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[RPF Adam Lambert] Screwin' With My Mind.

Titolo: Screwin' With My Mind
Autore: itsjjoy 
Fandom: RPF cantanti
Pairing: Adam Lambert/Tommy Joe Ratliff (per informazioni vi ripropongo i link che aveva già fornito [info]n_atreides in una sua fic: Adam - Tommy - Adam&Tommy
Rating: NC17 (ma non vi aspettate chissà cosa)
Genere: Romantico, Erotico
Avvertimenti: Slash
Riassunto: "Con Adam non era mai stato semplice. Era stato anche normale e naturale, e poi strano, divertente, eccitante, sorprendente, assurdo, e migliaia di altri aggettivi che si potrebbe passare una vita ed elencarli, ma semplice non lo era stato mai. Nell’ultimo periodo specialmente."
Disclaimer: Questa storia è frutto della mia fantasia (e me ne vanto). Niente di quello che viene descritto è mai accaduto, né sta accadendo, né mai accadrà, dato che non conosco i protagonisti, non ho una videocamera posta nella loro camera da letto stile "Grande Fratello", né sono una veggente, e se fosse vera una sola di queste cose, sicuramente non sarei qui adesso! Non ci guadagno nulla a scrivere questo, tranne una grande soddisfazione e dei commenti (spero). Naturalmente Adam e Tommy sono persone reali, pertanto non mi appartengono e questa storia non li rappresenta in nessun modo. Tutto ciò che mi appartiene è l'idea della trama e l'ordine delle parole.
Nota: Ogni eventuale errore nella fanfiction mi appartiene completamente.
Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutata, in particolare Denni (se non fosse per lei non avrei mai postato e non avrei neppure un titolo!), poi a Laura e ad Alessia. A quest'ultima dedico la storia. :)
Nota2: Mi sono impegnata anche a scrivere il disclaimer. Ditelo che sono brava!




~ Screwin’ With My Mind.


Come aveva potuto lasciarsi trascinare in tutto quello? Come aveva potuto promettere che non sarebbe cambiato niente? Come era finito a quel punto in cui o faceva un passo avanti o scompariva per sempre?
Come aveva potuto essere così stupido?

Forse era meglio ricordare e riflettere. Di nuovo.
Ed eccole lì, infatti, pronte ad assalirlo, le immagini della sera prima. Gli balenavano davanti agli occhi come scene di un film trasmesso sulle sue palpebre chiuse.

Adam che faceva scivolare la lingua umida lungo la sua nuca e poi lungo la sua spina dorsale. Lui che rabbrividiva e fremeva, senza dire una parola. Adam che sussurrava il suo nome.
“Sei sexy.”
Tommy che se ne stava premuto contro il materasso, la faccia affondata nel cuscino, totalmente in balia di quelle mani.

‘Non pensarci, Tommy, apri gli occhi, non pensarci.’

La sue dita dentro di lui, che lo preparavano, lentamente, delicatamente. L’altra mano tra i suoi capelli, ad accarezzarglieli piano. Le sue parole dolci sussurrate all’orecchio.
“Sei perfetto.”
E poi sentire le sue dita sfilarsi da dentro di lui, senza preavviso. Un gemito, leggero.
Il rumore di un preservativo che veniva aperto ad un nulla dal suo orecchio. Negli occhi il buio delle palpebre serrate contro il cuscino.
“Hai quegli occhi, Tommy Joe, che quando mi guardi scompare tutto il resto.”


Non è che avesse proprio pianto. Qualche lacrima gli era scappata, però.
Era stata una cosa così dolce, quella che Adam gli aveva detto, e lui aveva reagito come un coglione. Avrebbe dovuto dirgli: “Smettila di dire cazzate e scopami”. Forse Adam l’avrebbe apprezzato di più del suo viso testardamente nascosto nel cuscino e di un mormorio incomprensibile.
O forse no.

“Voltati.”
Le mani forti e calde di Adam che lo invitavano delicatamente a girarsi.


‘Era difficile.’
Con Adam lo era, sì. Le ragazze che si scopava, Tommy le guardava in faccia tutto il tempo, anche se sapeva che poi le avrebbe gettate via come carta straccia.
Ma quelle ragazze lo volevano, e lui lo voleva, e facevano sesso, ed era qualcosa di assolutamente normale, e naturale, e semplice. Con Adam non era mai stato semplice. Era stato anche normale e naturale, e poi strano, divertente, eccitante, sorprendente, assurdo, e migliaia di altri aggettivi che si potrebbe passare una vita ed elencarli, ma semplice non lo era stato mai. Nell’ultimo periodo specialmente.

II dolore che dopo due minuti neanche ricordava di aver provato.
E poi il piacere.
Quello che neanche in punto di morte dimenticherà di aver conosciuto.


‘Adam ci sa fare.’

E poi, il sapore di quelle labbra. Quella sua saliva bagnata dappertutto, l’odore di sudore, e i sospiri affannati, e i gemiti eccitati. Quei baci e quei sorrisi maliziosi.
I loro visi così vicini, gli occhi gli uni in quelli degli altri, poi chiusi, e poi di nuovo a scrutarsi, come ad assicurarsi che l’altro fosse ancora lì – non fisicamente, ma col cuore, col cervello, e con ogni singola fibra del corpo, perché quel momento era solo loro e dovevano esserci completamente.

Guardare come Adam chiudeva gli occhi ed arrivava all’apice del piacere, poco dopo di lui. Pensare a quanto diamine fosse bello e avere voglia di dirglielo.
“Adam, sei bellissimo.”
Chiudere gli occhi e far finta di non averlo mai pensato.
Sentirlo sfilarsi delicatamente da dentro di sé e avere voglia di chiedergli se avrebbero potuto farlo un’altra volta.
Ridere di sé non aveva mai fatto così male.


La verità era che tra lui ed Adam era sempre andato tutto bene, ancora in quel momento andava tutto bene, non c’era nessun problema. L’unico problema era lui: non manteneva le promesse. E mentiva su troppe cose.

La verità era che avrebbe fatto di tutto pur di tenerlo per sempre con sé.
Anche mentire. Anche fare false promesse che mai avrebbe mantenuto. Anche giurare che era etero. Anche assicurare che non si sarebbe mai innamorato di lui.

La verità era che lui, invece, aveva visto quell’uomo e se n’era innamorato. Inconsciamente, forse, non nel modo in cui ne era innamorato in quel momento, ma in qualche modo l’aveva amato prima ancora di conoscerlo.
Forse anche prima ancora di vederlo.

La verità era che da quando Tommy l’aveva conosciuto, Adam non aveva fatto altro che distruggergli tutto. Tutto quello che sapeva, ogni singola certezza, ogni singolo pensiero, ogni singolo muro di protezione, ogni traccia di vergogna. Lo aveva privato perfino dei suoi dubbi.
Gli aveva costruito tutto da capo, dalla prima certezza fino all’ultimo dubbio. E lui, volente o nolente, aveva dovuto conviverci. Si era ritrovato disorientato, cambiato, forse cresciuto, ma soprattutto, si era ritrovato chiaramente innamorato.
E non aveva potuto farci nulla.

Dopo il sesso, erano stati un po’ vicini, al caldo, sotto le lenzuola. Avevano chiacchierato, scherzato, addirittura riso, come se stessero al bar a bere un drink e non in un letto dopo aver scopato.
Adam aveva guardato l’orologio e aveva detto che doveva andare, si era alzato e si era preparato.
Tommy non aveva detto una parola, anche se avrebbe voluto dirne migliaia.
Poi ad un certo punto, chissà come, aveva trovato il coraggio.
“Dove vai adesso?”
Se ne stava seduto sul letto, le lenzuola tirate fino in vita, le ginocchia contro il petto, la testa appoggiata su di esse e le braccia attorno alle gambe, e guardava Adam infilarsi gli stivali, seduto sul bordo del materasso.
“In albergo, no?”
Tommy che sospirava, piano, quasi impercettibilmente, nascondendo il viso sulle ginocchia e tra le braccia, lasciando scoperti solo gli occhi. Adam che lo guardava e restava fermo, così, come incantato, un leggero sorriso sulle labbra.
“Non puoi restare qui, stasera? Magari guardiamo un film...”
“Magari un’altra volta.”
Annuire e sorridere quando non si è d’accordo e non si ha affatto nulla per cui sorridere è un po’ da disperati.
Ma lui era disperato.
E non solo un po’.


***

Le spalle poggiate alla porta chiusa di un camerino, Tommy si mordeva delicatamente il labbro, chiudeva stancamente gli occhi, gli sarebbe piaciuto smettere di pensare. Voleva un po’ di tregua.

Aspettava che Adam uscisse dal camerino.
Non voleva che il tour finisse. Non voleva che la loro complicità andasse a puttane. Non voleva che ora che aveva tutti i giocattolini di Los Angeles pronti a dargli quello che voleva, Adam si dimenticasse di lui. Non voleva essere sostituito.
Non voleva chiedergli amore, sapeva che era chiedere troppo, gli bastava conservare con lui quel rapporto esclusivo che avevano avuto durante quei mesi di tour insieme.

Quando sentì Adam uscire dal camerino e chiudersi la porta dietro, aprì gli occhi e si fiondò subito dietro di lui.
Lo bloccò prima che uscisse dall'edificio. Era una cosa simbolica ma terribilmente reale, nel momento in cui Adam sarebbe uscito da quel locale, il tour per lui sarebbe finito. E non era tanto male, per Adam almeno, lui aveva già da un po' la testa nei suoi nuovi progetti. Ma Tommy no, Tommy si stava aggrappando disperatamente ad ogni frazione di secondo rimasta e voleva trattenere Adam in quella realtà solo per un altro po’.

Chiuse le dita attorno a uno dei polsi di Adam e quello si voltò. Solo i loro respiri riempivano il vuoto del corridoio.
Tommy lo fronteggiò, un po' insicuro, lasciandogli la mano e guardandolo negli occhi.
Le parole per spiegarsi non arrivarono.
Avrebbe avuto tante cose da dire, centinaia, migliaia forse, ma non era mai stato bravo con le parole, doveva ammetterlo.
Tutto ciò che riuscì a formulare fu una richiesta, breve e decisa:
«Baciami.»

Non ci fu risposta, solo un debole mugolio confuso proveniente dalla gola di Adam. Tommy si chiese (e non era la prima volta) come diamine facessero ad essere musicali persino i suoi mugolii.
Volle aspettare.
Se ne stette lì di fronte a lui, immobile. Le labbra socchiuse, esitanti, che aspettavano un bacio che non arrivava. Le mani strette nervosamente a pugno, il respiro irregolare.
«Baciami, Adam.»

La sua voce tremava. Come quella di un bambino che ha paura.
Ma se forse Tommy non era un bambino, la cosa sicura è che aveva davvero paura. Aveva paura che tutto sparisse davvero. Aveva paura di non avere niente di speciale, neanche per l'unica persona che in quel momento contava qualcosa per lui. Aveva paura di avere appena fatto la cazzata più grande della sua vita.
«Baciami, ti prego, baciami.»

Stavolta la sua voce si incrinò e la sua più che una decisa richiesta parve una flebile supplica.
Perché Adam non lo faceva? Perché non lo baciava? Cosa stava aspettando? Lo aveva fatto tante volte senza che gli venisse chiesto, era colpa sua se ora lui lo stava supplicando e allora, perché non posava quelle dannate labbra sulle sue?
Probabilmente aveva sbagliato. Era arrivato tardi. Il tour era già finito per Adam. Ed assieme a lui anche le sue possibilità di dire la verità.
Pensò che probabilmente avrebbe pianto.

Adam abbassò appena il viso.
Tommy non ebbe il coraggio di farglielo alzare con le mani. Magari ci fosse riuscito.
Forse era per questo che non piaceva più di tanto, ad Adam.
Non era così audace.
Sentì gli occhi inumidirsi.
‘Ti prego.’

Ma quando lo vide aprire la bocca e rialzare lo sguardo per parlare, per dire qualcosa, semplicemente lo sorpassò è andò via, sul viso un'espressione illeggibile.
Non voleva sentirsi dire cazzate sull'amicizia, e su quanto Adam gli volesse bene.
Voleva solo un fottutissimo bacio.

***

Fu una sorpresa ritrovarselo fuori la porta casa, due giorni dopo.
Aprì la porta e si trovò davanti quegli occhi blu ed quel suo sorriso gentile. Avrebbe voluto prenderlo a pugni in faccia.
Pensò ad una scusa per mandarlo via, ma alla fine ci rinunciò. Fece un sospiro rassegnato e si spostò, facendogli cenno di entrare.

Adam fece alcuni passi dentro, superandolo e guardandosi intorno.
Non pareva esserci nessuno.
Si voltò verso l’altro che stava chiudendo la porta con estrema lentezza, poi lo vide dirigersi in salone e lo seguì.
Nessuno dei due si sedette.

Tommy non sembrava intenzionato a dire nulla. Perché avrebbe dovuto? Lui era venuto, a lui toccava spiegare perché.
Un silenzio teso cominciava a riempire la stanza.
Si guardarono negli occhi. Si fronteggiarono per i secondi necessari ad Adam per posargli le braccia sulle spalle, fare sparire la distanza tra loro in qualche passo e premere le labbra sulle sue.

La prima reazione di Tommy fu quella di allontanarlo. Spalancò gli occhi e posò le mani sul suo petto, per spingerlo via.
‘Troppo facile così, babyboy! Non tutto si risolve con un bacio!’
Ma si fermò ancor prima di farlo. Il fatto era che forse non voleva allontanarlo davvero. O forse era per via del suo sapore, del suo odore e del suo maledetto tocco, che riuscivano ogni volta a mandarlo fuori di testa.
Qualunque fosse il motivo, dopo quei secondi di incertezza, Tommy si rilassò nella stretta di Adam. Poi chiuse gli occhi e rispose al bacio, schiudendo piano le labbra e accogliendo la lingua di Adam tra di esse, incontro alla propria.
Si presero tutto il tempo che potevano, prolungando quel bacio fino a restare entrambi senza fiato.

Tommy si scoprì rilassato, stava bene come solo la vicinanza Adam sapeva farlo star bene.
Si sentiva tranquillo.
Alzò lo sguardo verso l’altro. Gli sorrise timidamente, incurvando appena le labbra, con l’aria di una persona dannatamente felice.
Adam poteva giurare che qualcuno gli avesse appena annodato l’intestino, tanto forte era stato il dolore allo stomaco dopo quel sorriso. Aveva così tanto potere su Tommy, e la cosa lo spaventava.
Ricambiò il sorriso, stranamente incerto.

«Grazie.» mormorò Tommy. La sua voce era sottile, timida, stentata, quasi come se non volesse davvero parlare.

Fu a quel punto che qualcosa divenne strano.
Adam sorrise a stento. Poi lo guardò.
Puntò quei suoi occhi magnifici dritto in quelli del biondo. E neanche il cielo in una bella giornata d’estate sarebbe mai stato bello come quegli occhi; neanche il mare più bello del mondo avrebbe mai potuto confrontarsi con quella bellezza. Tommy ne era sicuro.
Quegli occhi univano la bellezza di entrambi, mare e cielo, tutto insieme. Era impossibile non perdercisi dentro. Non era qualcosa che si vedeva tutti i giorni.

Rabbrividì.
Era per via di quello sguardo. Non aveva capito cosa volesse dire, ma gli era entrato dentro. Fino in fondo. E forse non aveva capito perché non c’era nulla da capire. Era Adam che stava capendo lui, in quel momento.
Lo vide avvicinarsi ancora di più, finché i loro nasi non si toccarono e le loro labbra non furono ancora tremendamente vicine.
Schiuse più volte le labbra, accennando appena dei movimenti.
Pareva cercare le parole giuste.

«Non devi ringraziarmi, devi scusarmi.»
Silenzio.
Una pausa di pochi secondi che a Tommy parve un’ora.
«Io non sono stupido. Me ne sono accorto, sai?»
Tommy boccheggiò. Strinse la sua maglia tra le mani, si mordicchiò il labbro inferiore e continuò a guardarlo. Non disse una parola.

«Solo un cretino non si sarebbe accorto che tu pendi dalle mie labbra.»
Adam lo disse sussurrando, abbassando lo sguardo.
Come se gli dispiacesse.
Tommy chiuse gli occhi, si fece coraggio.
«Guarda che non è per nulla vero! Il successo ti ha dato alla testa, tesoro!»
Sembrò perfino convincente, con quella risata sarcastica e quel sopracciglio inarcato e quella spinta leggera con cui aveva allontanato appena Adam.
Ma Adam lo guardava serio.
«Tommy. Me ne accorgo quando menti. Perché non ti siedi e mi stai a sentire?»

Tommy lo guardò, e si arrabbiò sul serio, non perché ci fosse un particolare motivo per arrabbiarsi. Forse era una sensazione di impotenza, era una situazione difficile e non avrebbe mai voluto neppure finirci dentro, figurarsi trovare il modo di uscirne.
Comunque, si arrabbiò.
E non si sedette.

«Perché voglio stare in piedi. E voglio che sia tu ad ascoltarmi. Perché non sai un cazzo.»
Adam lo guardò, annuì piano, e si sedette. Sembrava quasi mortificato.
Tommy sorrise appena, ma senza allegria.
«Okay. La vuoi sapere la verità? Io non pendo dalle tue labbra. Quelle sono le tue fan. Io lo so che spesso e volentieri sei uno stronzo, un coglione, che dici cazzate, che fai cazzate, che hai vizi, difetti e paranoie. Io ti conosco. Io non sono uno stupido illuso che fa tutto quello che dici, Adam, okay?»
Adam non mosse un muscolo. Continuò a guardarlo.

Tommy riprese fiato.
«Il problema, sai qual’è?»
Lo guardò, sospirò, e alla fine si sedette accanto a lui, con aria rassegnata.
Adam aspettava, in silenzio.
Dopo una trentina di secondi Tommy rialzò lo sguardo e puntò gli occhi nei suoi, improvvisamente calmo, arrossendo appena.
«Che io mi sono innamorato di te.»

Adam sorrise e scosse piano la testa.
«Sei uno stupido.»
Tommy annuì. Lo sapeva, okay? Era un coglione.
Ma non era colpa sua.
Era colpa di quegli occhi, quelle labbra, quella pelle, quelle mani, quella lingua, quell’odore. Non sua.
Adam prese fiato, fece per dire qualcosa, poi ci rinunciò. Disse un’altra cosa, invece.
«Lo sai che io sono un frana nelle relazioni.»
Tommy lo guardò un po’ confuso, poi abbozzò un sorriso.
«Lo sai che non mi interessa.»
Adam lo guardò, ancora una volta esitante.
«Non saresti felice con me. Io voglio che tu sia felice.»
«Io voglio te.»

Tommy aveva uno sguardo deciso come Adam non gliel’aveva visto mai. Provò a replicare, ma il biondo lo interruppe.
«Non me ne frega un cazzo di tutto questo Adam. Io te l’ho detto, sono innamorato di te. Voglio te.» deglutì. «Ti amo.»
Avvampò, questa volta, ma non si fermò, non poteva, doveva dire tutto. Ora o mai più.
«E sai? È strano, stupido, e difficile, perché io di te mi sono innamorato il giorno che ti ho visto, te lo posso giurare. Ed ora mi sento come se tutto stesse per finire e io non voglio che finisca. Tu mi rendi felice standomi accanto e facendo cazzate, mi rendi felice sorridendo e scherzando, mi rendi felice anche quando mi fai soffrire, alla fine. Perché per essere felice mi basta la tua presenza. Quindi, per favore, non te ne andare mai.»

Ripensandoci, Tommy si sarebbe chiesto da dove gli fossero uscite tutte quelle parole. Adam, invece, si sarebbe chiesto come avesse fatto a non commuoversi come un cretino. Ma nessuno dei due pensò nulla del genere.
Fu Tommy a lasciarsi sfuggire una lacrima, ma fece finta di nulla.
Adam lo ascoltò, poi lo guardò. Gli asciugò la lacrima.
«Allora ci vogliamo provare?»
Tommy lo guardò senza capire. «Cosa?»
«A stare insieme. Ci vogliamo provare?»

Tommy spalancò appena le labbra, sorpreso, e poi disse la prima cosa che gli venne in mente, la cosa più sincera che potesse dirgli.
«Oh, Adam, vaffanculo!»
E poi scoppiò a ridere.
E per la prima volta, tra loro, tutto fu magnificamente e stupidamente semplice.
Tags: autore: itsjjoy, fanfiction, rpf: musica
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