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[Fullmetal Alchemist] Non può funzionare

Titolo: Non può funzionare
Fandom: Fullmetal Alchemist
Personaggi: Maes Hughes, Roy Mustang
Pairing: Hughes/Roy
Rating: PG-15
Conteggio Parole: 880 (Fidipù)
Challenge: L<3ve Fest @ fanfic_italia
Prompt: "E' come tentare di forzare una serratura con un'aringa bagnata!" (sì, lo so. Nessun commento.)
Riassunto: Hughes e Roy si sono imbucati ma, per una qualche ragione, Hughes non riesce a entrare nello spirito.
Note: Nomatipoillol. XD Ma che devo dire, per i punticini a forma di cuore si fa questo ed altro. *_* Dato che avevo già una fic dove Roy falliva – ma non con Hughes, intendiamoci XD – ho pensato che fosse giusto torturare anche un po' Maes. Ne? *_* Ambientata ai tempi dell'accademia e… Ho già parlato anche troppo, leggetela. XD
Ringraziamenti: A sonia_sama, che ho strappato a Drop Dead Diva per una lettura super veloce in anteprima. *_*
Spoiler: Nessuno
Disclaimer: Ma chi li vuole? (Io. Così. Ma son dettagli.) Comunque sono della signora Mucca. <3
Warning: CRACK E FOLLIA DILAGANTE. Yaoi



«Non può funzionare.»
Hughes appoggia la testa contro il legno chiaro della porta alle sue spalle e sospira, terribilmente frustrato dal fatto che sono chiusi lì da almeno venti minuti e, durante tutto quel tempo, non sono stati capaci di fare altro che scambiarsi un po' di saliva e strusciarsi inutilmente l'uno sull'altro, senza neanche arrivare togliersi la camicia. «Non può funzionare,» ripete, scuotendo il capo e finalmente Roy si solleva da lui e stacca la bocca dal suo collo, guardandolo dritto in faccia con le sopracciglia aggrottate e le guance rosse.
«Cosa non può funzionare?» chiede, il fiato corto, e dalla luce che vede riflessa nei suoi occhi Hughes capisce che per lui, invece, tutto quell'inutile strusciarsi non è stato per niente inutile. Ma neanche un po'.
Deglutisce, lievemente a disagio. «Questo,» mormora, con un gesto vago della mano che indica qualche parte tra la sua testa e i suoi piedi.
Roy inarca un sopracciglio. «Questo,» chiede, scimmiottando il suo gesto, «cosa sarebbe, esattamente?»
Hughes sospira. Non può dirlo, vero? Sarebbe troppo umiliante, specie considerando che l'idea di imbucarsi in quello maledetto stanzino è stata sua – no, rettifica, l'idea è stata di Roy. Ma se glielo dicesse lui replicherebbe che è stato lui il primo a fare discorsi allusivi a mensa, il che li riporterebbe esattamente da capo. E in questo momento l'ultima cosa di cui ha bisogno è di bisticciare con lui per motivi inutili. «Senti,» comincia, guardandosi disperatamente attorno alla ricerca di qualsiasi cosa possa salvarlo da quella situazione. «Non può funzionare, ecco.»
Roy gli appoggia una mano sul petto e gli si avvicina, portando la bocca vicino al suo orecchio, cosa che di solito gli piace da matti ma che adesso, in quella situazione, gli dà solo terribilmente fastidio. «Questo l'hai già detto,» sussurra e Hughes reprime a fatica l'istinto di prenderlo per le spalle e toglierselo di dosso, per scappare poi il più lontano possibile.
«Quello che voglio sapere io,» continua lui, beatamente ignaro dei pensieri che attraversano la mente dell'altro ragazzo, «è perché non ti sei ancora liberato di questi vestiti e non mi stai scopando su questo pavimento come Dio comanda…»
Hughes spalanca gli occhi e arrossisce, trovando finalmente la forza di farlo sollevare e poi grida, completamente rosso in faccia: «Roy!»
Lui si stringe nelle spalle. «Cosa?»
«Che diavolo hai detto?» Poi si interrompe, per un secondo e, quando vede che lui sta per rispondergli, lo interrompe: «No, non mi interessa, non ripeterlo.» Gli appoggia le mani sulle spalle e abbassa il capo e Roy sbuffa, dandogli uno spintone.
«Andiamo, Hughes, che c'è che non va?»
«Non possiamo farlo,» risponde lui, a bassa voce, e in quell'istante lo sguardo gli cade sul cavallo dei pantaloni di Roy che, palesemente, non è per niente d'accordo.
«E perché no?»
«Perché sono nervoso.» Solleva un poco il viso, mortificato. «E se qualcuno entrasse e ci scoprisse? Ci sbatterebbero fuori a calci!»
Roy fa roteare gli occhi e lui capisce distintamente che si sta arrabbiando: «Se tu non ti fossi fatto prendere inutilmente da paure assurde, a quest'ora ti garantisco che avremmo finito di sbatterci da un pezzo!» Hughes spalanca ancora di più gli occhi, e lui continua: «Non entrerà nessuno, qui non entra mai nessuno, ecco perché lo usiamo per le nostre sveltine! Quindi ora abbassa quei pantaloni e fa quello che siamo venuti qui a fare!»
Si guardano un momento in silenzio e Hughes scuote appena il capo, di nuovo. «Non posso.»
Roy sbuffa. «Sì che puoi. Sbrigati.»
«Non posso farlo!»
«E perché no?»
«Perché…» comincia, distogliendo lo sguardo mentre pensa al modo meno umiliante di dire quello che deve, «perché se lo facessimo adesso sarebbe come… non lo so, tentare di forzare una serratura con un'aringa bagnata.»
Roy lo guarda, perfettamente immobile, con entrambe le sopracciglia sollevate e quando Hughes torna ad incrociare il suo sguardo vede che l'angolo della sua bocca tende pericolosamente verso l'alto, come se fosse una sorta di risolino isterico.
«Un'aringa bagnata?» ripete, allibito e Hughes si passa una mano sulla fronte, consapevole che tra tutte le cose che poteva dire probabilmente aveva scelto la peggiore. No, senza probabilmente. Era la cosa peggiore.
«Sì. Bagnata,» gracchia, leccandosi le labbra. «Sai, no… Molle.» L'ultima parola è stata poco più di un sussurro ingolfato e quando riesce a raggiungere le sue orecchie Roy non può fare a meno di sorridere. «Ah, è questo il problema,» pigola, con quel suo tono insopportabile mentre fa schioccare la lingua. «Ho capito,» gli dice, strizzandogli l'occhio. «Lascia pure che ci pensi io alla tua aringa.» E, senza aggiungere altro, le sue mani scendono verso la patta dei suoi pantaloni e apre la zip, facendogli calare calzoni e intimo fino alle sue caviglie.
«Roy!» geme Hughes, al colmo dell'umiliazione, ma lui non lo ascolta e si inginocchia tra le sue gambe, il viso così vicino al suo membro ancora floscio che riesce perfino a sentire il calore del suo respiro. «Smettila, davvero non può…»
Ma prima che lui riesca a finire di parlare la bocca di Roy si chiude attorno al suo membro e mentre getta la testa all'indietro Hughes non può far altro che pensare che per lui, a differenza di quella maledetta aringa, il bagnato funziona per davvero. E maledettamente bene, anche.

Tags: !challenge: love fest, autore: mapi_littleowl, fanfiction, fullmetal alchemist
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