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Margherota
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[Naruto] Esoscheletro, 2/4

*Autore: margherota
*Titolo: Esoscheletro
*Capitolo: II – La terza volta
*Fandom: Naruto
*Personaggi principali/Pair: Shino Aburame, Kiba Inuzuka; ShinoKiba
*Personaggi secondari: Kurenai Yuhi
*Genere: Introspettivo
*Avvertimenti: What if…?, AU, One Shot, Shonen ai
*Rating: Giallo
*Note: Dopo il primo scontro, prende posto un altro personaggio che, per me, ha sempre avuto molta rilevanza nel duo anche nel manga originale. Kurenai sensei.

La prima volta aveva strabuzzato gli occhi, assolutamente incredula, convincendosi quasi all’istante di aver visto un miraggio o qualche brutto scherzo dei propri sensi causa troppa stanchezza accumulata.
La seconda volta era rimasta a bocca aperta, senza riuscire neanche a balbettare dalla troppa sorpresa, fissando la scena davanti a lei senza riuscire a muovere un solo muscolo, inebetita persino per pensare a qualcosa di vagamente coerente.
La terza volta la situazione era decisamente troppo degenerata persino per il suo ferreo autocontrollo, e la donna aveva deciso in quel preciso momento che sarebbe dovuta intervenire subito in modo radicale ed efficace.

La porta della sala insegnanti era appena socchiusa, lasciando intravedere in uno stretto spiraglio l’ingresso in penombra e lasciando libero il passaggio ad una leggera brezza.
Shino non era nuovo a quel tipo di cose: era nel suo ruolo incontrare i professori così di frequente, presentando loro le problematiche della classe, le richieste degli alunni e ogni più piccolo screzio che si era in qualche modo instaurato tra i vari componenti del gruppo.
Eppure, quella volta l’Aburame sapeva che non sarebbe stato facile affrontare la propria insegnante. La donna gli aveva dato appuntamento dopo le lezioni, con la solita gentilezza e la solita educazione con le quali sempre si rivolgeva ai propri studenti. La signorina Yuhi era quanto di più amabile potesse esserci nella scuola, seppur nel suo rigore severo sapeva incantare con le maniere eleganti e i modi aggraziati. Quella volta, però, il ragazzo aveva sentito una certa nota di pesantezza nelle sue parole, così da cominciare a ipotizzare le peggiori cose.
Ma ormai, era lì – ed era suo specifico compito andare avanti.
Bussò alla porta prima di aprirla con un gesto posato, facendo un sol passo in avanti e sporgendo il proprio viso verso la stanza.
-È permesso?-
La maestra Yuhi, appena lo vide, appoggiò sulla propria scrivania la penna che stava usando, accogliendolo con un sorriso.
-Aburame, vieni pure avanti!-
Il ragazzo eseguì l’ordine in silenzio, chiudendo la porta alle proprie spalle. Poté notare, a quel punto, che nella stanza erano presenti solo loro due.
Si fece avanti, raggiungendo la donna e lì fermandosi, in silenzio, attendendo le sue domande.
Si vedeva in viso quanto fosse stanco e provato – dettaglio che a Kurenai, nei giorni precedenti, non era davvero sfuggito.
Lei continuava a sorridere, incoraggiante.
-Ti chiedo scusa se sfrutto uno dei tuoi pomeriggi liberi, Aburame, ma ho bisogno assolutamente di parlarti…-
Il ragazzo la guardò serio, atono in volto, poi articolò lento il suo discorso.
-Il consiglio studentesco è fra qualche giorno, professoressa. Il mio rapporto lo farò quel giorno…-
Si zittì, notando come lo sguardo della donna seduta davanti a lui fosse, in qualche modo, cambiato. Sembrava quasi dispiaciuto, affranto a suo modo. Shino si chiese perché, senza sospettare minimamente di nulla.
Kurenai abbassò lo sguardo, volgendosi verso la scrivania e cominciando a muovere le mani – ordinando i vari fogli sparsi, mettendoli in varie cartelle, insomma, qualcosa che desse anche l’opportunità di distrarsi.
-Dimmi, c’è stata qualche turbolenza tra i tuoi compagni di classe? Essendo io la responsabile di sezione, è bene che sappia anche prima dei miei colleghi certe cose, per riuscire ad affrontarle meglio poi durante il consiglio…-
Kurenai sapeva come si comportava Kiba Inuzuka nei confronti dell’Aburame, seguiva il caso in effetti da due anni. Era stata lei, l’ultima volta, a suggerire alla preside la punizione adatta per quella nuova, pensando forse che un po’ di lavoro manuale lo avrebbe sfiaccato abbastanza da farlo stare calmo per qualche tempo. Vana speranza, in realtà. Avrebbe dovuto prevederlo, dato il carattere del ragazzo: lui era uno di quelli che richiamavano addosso i guai e le sventure, come il miele le api. Avrebbe dovuto prevederlo, dato che conosceva benissimo Abumi, l’atro ragazzetto coinvolto: era marcio dentro, di quelli che, purtroppo, non sono più neanche recuperabili, pur data la giovanissima età.
Alla fine, quello pestato si era ritrovato a essere proprio l’Inuzuka.
Shino ci impiegò qualche secondo a rispondere, per cercare di capire da sé cosa la donna volesse da lui. Lo sapeva fin troppo bene cosa fosse successo – tutta la scuola lo sapeva –, non doveva certo raccontarglielo lui.
Così, si sistemò semplicemente gli occhiali sul naso.
-Niente di nuovo, professoressa…-
Kurenai tornò a guardarlo in viso, seria.
-E cosa mi dici di te e l’Inuzuka? Ti dà ancora fastidio?-
Non che fosse tonta o distratta, non che fosse così stupida da non capire o da non sapere. Semplicemente, sapeva che far confessare una persona era molto meglio che sbattergli in faccia la realtà nuda e cruda, dando così la possibilità di crearsi una via di fuga o di chiudersi in un silenzio tombale – Shino così aveva sempre fatto.
Lo vide irrigidirsi ma non retrocedere: l’orgoglio smisurato lo rendeva immobile nella sua posizione, così come il senso del dovere.
Anche Shino sapeva come comportarsi di fronte agli adulti, era una delle caratteristiche che gli avevano parato il sedere per ben più di una sola occasione. Aveva imparato che bastava accontentarli.
-Niente di nuovo, professoressa… Le solite urla da bambino troppo cresciuto…-
Salvo poi sbagliare valutazione, totalmente.
Kurenai non mutò espressione del viso, continuando a guardarlo in silenzio.
Sicuramente, il ragazzo non era abituato a quel genere di situazione, sentendosi messo alle strette da quelle poche persone che non restavano schiacciate dalla gravità delle sentenze che pronunciava.
La sua autorevolezza, di fronte a loro, crollava, semplicemente perché pareva che loro non la sentissero minimamente.
Allora anche Shino cadeva, in qualche modo sconfitto.
Sospirò piano, facendo vibrare lo sguardo. La sua voce uscì stanca dalla gola, qualcosa che voleva essere la toppa di una sofferenza più grande – ma ferma e chiara, perché l’Aburame riusciva a curare la forma anche in casi simili.
-Mi sembra ormai inutile tentarci, professoressa…-
L’Aburame non sapeva che Kurenai aveva assistito al loro scontro nel corridoio, quella volta. L’Aburame non sapeva che Kurenai aveva finalmente dato un nome concreto alla rabbia che animava Kiba, pur sapendo bene le sue difficoltà familiari e i problemi che aveva con madre e sorella. L’Aburame non sapeva che Kurenai aveva compreso ogni cosa, facendo crollare a terra, in tanti piccoli e miseri pezzi, l’esoscheletro duro entro il quale Shino e Kiba, caparbiamente, si rifugiavano nel tentativo di non vedere le cicatrici sui loro corpi.
La donna gli sorrise, indicandogli una sedia libera poco lontana dalla sua scrivania – lui si sedette a quel dolce comando, senza obiettare nulla e senza pensare a nulla.
-Perché non provi a parlargli? Magari riuscite a chiarirvi tra di voi…-
Il ragazzo sospirò piano, muovendo appena le dita nel proprio pugno. Rassegnato, le rispose.
-Ho già provato, professoressa…-
Nello sguardo di lei parve accendersi una piccola scintilla, anche se il tono di Shino non prometteva davvero nulla di buono.
Ma gli esseri umani sono facili alle speranze, dacché queste riempiono il cuore e alleggeriscono l’animo. Così, stupidamente, Kurenai sperò per qualche secondo, pur ripetendosi quanto fosse inutile – per evitare delusioni troppo cocenti.
-E com’è andata? Lui come ha reagito?-
Shino valutò, amaro, cosa era successo dopo il loro incontro nella palestra.
Erano passati se non pochi giorni da quando lui era andato a cercarlo, e in effetti fino ad allora non era capitato davvero nulla di eclatante.
Abumi l’aveva insultato come suo solito, così come avevano fatto i ragazzetti con cui si circondava normalmente. Tutto nella norma.
In realtà, Kiba gli era stato alla larga, preferendo evitarlo per il momento.
In realtà non era accaduto proprio nulla di grave.
-Date le conseguenze che ci sono state, direi bene…-
Non era la risposta che Kurenai si aspettava. Non era il tono, non era la voce. Non era nulla.
La donna guardò nel vuoto, ragionando in fretta, poi gli si rivolse ancora, gentile.
-Shino, lo sai che Kiba ha bisogno del tuo aiuto?-
Lui strabuzzò gli occhi, guardandola male. Pareva ferito nello sguardo e il suo tono divenne freddo, rigido quanto il suo corpo.
No, non era propriamente d’accordo con la donna.
-Mi ha maltrattato per due anni…-
Ma la donna fece eco alla sua sensibilità di essere umano, ricordandogli in qualche modo i suoi doveri di capoclasse nei confronti di ogni studente e nei confronti dei propri compagni.
Lo richiamò, in sostanza, all’ordine, cercando di pizzicare in lui le corde più esposte.
-E ti ha fatto delle cose davvero orribili, Shino. Lo so perfettamente. Mi ricordo ogni singola cosa che hai dovuto subire, per la sua rabbia. Ma, vedi, Kiba deve trovare sé stesso. Compie tutte quelle brutte azioni perché non riesce a capire cosa prova e cosa è. E io sono convita che tu possa aiutarlo in questo…-
Shino non disse nulla per diversi minuti, valutando ogni aspetto della faccenda. Non era da lui imbarcarsi in imprese senza speranza, con la netta consapevolezza di andare incontro a un fallimento totale.
Ma c’era una cosa che ancora non gli andava giù, riguardante tutto quello.
Non che avesse provato qualcosa di diverso dalla semplice sorpresa quando Kiba l’aveva baciato – sarebbe stato stupido e anche scioccamente troppo melenso e irreale persino per il più romantico dei cretini – ma forse la prospettiva di un riscatto del genere era allettante. Era umano ed egoisticamente crudele anche lui.
Ma sicuramente, non se la sentiva di dare una risposta definitiva, non così vicino a tutti quei fatti.
Si alzò dalla sedia con uno scatto, salutando la donna con voce seria e posata. Da perfetto capoclasse.
-Ora è bene che io vada, professoressa…-
Lei restò sorpresa, ma comprese bene di non poter far più di così. Sperando che i rimpianti non potessero avere conseguenze eccessive, congedò il ragazzo
-Sì, Shino. È bene che tu vada…-
Un cenno della testa, e Shino si allontanò.
-Buona serata!-
-Buona serata!-
La porta della stanza si richiuse subito dopo.

Tags: autore: margherota, fanfiction, naruto
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