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[Nôtre-Dame de Paris] Sale sulle rovine

Titolo: Sale sulle rovine
Fandom: Nôtre-Dame de Paris (sì, il romanzo *facepalm*)
Personaggi: Claude Frollo, una zingara
Parte: 1/1
Rating: NC17 (credo. Se secondo voi è R ditemelo!)
Conteggio Parole: 616
Note: lemon, oneshot, degradazione e frollitudine XDD


Sale sulle rovine

«Ahimé, ahimé, per i mortali l'amore, quale grande sventura.»
Euripide, Medea

Prima che la follia ubriacasse ogni goccia del suo sangue, Claude Frollo non aveva mai prestato attenzione a quanto Nôtre-Dame attirasse, nei vicoli che la circondavano, la sporcizia e il malanimo di un girone dell'inferno. Nessuna luce freme fra i muri di pietra grigia delle case, e l'arcidiacono, la schiena rorida di un sudore gelido, sospinge i pezzi d'argento annerito fra piccole dita, invisibili nel buio, ma calde e carezzevoli sul tessuto delle sue vesti.
Scosse da un tremore di cui egli stesso non si capacita, le sue mani s'inanellano a tentoni in un lungo cespuglio di riccioli. Scendono a ricalcare un corpo smunto, nascosto in una nuvola di gonne pidocchiose, e solo i seni, agili e puntuti sotto lo straccio che li copre, si tendono elastici sotto il suo tocco.
La zingara, in una zaffata di speziato e di marcio, si spinge contro di lui in un lesto suono di braccialetti.
La nausea gli sale in gola, un'ondata acida e ardente di disgusto – perché è una gitana o perché non è l'Esmeralda?, sussurra Lucifero al suo orecchio, mentre la vagabonda solleva strati d'abiti da una nudità che Frollo stesso, nel corso della sua vita di sant'uomo, ha quasi provato ripulsa nell'osservare.
Ma il pensiero, adesso, si dissipa come un vapore sulfureo: Frollo afferra la massa annodata di capelli con una mano, mentre l'altra issa la prostituta sui propri fianchi – un mostriciattolo rachitico che, per non cadere, in un gemito di vera protesta e falso piacere, si puntella al muro, su uno spiraglio di luna sottile.
Gli occhi dell'arcidiacono possono vederle appena – ossute dita di ragno, senza forza e senza pudore. Appartengono a una reietta che avrà la metà dei suoi anni, che ha mendicato e toccato sifilitici e lenoni, ma non sono diverse da quelle pallide di un uomo di Chiesa, che hanno massaggiato solo la polvere dei libri e che pure conoscono, adesso, lo stesso peccato.
La bocca sottile di Frollo si torce in una smorfia che gli fa sussultare le vene del collo. La prima spinta di reni in quella carne è una staffilata di rabbia e calore. In uno squittio, le gonne si molleggiano, facendo sussultare il loro carico di pulci, e la voce straniera esplode in un secondo singhiozzo. Lui, tuttavia, morde i propri lamenti, come a trattenere fra i denti gli ultimi bocconi di virtù, e la gitana asseconda un'altra spinta gettando il capo all'indietro. Modula un gemito con le braccia allacciate al suo collo e i piedi sporchi attorno ai suoi fianchi: non si preoccupa della collera e della foga con cui Frollo affonda dentro di lei, respirando l'alito caldo che emana dalla sua pelle, immaginando la forma di bambola dell'Esmeralda che s'inarca, seguendo le pieghe della sua mano in una cascata di boccoli scuri.
Al suo pensiero, il piacere si scioglie in un fiotto bollente, come il morso avvelenato di un satanasso, lasciandolo stravolto e senza fiato lungo il profilo nero del muro.
La zingara, districando i capelli dalla sua stretta, fugge dalle sue ginocchia raccogliendo le sottane, i piedi che schizzano nell'acqua gelida delle pozzanghere. Nello spazio stretto di quell'unico raggio di luna, grandi occhi neri d'insetto si volgono a guardarlo con spavento.
Frollo si lascia scivolare quietamente contro il muro, ascoltando la fame mal sopita che gli corre sotto la pelle come un fuoco: un vuoto sordo ronza nel suo cuore come uno sciame di mosche.
In silenzio, abbassa gli occhi sull'orlo ricamato della tonaca: lo sporco del selciato l'attraversa in una spessa linea grigia.
Senza riuscire a smettere di rabbrividire al soffio umido del vento, l'arcidiacono s'incammina rigido verso la cattedrale, facendosi il segno della croce in punta di dita.

~

A/N 19 febbraio 2011, ore 4:48. Ok, mi sono tolta lo sfizio, non lo rifarò mai più XD. Cerchiamo di evitare altri scrittori morti pronti a decapitarmi con una clava XDDD. E odio ammetterlo, ma scrivendo avevo in loop “Mi distruggerai” dal musical, che ha una strofa di un brutto che non si racconta, ma per il resto rende davvero l'idea. E penso pure che qualcosa della canzone sia suo malgrado filtrato nella storia. Per il resto, grazie Shu. Le nostre conversazioni a scopo creativo sono quanto di più crack e stimolante al mondo ♥. Grazie anche alla Nari per aver letto e... TA-DAAAH! Visto, Valy cara, che l'ho fatto davvero? XDD.

Juuhachi Go.

Tags: autore: juuhachi go, fanfiction, nôtre-dame de paris
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