zia Lizzò ~ la leonessa sul comò (lisachanoando) wrote in fanfic_italia,
zia Lizzò ~ la leonessa sul comò
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[RPF: Romanzo Criminale (tv)] Rome Wasn't Built In A Day

Titolo: Rome Wasn't Built In A Day
Autrice: lisachanoando (lizonair)
Beta: melting_lullaby
Capitolo: 1/1.
Riassunto: Vinicio ha un problema. Alessandro cerca di risolverlo. Francesco non ci capisce niente.
Fandom: RP: Romanzo Criminale - La Serie.
Personaggi/Pairing: Vinicio/Francesco, Alessandro.
Generi: Comico, Romantico.
Rating: PG.
Avvertimenti: Slash.
Wordcount: 2073
Note: Scritta per guadagnare un cuoricioso punticino per la L♥ve Fest @ fanfic_italia su quel prompt moralmente discutibile delle serrature e delle acciughe bagnate e, allo stesso tempo, accorrere in soccorso dei miei compagni angeli per la Missione 1 della prima settimana del COW-T @ maridichallenge. Giuro che non ci sono altre motivazioni, questa fic prima di ieri sera non esisteva nemmeno nella mia testa, non ho idea di come sia possibile che ora esista per davvero su carta, per quanto virtuale. Sono sconvolta.

ROME WASN’T BUILT IN A DAY

Quando Vinicio era venuto da lui la prima volta, anche solo capire dove volesse andare a parare era stata un’impresa. Alla seconda tazza di tè dal saporaccio orrendo preso per quaranta centesimi alle macchinette automatiche nel backstage del palco sul quale stavano per andare in scena con l’Aesseroma, aveva sentito distintamente il suono ovattato con cui le sue palle gli annunciavano di essere cascate in terra, ed aveva perso definitivamente la pazienza.
- A Vini’, - aveva sbottato contrariato, - che so’ tutti ‘sti balbettii e mugolii e pigolii e un altro migliaio di parole che finisce con la doppia i e che al momento non mi vengono in mente?! – Vinicio aveva abbassato lo sguardo, imbarazzato oltre l’umanamente concepibile. – Si può sapere che ti prende?
- …ho un problema. – aveva finalmente risposto, lasciandosi andare seduto su una cassa con le braccia inermi poggiate in grembo.
- E questo s’era capito, ma non credo di poterti aiutare. – lo aveva preso in giro lui con un ghigno divertito, - Hai provato con un logopedista?
- Ripetutamente. – aveva ribattuto Vinicio, sollevandogli addosso un’occhiata malevola, - E comunque non mi riferivo a quello. Ma a Francesco.
- …Francesco. – aveva detto lui, incerto. – Francesco? – aveva ripetuto, inarcando un sopracciglio. Proprio in quel momento, Francesco era arrivato, in ritardo della solita mezz’ora di rito che ormai tutti davano per scontato quando si trattava di lui. Non era un modo per fare il divo, semplicemente Francesco si dimenticava delle cose. Degli appuntamenti, come delle battute, dei compleanni, delle parole delle canzoni e di tutto il resto. Fare l’attore era la sua più grande passione ma anche la più titanica delle sue fatiche, il che era oggettivamente assurdo, contando quanto gli veniva bene recitare.
Alessandro lo aveva osservato salutare tutti, arruffato come un pulcino appena uscito dall’uovo, mentre cercava di liberarsi della sciarpina di lana che portava addosso senza per questo doversi impiccare con le sue stesse mani. Aveva sorriso intenerito nell’osservarlo quasi inciampare sui suoi stessi piedi mentre correva verso il tecnico del suono ben deciso a non far mancare un saluto nemmeno a lui, ma più di ogni altra cosa lo avevano colpito gli occhi che Vinicio gli aveva incollato addosso fin dal momento del suo arrivo, l’affetto con cui seguiva ogni suo movimento e la lieve smorfia tenera che era salito ad increspargli le labbra quando Francesco l’aveva individuato e si era voltato a concedergli un cenno ed un sorriso.
- Francesco. – aveva ripetuto Vinicio, annuendo con rassegnazione.
“Francesco,” aveva pensato Alessandro, “oh.”
*
La riprova di tutte le sue supposizioni – sia riguardo le intenzioni di Vinicio sia riguardo all’entità del problema, essendo Francesco il punto cardine di quelle intenzioni – era arrivata pochi giorni dopo, durante un barbecue organizzato in casa di Daniela. La semplicità di quella donna non si estendeva soltanto al suo modo di comportarsi, vestirsi o truccarsi, era una cosa che faceva parte di lei nel profondo, perciò tutti sapevano che, nel caso a qualcuno fosse venuto in testa di organizzare una di quelle belle rimpatriate che causano sempre devastazione e lo scorrere di infiniti fiumi d’alcool, si sarebbe sempre potuto contare sulla disponibilità di Daniela nel mettere a servizio casa propria, che era grande, semivuota – e quindi a prova di ubriaco, niente antichi vasi cinesi in aria di disintegrarsi ad una sola occhiata – e soprattutto provvista di un enorme giardino con un grande piazzale piuttosto spoglio – secondo Daniela, un’ex aia per le galline, cosa che quantomeno giustificava l’assenza di qualsiasi vegetazione nel raggio di sei metri – perfetto per i falò.
Oltre quell’area, il giardino era splendido. Rigoglioso, pieno di aiuole sempre ben curate e, soprattutto, dotato di un piccolo paradisiaco angolo che non sembrava nemmeno parte di tutto il resto. “La mia area relax”, diceva Daniela, “per quando non piove.”
Era stato nei pressi di quell’area che li aveva visti. Passeggiavano l’uno accanto all’altro, Francesco parlava continuamente, come una macchinetta instancabile, faceva battute, rideva delle sue stesse battute e rideva di Vinicio che non rideva per le battute, ma per le sue risate.
Alessandro si era avvicinato di soppiatto, cercando di non farsi notare. Gli era stato facile, perché quei due sembravano persi in un mondo a parte, anche se Francesco non sembrava dare un gran peso al tutto. Anzi, era più probabile che lui non l’avesse visto solo perché in genere non era attento a nulla, che perché fosse troppo concentrato a scrutare il fondo degli occhi di Vinicio con lo stesso languore col quale Vinicio stava scrutando il fondo dei suoi.
Ad un tratto, Vinicio aveva sollevato entrambe le mani e gliele aveva posate sulle spalle. Alessandro, nascosto dietro un cespuglio, aveva trattenuto il fiato, teso.
- Francesco, - aveva detto Vinicio, serissimo, - mi piaci molto.
Alessandro poteva solo immaginare quanta fatica gli fosse costata il semplice pronunciare quelle quattro parole una dietro l’altra senza incepparsi mai.
Francesco aveva sorriso, inclinando lievemente il capo.
- Anche tu mi piaci molto. – aveva ribattuto annuendo, - E a proposito di cose che mi piacciono, - aveva aggiunto, voltandosi verso il barbecue con l’acquolina in bocca, - mi sa che vado a prendermi ‘n altro di quegli spiedini di pollo, sono buoni da morire. – aveva concluso, prima di zompettare tranquillo lontano da lì, lasciando Vinicio solo e con un palmo di naso.
Alessandro aveva nuovamente sentito il familiare suono delle palle che incontrano il pavimento, ma assieme a quello ne aveva sentito anche un altro, più sottile, ma anche più straziante, quello del cuore di Vinicio che andava in pezzi. Ed aveva stabilito che non avrebbe lasciato che una cosa simile accadesse ancora.
*
- Pensala come una guerra. – gli disse, piombando nella sua roulotte all’improvviso alle quattro del pomeriggio. Erano in pausa prima di girare le ultime scene del quarto episodio, e dal momento che prima Sollima sembrava intenzionato a girare tutte le scene del Dandi, più articolate, Vinicio ne aveva approfittato per seppellirsi vivo nella cuccetta, probabilmente, aveva ipotizzato Alessandro, per sfuggire a Francesco, che già da un’oretta vagolava frenetico e felice per il set chiedendo ogni tanto se qualcuno aveva visto il suo Vinicicio.
- Che…? – borbottò appunto il Vinicicio in questione, sollevando la testa dal cuscino e guardandolo con aria persa. Alessandro aggrottò le sopracciglia, spalancando le tendine che isolavano l’ambiente dal sole che ancora veniva da fuori.
- Sai perché si dice che in guerra e in amore tutto è lecito? – domandò retorico, - Perché guerra e amore sono sostanzialmente la stessa cosa! Cioè, - precisò dubbioso, grattandosi il mento mentre Vinicio continuava a fissarlo con occhi vacui, - la guerra non è amore, il più delle volte, ma l’amore, quello sì, è guerra. Quindi, se tu sei innamorato, devi combattere per il tuo amore. Ti serve una strategia.
Vinicio si grattò la sommità della testa, deglutendo incerto.
- Alessa’, di che parli? – si rassegnò a chiedere alla fine, sospirando sconfitto. Alessandro puntò il dito fuori dalla finestra. Vicino allo stand di rosticceria assortita che la produzione aveva messo a disposizione per loro, Francesco stava trangugiando la quarta pizzetta negli ultimi dieci minuti.
- Francesco è qui, oggi. – gli disse. Vinicio lo guardò come a dirgli “embe’? Che nun ce lo so?”. – Non farmi la faccia del Freddo. – lo rimproverò lui, tirandogli una schicchera in mezzo alla fronte.
- Ahi! – si lamentò Vinicio, sconvolto, - Non sto f-facendo la faccia del Freddo!
- La conosco la tua faccia, e quelli sono gli occhi persi nel vuoto del Freddo di fronte al Dandi. – insistette lui, oltraggiato, - Mo’ io non sono il Dandi. Sono quello che sta cercando di far funzionare la tua storia con Francesco.
- Senti, - borbottò Vinicio, massaggiandosi la nuca con fare esasperato, - se mi serviva aiuto me ne andavo da Maria de Filippi. Ora, se non ti dispiace—
- Se non dispiace a te, - lo interruppe Alessandro, tappandogli la bocca con una mano, - stai zitto e mi stai a sentire. Come dicevo, l’amore una guerra. E le guerre non si vincono con le armi, ma con la strategia. Ora, noi abbiamo circa una ventina di minuti prima che si riprenda a lavorare. Poi gireremo la mia scena e dopo di quella Francesco se ne andrà. Se ti atterrai ai miei ordini, ti prometto che entro stasera starete già tubando all’ombra del Cupolone.
E Vinicio non rifiutò. Probabilmente perché, con la sua mano ancora premuta sul volto, non poteva parlare. Ma Alessandro decise di credere che invece si fosse semplicemente lasciato convincere, e proseguì ad esporre il proprio piano.
*
Fu un disastro.
*
- È stato un disastro. – disse giustappunto Vinicio, la testa fra le mani e la voce lagnosa mentre ondeggiava inquietantemente avanti e indietro, - Un disastro. È impossibile. È come tentare di forzare una serratura con un’aringa bagnata! Non capisce! È impermeabile! È sc-sc-sc— stupido!
- Coraggio, Vini’. – cercò di consolarlo lui, battendogli un paio di amichevoli pacche su una spalla, - Ok, forse l’idea di improvvisare una serenata sulle gloriose note del Califfo non è stata la migliore in assoluto, ma—
- Non è stata la migliore?! – strillò Vinicio, saltandogli al collo e scuotendolo vigorosamente, - Si è offeso come se l’avessi preso a parolacce! “Non credevo che fossi così v-v-vecchio, Vinicio”! – gli fece il verso, - Mi ha detto che sono vecchio!
- Be’, hai quasi dieci anni più di lui, in fondo. – considerò Alessandro, dubbioso. Vinicio si accasciò nuovamente sul divanetto, mugolando disperato. – Avanti… - biascicò, sedendosi accanto a lui, - non tutto è perduto. Hai perso una battaglia, non la guerra.
- Sai che ti dico, Alessa’? – borbottò Vinicio alzandosi in piedi infastidito e tirando su col naso, - Io mi arrendo.
*
Non ne ebbe bisogno. Alla fine della giornata di riprese, Francesco si avvicinò e, sotto gli occhi un po’ sconvolti di Alessandro, rosso come un peperone chiese a Vinicio se gli andava di accompagnarlo al cinema l’indomani.
- Uhm… - disse Vinicio, dubbioso, ancora imbarazzato per la figuraccia di poco prima, - Andiamo con qualche amico?
Francesco, se possibile, arrossì ancora più intensamente.
- No! – disse precipitosamente, agitando le mani davanti al viso, - No, solo io e te.
Vinicio arrossì a propria volta. Gli brillavano gli occhi. Alessandro, colmo di inopportuno amore paterno, squittì e li abbracciò, benedicendoli entrambi.
*
Il giorno dopo, sul set, Vinicio era nerissimo. Alessandro gli si avvicinò titubante, senza avere la minima idea del perché dovesse essere di umore così cupo dopo aver praticamente realizzato il suo sogno d’amore – e solo grazie a lui, perché lui gliel’aveva detto che quello che gli serviva era una strategia: ebbene, cosa c’era di più strategico di una seratina soli al cinema, magari nelle ultime file, ad ignorare il film per scambiarsi caldi baci nel rassicurante ed accogliente buio della sala?
- Allora… - cominciò tentennando, - Com’è andata ieri sera?
Vinicio gli sollevò addosso un’occhiata quasi vampiresca, nel suo essere così platealmente cupa e incattivita e, soprattutto, arrossata, nonché contornata da un paio di occhiaie violacee quanto mai profonde e malsane.
- Di merda. – rispose secco, - Voleva solo qualcuno che l’accompagnasse a vedere Tron perché è un film da bambini e si vergognava a chiederlo ai suoi amici. Mi ha stordito tutta la se-sera parlandomi di quanto era fanatico del primo da piccolo. E di quanto è bona Olivia Wilde.
- …oh.
Alla vista di tutta quella tristezza racchiusa in un uomo così mingherlino, ad Alessandro si strinse il cuore. Lo abbracciò calorosamente, accogliendo su una spalla i suoi sospiri frustrati.
- Non darti per vinto, amico mio. – gli disse conciliante, cercando di infondere un po’ di forza nelle sue stanche membra, - La guerra non è ancora finita. Ti serve solo una strategia migliore.
Vinicio inarcò un sopracciglio e parve dubbioso, quando Alessandro espose il suo secondo piano. A suo dire, questa volta non poteva fallire in nessun modo.
*
Venne fuori che le tutine in PVC a Francesco piacevano solo se dentro c’era Olivia Wilde. Fu un disastro anche quella volta. Ma Alessandro stava cominciando a prenderci gusto, e Vinicio a farci il callo. Il sorriso genuinamente divertito e vagamente incuriosito di Francesco dopo la piazzata, peraltro, lasciava qualche speranza.
Di comune accordo, Alessandro e Vinicio decisero di riprovarci. Chissà che, alla lunga, non riuscissero a vincere.
- Roma non è stata costruita in un giorno. – disse trionfante Alessandro, quella sera, riportandolo a casa. Vinicio convenne che era vero. E Francesco valeva la pena tanto quanto la città. Avrebbe tenuto duro.
- Però basta tutine in PVC. – stabilì severo.
Alessandro annuì. Avrebbe trovato qualcos’altro.
Tags: !challenge: love fest, autore: lisachan, fanfiction, romanzo criminale, rpf: attori
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