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[Axis Powers Hetalia] Petit Papier (seconda parte)

Titolo: Petit Papier (seconda parte)
Beta: aleenchain , alexbnr 
Genere: sentimentale, angst, comico a tratti
Rating: R
Challenge: Bridge Challenge
Opposizione: storico/ucronia
Personaggi: Francia, UK (Canada, America, Australia, vari ed eventuali)
Parole: 14,126 (W) in totale
Disclaimer: di Hidekaz Himaruya.
Avvertimenti: E' Axis Powers Hetalia. Se vi potete ritenere offesi dall'idea, non leggete, grazie^^. Inoltre, linguaggio scurrile in certi punti e shonen-ai.
Note sulla fic e Note storiche: qui.


Il meeting con America venne rimandato a data da destinarsi per la pioggia ormai costante di bombe sulle principali città inglesi. Francia, bloccato a Londra, passava le sue giornate in lunghe riunioni con il boss di Inghilterra e i capi dell'esercito, sostituendo a tutti gli effetti Inghilterra, troppo debilitato per alzarsi dal letto; quanto alle sue serate, le trascorreva facendo il punto della situazione all'altra Nazione. Curiosamente, proprio nel momento in cui aveva una camera da chiamare propria, ci passava pochissimo tempo; allo stesso tempo, poi, Inghilterra aveva smesso di considerarlo un intruso nella sua stanza e, anzi, lo aspettava con ansia per avere notizie più attuali di quelle dei giornali.
L'unica novità in quelle settimane fu il ritorno di Canada dall'Africa. La situazione lì era disastrosa, dopo che Germania era intervenuto in aiuto di Italia. Egitto aveva accettato, per quanto contrariato, di lasciare che l'Unione usasse le basi militari sul suo territorio, ma Libia era quasi in ginocchio. Canada era tornato infatti solo per chiedere altre truppe, anche se nessuno aveva idea di dove trovarle. Francia aveva dirottato parte della sua marina a dar manforte nel Mediterraneo orientale, ma le navi italiane erano sempre un problema; inoltre, Malta era sotto il continuo attacco della Luftwaffe e sull'orlo del collasso, e Germania, forte dell'aiuto di Ungheria, stava entrando in Grecia.
In una situazione così disperata, era vitale che l'Egitto reggesse, a qualunque costo.
Canada era stanco, ma sembrava in buona salute; non per nulla stava anche servendo l'Unione con un vitale Lend-Lease. La Nazione, però, era ancora più timida di quanto non la ricordasse, e rimaneva nella stessa stanza con lui solo per le riunioni, dandosela a gambe in qualsiasi altro momento. Francia stava iniziando a pensare che non si trattasse affatto di timidezza.

L'occasione giusta per affrontare l'argomento gli si presentò quando lo incontrò davanti alla porta della stanza di Inghilterra, mentre andava a fare a quest'ultimo il resoconto della giornata. Canada lo salutò in maniera un po' rigida, e stava per tirare dritto, quando Francia lo fermò, invitandolo a bere qualcosa nella sua nuova camera (uno dei pochi lati positivi di quella permanenza forzata era stato avere abbastanza tempo per terminare il trasloco). Canada non trovò alcuna scusa valida per rifiutare e cinque minuti dopo erano davanti a due bicchieri e una bottiglia di vino faticosamente reperita da Francia nelle settimane precedenti.
“Carissimo. Quanto tempo è passato dall'ultima volta che abbiamo passato una serata insieme?” chiese retoricamente Francia, facendo leva su tutto il proprio charme per sfondare le difese dell'altro.
Canada annuì, fissando il pavimento, ma non disse nulla, a parte sussurrare un ringraziamento quando Francia gli versò del vino.
“Come stai, allora?” lo incalzò gentilmente l'altro. “Inghilterra ti tratta bene, voglio sperare.”
Canada annuì di nuovo, lanciandogli un'occhiata che Francia non riuscì a decifrare.
“Cosa ne pensi, dell'Unione?” chiese allora, curioso di sapere che opinioni girassero tra le colonie. “Sicuramente un passo affrettato, certo, ma la guerra non aspetta nessuno. A parte questo, credo che sia stata una mossa tattica non da poco, non trovi?”
Canada alzò gli occhi, stupito. “Che importanza ha, cosa ne penso io?”
Francia sorrise. “Mio caro, importa al sottoscritto. Ho sempre sperato che prima o poi tornassi da me, e adesso eccoti finalmente qui.”
Lo sguardo di Canada si indurì e la Nazione si alzò in piedi. “Io sono e rimarrò sempre parte dell'Impero Britannico.”
Francia, preso in contropiede, lo imitò, ma allungò una mano facendogli cenno di tornare a sedere. “Ma ora è l'Impero Franco-Britannico!” esclamò, confuso. “Quello che è mio è suo, e quello...” la frase gli morì in bocca, davanti all'espressione contrariata di Canada.
Francia distolse brevemente gli occhi dall'altra Nazione e cercò di riprendere il controllo della situazione. “Mio caro...” riprese dopo poco. “Posso capire che la cosa sia improvvisa anche per te, ma non dimenticare che originariamente eri una mia colonia! Inghilterra ti ha preso con la forza, ma ora possiamo tornare ad essere una famiglia come un tempo.” concluse con un sorriso, che sperava fosse convincente.
“Così tu puoi tornare a cedermi in giro quando perdi una qualsiasi guerra, per salvare qualche colonia più importante di me? Thanks, but no thanks.” rispose Canada, girandosi e avviandosi alla porta. “E giusto per la cronaca...” disse, mentre l'apriva. “Non sono una colonia, sono un dominio. Arrivederci.”
Quella sera, sfruttando il fatto che Inghilterra era troppo debole per scacciarlo, Francia pianse tutto il tempo sulla sua spalla, lamentandosi che nessuno voleva bene al povero Fratellone e che la guerra gli stava facendo perdere tutto il suo fascino.

¤¤¤

Inghilterra riuscì a riprendersi abbastanza nei giorni successivi per poter tornare a gestire gli affari dal proprio ufficio. Le colonie e i domini continuavano ad andare e venire da Londra, portando in genere notizie sempre peggiori; il fatto che Germania stesse facendo pagare pesantemente ai civili francesi il rifiuto di arrendersi della loro Nazione non migliorava le cose. Francia temeva che, di quel passo, si sarebbero trovati entrambi incapacitati in breve tempo.
Canada era ripartito per l'Egitto appena possibile, senza salutare nessuno; Australia, dal canto suo, non faceva segreto del fatto che non approvava assolutamente l'idea dell'Unione, anche se non si permetteva di esprimere il proprio parere in maniera aggressiva davanti ad Inghilterra, cosa che invece i fratelli maggiori di quest'ultimo non avevano problemi a fare.
Nonostante tutto, la cosa che preoccupava maggiormente Inghilterra era ancora America. Le trattative a distanza procedevano lentamente e, a parte il magro accordo Destroyers for Bases, non sembravano esserci speranze di un suo intervento nella guerra, seppur indiretto. La sempre maggiore difficoltà nel far transitare i convogli dal Canada senza che incappassero in U-boat tedeschi rendeva Inghilterra ancora più conscio della necessità di un aiuto americano, e quindi ulteriormente nervoso e irritabile.

“Canada chiede il permesso di cercare di sbarcare a Malta.” mormorò Inghilterra, osservando l'ultimo telegramma della giornata. Dopo il periodo in cui era stato bloccato a letto, lui e Francia avevano mantenuto l'abitudine di discutere degli aspetti più critici della guerra in camera sua; Francia aveva la netta impressione che ad Inghilterra non piacesse parlare di faccende delicate davanti alle sue... ai suoi domini. Supponeva che si trattasse di questioni di prestigio, ma la trovava comunque una cosa abbastanza ridicola, anche se non aveva motivo di opporvisi.
“E' un suicidio.” sbottò Francia da quella che era, ufficiosamente, la sua poltroncina. “La Luftwaffe ha il controllo completo della zona.”
“Sì, ma se continuiamo così l'isola è persa. E' uno snodo vitale, non possiamo permettercelo.”
Francia si irrigidì, rendendosi conto che Inghilterra stava seriamente prendendo in considerazione l'ipotesi di permettere che Canada tentasse una mossa così azzardata. “Lasciamo l'Egitto scoperto?” chiese, cercando di non far trasparire la propria ansia.
“A quello ci sta pensando Australia.” Il tono di Inghilterra si indurì e l'altra Nazione lo fissò negli occhi: era ormai chiaro che su questo punto non ci sarebbe potuta essere nessuna trattazione amichevole.
“Non basta.” replicò Francia, alzandosi in piedi. “Adesso che i tedeschi stanno avanzando in Libia, quanto pensi che ci metteranno ad arrivare in Egitto?”
“Sto spostando India a dare man forte in Libia!” esclamò Inghilterra, avanzando verso di lui con aria decisa. “Possiamo permetterci di mandare Canada ad aiutare Malta!”
“Canada pensa già che io l'abbia abbandonato, come credi che reagirà se ora tu lo mandi a farsi massacrare dalla Luftwaffe?” urlò di rimando Francia, coprendo in due passi la distanza tra di loro e torreggiando sull'altro.
Inghilterra non si fece intimorire e rispose con lo stesso tono: “E cosa penserà, quando gli dirò che nel momento in cui lui cerca di prendere l'iniziativa, tu gli sbarri la strada? Eh?”
“Cosa?! Stai cercando di volgermelo contro?!”
“Hai fatto tutto da solo!”
“Io!” esclamò Francia, ma rimase poi senza parole, non riuscendo a trovare alcuna via di uscita. Si girò furioso e afferrò la propria giacca sulla poltrona. “E va bene!” gridò. “Facciamo come vuoi tu! Ma ci sarò anche io, con Canada! Non lo lascio andare da solo a farsi massacrare!”
“Che?!” sputacchiò Inghilterra. “Non puoi fare una cosa del genere! Gibilterra...”
“Guardami, perché la sto facendo.” rispose Francia, uscendo dalla camera e avviandosi lungo il corridoio, seguito solo dalle urla rabbiose di Inghilterra.

¤¤¤

Creta venne persa pochi giorni dopo; gli inglesi, i greci, gli australiani e i neozelandesi furono costretti a ritirarsi il più in fretta possibile in Egitto, dove avevano ordine di riorganizzarsi. Le truppe francesi vennero invece dislocate per la battaglia di Malta che si stava tenendo in contemporanea nel centro del Mediterraneo.
Una buona conseguenza dell'operazione Blue Rock-trush di Francia e Canada fu che la Luftwaffe non poteva più permettersi di bombardare le città inglesi frequentemente come prima, ora che era impegnata nel mantenere il dominio sui cieli del Mediterraneo. Questo permise ad Inghilterra di ricominciare a respirare liberamente, dopo mesi di pressione sulla sua popolazione, e a commuovere ulteriormente l'opinione pubblica americana con “il coraggio delle truppe francesi, che si ostinavano a combattere contro l'aggressore tedesco nonostante il loro paese fosse in ostaggio e le rappresaglie sui civili si susseguissero senza sosta”.
Comunque, nonostante l'operazione avesse portato consistenti aiuti all'isola, non c'era alcuna speranza di liberare definitivamente il Mediterraneo dalla Luftwaffe, soprattutto con la caduta di Libia.
Tutto sommato, però, il morale dell'esercito e della popolazione inglese si era ripreso, grazie anche alla pubblicità che il boss di Inghilterra aveva fatto all'operazione nel suo quarto discorso alla Camera dei Comuni.

Dopo tre settimane, le due Nazioni ritornarono a Londra, Francia portato praticamente in braccio da Canada.
Francia, profondamente addormentato, fu lasciato in camera sua a riposare.
Canada per poco non scoppiò in lacrime, schiacciato dal senso di fallimento, mentre faceva il resoconto della situazione ad Inghilterra; prima che potesse farlo, però, venne spedito anch'egli ad un meritato, seppur forzato, riposo.
Inghilterra, congedato Canada, si versò un whisky e lasciò andare quel respiro che non si era accorto di aver trattenuto per tutta la durata dell'operazione.
La mattina dopo, Francia si svegliò con Canada appallottolato sul suo lato destro e Inghilterra sdraiato su quello sinistro.

“Sei stato un idiota, ti avevo detto che non poteva far altro che peggiorare la situazione!”
“Non ho sentito proteste quando la Luftwaffe era troppo occupata a bombardare noi per dare fastidio a te!”
“Se... Senza contare... Che...”
“C-certo che no, ma potevate veramente rimanerci secchi entrambi! Ti rendi conto che...”
“Che?!”
“Veramente...”
“...Che senza la tua flotta il Mediterraneo è spacciato?”
Francia si permise un paio di secondi di pausa per assaporare le parole di Inghilterra.
“Sì, lo so. Mi fa piacere che lo sappia anche tu.”
“E allora cosa diavolo vai a metterla in pericolo in manovre assurde!”
“Bhe, ma... Malta...”
“La flotta è un po' ammaccata ma nulla che non si possa risistemare.”
“Sì, ma se Egitto non dovesse reggere, cadrebbe in mano tedesca!”
“Però...”
“Canada, vuoi stare zitto una buona volta?!”
“Ma Malta stava morendo, non potevamo stare fermi senza fare niente!”
“Canada ha perfettamente ragione.”
Inghilterra arrossì, furioso. “A te non te ne frega un cazzo di Malta! Stai solo cercando di mettermi i domini contro!”
“Ti ricordo che contro di te vuol dire anche contro di me. Non voglio nulla del genere.”
Francia accarezzò con dolcezza i capelli di Canada, che arrossì a sua volta e chinò lo sguardo.
Inghilterra azzannò il suo croissant, masticando rabbiosamente.

¤¤¤

Australia era ruvido come la sabbia dei suoi deserti e, in un certo senso, altrettanto alieno. Sembrava distante e bellicoso, ma senza preavviso sapeva rivelarsi anche accomodante, gioviale e bendisposto, quando non addirittura ingenuo. O forse, più precisamente, distante e non interessato a ciò che lo circondava.
Si lasciava amalgamare dalle mani di Francia senza opporre resistenza, senza commentare né protestare, ma anche senza considerarla più di un'azione fisica, senza attribuirgli alcun significato, come se gli andasse bene qualunque Nazione, qualunque posizione, qualunque cosa. Lo guardava con stretti occhi curiosi e calcolatori, pronto a cogliere tutte le particolarità di chi aveva davanti ma senza lasciarsi influenzare da esse.
A Francia, tutto sommato, piaceva Australia. Soprattutto piegato su un tavolo, sotto di lui.

¤¤¤

America, mosso dal quella solita mistura di eroismo, commiserazione e interesse personale che lo contraddistingueva, fece passare al proprio congresso un piano speciale per sostenere l'Unione. Ormai era diventato chiaro a tutti che la sua entrata in guerra era solo questione di tempo; il problema era se ci sarebbe stato ancora qualcosa da salvare o meno, in quel momento. Comunque, con Inghilterra bloccato sulla propria isola, l'accordo Lend-Lease americano si poteva considerare un successo della comunicazione a distanza e dell'impressione che avevano avuto sul pubblico americano le operazioni franco-canadesi nel Mediterraneo e la cocciutaggine inglese nel rifiutarsi di capitolare sotto le bombe tedesche.
Francia non sapeva come ringraziare questa loro fortuna, in un momento in cui nessuno dei due era in grado di incontrare personalmente l'altra Nazione. Inoltre, per quanto lo irritasse ammetterlo, temeva che, anche se America avesse accettato di parlare con lui, da solo non sarebbe bastato, e probabilmente Inghilterra non avrebbe lasciato che i francesi lo rappresentassero; era troppo presto per mettere l'Unione davanti ad una prova del genere. Una guerra contro un nemico esterno era ottima per saldare le giunture poco combacianti, ma tensioni interne non avrebbero fatto altro che mostrare a tutti, loro stessi per primi, quanta acqua facesse la struttura.
Senza contare che Francia non pensava che una Nazione occupata avesse abbastanza peso per cambiare l'opinione di America.

Con la testa piena di questi pensieri e relative preoccupazioni per le colonie dell'estremo oriente e dell'Africa, Francia nemmeno si rese conto che qualcuno stava bussando fino a quando Canada non aprì la porta della stanza.
La Nazione sobbalzò, lasciando andare il panno col quale stava rinfrescando la fronte di Inghilterra; imbarazzato, girò subito il capo, dando le spalle a Canada, e con la mano tremante raccolse il fazzoletto bagnato.
Maledetti tedeschi e maledetta Asse, per averlo ridotto in quello stato.
“S-sì?” chiese, cercando inutilmente di nascondere il proprio disagio; la presenza di Canada, generalmente così trasparente e discreta, gli sembrava, nella camera di Inghilterra, quasi invadente.
L'altra Nazione era rossa in volto e aveva un curioso sorriso sulle labbra; afferrò con insolita irruenza la spalla di Francia per obbligarlo a girarsi ed esclamò:
“Germania sta muovendo sui baltici!”
Francia si voltò, dimenticandosi di botto tutti i suoi problemi; balzò in piedi e lo sollevò, facendogli fare un mezzo giro in aria.
“Magnifico, magnifico!” gridò, per poi continuare in francese, eccitato: “Se Dio vuole, quel bastardo si sta scavando la fossa da solo! Mi auguro che Russia se lo mangi in un boccone!”
Canada rise, arrossendo con violenza, ma comunque rincuorato quanto Francia dal tanto atteso sviluppo degli eventi.
“Cos'è tutto questo gracidare...?” chiese con un filo di voce Inghilterra, levandosi di faccia il panno bagnato e guardandoli stancamente.
Francia lasciò andare Canada e rimbalzò sul letto, quasi buttandone fuori la Nazione.
“Germania ha attaccato Russia!”
Inghilterra riuscì a fare un mezzo sorriso, nonostante la debolezza; poi chiuse gli occhi.
“Allora potete continuare a urlare quanto volete, rane.”
Mentre Canada arrossiva ancora di più per il poco gentile nomignolo con cui era appena stato accomunato a Francia, quest'ultimo, con le braccia incrociate sul petto di Inghilterra e la testa appoggiata sopra, rise ancora.
Ora all'appello mancava solo America.

¤¤¤

La pressione della Luftwaffe su Inghilterra diminuì nel giro di pochissimo tempo, anche se non cessò mai completamente. Ora, comunque, la Nazione era nuovamente in piedi e sempre più irritante nel suo gridare ordini a destra e manca.
Germania avanzava rapidamente verso Mosca, ormai completamente assorbito dall'operazione, mentre Russia indietreggiava, facendo terra bruciata dietro di sé, in attesa di avere le forze per controbattere l'offensiva; trattative erano in corso per l'estensione del Lend-Lease anche a lui, rafforzando l'impressione di tutti che America sarebbe personalmente entrato in guerra in poco tempo.
L'Unione, dal canto suo, stava stringendo rapidamente i rapporti con la Russia, dopo che l'aggressione tedesca aveva chiarito come si sarebbero dispiegate le alleanze questa volta.
Russia riuscì persino ad essere presente per la dichiarazione congiunta di non cercare una pace separata con la Germania; nonostante l'attacco, la Nazione non sembrava meno serena, sana e pacifica di quanto pareva solitamente.
Un alleato solido quanto letale, pensava Francia, che in quanto a tasso di mortalità in terra russa ne sapeva qualcosa. Nonostante ritenesse che in quel momento non era il caso di soffermarsi sul passato, si rendeva conto che sotto sotto ciò che lo spaventava maggiormente era il futuro. Se la Russia fosse riuscita a ricacciare Germania o persino ad invaderlo... Scosse leggermente la testa, per scacciare il pensiero. Prendendo la penna direttamente di mano al suo nuovo capo, l'ex Sottosegretario con la faccia allungata, firmò la dichiarazione con fare deciso, ma non riuscì ad evitare che gli si irrigidisse il polso; nessun ricciolo extra, per questa volta. Il suo nome, appena di fianco a quello di Inghilterra, gli ricordava quanto fossero appena abbozzati gli accordi fra i due stati in fatto di gestione comune della politica estera, e quanto fosse possibile che in futuro sarebbe bastato il nome dell'altra Nazione per convalidare accordi anche per lui.
Come una colonia.
Francia si allontanò dal tavolo, tenendo lo sguardo abbassato.
Curioso come si trovasse in quella situazione incredibile a causa di una dichiarazione simile, firmata poco più di un anno prima. L'importante era che non finisse alla stessa maniera: 'diventare uno con Russia' suonava molto, molto, molto peggio di 'diventare uno con la Gran Bretagna'.
Inghilterra gli si avvicinò, lo sguardo interrogativo e un bicchiere di vino già in mano; Francia lo fissò per qualche secondo, serio in volto, e l'altra Nazione alzò un sopracciglio, sempre più perplesso.
Obbiettivamente, se non fosse stato per la promessa di non concludere una pace separata, ora Francia sarebbe completamente sotto il controllo tedesco.
La Nazione fece un sorriso tirato, mentre prendeva delicatamente un bicchiere e lo sollevava verso Inghilterra, brindando.
Questo in fondo era ancora il migliore dei mondi possibili.
Salvo forse quello in cui Napoleone aveva conquistato il mondo.

¤¤¤

Lo sguardo di Inghilterra si stava facendo difficile da sopportare quanto il suo silenzio.
Francia, più per irritarlo che altro, fece un ampio sorriso, girandosi nella sua direzione. “Qualcosa non va, Angleterre?”
Inghilterra appoggiò la propria tazza di the sul tavolino, ma non rispose immediatamente.
Erano entrambi a bordo della Prince of Wales, assieme ai rispettivi boss, diretti in Newfoundland, dove si sarebbero incontrati finalmente con America. Con un po' di fortuna, la sua entrata in guerra era davvero imminente, anche se Francia aveva l'impressione che si stessero tutti ripetendo quella frase da un po' troppo. Cosa diavolo stava aspettando, il ragazzo? Un cenno dal cielo?
“Ho come l'impressione...” disse finalmente Inghilterra. “Che Canada...”
Francia alzò un sopracciglio. “Canada?”, ripeté, per incoraggiarlo a finire, ma era evidente che l'altra Nazione era in imbarazzo.
“...Canada ti trovi molto simpatico ultimamente.” concluse Inghilterra, scoccandogli un'occhiata assassina nonostante il rossore sul volto.
Francia rise, appoggiando il libro che stava leggendo sulla poltrona ed avvicinandosi all'altra Nazione.
“E la cosa ti sorprende?” chiese, passandosi la mano tra i capelli. “Il tuo Fratellone ha fascino da vendere.”
Inghilterra si accigliò ulteriormente. “Non mi sembrava le cose stessero così, l'ultima volta che ne hai parlato.”
Francia ebbe la grazia di imbarazzarsi e di far finta di schiarirsi la gola. “N-Non era nulla di grave, come vedi nemmeno la guerra è riuscita ad intaccare il mio charme. Grazie per la preoccupazione.”
“Figurati. Comunque, parlavamo di Canada, non di te, stupida rana. Mi pareva di capire che non andaste d'amore e d'accordo, inizialmente.”
Francia si sedette sul tavolino davanti ad Inghilterra, sospirando. “Sai come sono questi giovani, un giorno pensano una cosa, quello dopo cambiano opinione completamente.” Inghilterra lo fissò torvo e per nulla convinto; Francia rise nervosamente. “Suvvia, Angleterre, non c'è niente di male se vado d'accordo con i tuoi domini, no? Tu mandi a spasso Marocco come se fosse il tuo fattorino!”
Inghilterra non parve positivamente colpito dall'affermazione. “Marocco è vitale, fino a quando non ci riprendiamo Libia, e Algeria è poco collaborativa.”
“Giusto. E io porto avanti delle operazioni con Canada, cosa c'è che non va?”
“I canadesi del Quebec sembrano particolarmente ansiosi di venire in tuo aiuto.” replicò Inghilterra, con tono accusatorio.
“Questo vuol dire che il Canada nella sua totalità è ansioso di venire ad aiutare l'Unione Franco-Britannica, giusto? E allora? Tutto di guadagnato!” esclamò Francia, leggermente preoccupato dalla piega che stava prendendo il discorso.
“Il Quebec è canadese e Canada è della Corona! Spero tu non te ne dimentichi in un prossimo futuro!” urlò Inghilterra, cedendo definitivamente all'ira.

Francia aprì la bocca, per poi chiuderla con uno scatto secco, troppo furioso per riuscire a dire qualcosa di sensato; fece alcuni passi indietro, scuotendo la testa incredulo, per poi tornare ad avvicinarsi al tavolino e colpirlo con entrambi i pugni chiusi, facendo cadere sul pavimento la tazza di the che vi stava sopra. La ceramica si frantumò senza che nessuno dei due se ne accorgesse: erano entrambi tesi come corde di violino, ciascuno in attesa che l'altro facesse un'ulteriore mossa aggressiva.
“E quando dovrei cercare di riprendermi il Québec, dimmi.” disse a denti stretti Francia, il respiro spezzato mentre tentava di non balzare su Inghilterra e strangolarlo. “Prima o dopo che mi avrai scaricato? Quando America sarà entrato in guerra, di certo non avrai più bisogno della mia ridicola flotta nel Mediterraneo, giusto? Smetti di trattarmi come se fossi Portogallo!”
Fu il turno di Inghilterra di sputacchiare oltraggiato. “C-c-cosa diavolo stai dicendo!? Abbiamo firmato un accordo! Pensi che la mia parola valga così poco!?”
“Tu trovi sempre una maniera per aggirare quello che mi prometti!”
“Cosa?! Come ti permetti!? Io rispetto sempre gli accordi presi!”
“Come no!”
Inghilterra si concesse una pausa per riprendere fiato, poi spalancò leggermente gli occhi, come se avesse improvvisamente capito qualcosa. “E' perché non ti lascio entrare nel mio letto, vero?”
Francia emise un lamento di frustrazione, alzando le mani al cielo. “Non centra assolutamente nulla! Il mio territorio metropolitano e la sua gente sono in ostaggio dei tedeschi e degli italiani e tu credi che il mio problema principale sia cercare di sedurti?! Ma sei davvero malato! E se proprio dovessi sentire il terribile bisogno di portarmi qualcuno a letto, ti ricordo che ho ancora delle colonie che non sono né ritrose quanto te né pongono gli stessi rischi politici!”
Inghilterra aprì la bocca per rispondere ma Francia alzò un dito verso di lui e glielo impedì, concludendo: “E giusto per tua informazione, neanche i tuoi domini sono così restii a venire a letto con me.”
La Nazione si issò in tutta la sua altezza, si raddrizzò l'uniforme, gli lanciò un ultimo sguardo di sfida e se ne uscì dalla cabina, sbattendo la porta.
Inghilterra, pallido come un cencio, non riuscì a proferire parola né a fermarlo.

Francia tornò nella propria cabina solo una mezz'ora più tardi, dopo essersi marginalmente calmato sul ponte della nave; l'aria fresca aiutava sempre a dare un senso ai suoi pensieri.
Ora, per esempio, si rendeva conto di essere nei guai fino al collo; Inghilterra gli aveva raccomandato di stare lontano dai suoi domini e invece era riuscito non solo a portarsene a letto uno varie volte, ma anche a farlo sapere alla Madrepatria.
Non che Australia fosse mai stato obbligato, ma vai a spiegarlo al perfido cretino.
Si sedette sul letto, esausto e preoccupato; mai come in quel momento sentiva le sofferenze della sua gente pesare sulle spalle, trascinandolo a fondo con loro, abbattendo le sue difese, facendogli desiderare di essersi arreso quando era ancora in tempo, quando ancora avrebbe fatto in tempo a salvare parte del suo territorio.
Si passò una mano sul volto e aprì il cassetto del comodino, iniziando a rovistarci dentro, incapace di rimanere fermo. Fra le scartoffie ne identificò una familiare, ormai leggermente consunta dal tempo e dalle poche ma sofferte letture. Si trattava del foglio sul quale il suo boss aveva scritto il testo della dichiarazione di unione. Ormai lo sapeva a memoria, ma far scivolare gli occhi sulle parole scritte in maniera appena comprensibile lo rinfrancava più di qualunque preghiera.
“...indissoluble union and unyielding resolution in their common defence of justice and freedom...”
Come suonavano bene, quelle frasi vuote.
“Cos'é?”
Francia sobbalzò dallo spavento; senza che se ne fosse accorto, Inghilterra era entrato nella stanza e ora guardava curiosamente il foglio da sopra la sua spalla.
“... La porta era aperta.” disse la nazione a mo' di scusa.
Francia deglutì a forza e si costrinse a calmarsi. Questa guerra gli avrebbe fatto diventare tutti i capelli bianchi, prima o poi.
Scioccato da questa idea abbastanza da riuscire a gelare anche il nervosismo, riportò la propria attenzione su Inghilterra e sulla domanda che gli era stata posta; abbassò lo sguardo sul foglio che aveva in mano e sorrise mestamente.
Mon petit papier.” rispose, scrollando le spalle come per indicare che non erano nulla di importante.
Inghilterra glielo prese di mano per leggerlo; non ci mise molto a capire cosa fosse. “Chi l'ha scritto così male?”
“Il mio ex-boss. Era un po' nervoso, sai com'è.” sbottò Francia, affogando la frase nel sarcasmo. Certo che no, Inghilterra non poteva sapere cosa voleva dire essere ad un passo dal collasso per mano nemica.
L'altro annuì comunque, restituendoglielo. “Credo a quello che c'è scritto qui sopra tanto quanto ci credevo quando l'ho firmato.”
Francia ridacchiò appena, divertito. “Cioè praticamente niente.”
“Cioè che dobbiamo collaborare se vogliamo arrivare vivi alla fine di questa dannata guerra.” replicò Inghilterra con forza. “Ce la stiamo facendo. Ora basta far entrare in guerra America e abbiamo vinto.”
Francia annuì debolmente e chiuse gli occhi, stanco di tutto.
Sentì le mani di Inghilterra appoggiarsi sulle sue spalle. “Guardami.” disse l'altra Nazione, con un tono che non ammetteva repliche; Francia obbedì suo malgrado.
“Ti prometto che non ti lascerò in mano nemica ancora per molto. E quando la guerra sarà finita, ci riprenderemo tutto quello che ci è stato portato via. Solo allora vedremo se ci conviene ancora mantenere questa Unione, o dichiararla solo un esperimento utile in tempo di guerra; ma lo faremo di comune accordo, qualsiasi decisione si prenda. Anche i nostri boss non potranno rifiutarsi di ascoltarci, a quel punto.”
Francia annuì.
“Fino a quel momento, il tuo foglietto descrive in maniera perfetta ed esaustiva il nostro rapporto, è chiaro?”
Francia annuì di nuovo, stanco ma, in un certo senso perverso, rassicurato.
Sentì la pressione sulle sue spalle allentarsi e Inghilterra che si chinava verso di lui, con gli occhi non più spalancati come prima e la bocca appena appena socchiusa.
Francia, ancora seduto, si protese in avanti per andargli incontro, mentre alzava le mani per prenderlo e tirarlo a sé. Solo che, in maniera del tutto accidentale e per nulla pianificata, atterrarono sul fondoschiena dell'altra Nazione.
“Uh? Siamo dimagriti, mh?” chiese Francia, sorridendo e stringendo le mani con una certa soddisfazione.
Il destro di Inghilterra lo mandò a rotolare dalla parte opposta del letto, mentre la Nazione scappava dalla stanza urlando improperi e insulti a tutti i suoi antenati fino alle tribù dei Galli.
Tags: !challenge: bridge challenge, autore: kimbnr, axis powers hetalia, fanfiction
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