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[Glee] Con il piccolo aiuto di un’uniforme

Titolo: Con il piccolo aiuto di un’uniforme
Autore: kurenai88 
Fandom:
Glee
Personaggi: Kurt Hummel, Dave Karofsky
Genere: Introspettivo, Erotico, Romantico
Rating: Rosso
Parte: 1/1
Avvertimenti: OneShot, Slash, Lemon, What if? (E se...), Crossdressing
Conteggio Parole: 4022 (FiumiDiParole)
Note: 1. Perché del buon vecchio p0rn ci vuole sempre! >ç< questa inoltre è la prima lemon sulla mia OTP, Kurtofsky u.ù speriamo bene u.ù
2. Tutta per Francis<3 Tutta tutta per te >ç<
3. Tratta da una fanart che ho trovato su DeviantART. Si tratta di una What if? ma diciamocelo: è una pwp non serve tanta trama XD
4. Decisamente non betata!
Disclaimer: I personaggi non sono miei e oltre il piacere della scrittura non ci guadagno niente ecc ecc

 

{ Con il piccolo aiuto di un’uniforme ~



Aveva scelto con molta attenzione quell'orario perché sapeva benissimo che in quel momento gli spogliatoi erano deserti. Gli allenamenti dei vari club erano finiti da ormai un pezzo e Kurt Hummel - unico gay dichiarato del McKinley, visto che gli altri tendevano a volersi nascondere dietro giacche rosse della squadra di football - poteva dirsi davvero fortunato mentre si ammirava allo specchio in totale libertà, senza il timore di essere scoperto.
In quegli ultimi giorni d'inferno non aveva fatto altro che girare per l'istituto terrorizzato, sembrava aver perso la sua solita baldanza e l'orgoglio che lo distinguevano dagli altri, e quando gli era capitata l'occasione che da tempo aspettava, era riuscito finalmente a ritrovare il sorriso.
Ovviamente, mentre si osservava riflesso, non poté fare a meno di fare alcune constatazioni, perché anche se era in quelle condizioni, lui non era uno di quegli omosessuali che decidevano di travestirsi dandosi un nome d'arte - era orgoglioso di quel che era -, ma pensava anche che fosse giusto provare tutto nella vita e, con in testa la parrucca bionda che aveva usato per una coreografia al Glee Club - che gli donava particolarmente - e con addosso la divisa femminile delle Cheerios - gentilmente procuratagli da Brittany -, poteva dire di essere stupendo.
Era sempre stato un suo piccolo capriccio indossare quella divisa - aveva quella maschile, ma non era deliziosa come quella delle ragazze -, e nel vedere finalmente il risultato si sentiva più che soddisfatto.
Continuò vanitoso ad osservarsi, ripetendosi ancora mentalmente quanto fosse bello con quella divisa, ma quando un brivido gli percorse la schiena, ed ebbe la sensazione di essere osservato, si costrinse a distogliere lo sguardo dalla superficie riflettente per spostarlo su quello che si rivelò essere un indesiderato spettatore... si sentì subito mancare, ed una fredda morsa di terrore gli attanagliò lo stomaco.
" Ka-karofsky...", balbettò, affrettandosi a togliersi la parrucca ed arretrando fino a scontrarsi sull'armadietto accanto allo specchio.
Tra tutti coloro che frequentavano l'istituto... proprio lui doveva varcare la porta dello spogliatoio? Proprio Dave Karofksy che da due settimane o poco più gli rendeva la vita decisamente impossibile?
Sembrava quasi che l'universo volesse dirgli che non si meritava neanche un po' di tranquillità, neanche un attimo dedicato a sé come quello che fino a poco prima stava vivendo.
" Mi sembrava di avertelo già detto che questi non sono gli spogliatoi delle donne.", disse il più grande fissandolo, facendo scorrere lo sguardo sul corpo di Hummel, come a constatare che aveva ragione nel definirlo una femminuccia.
Kurt provò a sostenere il suo sguardo, cercando al tempo stesso di intuire le intenzioni dell'altro, ma fallì miseramente: era troppo terrorizzato per pensare a qualsiasi cosa e le sue gambe parevano essersi paralizzate.
Deglutì rumorosamente e si schiacciò il più possibile contro la parete fredda di ferro, stringendo convulsamente al petto la parrucca bionda.
Era da quando Karofsky l'aveva baciato - appena due giorni prima - che non si erano più fortunatamente incrociati nei corridoi e quell' incontro, in quel maledetto luogo, era davvero l'ultima cosa che si sarebbe aspettato di vivere.
Adesso mi ammazza, pensò Kurt aggiungendo poi con sua somma vergogna che sarebbe passato a miglior vita vestito da donna e non con gli abiti alla moda della sua collezione. Lo guardò ancora, e mentre sperava per la seconda volta di entrare nella mente dell'altro - sfortunatamente non era nel magico mondo di Harry Potter, nel quale sarebbe anche stato possibile usare la legilimanzia -, si ritrovò a chiudere gli occhi quasi di scattò, come a voler nascondere anche a se stesso la realtà, quando Karofsky avanzò verso di lui.
In quell'istante gli parve chiara l'intenzione del più grande - lo voleva uccidere - ma si sbagliava, perché se fosse per davvero riuscito a leggere la mentre avrebbe visto lo sguardo che aveva lanciato alle sue gambe nude - perfettamente depilate - coperte solo dalla minigonna della divisa, ed avrebbe sentito una violenta fitta tra le gambe. Avrebbe avvertito anche l'eccitazione invaderlo e un dibattito mentale che si concluse con la vittoria della parte più irrazionale di Karofsky... quella che due giorni prima aveva trovato il coraggio per baciare l'unico gay dichiarato dell'istituto.
A quel punto, se Kurt fosse ancora rimasto nella testa del più grande, si sarebbe scontrato con le fantasie che lo vedevano come protagonista e che presto avrebbe provato sulla sua pelle.
Bastò poco all'altro per bloccarlo con il suo corpo e Hummel non poté far altro che pigolare un: " Se mi devi uccidere... fallo in fretta!", ad occhi chiusi, ma non arrivò alcun pugno, le mani di Karofsky con si strinsero sul suo collo per strozzarlo né giunsero gesti di qual si voglia violenza.
Anzi, arrivò una risposta tanto inaspettata quanto imbarazzante da parte dell'altro.
" La gonna ti dona, sai Lady Boy?"
Inaspettata perché era un complimento - se si ignorava il nomignolo finale - e imbarazzante per il ginocchio che si era infilato tra le sue gambe, facendogliele allargare.
Gli sfuggì un gemito stupito e, diventando rosso - se avesse avuto il coraggio di lanciare un'occhiata allo specchio, sarebbe stato anche in grado di dire se le sue guance erano più sull'adorabile rosso di Persia che aveva usato per il suo divano o più sul color scarlatto della divisa delle Cheerios -, sgranò gli occhi fissando terrorizzato l'altro.
Non era di per se una posizione scomoda, era solo che... non era mai stato così vicino a qualcuno come in quel momento, nessuno aveva mai provato a mettergli un ginocchio tra le gambe e gli bastò poco per comprendere quello che sarebbe successo.
Tutti i "mai" sarebbero scomparsi e i "nessuno" si sarebbero trasformati in "solo Karofsky"... e non sembrava una cosa allettante vista in quell'ottica.
" C-che intenzioni hai?", chiese in un basso balbettio, provando ad allontanarlo... ma l'altro gli restava troppo vicino e il suo corpo continuava ad essere paralizzato. Non ottenne risposta, arrivarono solo le labbra dell'altro di nuovo sulle sue.
Si mossero sin da subito con necessità e solo poco dopo la lingua del più grande violò la sua bocca, carezzandola e cercando di sollecitare il più piccolo ad una minima risposta. Ottenne solo un gemito soffocato che però si perse nei suoi bassi mugugni che gli sfuggivano mentre iniziava a strusciare il ginocchio tra le gambe di Kurt.
Il giovane tirò il capo indietro, sbattendolo la nuca contro l'armadietto, per emettere un gridolino al brivido che quel movimento gli regalò - non sapeva neanche di poter emettere un simile verso. Karofsky, a quel movimento, lo guardò con occhi liquidi ed un'espressione confusa ma carica di desiderio... lo voleva.
Voleva Hummel in quel momento e vestito in quel modo... era diverso dal sentimento che aveva provato quando l'aveva baciato - quella era stata necessità -, perché in quel momento era pervaso dalla lussuria che proveniva sempre dalla stessa emozione, matrice di tutto quello: l'amore.
" Q-questa si... si c-chiama violenza se-sessuale!", ansimò Kurt, rendendosi però conto che il terrore era ormai scomparso, o almeno continuava a imperversare nel suo cervello perché - con sua somma vergogna - tutto il suo corpo si stava riversando nelle sue mutande nascoste dalla minigonna, creando un rigonfiamento che non sfuggì né a lui né al più grande. Era bastato poco per eccitarlo, era più sensibile di quanto potesse immaginare e doveva inoltre ammettere che la situazione era erotica - dannazione se lo era, c'era tutto quello che si poteva trovare in un porno: specchio, scuola deserta e crossdressing.
Peccato che tutto quello lo stava vivendo con Karofksy, peccato che quello volesse solo sfogarsi senza ammettere di essere gay. Peccato... peccato che al successivo bacio anche le sue labbra iniziarono ad assecondare quelle dell'altro e tutto divenne meno crudele.
Era... oddio, si sentì anche stupido nel pensarlo, ma quel bacio gli sembrava quello tra due amanti che desideravano provare nuove sensazioni... peccato che lui e l'altro non fossero amanti, che tra di loro non ci fosse mai stato niente - oltre le granite, qualche spintone e quel bacio li negli spogliatoi.
Stavano tagliando decisamente le tappe in quel modo. Non c'erano stati appuntamenti né corteggiamenti... tutto stava accadendo troppo velocemente e non sapeva - né voleva, forse - come fermarlo.
" K-karofsky... n-non...", tentò con le parole, anche se con poca convinzione, ma non impedì alle mani del più grande di insinuarsi sotto la gonna fino a sfilargli gli slip Dolce&Gabbana che Kurt indossava - per qualche istante allontanò il ginocchio, ma tornò subito al suo posto mentre l'intimo scivolava fino ai piedi.
" A-ah...", a quel contatto più deciso della gamba dell'altro non riuscì a non emettere un gemito. Sentiva il suo membro carezzato dalla stoffa della divisa e dai pantaloni di Karofsky e quella lieve frizione lo stava mettendo a dura prova.
Quasi senza rendersene conto, lasciò andare la parrucca per terra e artigliò le spalle dell'altro ancora coperte dalla giacca dei Titans, spingendo il bacino contro la gamba del più grande, ansimò sentendosi al tempo stesso sporco per quel gesto.
Stava davvero accettando in quel modo il trattamento di Karofsky?
Era davvero in grado di spegnere la mente in favore della necessità che stava provando il suo corpo in quel momento?
Le risposte giunsero subito, quando le sue labbra si unirono con quelle del più grande in un altro bacio ed ascoltò come tutti i suoi muscoli reagivano a quell'eccitazione, anche se era nuovo a quelle sensazioni si sentiva bene anche se a donargliele era Karofsky.
Era come se tutto andasse in perfetto ordine: gli aveva preso il primo bacio e completava l'opera anche con la prima volta. Forse non era poi così giusto ma il suo corpo non ragionava più.
Certo che poi Karofsky per non essere gay - o almeno così diceva, ma Kurt ormai non ci credeva neanche un po' - si stava davvero dando da fare nel muovere la gamba e donare al più piccolo ancora quella frizione di stoffa così piacevole... evidentemente aveva smesso anche lui di ragionare da un bel po'.
Hummel assecondò i movimenti del ginocchio con il bacino, strusciandosi quasi con necessità – era come quando una zanzara lasciava un qualche pizzico: non bisogna mai grattarsi eppure lo si fa sempre – lasciando liberi dei gemiti sempre più alti e frequenti, uno di questi si fece stupito quando avvertì sulla sua coscia l’erezione di Karofsky compressa dai pantaloni.
Riaprì gli occhi, specchiandosi nelle iridi castano verde del più grande, cercando in lui una spiegazione qualsiasi su quanto stavano per fare, non sapeva dove mettere le mani, non sapeva proprio niente in quel campo.
Poteva fase il cinico e lo spavaldo quando si parlava di musica e moda… ma non lì e sperava che l’altro potesse aiutarlo, anche se era certo che anche per Karofsky fosse la prima volta con un ragazzo.
Lo fissò ancora confuso ma quello sguardo parve mettere a disagio l’altro che, allontanandosi lievemente, lo fece voltare con decisione facendolo finire con il petto contro l’armadietto. Kurt si lasciò sfuggire un lieve lamento e, il freddo ferro contro la guancia ardente per qualche istante lo rincuorò un poco… almeno fino a quando il corpo caldo del più grande non tornò sul suo a stringergli un fianco con una mano mentre l’altra andò a vagare tra le sue gambe e sotto la minigonna.
Hummel chiuse ancora gli occhi gemendo piano mentre le dita di chiudevano sul suo membro prima un po’ rudemente poi più delicatamente, distrattamente pensò che gli sarebbe piaciuto guidare le mani di Dave – ormai chiamarlo Karofsky sembrava esagerato visto quello che stavano facendo – nei punti in cui desiderava essere sollecitato, ma andava benissimo in quel modo, piegato contro l’armadietto, la bocca del più grande sul suo collo e le mani che lo carezzavano… per non parlare dell’eccitazione che sentiva premere contro di sé – in un moto di orgoglio pensò che se era così era solo merito suo.
Poco dopo sentì la minigonna sollevarsi mossa dall’arto che qualche istante prima era sul suo fianco, e anche se tutti i suoi sensi erano concentrati sulle attenzioni che venivano riservate sul suo membro, quando sentì il chiaro rumore del frusciare dei pantaloni dell’altro e l’erezione premere contro di sé iniziò ad agitarsi.
“ N-no! No!”, cercò di divincolarsi, non voleva farlo guardando la parete di un armadietto… lui voleva guardare negli occhi la persona che gli prendeva la sua prima volta!
C’erano anche i preliminari, avrebbe fatto male ugualmente, ma sicuramente sarebbe stato meno traumatico. Pigolò altri “ No.”, e con suo sommo stupore Dave non si mosse più.
“ D-devi prepararmi! N-non puoi…f-farlo così!”, esclamò con un immenso groppo alla gola. “ E come?”, domandò Karofsky con una nota insicura nella voce.
“ C-con… con la s-saliva…”, suggerì Kurt piano – tutti sapevano che in mancanza di lubrificanti quello era il modo più semplice per preparare qualcuno alla penetrazione -, cercando di regolare il respiro, rivolgendo una breve occhiata all’altro che, indeciso e imbarazzato – non aveva mai visto il più grande comportarsi in quel modo –, si portò alla bocca le dita per bagnarle con la sua saliva.
Quell’immagine fece rabbrividire il più piccolo e, quando quelle dita umide gli donarono una lieve carezza sulle sue natiche, le sue gote si tinsero ulteriormente di rosso e dalle sue labbra fuoriuscì un gemito. Presto però quel verso divenne un lamento quando un dito bagnato di saliva andò ad insinuarsi in lui forse un po’ troppo velocemente.
Dave non era stato neanche violento nel farlo, anzi si stava muovendo come se Kurt fosse l’essere più prezioso di quel mondo e temesse di ferirlo, ma quella sensazione di fastidio e di intrusione che colse il più piccolo non era semplice da allontanare.
Cercò di prendere dei grandi respiri e provò ad imporsi la calma, ma tutto il suo corpo si ribellava e si contraeva contro la falange del più grande.
“ P-piano…”, pigolò appoggiandosi totalmente all’armadietto, tentando di concentrarsi sulla mano che lo masturbava e che, aiutandola con la sua, aumentò il ritmo delle carezze.
Un lieve brivido gli percorse le gambe facendole tremare e poco dopo un ormai familiare formicolio gli si formò nello stomaco e in viso, facendolo ansimare ancora.
Karofsky assecondò la richiesta di Kurt e, accelerando solo l’intensità della masturbazione, cercò di trattenersi dal fare altri errori – sentiva la sua eccitazione tesa quasi allo spasmo, così tanto da fargli male -, limitandosi a muovere con lentezza solo il dito, che ancora veniva stretto dai muscoli del più piccolo.
Forse solo in quel momento si rese conto di essere andato oltre, di aver superato ogni limite che si era imposto nei confronti di Hummel. Aveva infranto quel muro quando l’aveva baciato e quell’assaggio di proibito l’aveva stregato ed impaurito al tempo stesso… lo sapeva che sarebbe caduto, che si sarebbe arreso, ma non pensava che sarebbe riuscito ad andare così avanti: troppo per scappare.
Deglutì rumorosamente ed inspirò il buon profumo del più piccolo, ascoltandone i versetti che emetteva – non sapeva che gemiti si facevano in quei casi, porno a parte, ma sapeva solo che gli piacevano quelli di Kurt – fino a quando non comprese che forse poteva osare un po’ do più con un secondo dito… se non fosse stato per l’altro, che l’aveva risvegliato con la sua voce, lui avrebbe davvero fatto un grave errore.
Spinse indeciso la seconda falange dentro il ragazzo, questo tremò visibilmente e Dave, forse agitandosi un po’, strinse la presa sul membro dell’altro nel tentativo di attirare li le sue attenzioni, dal gridolino di piacere che avvertì comprese di aver fatto un qualcosa di giusto.
Kurt ansimò ancora e iniziò presto a sentire il formicolio spargersi in tutto il suo corpo e, con necessità si spinse verso la mano di Karfosky che lo distraeva dall’intrusione delle due dita. In vita sua si era masturbato solo una volta – aveva pensato a Finn e suo padre l’aveva quasi beccato con le mani nei pantaloni –, ma gli era bastata per riconoscere la sensazione di urgenza che il suo corpo aveva provato quando era quasi arrivato al limite.
“ A-ah… D-dave…”, cercò di attirare l’attenzione dell’altro, solo quando lo sentì tendersi si rese conto di averlo chiamato ad alta voce, ma non gli importò e piano, come se si vergognasse, gli chiese di continuare senza più fermarsi: in quel momento anche le falangi erano meno fastidiose.
Karofsky si sentì avvampare – il suo nome in un gemito, in un gemito di Kurt! – e cercò di dare all’altro quello che desiderava, aumentando anche i movimenti delle dita che presto vennero accolte dai movimenti dell’altro con piacere.
Non sapeva se in quel momento poteva sostituirsi alle falangi – sapeva solo che era così eccitato da star male – e, allontanandole leggermente, aspettò un cenno del più piccolo che, con il fiato corto si voltò appoggiandosi di schiena all’armadietto.
La divisa delle Cheerios era attaccata al suo petto da quel leggero velo di sudore che ricopriva il suo corpo e la minigonna era lievemente sollevata dal membro eretto, a quell’immagine Dave sarebbe anche potuto morire ma era troppo eccitato per farlo. Poté solo accettare le braccia che l’altro gli tendeva e sollevarlo fino a fargli incrociare le gambe sulla sua vita – Kurt era così piccolo e leggero contro di lui che riusciva a reggerlo solo con un braccio.
Si baciarono ancora e, sistemandosi meglio, Karofsky lasciò che le mani dell’altro andassero ad affondare nei suoi corti capelli, stringendoli.
“ Uh…”, il più piccolo si staccò solo per qualche istante dalle labbra di Dave, quando avvertì la leggera pressione del membro di questo tra le sue natiche. Cercò gli occhi del più grande come ad assicurarsi che non avesse cattive intenzioni o non lo volesse solo umiliare, ma quando incrociò quelle iridi si sentì rassicurato nel vedere la sua stessa insicurezza.
Il loro immenso puzzle si stava mettendo lentamente apposto tassello dopo tassello e, anche se niente poteva giustificare la violenza, Kurt finalmente riusciva a vedere dell’affetto e della frustrazione in ogni gesto di Dave.
Ormai quello non era più Karofsky il bullo, il gay represso, era semplicemente Dave, il ragazzo con il quale stava condividendo la sua prima volta e gli stava piacendo un sacco!
Certo, la loro relazione non era iniziata con il migliore dei modi – oh, perché Kurt era molto possessivo e non avrebbe permesso all’altro di scappare: gli avrebbe anche concesso una relazione segreta pur di tenerlo ben stretto a sé – ma ormai quello non importava più.
Con la mano libera Dave andò ad insinuarsi tra i loro corpi fino ad impugnare il membro teso ormai al limite del più piccolo e, masturbandolo con un ritmo sempre più celere, si spinse lentamente dentro di lui. Sentì con dispiacere il gemito di dolore che lasciò le labbra gonfie di baci di Kurt e cercò di consolarlo stringendolo ulteriormente a sé.
Non sapeva che fare in quella situazione e tentò di restare immobile e muovere solo la mano anche se con crescente indecisione.
“ C-continua…”, mugugnò piano il più piccolo affondando con il viso nel collo dell’altro, nascondendo le lacrime che stavano abbandonando le sue iridi di vetro.
Faceva male – lo sapeva sin dall’inizio – ma se faceva fermare Dave sarebbe stato molto peggio e non poteva permetterlo.
Chiuse con forza gli occhi, cercando di concentrasi sulla mano che, al suo incoraggiamento, aveva ripreso sicurezza e si muoveva sulla sua lunghezza strappandogli dei bassi gemiti che venivano ancora coperti dall’intrusione del membro dell’altro – non era neanche entrato del tutto, ma forse il dolore sarebbe passato più in fretta nell’accoglierlo completamente.
“ D-dave…”, ansimò tirando su con il naso senza rendersene conto. “ M-muoviti…”
Karofsky prese un gran respiro e si trattenne dall’allontanarsi nel sentire il ragazzo tirare su con il naso – piangeva e non gli piaceva – ma, tenendolo stretto, riuscì a formulare una breve e bassa domanda: “ … sicuro?
Era uno sforzo anche per lui ma non poteva permettere che Kurt stesse male a causa sua – ne aveva già fatte fin troppe.
“ S-sì…”, il più piccolo annuì contro la sua spalla e cercò di far ondeggiare il bacino, riuscendo in quel modo a strappare un gemito stupito a Dave che, trattenendo il respiro – e la voglia che l’aveva colto di sbatterlo in un modo del tutto nuovo contro gli armadietti -, lo assecondò ancora, facendo calare il corpo di Kurt sul suo membro.
Era stretto tanto da ferirlo e lo portava vicino alla pazzia quel soffocante calore che lo avvolgeva, ma i lamenti che Kurt cercava di soffocare lo tenevano con i piedi ben tagliati per terra - così come il singhiozzo che scosse il più piccolo gli impedì di sentire il crescente piacere per lo sfregare della sua erezione con i muscoli.
Provò a masturbarlo ancora ma era in grado di sentire solo il dolore di Kurt, non riusciva a distrarlo e questo lo faceva sentire un incapace.
Si sarebbe anche fermato e allontanato, ma il più piccolo lo stringeva forte e continuava a ripetergli di andare avanti con voce sommessa, come se valesse solo quello.
“ T-ti fa male…”, Dave non riuscì a non far tremare la voce, sentendosi uno stupido per quell’affermazione perché era ovvio che facesse male.
Kurt per lo abbracciò con ancor più energia, sbottando un dolorante e lamentoso: “ S-sto piangendo s-solo come una f-femminuccia… lo d-dici sempre…
Hummel, agli occhi di Karofsky, era sempre sembrato delicato come una ragazza e lo prendeva in giro per questo, ma anche in quel momento gli stava dimostrando che era esattamente il contrario: Kurt era più forte di lui, in ogni campo.
Non aveva paura di mostrare agli altri la sua sessualità, al posto di stare zitto e subire aveva sempre sfidato lui e Azimio fino a far incazzare entrambi con la sua lingua lunga e la parlantina insopportabile, inoltre… non era neanche scappato dinnanzi a quella situazione. Kurt era decisamente più forte di lui e lo ammirava e amava anche per quello.
Gli baciò con delicatezza il collo – sapeva anche essere dolce, voleva che l’altro lo sapesse – e continuò a carezzarlo fino a quando l’orgasmo non lo colse qualche attimo dopo in un gemito di piacere, il primo dopo quelli più bassi intrisi ancora di dolore.
Dave avvertì tutti i muscoli del più piccolo contrarsi e rilassarsi in un circolo vizioso e, approfittando di quella lussuria che scuoteva il leggero corpo che teneva stretto al suo, iniziò a sua volta a muoversi, trattenendo i gemiti come se questi potessero essere un insulto al dolore che, sicuramente, ancora provava l’altro.
Non sarebbe passato tanto facilmente, non in quella prima volta, ma anche Kurt riuscì a trarre piacere da tutta quella situazione.
Il suo corpo era diviso tra l’orgasmo appena provato e le fitte che sentiva lungo tutta la schiena ma quando la punta dell’erezione dell’altro sfiorava una precisa parte dentro di lui per qualche istante parevano affievolirsi, ma non era solo quello, il suo cuore era colmo di felicità e quello lo aiutò a superare il dolore fino a quando anche Karofsky, ormai al limite, si svuotò nel suo corpo – sembrava una frase fatta da romanzo pornografico di pessima qualità ma il più piccolo pensò per davvero che lo stava marchiando come suo.
Di lì a qualche giorno, Kurt si sarebbe chiesto con che forza Dave riuscì a sostenerlo dopo l’orgasmo, tenendolo in braccio fino a posarlo per terra, ma in quel momento i suoi pensieri erano tutti rivolti alla paura di essere lasciato solo.
Dubitò di Karofsky per qualche istante e sentì il terrore montargli dentro – infondo si era preso quello che voleva, perché sarebbe dovuto restare lì? – e, con nuove lacrime che facevano a pugni per scorrergli lungo le guance, afferrò l’altro per la manica della giacca, che tra l’altro era stata sporcata dal suo sperma.
“ N-non te ne vai… v-vero?”, chiese con un filo di voce che divenne un mugolio stupito quando le grandi mani di Dave gli asciugarono frettolosamente – e con notevole imbarazzo – le lacrime.
“ Resto. Ma non piangere più come una femminuccia, mi da fastidio.”, sbottò, sedendosi accanto a lui – in realtà solo per qualche istante l’idea di scappare l’aveva sfiorato, quando la sua mente era stata invasa dall’idea che Kurt potesse cacciarlo e rifiutarlo, ma era stata subito scacciata.
Il più piccolo sorrise sollevato e, abbracciando il braccio di Dave, chiuse gli occhi con un sorriso, mormorando un qualcosa che l’altro non comprese ma che suonava tanto come una dichiarazione di proprietà che, ovviamente, avrebbe accettato solo a patto che anche Kurt non avrebbe avuto altri che lui.
Tags: autore: kurenai88, fanfiction, glee
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