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Margherota
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[Naruto] Esoscheletro, 1/4

*Autore: margherota
*Titolo: Esoscheletro
*Capitolo: I – Il quarto giorno
*Fandom: Naruto
*Personaggi: Shino Aburame, Kiba Inuzuka; ShinoKiba
*Genere: Introspettivo
*Avvertimenti: What if…?, AU, Shonen ai
*Rating: Giallo
*Note: Io non guardo né seguo Glee, ma sono venuta a conoscenza di una certa scena che mi ha ispirato davvero tantissimo. Il tema del bullismo mi è sempre stato caro, e volevo svilupparlo in maniera più amplia del solito. Spero di esserci almeno vagamente riuscita ç_ç
Inoltre, mi ero sempre soffermata sulle sole vittime degli abusi, quasi mai anche sui bulli stessi. Cercherò di analizzare entrambe le parti, ora <3
Detto questo, la ff non sarà più lunga di tre capitoli. E questo perché è nata come OS e si è allungata spropositamente ò_ò
Vi auguro una buona lettura <3



Il primo giorno si avvicinò neppure, guardando da lontano la palestra e le sue luci nella sera, scappando quasi quando l’altro ragazzo uscì dal portone, borbottando rabbioso.
Il secondo giorno restò ad aspettarlo vicino all’ingresso, lasciandosi addirittura scorgere nell’oscurità – al ragazzo gli prese un colpo, nell’intravedere la sua figura, ma nessuna parola volò tra i due.
Il terzo giorno riuscì ad entrare, ma restò in silenzio sugli spalti della palestra a guardarlo mentre compiva il suo lavoro, silenzioso spettatore come sempre era stato, facendo crescere l’ansia e quindi l’irritazione nell’altro.
Il quarto giorno decise che non avrebbe aspettato oltre.


Kiba chiuse con un gesto secco il proprio armadietto, sentendo il rimbombo che si allargava per tutti gli spogliatoi della palestra.
Anche quella sera era toccato a lui pulire tutto. Da cima a fondo, senza dimenticare nulla indietro.
Palle, pavimenti, sgabuzzini vari.
Pose la mano in avanti, lasciando che lo sguardo cadesse a terra e lì rimanesse fermo per qualche istante. Era troppo stanco persino per la rabbia o la frustrazione.
Eppure, sapeva bene che la prova più ardua sarebbe arrivata proprio in quel momento – l’aveva visto seguirlo con più attenzione del solito e per questo aveva ritardato nel lavoro apposta per non dover fare i conti con lui, ma ora si ritrovava lo stesso incastrato. Però, una consapevolezza certa gli scaldava il cuore e gli alleggeriva l’animo: al massimo, gli avrebbe rotto il naso e sarebbe corso via con la certezza di non essere più seguito.
Per questo non si stupì quando sentì chiara e precisa la voce atona di Shino Aburame.
-Brutta cosa le punizioni, vero?-
Si mise ritto, voltandosi nella sua direzione e fronteggiandolo.
Aveva addosso già la propria giacca verdognola, probabilmente nel chiaro ed esplicito desiderio di finire in fretta tutto quello e andarsene. Come sempre, la sua figura ispirava un moto di irritazione incredibile. Sguardo serio – quasi superiore – coperto da due lenti scure, pesanti abiti spessi e quella postura che sembrava avesse mangiato un palo per intero, da tanto era dritto e rigido. Per quello, le prime volte, Kiba non aveva resistito dal prenderlo a pugni in faccia.
Fece la faccia più scocciata che poté.
-Evita di fare del sarcasmo se non vuoi che ti rompa ancora una volta il naso!-
L’altro non mosse un solo muscolo, con lo sguardo sempre puntato sulla sua persona. Incurante del pericolo, come sempre era stato.
-Neppure tu sei tanto stupido da rischiare una punizione peggiore di quella che già ti tocca…-
Già, era vero. Per colpa di quell’episodio aveva sulle proprie spalle ben due settimane di punizione, costretto com’era a pulire la palestra della scuola ogni lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Tutto proprio per colpa di Shino.
Sicuramente, non avrebbe fatto nulla per peggiorare ancora la propria situazione.
Non era tanto il fatto della punizione in sé – a quelle era abituato – quanto per il motivo della sua condizione. Non era solito a sentire l’ingiustizia sulla pelle, non a quel modo.
Bruciava, tantissimo.
Grugnì, poco delicato, mettendosi la giacca sulle spalle.
-Cosa vuoi da me, Aburame? Vuoi godere della mia sconfitta? Vuoi vedermi umiliato? Cosa vuoi fa me, Aburame?-
Gli si avvicinò con qualche semplice passo, puntandogli gli occhi addosso, minaccioso.
Sembrava un cane particolarmente aggressivo – ma forse, come ogni cane che molto abbaia, aveva semplicemente paura.
Shino, infatti, non si scompose.
-Volevo solo chiederti perché…-
Kiba gli rise in faccia. Forte, indelicato, strafottente, come sempre aveva fatto quando l’Aburame gli aveva rivolto inconsciamente la parola.
Mancò poco perché non lo prendesse davvero a pugni.
Con un ghigno in faccia, gli indicò la porta.
-Vattene da qui, Aburame, prima che cambi idea e ti rifaccia i connotati!-
Shino, però, non si mosse dal suo posto, sostenendo il suo sguardo senza difficoltà.
Altre volte era fuggito, altre volte aveva semplicemente rinunciato alla comprensione – come Kiba aveva fatto, per partito preso, da ché si erano incontrati. Quella volta, invece, avrebbe avuto delle risposte concrete.
Il ghigno dell’Inuzuka si spense ben presto, trasformandosi in una strana smorfia indecifrabile. Così Kiba, sempre più irritato sia dal silenzio sia dalla fermezza dell’altro, urlò e si tirò indietro, sbattendo entrambe le mani contro l’armadietto di metallo. Tornò subito da lui, per urlargli in faccia.
-Vattene! Ora!-
L’Aburame scelse di tirare ancora la corda, costringendolo a scegliere definitivamente quale via prendere.
Per fortuna, Kiba non parve così attratto dalla possibilità di renderlo un pezzo di carne sanguinante.
La sua voce, infatti, perse la rabbia iniziale, divenendo più calma e tranquilla – forse per dare l’impressione di un qualche controllo, come se dentro non fosse divorato dal desiderio di annullarsi all’istante.
-Vattene…-
Shino ebbe pietà e gli venne incontro, facilitandogli le cose. O forse, non volle fargli molte vie di fuga, arrivando dritto al punto.
-Perché mi hai baciato, quel giorno?-
Kiba spalancò gli occhi, ammutolendo per la sorpresa. Non che si fosse dimenticato della cosa, pensava solamente che la domanda dell’Aburame fosse un’altra. Per questo non seppe subito cosa rispondere, ma tergiversò privo di parola.
Shino, a quel punto, abbassò gli occhi, seppur per un solo secondo. Si sentiva a disagio, nonostante tutto – e questa nuova consapevolezza diede un poco di forza all’Inuzuka.
-Mi sembrava che fosse chiaro il concetto, anche se non ho avuto il tempo di specificare: non ne avremmo mai più dovuto parlarne!-
Anche l’Aburame si ricordava perfettamente quel pomeriggio.
Come capoclasse, aveva sistemato i turni delle pulizie come gli aggradava, e quel giorno si era attardato di più proprio per scrupoloso zelo. Ritrovarsi inchiodato al muro dal peso considerevole di un bullo non rientrava esattamente nei suoi programmi, men che mai le sue labbra contro la bocca.
Era stato un tocco fugace, rabbioso, scandito dopo urla rancorose e insulti gratuiti, gesti convulsi e minacce esplicite – prese in giro di bimbi dall’infanzia rubata. Shino aveva pensato ad un altro scherzo crudele, un’altra bella idea per umiliarlo e ferirlo. Sapeva tutti, a scuola, come fosse omosessuale, tema che ricorreva spesso negli slogan di ribrezzo che Kiba e la sua piccola banda gli rivolgevano contro. Shino aveva catalogato il tutto come un ulteriore gesto di bullismo estremo. Salvo poi ricredersi, quando un Kiba silenzioso e rosso in viso, serio, si era sporto in avanti per un secondo bacio. Ma ad un moto di rifiuto spontaneo e istintivo da parte sua, Kiba aveva urlato ancora ed era scappato, senza voltarsi indietro.
Così Shino, in quello spogliatoio freddo, aveva deciso che non l’avrebbe fatto scappare ancora.
Lo affrontò nuovamente, cambiando improvvisamente le carte in tavola.
-Allora spiegami come mai quella volta hai preso le mie difese…-
Kiba abbassò ancora lo sguardo, sentendo l’animo bruciare dall’umiliazione. Shino l’aveva sempre rimproverato di essere troppo istintivo, troppo animalesco – ed era stato per un moto puramente istintivo che aveva dato quel pugno ad Abumi, quando aveva insultato l’Aburame nel corridoio, sotto lo sguardo scandalizzato del vice preside.
Borbottò, incerto, cercando di dare una spiegazione plausibile alla cosa.
-Zaku ci stava andando troppo pesante…-
Ma subito, Shino gli sbattè in faccia la realtà così come stava, crudele a sua volta e fin troppo vendicativo.
-Molte altre volte tu hai fatto ben peggio!-
Kiba si ritrovò di nuovo ad urlare, agitando le braccia in aria in una posa che, probabilmente, voleva essere minacciosa.
-Esattamente, cosa vuoi da me, Aburame?-
Shino abbassò la voce di rimando, squadrandolo malevolo. Non sarebbe retrocesso di un solo passo.
-Voglio che tu risponda!-
Ancora, un urlo.
-A cosa?-
Ancora, un sussurro.
-Perché mi hai baciato?-
Brusco, Kiba lo prese per il colletto della giacca, facendo irrigidire tutti i muscoli del suo corpo: Shino si stava preparando ad un pugno, forte, diretto in viso – ne aveva ricevuti tanti, da Kiba. Ma l’Inuzuka restò immobile, a guardarlo così da vicino, e i suoi occhi si fermarono sul profilo del viso e sui suoi lineamenti. Shino non disse nulla, in attesa di nuove. Trattenne solo il fiato, inconsciamente, facendo trasparire una certa ansia.
Poi, arrivò la risposta.
-Non lo so…-
Shino sgranò gli occhi, incredulo e sorpreso. Kiba, allora, si ripeté, quasi stesse parlando a sé stesso.
-Non lo so davvero…-
Non lo lasciò, obbligandolo in quella posizione scomoda, trattenendolo inconsciamente vicino a sé.
Gli era costata molta fatica, molta forza, molto tutto, quello. Così come quel bacio che lo aveva spinto contro di lui, così come ammettere di provare semplicemente attrazione per le sue labbra.
Era stato l’anno prima, quella volta che lui e i suoi compari l’avevano preso dopo scuola e l’avevano portato alla serra, per farlo rotolare nel fango. Era stato l‘anno prima, quella volta che aveva deciso che i suoi vestiti erano troppo eleganti per lui e li aveva ricoperti della stessa glassa che sua madre utilizzava nella sua pasticceria. Era stato non più di due mesi prima, quando l’aveva spinto con prepotenza contro il muro, facendo volare a terra tutti gli oggetti che aveva in mano, ghignando e sorridendo crudele al disordine creato. Era stato due anni prima, esattamente la prima volta che si erano visti e i loro sguardi si erano incrociati – primo giorno di scuola, primo anno di liceo.
Kiba aveva guardato Shino negli occhi, scoprendo di poterci annegare dentro con una facilità che aveva dell’incredibile.
E provava rabbia per questo, provava vergogna, provava un senso di infinita estraneità. Lui non era diverso, questo l’Aburame doveva ben capirlo, tutti dovevano capirlo, chiaramente e in via definitiva – anche lui, sé stesso, anche Kiba Inuzuka doveva capirlo.
Shino lo ridestò dai suoi pensieri, muovendosi appena tra le sue mani. Non riusciva a respirare bene, messo così, e sinceramente di botte ne aveva prese già a sufficienza senza aggiungere anche un tentativo di strangolamento.
Kiba lo lasciò andare in un sol colpo, risvegliandosi da quello strano stato di incoscienza.
Tornò a guardarlo più torvo di prima. La sua voce era quasi rabbiosa, ricordava un basso ringhio ferino. In un intento intimidatorio atto a salvare la faccia e l’amor proprio, Kiba decise ancora una volta la via più semplice.
-Ti consiglio di andare via, Aburame. Sto davvero perdendo la pazienza!-
Shino lo guardò in silenzio per qualche secondo, senza dire nulla – ma pensando velocemente, a molto.
Alla fine, si sistemò meglio lo zaino sulle spalle e il cappuccio della giacca sulla testa, voltando le spalle all’altro ragazzo. Lasciandolo quindi solo, nell’aria fredda di quella stanza buia.
Tags: autore: margherota, fanfiction, naruto
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