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[Horitsuba Gakuen] Lo spirito sotto al letto

Titolo:Lo spirito sotto al letto
Fandom: Horitsuba Gakuen
Personaggi: Shaoron/Yuui
Rating: arancione
Riassunto: E se esistesse uno spirito dei manga yaoi?
Note: yaoi, comico,AU, partecipa al Bridge Challenge di fanfic_italia e Criticoni


Dedicata a tutti coloro che si trovano sotto esami e che temono di essere scoperti con un fumetto yaoi o slash in mano.

Fuori, le macchine correvano rapide sulla strada, riempiendo le strade di boati, di clacson, di smog.
Il cielo era coperto da una patina bianca, testimone del tempo settembrino che avvolgeva ormai tutta la regione. Gli alberi ormai spogli erano pronti per l'inverno, in anticipo rispetto al solito, ma i meteorologi avevano assicurato che la perturbazione se ne sarebbe andata presto, regalando qualche altro giorno di sole. Nonostante queste blande rassicurazioni, la gente aveva già fatto il cambio di stagione negli armadi, certa che nessuno avrebbe ridato loro la calura dell'estate, per quell'anno.
Il modesto appartamento al numero 37 di viale Mazzini era ancora illuminato dalla tenue luce del tramonto, quando Yuui Fluorite tornò a casa.
Quel giorno all'università aveva dovuto portare una delle sue nuove ricette, cosa che l'aveva indotto a rodersi nel terrore del fallimento per tutta la settimana precedente. Le sue doti culinarie erano continuamente messe alla prova, con gli esami. Si chiedeva perché, tra le tante facoltà di cucina disponibili, avesse scelto proprio quella che propinava agli studenti un quantitativo assurdo di prove pratiche. Ad ogni sessione si sentiva prendere dall'ansia, per poi uscirne con il cervello completamente svuotato il giorno dell'ultima, fatidica strage degli innocenti.
Esausto, Yuui salì le scale che portavano al secondo piano, dove stava il suo piccolo rifugio, rimanendo sollevato al pensiero del letto che presto l'avrebbe accolto. Salutò uno dei vicini, uscito per recuperare qualcosa dalla cassetta della posta, per poi prendere le chiavi di casa, entrare e chiudersi definitivamente la porta alle spalle.
I colori rossi del crepuscolo sormontavano il bianco asettico delle pareti, sfiorando i due ficus vicino alla portafinestra. In cucina, tra i piatti disposti ordinatamente nel mobile e i bicchieri puliti sulla mensola vicino al frigo, i raggi del sole giocavano a rincorrersi, regalando un ricordo lontano di gioia, vacanze, relax.
Il giovane posò la borsa sulla sedia vicino all'entrata, andando a farsi un meritato caffè.
Fu a quel punto che il suo cellulare squillò, inondando l'alloggio con la sigla italiana di Heidi.
« Yuui, come stai? Sono io! » salutò una voce sconosciuta all'altro capo del telefono, non appena il biondo ebbe accettato la chiamata.
Confuso, Yuui guardò il display, senza ottenere risposta alla domanda che aveva in testa. Tornò in ascolto, cercando di far finta di sapere con chi aveva a che fare:
« Sono appena tornato da un esame. Tu? »
« Sto bene, grazie. Sono appena atterrato all'aeroporto, mi chiedevo se avessi un po' di spazio per me. Ho il prossimo volo alle due di domani pomeriggio e non sono senza il becco di un quattrino. »
Fu grazie a quella valanga di parole che Yuui comprese con chi stava parlando:
« Va bene, Hideki, fatti portare qui da un taxi. »
Il ragazzo di sua cugina emise un grido entusiasta a quella risposta:
« Ti sono debitore! A dopo! »
Nemmeno il tempo per chiedere quanto ci avrebbe messo ad arrivare che già l'altro aveva chiuso la chiamata, impedendogli di avere ripensamenti.
Poi a Yuui venne in mente una cosa, una cosa che invadeva la sua intera camera da letto.
La sua sterminata, vergognosa collezione di yaoi.

Aveva guardato con disperazione la polvere sotto il letto, chiedendosi come diamine potesse finire lì tutto quello sporco nel giro di sole quarantottore. Botoli grigi lo minacciavano di morte mentre cercava di pulire alla bell'e meglio, impedendogli di fare in fretta quanto avrebbe voluto.
Hideki sarebbe stato lì a momenti e Kizuna regnava ancora incontrastato sopra alla sua scrivania.
Junjou Romantica, naturalmente in lingua originale, cercava in tutti i modi di farsi vedere dal ripiano più in alto della libreria, accanto a un volume unico di un'autrice ancora sconosciuta al mondo. Persino The Summit si sentiva minacciato, nonostante la sua posizione privilegiata sul comodino. Kuroshitsuji pianificava di evocare un demone con Come uccidere il drago, ma né uno né l'altro volevano veramente dare disturbo al loro padrone. Tutti quei fumetti pregavano perché un certo taxi finisse in mezzo ad un enorme incidente prima di raggiungere destinazione. Nessuno di loro voleva finire tra le nuvole grigie e i sassolini raccolti dalle scarpe dispettose di Yuui.
Solo Good Omens, nella sua splendida mensola, se ne stava tranquillo tra libri di Edgar Allan Poe e volumi consunti di cucina.
Yuui diede una sbirciata all'orologio ed emise un gemito soffocato, rinunciando alle pulizie per andare a nascondere loro e tutti gli altri sotto il letto, cercando di far finta che la polvere non esistesse. Una serie dopo l'altra, tutte finirono al riparo da occhi indiscreti, coperte, come tocco finale, da una trapunta che toccava terra per quant'era enorme.

Il campanello della porta suonò una, due, tre volte, senza dare tempo al biondo di correre dal suo ospite. Diede un'occhiata all'orologio da polso che indossava, espirando a fondo per scacciare la tensione. A quel punto doveva solo sperare che Hideki non entrasse in camera sua con il proposito di sbirciarne ogni angolo.
« Yuui! » proruppe felicemente il moro non appena gli fu aperta la porta, valigie a terra e braccia alzate nell'intenzione di abbracciare il suo ospite.
Quello andò, pur con una certa reticenza, ad accoglierlo calorosamente, cercando d'ignorare l'evidente puzzo di sudore che permeava l'altro. Storcendo il naso, si ritrasse, celando le proprie impressioni dietro ad un sorriso cordiale.
« Ti andrebbe di fare una doccia? » azzardò a proporre, combattendo a stento il suo sdegno nello sciogliere l'abbraccio.
Hideki rise, passandosi una mano tra i capelli arruffati: « No, ti ringrazio, ne ho fatta una prima di partire! » Detto ciò prese le valigie ed entrò nell'appartamento, posandole poco lontano dall'uscio mentre Yuui chiudeva la porta col lucchetto.
« Ne sei proprio sicuro? - insistette il biondo, cercando di celare la propria frustrazione - Ti rinfreschi un po'. »
« In quel caso avrei bisogno di un asciugamano, me ne presti uno? » Hideki si diresse verso la cucina, come alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare.
Il solo pensiero che un tipo come quello utilizzasse uno dei suoi candidi, profumati asciugamani lo fece rabbrividire per tutto il corpo.
Li avrebbe bruciati non appena l'altro avesse finito di usarli.

Stivali in pelle nera fino al ginocchio.
Pantaloncini dello stesso materiale che si fermavano a metà polpaccio.
Camicia avorio, lunga al punto da coprire gran parte degli shorts, chiusa solo al centro del busto.
Ebano il collarino sottile in raso che stringeva poco sotto il pomo d'Adamo.
Un orecchino a forma di teschio sul lobo destro; un anello da piercing sulla parte alta dell'orecchio sinistro.
Capelli arruffati, ma per nulla sporchi.
Un sentore di vetiver si diffondeva nell'aria, unito a un che di fresco, come di limone, o di cedro.
Due occhi si fissarono su Yuui, due occhi diversi: uno freddo, glaciale; l'altro caldo, gentile.
Labbra color pesca si piegarono in un sorriso malizioso, per poi aprirsi, articolando una frase che lasciò il biondo di stucco:
« Hai maltrattato i nostri bambini. »
Basito, Yuui sgranò gli occhi, cercando di ripetersi nella testa le parole appena pronunciate da quello sconosciuto, che se ne stava comodamente disteso per terra, accarezzando le copertine dei manga nascosti sotto al letto.
« Cos... Da dove...? »
Da dov'era entrato, quel tipo?
Nel fare quel pensiero indicò prima la finestra, ma era chiusa; poi si volse verso la porta, tuttavia non era possibile che fosse venuto da lì.
Lo sconosciuto si alzò, sedendosi a gambe incrociate sul letto: giocherellava con una ciocca di capelli, guardandola come se fosse stata qualcosa di veramente strano.
« Perché li hai segregati lì sotto? » chiese il moro « Non erano i tuoi tesori? »
Nel suo tono di voce c'era un che di severo, velato di tristezza, come se il torto fosse stato fatto a lui, non a degli oggetti inanimati.
Quello strano personaggio posò una mano sulla caviglia sinistra, massaggiandola lentamente:
« Due di loro si sono sacrificati per evocarmi. Ora sono completamente ricolmi di polvere, in ogni pagina. - Storse il naso, ancorando i loro sguardi. – Davvero raccapricciante. »
« COSA?!? »
Polvere sui suoi manga yaoi significava morte, rovina, disastro!
Tanta cura dedicata a quei volumetti andata bellamente a farsi fottere: avrebbe dovuto pulirli con lo spolverino, uno per uno, lentamente, stando attento a non piegare troppo le copertine, a non strappare alcune pagine.
« É tutta colpa tua. Quale madre tratterebbe in maniera simile i suoi amati piccoli? »
« IO NON SONO LA LORO MADRE! » urlò isterico il biondo, facendosi sentire da tutto il condominio.

Hideki bussò, sentì un trambusto indistinto, aprì la porta di un filo, proprio quando Yuui lo invitava ad entrare.
« Che cos'è successo? » chiese, preoccupato « Ti ho sentito urlare... »
« Niente, figurati. » rispose l'altro, frettolosamente.
Infilato sotto le coperte e con le gambe piegate, il biondo gli sorrise, sul volto un'espressione che poteva essere di disagio come di panico. Questo rattristò Hideki, che rifletté sulla possibilità che, forse, il cugino di Chii non era poi così contento di vederlo.
« Come mai hai urlato? » insistette, deciso a capire che stesse succedendo.
Yuui rise nervoso, cosa che non gli aveva mai visto fare, poi di colpo si bloccò, sgranando gli occhi.
« Yuui? » chiese il moro, accigliato.
Quello aprì e chiuse la bocca, mentre un rossore via via più evidente faceva capolino sulle sue guance. Sembrava in preda ad una febbre improvvisa, o forse a un moto d'imbarazzo.
« Oh, ti vergogni a farti vedere a letto...? » chiese Hideki di conseguenza, battendosi un pugno sul palmo.
Un gridolino, mischiato a un grugnito o a qualcosa di simile: la risposta di Yuui non fu molto chiara, ma il suo interlocutore si morse il labbro inferiore, decidendo che, sì, evidentemente il biondo era imbarazzato. Sorrise, senza trovarci nulla di strano:
« Allora ti lascio da solo, Yuui! Buona notte, scusami per l'invasione! »
« No... tte! » mugolò l'altro, affondando la testa nel lenzuolo.

Sfiorava, pizzicava, leccava.
Era irriverente, malizioso, provocatorio.
Mentre Yuui cercava di rispondere ad Hideki con un tono pacato, quello continuava, divertendosi anzi ad impedirgli di parlare. Se ne stava nascosto sotto lo spazio che le ginocchia piegate lasciavano sotto le coltri, divertendosi a torturare quell'umano.
Era qualche secolo che non usciva dal mondo degli spiriti.
Attorniato dalle solite persone, si era sempre annoiato, preferendo la solitudine a delle relazioni.
Convincere lo spirito dell'hentai a non toccare lo spirito del fluff era uno dei compiti che meno sopportava, anche se quando ci si metteva lo spirito dell'angst poteva diventare tutto molto, molto peggio.
Ora, mentre torturava il povero biondo all'altezza dell'ombelico, sentiva finalmente il gusto di qualcosa di nuovo, qualcosa che non aveva messo in pratica da anni, da quando aveva assunto quella carica. E, per di più, il suo compagno di letto sembrava gradire alquanto.
Due mani incerte lo afferrarono per le spalle, tremanti, mentre Yuui tentava di convincersi a staccarlo.
Sorridendo sardonicamente, Shaoron risalì sopra di lui, posando le mani a fianco della testa dell'altro, umettandosi le labbra con la lingua, in un evidente gesto di apprezzamento per quanto assaggiato.
« Tu... - iniziò Yuui, esitante – Tu sei il demonio! »
Il moro lo fissò basito per qualche secondo, poi scoppiò a ridere, voltandosi a guardare altrove: « Sono solo lo spirito dei manga yaoi... niente di che. Dalle mie parti mi chiamano Shaoron. »
« Non raccontare balle! » ordinò il biondo, serrando i pugni per la rabbia mal gestita che lo invadeva.
« Uh, che sboccato! - rise Shaoron, giocherellando con le dita sulla guancia candida del suo interlocutore– Mi vedo costretto a punirti, sai? »
Yuui sbiancò, oramai capendo i modi di fare dell'altro: « Pu... Nirmi...? »
Shaoron ammiccò, andando a baciarlo con forza, prima di dare inizio al suo castigo.

Il sole fece capolino dalla finestra, colpendo il volto arrossato del biondo.
Quello si girò dall'altra parte, facendo cadere il misero lenzuolo che lo ricopriva.
Aprì gli occhi, confuso, sentendo degli spifferi per tutto il corpo.
Si trovò nudo, su un letto completamente sfatto.
Un dolore appena accennato tra le natiche gli impedì di sedersi, così si girò di lato, verso la porta.
Non ricordava che cosa fosse successo quella notte.
Poi vide un volumetto, nuovo ed incellofanato, svettare sul comodino.
Un brivido lo percorse, mentre si copriva la bocca con una mano, l'altra che si allungava verso quello che, lui lo sapeva, era l'ennesimo manga yaoi creato in base alle sue esperienze.
Doveva trovare un modo per far smettere quella sottospecie di spirito di trasformare la loro relazione in carta.
Si rialzò, andando verso quella che ormai era la sua collezione personale di racconti.
La mise in ordine cronologico, dopo il numero 68.
Erano 69 notti che si conoscevano.
Quella sera Yuui avrebbe richiesto un minimo di festeggiamento.
Anche se, doveva ammetterlo, cedere a Shaoron era comunque un modo per festeggiare.


* * *

End
Tags: !challenge: bridge challenge, autore: neera_pendragon, fanfiction, horitsuba gakuen
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