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[Harry Potter] - Ficus Strangolatore (parte 10)


Titolo: Ficus Strangolatore
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Draco Malfoy, Harry Potter
Parte: 10/16
Rating: R da adesso in poi.
Conteggio Parole:
Beta: Nuki (knockwave ) e nefene 
Riassunto: Da quando Harry ha visto Malfoy in quelle vesti, non riesce a togliersene l'immagine dalla mente. Quando troppo potere ed ossessione si concentrano nelle mani di una sola persona, i risultati possono essere pericolosi.

Note: Sequel di Narciso. Ci avviciniamo alla fine...

Avvertimenti: Stavolta abbiamo un bel pout-pourri di Non-con, Angst, Molestie, Umiliazione, Violenza Psicologica, pseudoslash, crossdressing e credo che Harry vada abbastanza OOC ma potrebbe anche essere un'Alternative Character Interpretation (o potrei star solo cercando di pararmi il culo). Diventa AU (What if più che altro, in realtà) per diversi dettagli a partire da questo capitolo, anche se per il resto seguirà il Canon.

Nota Bene: Avviso per tutti coloro che hanno letto questa storia finora solo per le scene di sesso noncon: da questo capitolo in poi è tutta trama, di sesso non ce n'è più :P

Link al capitolo precedente: 9
Link al capitolo successivo: 11




 



Risvegliarsi fu come essere sballottato da un incubo all'altro.
Nell'oscurità del suo sonno le ombre avevano artigli con cui ghermirlo, ma alla luce del risveglio quelle ferite divenivano reali.
La stanza era vuota, ma la presenza di quell'essere non l'aveva mai lasciato.
Era con lui, dentro al suo corpo, sotto la pelle.
Riusciva ancora a sentirsi addosso il suo fetore.
“ Disgustoso... ”
Era stata la sua coscienza a parlare, ma la voce era quella di suo padre.
Perché era quello che avrebbe pensato di lui, non appena l'avesse scoperto.
E lo avrebbe scoperto.
In qualche modo, prima o poi avrebbe saputo... Avrebbero tutti saputo quello che gli era successo.
“ Io sono... Sono stato... ”
Quello che era successo non aveva nome.
O perlomeno, non ne aveva nessuno che fosse disposto ad accettare.
“ Questo non può essere vero. ”
Ma lo era, per quanto l'accaduto fosse inconcepibile, per quanto una cosa del genere non potesse accadere ad un Malfoy.
I Malfoy non erano deboli.
I Malfoy non si lasciavano sopraffare.
Men che meno da un disgustoso Mezzosangue.
Un Malfoy poteva solo essere carnefice, e mai vittima. Tantomeno di uno stupro.
Il solo pensiero era ridicolo, assurdo, oltraggioso.
Draco strinse e digrignò i denti, rannicchiandosi per terra a fatica a causa del dolore; cercò di non gridare quando per sbaglio appoggiò la coscia contro la sostanza appiccicosa che aveva imbrattato il pavimento.
L'odore era la cosa peggiore.
Se lo sentiva addosso, se lo sentiva dentro, come se la sua pelle l'avesse assorbito e ora ne fosse impregnato fin nel profondo.
Era l'odore del sesso, l'odore del sudore e dello sperma, misto a quello acre dell'urina.
Ma era anche l'odore della follia, e della perversione, l'odore di una ferita infetta lasciata all'aria.
“ Io sono... infetto. ”
Quello che era accaduto in quella stanza era qualcosa di assurdo e insensato, quasi paradossale; era l'atto innaturale di una mente malata, folle, contaminata.
“ Potter, ” pensò Draco, ed il suo sguardo si incupì.
Era colpa sua.
Colpa sua se era infetto.
Colpa sua per tutto quello che era successo.
Colpa sua per avergli rovinato da sempre la vita.
“ È stato sempre lui, al secondo anno, a far arrestare mio padre! ” pensò con rabbia.
“ È stata colpa sua se Malocchio mi ha attaccato l'anno scorso! ”
“ È stata colpa sua per avermi seguito e fotografato! ”
“ Ah sì...e chi ha avuto la geniale idea di risvegliare il suo lato oscuro, eh? ” intervenne una vocina fredda e sarcastica dal fondo della sua mente. “ Chi ha avuto la geniale idea di giocare a travestirsi in un posto dove avrebbe potuto essere scoperto da chiunque? ”
“ Non potevo immaginare cosa sarebbe successo! Ed è stata colpa sua, io volevo solo difendermi! Non sarebbe successo se mi avesse lasciato in pace! ” si difese, portando le mani al volto e sentendo la pelle secca e tirata per i residui delle sue lacrime ormai asciutte.
Un'ondata di disgusto lo scosse.
“ Devo essere lercio, che schifo! ” pensò con una smorfia, rialzandosi a stento.
“ Ho bisogno di lavarmi, ” decise, arrancando verso la parete più vicina; il bagno comparve davanti a lui quando ne ebbe bisogno, la porta già spalancata.
Il fatto che la stanza avesse ricominciato a ubbidire ai suoi comandi lo rassicurò non poco, soprattutto perché non era ancora riuscito a trovare la propria bacchetta.
“Quel bastardo deve essersela intascata,” pensò cupo, entrando nella cabina della doccia e serrando strettamente le tendine, controllando che non vi fossero rimasti aperti degli spiragli; sapere che nella stanza non c'era più nessuno che potesse nascondersi ad osservarlo non era abbastanza per allontanare la sua preoccupazione.
Si lavò metodicamente, con dedizione; non sottovalutò nemmeno quei luoghi che l'altro aveva profanato, nonostante il contatto con quella lordura che ancora li ricopriva gli desse il voltastomaco.
Strofinò la pelle fino ad irritarla, insistendo con odio nei punti dove erano comparsi nuovi lividi, come se con abbastanza violenza fosse possibile cancellare i segni di quella causata da quell'essere.
Non ne provò dolore, anzi, a dire il verso era come se non avesse più sensibilità; osservava il proprio corpo con uno strano senso di estraniamento, registrando vagamente lo sfregare della spugna contro la propria pelle, notando appena l'arrossamento dovuto al calore dell'acqua e all'irritazione.
Il suo sguardo era attratto dal piccolo turbine dello scarico, quasi ipnotizzato dal suo movimento rotatorio e dal mormorio continuo del getto d'acqua; fissava rapito l'acqua che scompariva inghiottita da quel vortice in miniatura, desiderando quasi di venirne risucchiato insieme a essa, di liquefarsi e scomparire senza mai più poter essere ritrovato.

Dato che senza bacchetta non poteva fare magie, si dovette asciugare da solo con un asciugamano, rimanendo con i capelli umidi.
Era impotente come un mago bambino, privo di bacchetta e spogliato perfino della sua dignità; cercò di non concentrarsi troppo su quel pensiero mentre usciva dal bagno per recuperare i propri vestiti.
Camminava con cautela perché sembrava aver ripreso coscienza del proprio corpo, e questo includeva il dolore alle gambe e fra le gambe.
I suoi vestiti erano ancora disposti nella pila ordinata in cui li aveva disposti; uno ad uno li recuperò tutti, sistemandoseli addosso con cura quasi maniacale, come se anche la più piccola piega potesse diventare un indizio inequivocabile, come se un orlo storto potesse rivelarsi un segnale evidente dell'accaduto.
“Non deve saperlo nessuno. Nessuno.”
Quando fu rivestito, si avvicinò alla sagoma della porta d'ingresso; desiderare di poterla aprire fu abbastanza per far sì che le sue dita incontrassero il freddo metallo di un pomello, ma Draco esitò prima di girarlo.
“Potrebbe essere ancora lì fuori...”
Assurdo e assolutamente impossibile, dato che l'effetto dell'incantesimo era solo temporaneo, ma questo non rendeva l'eventualità meno terrificante.
“Non posso uscire di qui disarmato.”
Si guardò intorno, desiderando qualcosa, qualsiasi cosa da poter usare come arma; il suo sguardo fu allora attirato da un luccichio poco lontano, il baluginare della lama di un pugnale appoggiato su un tavolino, come in esposizione.
Si era avvicinato solo di pochi passi quando l'inconcepibile accadde.
Uno dei suoi piedi scivolò su qualcosa, mandandolo a cadere lungo disteso sul pavimento con un'imprecazione mal trattenuta.
Ma ciò che lo colpì con più forza della dura pietra, ciò che lo sconvolse molto di più di quella caduta fu il piccolo cilindro nero che rotolava sul pavimento, colto con la coda dell'occhio.
Ciò che trasformò il suo sangue in ghiaccio, congelandogli il cuore nel petto, fu il coperchio saltato via, e l'accenno di pellicola che faceva capolino dal suo contenitore.
Fissò il rullino per un tempo che sembrò infinito, e poi...
( “Io sono venuto a ridarti il rullino!” )
“ Di chi era la colpa, allora, di chi era... ”
(“ Zitto! Stai mentendo! ”)
“ Sorpresa! Ti sei rovinato da solo con le tue stesse mani... ”
E poi iniziò ad urlare.


I corridoi erano deserti.
Completamente vuoti.
Sembrava che tutti fossero svaniti nel nulla; con l'eccezione della risata di Pix in lontananza, soltanto il suono dei passi di Draco rompeva il silenzio che sembrava permeare l'intera scuola.
Draco avvertì come un presentimento, un'orribile sensazione risalirgli lungo la schiena in un gelido brivido.
“ Sei tu la causa di questo... ”
Di certo, tutto ciò non poteva stare accadendo per via di quello che aveva fatto.
Dopotutto, per quanto quell'essere fosse potente e pericoloso, da solo non poteva certo aver falciato via ogni forma di vita di Hogwarts in una sola notte...
“ Ma sarà davvero passata solo una notte? ”
Non venne lasciato da solo con quel dubbio per molto tempo; un'eco di passi urgenti tradì l'arrivo di una persona assolutamente inaspettata.
I vestiti di seconda mano, rattoppati in diversi punti, i capelli castani striati di grigio anzitempo e l'aria malaticcia e stanca permisero a Draco di identificarlo senza ombra di dubbio come Remus Lupin, il Mezzosangue licantropo che solo due anni prima era riuscito ad insinuarsi fra le cattedre della scuola.
“ Cosa? Ma che diamine ci fa lui qui!? ”
D'altro canto, l'uomo sembrò sorpreso di incontrarlo almeno quanto lui.
- Malfoy? Che cosa ci fai qui? -
La domanda lasciò il ragazzo interdetto.
- Lo stesso di qualunque altro studente di Hogwarts, professore, - replicò con arroganza, sputandogli addosso quel titolo come se fosse un insulto; nonostante tutto, era ancora così abituato a chiamarlo in quel modo che gli sarebbe sembrato innaturale fare altrimenti.
- E lei, - aggiunse, come per rimediare a quell'involontario riconoscimento. - Che cosa ci fa qui lei? -
L'uomo non si scompose, ma almeno smise di guardarlo come se avesse visto un fantasma.
- A dire il vero sono stato convocato qui da Silente a causa dell'accaduto, - gli spiegò, osservandolo con un'espressione strana, quasi di...sollievo?
La sensazione di prima pervase il ragazzo, facendogli rizzare i peli sulla nuca.
“A causa dell'accaduto? A causa di quale accaduto?”
- Per fortuna sono riuscito a trovarti! Con quello che è successo, si è temuto il peggio, - gli spiegò Lupin, in tono molto grave. - Credevamo che anche tu fossi morto. -
Draco impallidì a quelle parole, sentendosi come se avesse inghiottito un cubetto di ghiaccio.
(“ Che anche tu fossi... ”)
- Morto? - ripeté, perdendo tutta d'un tratto la sua strafottenza. - Che...che cosa? -
L'uomo corrugò le sopracciglia, osservandolo critico.
- Ti senti bene, Malfoy? - gli chiese apprensivo, allungando una mano verso la sua fronte come per misurargli la febbre, ma il ragazzo si ritrasse di scatto.
- N... non toccarmi! - ringhiò, arretrando fulmineo. - Che cos'è successo!? Cosa... Come mai non c'è nessuno in giro!? -
L'uomo ritrasse la mano, continuando a fissarlo con aria preoccupata.
-Andiamo. Vieni con me.-
- Cosa... No, io voglio sapere co... -
- Andiamo. - insistette l'uomo, guardandosi attorno. - È meglio non restare qui... -
Draco pensò all'essere che forse ancora girava libero per la scuola, e decise che dopotutto le sue domande potevano aspettare.
- D'accordo, ma dopo voglio sapere. -
- Certamente, ogni cosa a suo tempo; al momento la cosa migliore da fare è raggiungere un posto sicuro e far sapere a Silente che sei ancora vivo e intatto. -
Una piccola parte di lui, rannicchiata nel fondo della sua mente, quasi rise; Draco non ebbe il coraggio di dirgli che non si era mai sentito meno “intatto” in tutta la sua vita.

Durante il tragitto, non una sola parola fu detta da nessuno dei due.
Draco continuò a restare in silenzio in attesa di risposte, anche quando l'uomo lo condusse in una stanza e lo invitò a sedere prima di mettersi a trafficare in una valigetta lisa e probabilmente di seconda mano.
Questo non solo per il fatto che non voleva avere nulla a che fare con un pezzente Mezzosangue, che per di più era anche un lupo mannaro (creature per cui, a dire il vero, aveva da sempre provato molto timore), ma soprattutto perché si sentiva ancora avvolto in un profondo senso di irrealtà, come se non si fosse mai risvegliato davvero, come se invece fosse ancora addormentato, intrappolato in un sogno.
“ Anzi, in un incubo. ”
Era davvero reale il suono dei passi dell'uomo sul pavimento? Era reale il legno che sentiva sotto le braccia, abbandonate contro i braccioli della poltrona?
Gli sembrava che i propri sensi fossero ovattati, come se l'aria fosse stranamente densa, come se ogni sensazione gli giungesse da una distanza lontana anni luce, e lui non si trovasse veramente lì; si sentiva quasi intorpidito.
Forse anche per quello il suono secco e materico di qualcosa che veniva spezzato lo fece trasalire e sobbalzare sulla sedia.
Si voltò verso la fonte del suono, solo per vedere il suo professore...
Ex-professore... ”
… rompere una barretta in pezzi e porgergliene una porzione abbondante.
- Cioccolata? - gli offrì l'uomo, in tono gioviale.
Draco lo guardò come se si fosse appena trovato davanti un folle, arricciando il naso in una smorfia.
Non si sentiva in grado di mandare giù nulla di solido al momento.
- No... no grazie... - mormorò, distogliendo lo sguardo.
L'altro inarcò un sopracciglio, scrutandolo severamente.
- Dovresti mangiarla invece. Non hai una gran bella cera. -
Prima che lui potesse fermarlo, l'uomo gli posò una mano sulla fronte, come per controllargli la febbre.
-Non toccarmi!-
Draco reagì ancora prima di accorgersene, schiaffeggiando violentemente quella mano e alzandosi in piedi di colpo, fissando l'altro con gli occhi sbarrati, il respiro troppo rapido e frenetico.
Lupin si irrigidì, ritraendo la mano.
Per un attimo, il solito sorriso amichevole gli si congelò sulle labbra; la sua espressione parve incrinarsi, assumere un'aria ferita.
Ma, rapido come un lampo, l'uomo mormorò un quieto “d'accordo” e il suo sguardo si rasserenò; non fosse stato per il viso poco più pallido di prima e per il tono un po' troppo allegro con cui era stato pronunciato quel “d'accordo”, il ragazzo avrebbe potuto credere che il suo sorriso fosse genuino.
Draco abbassò la testa, provando uno strano misto di vergogna e risentimento: vergogna per aver reagito in quel modo esagerato, e risentimento per l'uomo che gli stava davanti e che l'aveva visto perdere il controllo per un nonnulla.
“ Non ti mangia mica se ti tocca, anche se è un mostro. ”
Rimasero entrambi in silenzio.


Severus Piton percorreva l'ufficio del preside con passi brevi e concitati, il lungo mantello che svolazzava dietro di lui, seguendo i suoi movimenti.
- E così, - esclamò a voce alta, senza fermarsi. - E così vorrebbe sacrificare il futuro di uno studente brillante, di uno studente che è sotto la mia protezione, solo per salvare la faccia a Potter! Dico bene!? -
- Severus, - disse Silente, con tono basso e calmo ma fermo. - Lo sai che non ho preso questa decisione volentieri. Non abbiamo scelta. -
- Ma certo, - replicò seccamente l'altro, fermandosi di colpo. – Certo, non possiamo permettere alcuna macchia sulla reputazione del tanto prezioso “Bambino Sopravvissuto”, giusto? -
- Severus, - ora il tono di Silente era più duro, quasi un ammonimento. – Sai benissimo che non si tratta di questo. Dobbiamo considerare i rischi, e cosa c'è in gioco. Sai bene che questa è una decisione che non vorrei prendere, ma è l'unico modo... Se ci sono solo due strade, fra i due mali non posso che scegliere quello minore. -
Prima di potersi trattenere, l'altro uomo arricciò un angolo della bocca, e sussurrò caustico:
- Per il bene superiore, eh, Silente? -
Il mago più anziano si alzò in piedi, fulminandolo con lo sguardo. Nonostante l'età e l'aria innocua e bonaria che solitamente mostrava, in quel momento erano ben pochi i maghi a cui non sarebbe corso lungo la schiena un ben giustificato brivido di timore nel vederlo.
- Questo non è il momento di rinvangare il passato, Severus. Lasciamo le vecchie conoscenze e i vecchi rancori sepolti, e concentriamoci sulla missione. Sai bene che non possiamo permetterci di fallire. -
Severus Piton distolse lo sguardo; Il suo volto era livido per la rabbia, le labbra e i pugni contratti quasi spasmodicamente, ma non avrebbe osato andare contro Silente.
Aveva fatto una promessa, un giuramento, e l'avrebbe onorato a costo di qualsiasi sacrificio.
Ed entrambi lo sapevano.
- Benissimo, - sibilò furente, avviandosi verso l'uscita - Ma non sarò io a informare un ragazzino ferito e traumatizzato del fatto che lei non intende fare assolutamente nulla per aiutarlo. -
Silente guardò l'altro mago uscire, in silenzio.
Quando la porta si fu richiusa, tornò a sedersi, sospirando.
Sperava solo che un giorno il ragazzo potesse perdonare quel sacrificio.
“Un piccolo prezzo da pagare rispetto alla posta in gioco...”, si disse, sperando che un giorno sarebbe riuscito davvero a convincersene.
Perché in realtà sapeva che per il ragazzo sarebbe stato sempre troppo alto.


Draco non sapeva esattamente cosa l'avesse indotto, infine, ad accettare quel pezzo di cioccolata rimasto sul tavolo.
O a divorare quel che restava dell'intera tavoletta.
Forse era per non dover aspettare in silenzio e con le mani in mano, con lo sguardo di quell'uomo addosso.
O forse era per l'odore che aveva raggiunto le sue narici e gli aveva fatto gorgogliare lo stomaco, facendogli pensare che, dopotutto, forse un pezzetto non gli avrebbe fatto venire voglia di vomitare... e forse nemmeno un altro ancora...
Prima di rendersene conto, si era ritrovato a inghiottire l'ultimo con voracità.
- Ti senti meglio, ora? - gli chiese Lupin, sedendosi di fronte a lui.
Draco lo guardò torvo e non rispose; tuttavia, effettivamente si sentiva un po' meglio.
L'altro continuò a fissarlo, corrugando le sopracciglia.
- Stai mangiando regolarmente? - gli chiese, in tono molto serio.
La domanda colse il ragazzo di sorpresa.
- Eh? -
- Mi sembri un po' deperito, come se non dormissi da giorni, o come se avessi saltato troppi pasti. - gli spiegò l'uomo.
Draco distolse lo sguardo, non sapendo come replicare.
Effettivamente non era riuscito a dormire bene fin da quando quella maledetta storia aveva avuto inizio, già da prima che Potter lo ricattasse, e ultimamente aveva preso a sezionare e rigirare nel proprio piatto più cibo di quanto non ne mettesse in bocca.
- Sei sicuro di sentirti bene? -
- Sto bene, - replicò il ragazzo seccamente.
Gli dava sui nervi, con quel tono e quell'espressione... Come se gliene importasse davvero qualcosa.
“ Magari è così, ” sussurrò una vocina nella sua mente, ma il pensiero non lo rassicurò affatto.
Non si era minimamente accorto del proprio stato, e ora che se ne rendeva conto si ritrovò a chiedersi preoccupato se potesse destare sospetti.
Era così facile vedere che c'era qualcosa di strano in lui, negli ultimi tempi?
Forse qualcun altro già aveva notato...
Si era comportato stranamente con gli altri Serpeverde?
Possibile...anzi, probabile.
Ripensò al modo in cui aveva trattato Pansy, e rabbrividì; certo, lei doveva essersi accorta che qualcosa non andava; e come lei, forse anche altri...
“ Quanti altri? ”
Quel pensiero gli fece venire la pelle d'oca, ma subito s'impose di rimanere lucido, di non lasciarsi prendere dal panico.
No, quello non importa... il problema non è quanti altri sanno, ma quanto sanno. ”
Possibile che qualcuno avesse ipotizzato l'accaduto?
L'idea gli fece gelare il sangue nelle vene.
“ Nessun altro deve sapere! ”
L'uomo non sembrava affatto rassicurato da quella risposta; anzi, qualcosa nel tono di Draco o nella sua espressione doveva aver confermato i suoi sospetti, perché il suo sguardo ora sembrava anche più turbato di prima.
- Che cosa ti è successo, Malfoy? -
Draco sollevò di scatto lo sguardo, fissandolo spaventato.
Il licantropo ora sembrava confuso, incerto, agitato; c'era qualcosa che lo disturbava...
“ Non può sapere... non può scoprirlo... ”
Con orrore, Draco lo vide dilatare le narici ed irrigidirsi, vide il suo sguardo farsi sempre più sconcertato e apprensivo.
“ Può sentirlo? Me lo sente addosso? ”
Si sentì rivoltare lo stomaco dalla nausea a quel pensiero.
Aveva fatto di tutto per lavarselo via di dosso, per cancellare dal suo corpo ogni particella di quell'essere, per far scomparire ogni minima traccia di quell'atto aberrante dal suo corpo, ma ora gli sembrava di nuovo di poterlo sentire su di sé, penetrante e violento, come se quell'emanazione viscida gli fosse permeata fin sotto la pelle, ammorbandolo con il suo fetore.
Si alzò di colpo dalla sedia, facendola quasi cadere per il movimento improvviso.
-De...devo andare in bagno- balbettò, con la lingua annodata e le labbra intorpidite; cercò di dissimulare il proprio panico con un sorrisetto artificioso, tradito da un tremito leggero agli angoli della bocca.
Lupin non si fece ingannare, anzi, il suo allarme sembrava crescere a ogni istante che passava; gli si avvicinò di nuovo, lento ma risoluto, e Draco indietreggiò fin troppo in fretta.
Panico, era in panico, si sentiva intrappolato di nuovo, ed era sicuro che l'altro potesse fiutare la sua paura, era assurdamente convinto che da un momento all'altro gli sarebbe saltato addosso come la bestia che era, con gli artigli sguainati e fauci spalancate e lorde di saliva...
- Malfoy, se ti è successo qualcosa, o anche se hai solo visto qualcosa devi dirmelo! Posso... Anzi, possiamo aiutarti, davvero! -
Lupin avanzava a braccia aperte, il volto carico di sincera preoccupazione come la sua voce, ma tutto ciò che Draco vedeva erano denti e artigli nascosti, era la mente di un mostro celata sotto la facciata di un uomo, era di nuovo Potter-che-non-era-Potter che lo spingeva con le spalle al muro, tagliandogli ogni via di fuga...
- Cosa... Dove sono tutti gli altri? - sussurrò il ragazzo, fissandolo terrorizzato. - Che cosa è successo alla scuola? -
- Credo che sia meglio portarti in infermeria ora, potrai pensarci dopo. - replicò Lupin in tono conciliante, tentando di avvicinarsi ulteriormente, ma Draco per tutta risposta si schiacciò contro il muro e scosse violentemente la testa.
- Che cos'è successo!? - gridò, quasi isterico.
“ Cosa succede? C'è qualcosa che non vuole dirmi, perché non vuole rispondermi!? ”
Lupin fece per parlare ancora, ma in quel momento la porta si spalancò, interrompendolo, e Severus Piton irruppe nella stanza.
Gli occhi dell'uomo saettarono rapidamente da Lupin a Draco, notando l'aria sconvolta dello studente e il crescente allarme palesemente dipinto sul volto dell'ex-collega; agendo rapidamente, si frappose in mezzo ai due, facendo scudo col corpo al ragazzo.
-Lupin; la tua “assistenza” qui non è più necessaria. Sono certo che Potter trarrebbe molto più conforto dalla compagnia di qualcuno come te in questo momento. Lo puoi raggiungere in infermeria, - asserì in tono falsamente cortese, una chiara nota di scherno nelle sue parole.
L'interpellato però non sembrava avere alcuna intenzione di andarsene; il suo sguardo si spostò appena al di sopra della spalla di Piton, nel tentativo di guardare negli occhi il ragazzo.
Draco, d'altro canto, teneva la testa bassa e reclinata, i capelli biondi che gli cadevano sul viso come una cortina argentea.
- Severus, c'è qualcosa che non va con quel ragazzo. Gli è successo qualcosa, e dobbiamo sapere cosa, ha bisogno del nostro aiuto! - disse Lupin, sollevando gli occhi per incrociare quelli neri come l'inchiostro dell'ex collega - Mettiamo da parte le divergenze almeno per un minuto, d'accordo? Questo è più importante. -
- Silente mi ha dato indicazioni precise riguardanti il qui presente signor Malfoy; la sua presenza è richiesta altrove, - replicò Piton tagliente, appoggiando una mano sulla spalla del suo figlioccio per guidarlo verso la porta.
Draco si irrigidì a quel contatto, come se l'altro gli avesse appena trasmesso una breve scossa elettrica, e anche se non si scostò di scatto come aveva fatto con Lupin, rimase comunque teso come una corda di violino mentre Piton lo conduceva fuori. Nonostante ciò, con l'arrivo del professore si sentì finalmente in salvo, al sicuro da Lupin e dalle sue domande.
Il licantropo continuò a fissare Draco con aria combattuta, e prima che potesse uscire, raggiunse Piton sulla soglia e lo strattonò, afferrandolo per il mantello e ricavandone un'occhiataccia carica di disgusto ed irritazione.
- Che cosa c'è, Lupin? - sibilò Piton, esasperato.
- Quel ragazzo nasconde qualcosa, - insistette Lupin, fissandolo serio. – E di qualunque cosa si tratti, non è positiva; potrebbe aver visto qualcosa, oppure...-
L'altro non attese nemmeno che finisse di parlare.
- Ascoltami bene, perché non lo ripeterò di nuovo. Silente mi ha incaricato di occuparmi di lui. - replicò seccamente, prima di arricciare un angolo della bocca e aggiungere, velenoso: - O forse non ti fidi del suo giudizio? Devo forse pensare che la tua lealtà stia vacillando? Già, forse, dopotutto, non ero in torto nell'avere dubbi sulla tua affidabilità... -
L'espressione di Lupin restò quasi immutata, se non per il modo in cui strinse le labbra.
- Tu sai che non ho mai, mai dubitato di Silente, - disse, e il suo tono si fece più pacato e meno ansioso. - Ma credimi, Severus, al ragazzo è successo qualcosa di grave... Per Merlino, guardalo! Da quanto dev'essere che non mangia un pasto decente? -
A quelle parole, lo sguardo di Piton cambiò facendosi gelido, e il suo tono divenne tagliente come una lama.
- Assumendo che gli sia successo qualcosa, di qualunque cosa si tratti non ti riguarda né deve interessarti, - sibilò aggressivo, scattando incontro al licantropo ed avvicinandosi tanto da sfiorargli quasi il naso con il suo. - Stanne fuori, Lupin -
C'era una strana luce negli occhi dell'uomo... E forse fu quello, o il suo tono, o una qualche sorta di emanazione strana, ma improvvisamente Draco capì.
“Lui sa
Per un attimo fu chiaro come il sole, e la consapevolezza lo schiacciò come un insetto.
“Lui sa, lui sa, lui sa!” pensò con orrore, e nemmeno sentì le parole che pronunciò Lupin in risposta, nemmeno sentì la pressione della mano che lo trascinava fuori dalla stanza, la mano di Piton che lo conduceva altrove, e per quanto Draco fosse sollevato di non essere rimasto da solo con Lupin, la possibilità che l'altro iniziasse a fargli domande, domande a cui non voleva – non poteva – rispondere lo riempiva di angoscia.
Non si accorse nemmeno che l'altro aveva iniziato a parlargli finché non si fermò bruscamente, afferrandolo per le spalle come aveva fatto l'altro uomo prima, ma stavolta Draco ne rimase così interdetto che anziché allontanarsi a forza restò paralizzato lì, immobile e con la gola serrata, incapace perfino di protestare.
-Malfoy? Hai sentito quello che ho detto?-
Draco non rispose, limitandosi a ricambiare fissamente il suo sguardo, i pallidi occhi grigi spalancati nell'espressione spaurita di un bambino che avesse appena scoperto che il mostro sotto al letto non solo esisteva, ma era fin troppo reale.
“ Lui sa, sa cos'è successo sa che cosa mi ha fatto Potter sa che ho ceduto che mi sono lasciato... ”
La stretta dell'uomo sulle sue spalle si strinse fino a diventare dolorosa, riscuotendolo dai suoi pensieri; sia lui che Draco se ne accorsero solo in quel momento, e alzando lo sguardo il ragazzo fu stupito di cogliere tristezza sul volto dell'insegnante, tristezza e amarezza che gli vennero come trasmessi dall'uomo, come se per un attimo questi gli avesse aperto la propria mente.
- Ci recheremo nell'ufficio del preside, - gli spiegò Piton, tornando come a chiudersi in se stesso. - Vi sono questioni alquanto spinose da discutere, e decisioni ben difficili da prendere; decisioni che personalmente non condivido. -
Draco non capiva di cosa stesse parlando, e non era sicuro di volerlo fare. Tutto ciò che capiva era che doveva essere successo qualcosa, qualcosa di grave, qualcosa di terribile...
“ ... ed è colpa mia. ”
Fu con appena un filo di voce e di coraggio che osò domandargli:
- Dove... dove sono tutti? -
-Nei rispettivi dormitori, per la maggior parte. Ve ne sono tutt'ora alcuni... dispersi, - rispose l'altro, prima di riprendere a camminare in direzione dell'ufficio di Silente, costringendo il ragazzo a seguirlo per continuare a fargli domande
- Dispersi? - chiese infatti Draco, sempre più agitato. - Che cosa... -
- Lo sai che cos'è successo, - sbottò Piton, in tono acre - Il lato oscuro di Potter, per così dire, ha dato libero sfogo al suo estro... I risultati non sono stati gradevoli. Quello che hai praticato è un incantesimo molto pericoloso ed imprevedibile. -
Draco deglutì, come per allentare la stretta che gli attanagliava la gola; le parole “mi dispiace” gli salirono alle labbra, e lì morirono prima ancora di essere pronunciate.
“ Non sapevo che sarebbe successo... ” pensò, ed era una ben debole scusa di certo, visto quello che doveva essere successo.
(“ ...credevamo che anche tu fossi morto ”)
-Malfoy,-
La voce di Piton interruppe i suoi pensieri; l'uomo si era fermato di nuovo, la testa voltata indietro per guardarlo.
- Qualunque cosa succeda, non permetterò mai più che una cosa del genere accada di nuovo, - asserì mortalmente serio.
Draco impallidì, incapace di distogliere lo sguardo da quello penetrante e accorato dell'altro, come se ne fosse rimasto folgorato.
“Lo sa davvero.”
L'uomo ricambiò senza battere ciglio, prima di voltare nuovamente la testa e riprendere a camminare, conducendo il ragazzo fino a destinazione senza proferire altra parola.


Draco non si aspettava certo di trovare il ministro Caramell ad attenderlo insieme a Silente, ma dopo quello che doveva essere successo la cosa non lo sconvolse né lo stupì più di tanto.
Ciò che lo sconvolse, mozzandogli il fiato come un colpo secco e spogliandolo delle sue forze residue, fu la presenza dell'uomo seduto di fianco al ministro, con lisci capelli di un biondo argento ed occhi di un grigio freddo come l'acciaio, così simili a quelli che vedeva ogni giorno allo specchio.
- P... padre? - squittì Draco, impallidendo ed aggrappandosi d'istinto al mantello di Piton, artigliandolo così strettamente che le sue nocche sbiancarono per lo sforzo.
Lucius Malfoy non replicò, limitandosi a incontrare lo sguardo del figlio; il suo volto era calmo, quasi inespressivo, ma la mascella contratta e gli occhi ridotti a una fessura tradivano la sua irritazione.
Caramell, d'altro canto, era visibilmente ansioso; faceva saettare di continuo gli occhi da Malfoy senior a Silente, e per quanto tentasse di mantenere una compostezza consona al suo ruolo, la sua espressione era quella di un animale da preda intrappolato fra due belve.
In piedi, poco lontano dal terzetto, Draco riconobbe un Auror che aveva già visto in altre occasioni; aveva perquisito il Maniero diverse volte negli anni passati, soprattutto dopo la fuga di Black.
Era alto e calvo, con la pelle scura, più di quella di Blaise. Portava un singolo orecchino dorato, e fra le mani teneva uno strano involto.
Sembrava più spigliato e disinvolto del suo collega, un mago molto giovane ma austero, col portamento rigido e fiero di un soldato e la mano ben serrata sulla bacchetta, pronto a sfoderarla in caso di necessità. Pur cercando di non darlo a vedere, continuava a lanciarsi brevi occhiatine intorno, chiaramente incuriosite agli strani strumenti che addobbavano la stanza.
- Signori, - esordì Silente, interrompendo le considerazioni del ragazzo. - Questa è la seconda volta che mi trovo davanti ad una situazione di una tale gravità. Ho sempre sperato di non dovermi trovare di nuovo ad affrontare un caso del genere, specialmente in qualità di preside. Sfortunatamente, questi sono tempi avversi, e in tempi avversi le speranze facilmente vengono infrante. -
Piton, nel frattempo, aveva accompagnato Draco a una sedia collocata di fronte al preside, staccandogli la mano dal proprio mantello delicatamente, ma con fermezza.
- Draco Malfoy, - disse Silente, rivolgendosi a lui con tono pacato, ma con una formalità che era inusuale nell'uomo - Lei è accusato di aver volontariamente praticato magia oscura al fine di plagiare e manipolare la volontà di un altro suo compagno di scuola, nello specifico di aver utilizzato la maledizione Risveglioscuro contro il suo coetaneo Harry Potter, cosa che ha portato alla morte di Eveline McPowell, una ragazza che aveva appena intrapreso il suo primo anno di Tassorosso. Ma ora il mondo non conoscerà mai la brillante strega che sarebbe potuta diventare...E a quella di Gregory Goyle, che lei dovrebbe conoscere molto bene, era suo compagno di dormitorio, se non erro, e di Pansy Parkinson... -
“ No! ”
Una nuova ondata di gelo avvolse il ragazzo per la seconda volta in quel giorno.
Ogni cosa sembrò improvvisamente perdere colore, e ogni suono nella stanza sembrò passare in secondo piano, come se qualcuno avesse praticato un incantesimo insonorizzante.
Come in una fotografia magica, le labbra dell'uomo si muovevano, ma nessun suono sembrava uscirne, almeno non per quello che riusciva a sentire il ragazzo.
Le parole di Lupin gli rimbalzarono nella testa, oscurando ogni altro pensiero.
(“ Credevamo che anche tu fossi morto ”)
(“ Che anche tu fossi... ”)
(“ ...Che anche tu... ”)
“No!”

Ricordò il modo in cui aveva trattato la ragazza l'ultima volta, la sua irritazione per il modo in cui si era isolato negli ultimi giorni, e le lacrime sul suo volto quando era corsa via da lui, ferita e arrabbiata.
Non aveva mai sentito niente nei suoi confronti, niente che si potesse considerare “amore”, tantomeno “amicizia”. Per lui, Pansy non era mai stata molto più di una fonte pressoché infinita di adorazione, una ragazza sempre disponibile per sfogare le sue pulsioni...
Ma era stata sempre al suo fianco, ogni volta che aveva avuto bisogno di lei.
Non gli aveva mai detto di no, nemmeno quando gli capitava di trattarla male, di essere freddo e distante, lei era sempre stata lì pronta a tornare al suo fianco ogni volta che lui tornava a cercarla.
E così per Goyle, che aveva sempre trattato quasi alla stregua di un elfo domestico, di un gregario a cui affidare i compiti più ingrati, che l'altro aveva sempre eseguito senza discutere.
Solo ora se ne rendeva conto...
Li aveva dati per scontati, allo stesso modo in cui un bambino viziato avrebbe dato per scontato di ricevere un dolce dopo pranzo ogni giorno.
Non si era mai nemmeno posto il problema, in quanto l'ipotesi che un giorno non sarebbero più stati al suo fianco...
“ ...per colpa tua ”.
… era semplicemente assurda.
Non udì una singola parola di ciò che disse Silente, finché l'uomo non fece cenno a Piton, che posò un oggetto sulla cattedra prima di tornare al fianco del ragazzo.
Il cuore di Draco parve saltare un battito.
“ Quella è la mia bacchetta! ”
- Undici pollici, legno di biancospino e crine di unicorno, - commentò Silente, prima di volgere lo sguardo verso destra. - Signor Malfoy, può confermare che questa bacchetta appartiene a suo figlio? -
- Si, - sibilò l'uomo, a denti stretti; la sua espressione era rimasta immutata, ma il suo tono era glaciale.
Draco rabbrividì, ben riconoscendo la collera nel genitore. Non aveva dubbi riguardo a chi fosse diretta.
Silente non attese oltre per estrarre la propria bacchetta e puntarla su quella del ragazzo
- Se le accuse sono fondate, l'incantesimo Reversus lo confermerà. Prior Incantatio! -
Un raggio nero e fumoso scaturì dalla bacchetta sul tavolo, colpendo una figurina altrettanto evanescente, in cui si potevano chiaramente riconoscere le sembianze di Potter, che assorbì il raggio e prese a contorcersi come aveva fatto anche il vero Potter, in una replica innocua ma fedele degli effetti della maledizione Risveglioscuro.
- Deletrius, - mormorò Silente, e l'imitazione sparì del tutto. - Bene... bene, credo che questo non lasci più dubbi... -
- Lei ne è certo? - replicò Lucius, tagliente. - Ha considerato la possibilità che qualcuno abbia cercato di incastrare mio figlio per gettare fango sulla mia famiglia? Chiunque avrebbe potuto sottrargli la bacchetta con l'inganno e lanciare quella maledizione. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essersi trattato di Potter stesso. -
- Il professor Piton ha già ottenuto una confessione da Potter, sotto Veritaserum, che conferma la colpevolezza di suo figlio. Ma se dubitate della mia parola, il ragazzo potrà benissimo essere rinterrogato davanti all'intero Wizengamot, in un processo molto più regolare ma anche meno confidenziale di questo... -
- No! - gridò subito Draco, interrompendolo, la voce resa isterica dal panico.
Non aveva ancora aperto bocca né aveva osato muoversi da quando era entrato nella stanza, ma in quel momento si alzò in piedi di scatto, più pallido di quanto già non fosse prima, e fissò Silente con aria disperata.
- Sono stato io! - esclamò, ignorando lo sguardo lampeggiante di furia di suo padre.
“ Se lo interrogano gli dirà tutto! ”
E solo allora un secondo, nitido lampo di consapevolezza lo colpì.
“ Ecco come fa Piton a saperlo... ”
Silente ricambiò lo sguardo gravemente, ed annuì.
- La sua onestà è nobile e le fa onore. Mi rincresce che i suoi atti non siano stati altrettanto ammirevoli. Suo padre potrebbe averle detto che l'espulsione è estremamente rara per uno studente di Hogwarts, di questi tempi, applicata solo nel caso si verifichino atti di una gravità tale da necessitare misure oltre l'ordinario. Per sua sfortuna, non solo lei ha messo in atto una pericolosa pratica di magia oscura, ma le conseguenze sono state letali. Questo non mi lascia altra scelta se non quella della sua immediata espulsione da Hogwarts. Ministro Caramell? -
Caramell deglutì, lanciando una breve occhiata ansiosa verso Lucius prima di alzarsi in piedi e schiarirsi la voce.
- Se... non ci sono obiezioni, - cominciò, tornando a guardare Lucius, ma l'uomo rimase in silenzio, il suo volto una maschera di ghiaccio - Shacklebolt si occuperà ora della distruzione della sua bacchetta. - decretò infine il Ministro, ritornando a sedersi.
- No! - gridò ancora una volta Draco, scattando nuovamente in piedi e protendendo la mano verso la bacchetta.
L'Auror più giovane scattò prima ancora che le dita del ragazzo sfiorassero la bacchetta, sfoderando la propria e scagliandolo indietro fulmineo, bloccandolo sulla sedia; tutto questo senza emettere fiato, e di ciò sembrava estremamente compiaciuto.
- Resistere alla condanna non giocherà a suo favore, signor Malfoy, - esclamò allegro, quasi divertito dalla situazione, in contrasto col piglio professionale che aveva esibito fino a quel momento.
L'Auror di nome Shacklebolt, quello dalla pelle scura, posò sul tavolo l'involto che aveva tenuto in mano, svolgendolo per rivelarne il contenuto. Draco trasalì alla vista dello strumento, riconoscendolo grazie alle descrizioni del padre e perché ne aveva visto un modello antico conservato in un museo di artefatti magici.
Uno Spezzabacchette, ovvero un congegno che operava grazie ad un intricato connubio di meccanica e magia, utilizzato per distruggere le bacchette eliminandone completamente ogni efficacia residua, per impedire che un mago a cui fosse stata rimossa ne tornasse in possesso ed in qualche modo riuscisse a riportarla in funzione.
Shacklebolt aprì il congegno, inserendovi la bacchetta del ragazzo, e Draco riprese ad agitarsi.
- Padre! - esclamò Draco tentando freneticamente di divincolarsi contro le corde che lo tenevano fermo. - Padre non lasciarglielo fare! Ti prego, non lasciarglielo fare! Padre! -
Ma l'uomo non rispose.
Si limitò a spostare lo sguardo su di lui, gli occhi gelidi e penetranti come schegge d'acciaio, le labbra sottili piegate in una smorfia di disappunto.
Draco Malfoy riconosceva quell'espressione, la conosceva fin troppo bene...
Era la stessa smorfia contrariata che il padre esibiva ogni volta, dopo ogni suo fallimento.
“ Delusione, vergogna...ecco cosa sei per lui...ancora una volta... ”
- Padre! - lo supplicò il ragazzo, disperato. - Padre, ti prego! -
Il congegno simile a una scatola si richiuse con uno scatto; a quel punto Shacklebolt inserì la propria bacchetta in un'apposita scanalatura, mormorando qualcosa che il ragazzo nella sua angoscia non riuscì e non si curò nemmeno di udire, ma udì invece chiaramente il suono di ingranaggi forzati a girare, come un orologio che venisse caricato.
“ L'ennesima delusione... ”
- Padre, non puoi lasciarglielo fare! - urlò Draco, e ora la furia si mescolava alla disperazione, e grosse lacrime presero a scorrere sul suo volto contorto dalla rabbia. - Non puoi lasciarglielo fare, NON PUOI! -
Di nuovo impotente, di nuovo incapace di fuggire o di difendersi, di nuovo sottoposto ad un umiliazione forse peggiore della morte, senza poter fare nulla per impedirlo.
- Lo so che puoi fermarli! - gridò, ed ora il suo tono era isterico. - Maledizione, perché te ne stai lì impalato!? Fermali! FERMALI ORA! -
Se avesse potuto muoversi, in quel momento, prima ancora che su Shacklebolt, era su Lucius che si sarebbe scagliato, accecato dalla rabbia e dalla frustrazione.
“ Perché non li ferma!? Lui può! Lui può fermarli! Fermali! ”
Lucius Malfoy distolse lo sguardo, senza mutare espressione, e a quel punto Draco non ebbe più alcun contegno.
- AIUTAMI! - strillò istericamente, agitandosi alla cieca e scalciando inutilmente verso il tavolo. - Aiutami... non puoi non fare niente... no... non puoi... NON PUOI FARMI QUESTO!-
L'Auror di cui non conosceva il nome ora sembrava ridere, ridere di lui, e Draco avrebbe saputo bene come smettere di farlo ridere, se solo avesse potuto muoversi, e gli avrebbe fatto passare per sempre ogni voglia di ridere o di fare qualunque cosa, una volta che avesse finito con lui, bastava solo che suo padre smettesse di ignorarlo in quel modo assurdo e facesse qualcosa, dannazione...
- NON PUOI FARMI QUESTO! -
Silente continuava a fissarlo gravemente, e questo non faceva che aumentare la sua furia, gli sembrava che anche lui lo deridesse in silenzio, lui che non aveva capito niente... Perché Piton non gliel'aveva detto? Se solo avesse saputo, forse non gliel'avrebbe lasciato fare...
- Professore! - esclamò, voltandosi di scatto, lo sguardo ormai implorante e pregno di una pallida, disperata speranza. -PROFESSORE LEI LO SA, LA PREGO! GLI DICA DI FERMARSI, LA PREGO!-
Piton non ricambiò il suo sguardo; come Lucius, la sua espressione rimaneva immutabile.
Ma congelato sul suo volto non era il disappunto, bensì il tormento.
E giusto prima che Shacklebolt tirasse la bacchetta come se fosse una leva, giusto prima che il suono combinato di ingranaggi ed incantesimi accecasse ogni altro suono nella sua mente, gli parve di percepire un rapido, fuggevole pensiero, flebile come fumo nel vento.
“ ... perdonami... ”
Ci fu un orribile e improvviso schiocco sonoro, come di ossa spezzate.
“ Noooooooo! ”
E poi il silenzio.

Draco non seppe mai con certezza se il suono acuto e straziante che ne seguì fosse scaturito dalla sua gola, o se in qualche modo non si trattasse della stessa bacchetta squarciata, se non fosse stata lei a stridere come un'animale ucciso al colmo del suo dolore.
Ma forse si trattava solo del grido silenzioso che lacerò la sua mente.




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