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[Sherlock BBC] Obscurity of mind

Titolo: Obscurity of mind
Fandom: Sherlock BBC
Personaggi: Sherlock Holmen, Mycroft Holmes, Sebastian Moran, Jim Moriarty
Betareader: mikamikarin 
Rating: PG
Avvertimenti: Nessuno.°3° Lieve spoiler da TGG, forse. XD
Conteggio parole: 1156 (fiumidiparole )
Riassunto:  Quando apre la porta, davanti ai suoi occhi c’è una massa di persone in preda al panico che corre verso le scale e non lo degna di uno sguardo. Alza la mano per fermare qualcuno, senza successo.
“Ehi, Mycroft.” Sente poco dopo, quando l’andito s’è svuotato. Si volta verso la voce e il suo sguardo si fa più perplesso, mentre un suo collega gli si avvicina con il viso affranto. “Non hai sentito? È morto un ragazzo, in piscina.”
Note: Scritta per il COW-T, prima settimana, prompt oscurità :D Mi è stata ispirata da un prompt che ho trovato qualche MESE fa sullo Sherlock Kinkmeme, che non era esattamente quello che ho scritto, e che non ho salvato, ma che c'entrava con la morte di Carl Powers, Mycroft e Moriarty XD Non sapendo quanti anni ha Moriarty, supponendo che lui e Carl fossero compagni di scuola, e che lui e Sherlock abbiano la stessa età, voilà. Non so quanto sia umanamente possibile, voi fate finta che lo sia e basta. u_u

Pagina centottantaquattro del manuale di economia politica per Mycroft Holmes è sempre stata difficile da mandare giù. Non per la difficoltà dei concetti – è abituato ad avere a che fare coi numeri da quando aveva tre anni, che problema può dargli una manciata di simboli messi uno dietro l’altro sotto qualche radice o qualche grafico male organizzato? – ma per l’assoluta assurdità e noiosità dei problemi che gli propone.
Butta giù qualche appunto senza nemmeno fare attenzione a quello che sta scrivendo, le sopracciglia curvate in un’espressione perplessa. È così poco concentrato che riesce a sentire qualunque rumore fuori dalla sala studio – ci sono due ragazze che chiacchierano, a giudicare dalla parlantina veloce devono essere matricole, perché di solito dopo il secondo anno la voglia di parlare passa perché soffocata dal troppo studio. Dovrebbe lamentarsi con il preside della mal distribuzione degli esami nel piano di studio, ma in fondo a lui che importa? Non ha mai avuto problemi di alcun tipo, e anche se gli avesse li risolverebbe senza bisogno di faticare; il suo cervello è lì per essere sfruttato, ed è l’unica cosa che sa fare meglio di chiunque altro.
C’è un’ambulanza che sta passando sotto il palazzo, e Mycroft conta fino a cinque pregando che si allontani velocemente. Batte la penna un paio di volte sul mattone che ha davanti agli occhi, sbuffando infastidito, ma poi nota qualcosa di strano e si ferma per un istante ad ascoltare con più attenzione. L’ambulanza è ferma davanti all’ingresso della piscina comunale lì affianco, lo capisce perché il suono della sirena si è dileguato all’improvviso a pochi metri dall’università. Le ragazze ora stanno parlando con qualcun altro – respiro corto e affannoso, le parole sono pronunciate con così tanta fretta che né lui né le ragazze fuori dalla porta riescono a capirle. Solleva lo sguardo al soffitto, chiudendo il tomo con un colpo secco ed alzandosi in piedi, dirigendosi verso l’andito.
Quando apre la porta, davanti ai suoi occhi c’è una massa di persone in preda al panico che corre verso le scale e non lo degna di uno sguardo. Alza la mano per fermare qualcuno, senza successo.
“Ehi, Mycroft.” Sente poco dopo, quando l’andito s’è svuotato. Si volta verso la voce e il suo sguardo si fa più perplesso, mentre un suo collega gli si avvicina con il viso affranto. “Non hai sentito? È morto un ragazzo, in piscina.”

Carl Powers, tredici anni, è stato trovato morto ieri pomeriggio alla Ironmonger Row Baths,durante l’allenamento quotidiano. Il ragazzo, probabilmente colto da un malore improvviso,è morto per annegamento. I paramedici sono corsi nella struttura non appena ricevuto l’allarme, ma arrivati sul posto non c’era già più niente da fare.
Mycroft sta sfogliando le pagine della cronaca nera in una panchina di Hyde Park, quando sente la mano di qualcuno poggiarsi sulla sua spalla. “Sempre a leggere belle notizie, eh Holmes.”
“Ah, salve Moran.” Mycroft solleva lo sguardo dal giornale e smette di occupare il centro della panchina, facendosi da parte per lasciar spazio al nuovo arrivato, la sua mano stretta in quella di un ragazzino che non può avere più di tredici anni. “Tuo fratello?”
Moran ride, scuotendo la testa.
“Ahah, no no, è il figlio dei vicini. Mi hanno chiesto se potevo tenerlo per qualche giorno a casa, loro sono via per lavoro.” Il ragazzino annuisce appena, senza degnare Mycroft di uno sguardo; ha gli occhi incollati al giornale, legge le parole sottovoce, le labbra che si muovono appena. “Su, non fare il maleducato Jim, saluta.”
Moran gli da una pacca sulla spalla e lui rotea gli occhi; poi tende la mano all’altro e la stringe appena. Mycroft gli sorride – gli ricorda un po’ suo fratello, e in qualche modo non riesce a trattenere un moto di tenerezza nei suoi confronti. “Ciao Jim.”
“Piacere.” Sorride appena. “Posso prenderti il giornale?”
“Fai pure.” E glielo porge, tornando a rilassarsi contro lo schienale della panchina. “Brutta storia comunque, eh?”
Moran poggia una mano sulla testa di Jim, scompigliandoli i capelli. “Decisamente. Più che altro è assurdo che un bambino muoia così, per un malore, in una piscina pubblica. Pare che nessuno se ne sia accorto finché non lo hanno visto galleggiare.”
“Era stupido, prima o poi doveva succedere.”
Jim si sistema il giornale sulle gambe, tornando ad immergersi nella lettura. Moran e Mycroft si scambiano un’occhiata perplessa, rivolgendo poi lo sguardo al ragazzino. “Non è una cosa carina da dire, Jimmy.”
“Non chiamarmi Jimmy, Sebastian.”
Mycroft piega appena la schiena in avanti, cercando qualcosa di imprecisato nel viso del ragazzino. “Lo conoscevi, Jim?”
“Era un suo compagno di scuola.” Risponde per lui Moran, sollevando la testa. “Non andavano molto d’accordo, come avrai potuto dedurre.”
“Nessuno ci andava d’accordo. Era antipatico, un deficiente.” Jim stringe i denti mentre parla, la mano che gli trema appena mentre rafforza la presa sul giornale. Mycroft vorrebbe chiedergli qualcosa – non sa perché, ma c’è qualcosa che non quadra nel comportamento di quel ragazzino.
Somiglia davvero troppo a suo fratello; e non è un bene, il più delle volte.
“Mycroft!”
Alza la testa verso la voce che lo ha invocato, un ragazzino in pantaloncini che corre nella sua direzione. Quando gli arriva davanti si piega appena sulle ginocchia, annaspando per recuperare l’aria. “Sherlock, cosa ci fai qui?”
“Mycroft, è stato ucciso.”
“Come scusa?”
“Il ragazzo della piscina, Carl Powers, sono andato alla polizia ma non mi hanno voluto dare retta.” Sherlock parla ignorando totalmente la presenza di altre persone oltre suo fratello, il giornale stretto nella mano mentre si agita e i piedi sbattono a terra ritmicamente, in uno spasmo nervoso.
“Sherlock, come fai a dire che…”
“Le scarpe, oddio Mycroft, svegliati! Non c’erano le scarpe quando sono andati a prenderlo, perché non dovrebbero esserci le scarpe? Possibile che nessuno si sia chiesto perché le sue scarpe siano scomparse nel nulla?”
Mycroft sospira, rassegnato. “Sherlock, ne parliamo a-“
“Sebastian, andiamo via?” esclama Jim, e Sherlock si volta verso di lui, notandolo per la prima volta. Ne studia il broncio, le sopracciglia basse sopra gli occhi, le mani strette attorno al giornale ormai chiuso; decide fin dal primo istante che non gli piace.
“Come, di già?”
“Sono un po’… scosso. Sai.” E ammicca al giornale, allungandolo poi a Mycroft. “Grazie mille.” sorride, prima a lui e poi a suo fratello. Sherlock annuisce senza cambiare l’espressione sul suo viso, senza smettere di fissarlo.
Mycroft gli poggia una mano sulla testa, obbligandolo ad inchinarsi per congedare il suo collega e il ragazzino. Quando i due si sono allontanati abbastanza, Sherlock gonfia le guance e si siede affianco a suo fratello, riaprendo il giornale sulle gambe, e rileggendo l’articolo.
Esattamente come Jim.
C’è qualcosa che non va, pensa, avvicinandosi appena al ragazzo, chinando la testa e decidendo di dare una letta più attenta alla notizia. Se anche Sherlock è arrivato a formulare la sua stessa ipotesi, c’è decisamente qualcosa che non va.
E la cosa non gli piace poi così tanto.
Sbuffa appena, affondando la mano nei capelli del fratellino, e continuando a chiedersi se l’oscurità che c’è dentro quella testa piena di pensieri sia anche dentro quella di Jim.
Tags: autore: naripolpetta, fanfiction, sherlock (bbc)
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