ora di smettere di nascondersi e di fingere di non avere il cuore in fiamme, sai che ti devi esporre, e quindi tiri fuori tutto il tuo strazio.

“Eros… io ti amo.” Lo dici e sai di non essere mai stato sicuro di niente come lo sei di questo. Lui conferma di aver capito con un veloce cenno del capo.

“E ti voglio” sussurri, molto meno certo della sua reazione, adesso. Lui sembra prendersi un attimo per rifletterci su e puoi contare le sottili rughe che gli spuntano mentre è concentrato e riesci ad amarne ognuna.
Dopo un istante che sembra lungo un’eternità confessa:

“Anch’io ti voglio”

Tu sai di aver perso un battito e gli chiedi conferma stupefatto.

“Mi vuoi?”

Annuisce brevemente in risposta e tu chiedi con il cuore che rimbomba fino ad assordarti:

“E mi ami?”

Lui posa velocemente un bacio su due dita e ti preme i polpastrelli contro le labbra prima di andarsene, lasciandoti con un gigantesco sorriso stupefatto e un miliardo di domande in testa.

***

Ciao zia T.

Sono tornato dagli Stati Uniti e ho rivisto Franz.
È tutto un dannato casino…
… lui continua a farmi ruggire il cuore, ma non so se più di rabbia o, beh, vedremo.

Eros

Tags: !challenge: bridge challenge, autore: ellepi, originale
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