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[RPF Oasis] English summer rain

Titolo: English summer rain
Autrice: Fae (faechan)
Beta/Pre-reader: shariaruna
Prompt/Challenge: pioggia (COW-T, prima settimana @ maridichallenge)
Fandom: RPF Oasis
Personaggi/Pairing: Noel Gallagher, Liam Gallagher
Rating: PG
Warnings: child!fic, linguaggio pesante (nonostante sia una child!fic, sì), fluffaggine random
Parole: 1553
Disclaimer/Credits: tutti i personaggi sono realmente esistenti, non si intende dare rappresentazione veritiera di nulla di nulla. Titolo rubato ai Placebo e se è banale me ne frego perchè è già tanto averlo trovato *stramazza*.

Note: OKAY IO NON SO COME TUTTO CIO' SIA - no, in realtà lo so. *ride* E' successo che qualche giorno fa ho ricevuto un commento puccino a una mia vecchia bimbi!fic su SPN, e così me la sono riletta e mi è venuta randomicamente voglia di scrivere di bimbi, e siccome al momento sono decisamente in fissa con questi due stronzi bimbi qua ho avuto un flash su di loro, e il resto è venuto da solo ♥ Ora, io volevo che la mia prima fic sugli Oasis fosse una cosa zozza e cattiva e ipercazzuta come si converrebbe al fandom XD, ma il Team Angeli aveva bisogno di me e quindi pazienza, va bene così è_éy *arruffa le ali e sparge piume tutt'intorno* Sentiti ringraziamenti vanno a Rainymood, che non avevo mai usato per scrivere e invece questa volta ho tenuto in loop ed è stato la manna dal cielo /o/ e alla mia shariaruna, collega angelica nonché compagna di fangirling nonché Liam del mio Noel nonché donna meraviglievole ♥ *amore a pacchi*


-–



Burnage, Manchester, 1979


La pioggia è leggera e sottile, di quella che non riesci neanche a vedere ma che ti bagna fin nelle ossa prima ancora che tu possa rendertene conto. Scivola in gocce, in rivoletti, in piccole pozze sull'asfalto grigio, sulle vetrate dei negozi e lungo le stecche ricurve degli ombrelli, troppo blanda per trattenere in casa gente che sotto la pioggia è nata e cresciuta, ma troppo fastidiosa per essere ignorata del tutto.

La pioggia di Manchester, pensa Noel mentre si risistema in testa il cappuccio della giacca a vento, dev'essere la pioggia più stronza tra tutte le piogge del mondo.

Pedala furiosamente, una strada dopo l'altra, la vecchia bicicletta della mamma che cigola e ronza sinistramente a ogni curva presa con troppa velocità; l'acqua di una pozzanghera si solleva e schizza sotto le sue ruote, bagnandogli i jeans e le scarpe e facendogli mordere una parolaccia tra i denti. Arriva a un incrocio e si ferma a ridosso del marciapiede, incerto sulla direzione da prendere. Ha già controllato nel parco, al muretto lungo la ferrovia, nel vecchio cantiere abbandonato e in tutti i posti che gli sono venuti in mente, e non ha idea di dove possa essere finito quella piaga di suo fratello. Non ha neanche idea del perchè sia uscito da solo senza dirgli niente, proprio lui che insiste di continuo per farsi portare ovunque e passa le giornate ad annoiarlo con i suoi giochi da moccioso. L'unica cosa che sa con certezza è che se non si sbriga a trovarlo passerà dei guai, e ne passerà anche Paul, e alla mamma prenderà un colpo, e papà - non vuole davvero pensare a cosa farà, papà.

Stringe con più forza le mani sul manubrio, odiandosi per il modo in cui hanno cominciato a tremargli, e spinge con furia contro il pedale, decidendosi a svoltare a sinistra. C'è una specie di prato poco più avanti, gli viene in mente all'improvviso - nient'altro che un pezzetto di terra circondato dal cemento, un quadrato di erba incolta e cacche di cane che circonda i resti di un albero cavo, ma nella testa di un bambino potrebbe essere diventato un rifugio segreto o un fortino di guerra o chissà che altro. Accelera l'andatura e non appena scorge da lontano la sagoma verde riconosce, con un'ondata di sollievo e rabbia insieme, anche quella minuscola e familiare di Liam.

"Liam!" chiama, non appena è abbastanza vicino da farsi sentire. Suo fratello alza gli occhi e lo guarda smarrito, la schiena contro il tronco dell'albero, le ginocchia raggomitolate al petto e metà della faccia affondata in una delle maniche del giacchino, nel tentativo di fermare quello che Noel capisce immediatamente essere sangue. Smonta dalla bicicletta lasciandola cadere a terra e gli è vicino in un attimo, strattonandogli via le mani con più violenza di quanta vorrebbe. "Ma dico, sei scemo?" ruggisce, esaminandogli il naso e la bocca e scuotendolo per farlo alzare. "Che ti viene in mente di scappare senza dirmelo? E chi è che ti ha conciato così?"
Liam abbassa di nuovo lo sguardo, spazzolandosi via l'erba dai vestiti. "Sono caduto" mugugna sottovoce.
"Sei caduto" gli fa il verso Noel, caustico. "Come no. Vieni qua" ordina, togliendosi la sciarpa dal collo e facendogli alzare il mento per guardarlo meglio. Il naso non sanguina più di tanto, constata mentre lo ripulisce e preme con forza per arrestare del tutto l'emorragia. C'è un piccolo taglio sopra il labbro, ma non è profondo e almeno quello potrebbe passare davvero per una caduta. Il giacchino è ridotto a un disastro, ma non è che un vecchio cencio ormai troppo piccolo per Liam, la mamma non si arrabbierà poi molto se dovesse sparire. Quanto alla sciarpa, può sempre dire di averla persa o barattata con qualcosa.

Immerso nelle sue congetture, quasi non si accorge dei mugolii infastiditi del fratellino, almeno fino a quando non si sente strappare la sciarpa dalle mani.

"Mi fai male" si lagna Liam, guardandolo di traverso e continuando nell'opera da solo.
"Tu sei scemo davvero" sbotta Noel, sentendo la rabbia assalirlo di nuovo, e non riesce a trattenersi dall'allungargli uno schiaffo a lato della testa. "Sei scemo del tutto, cazzo."
"Hai detto cazzo" lo rimbecca Liam, scostandosi per sfuggirgli dalle mani.
"L'ho detto perchè questo si dice, agli scemi come te."
"E io lo dico alla mamma che l'hai detto, e se l'hai detto tu lo posso dire anch'io."
"No che non puoi" borbotta Noel, recuperando la bicicletta da terra e ripulendola alla meglio dalla fanghiglia. "Non puoi perchè sei piccolo e scemo."
"Cazzo" si impunta Liam, facendo un passo verso di lui. "Cazzo, cazzo e cazzo" ripete, sbattendo i piedi a terra.

Noel si volta di scatto per dirgli di piantarla, quando si accorge improvvisamente della sua espressione. Liam non piange più come faceva una volta, strillando al punto che lui avrebbe voluto rimandarlo di corsa agli angeli, alla cicogna o a chiunque fosse il responsabile, ma questo non vuol dire che Noel non sappia comunque riconoscerne i segni - gli occhi ostinatamente bassi, i denti affondati contro il labbro nel tentativo di non farlo tremare e la faccia più cattiva che i suoi quasi sette anni gli consentano di mettere su - né che, dopotutto, la cosa lo lasci indifferente.

Sospira, e molla di nuovo la bicicletta per accucciarglisi davanti. E' abbastanza difficile capire se siano davvero lacrime o se sia la pioggia a bagnargli il visino ancora un po' sporco di terra e di sangue, ma Noel gli passa in ogni caso le dita sulle guance, in un gesto un po' goffo, e gli ravvia i capelli umidi. "Adesso non piangere" mormora. "Oppure lo dirò in giro e ti prenderanno tutti per un pisciasotto."
"Non piango mica" ribatte Liam in un sussurro, inghiottendo e sforzandosi di non tirare su col naso in modo troppo palese. "Cazzo" aggiunge.

A Noel scappa una risata. Si rialza, osservandosi i jeans sporchi e zuppi d'acqua, e solleva anche la bicicletta facendo cenno a Liam di aiutarlo; attende che si sistemi dietro, seduto sul portapacchi, prima di inforcare la sella e dare un colpo di pedale per rimettersi in strada. Procedono in silenzio per una manciata di metri, mentre la pioggia va facendosi sempre più rada.

"Noel?"
"Mh?"
"Ci aveva chiamato straccioni."

Noel inspira e stringe le labbra, ma continua a restare in silenzio.

"Chi?" chiede alla fine.
"Bobby Patterson" sputa Liam, con voce astiosa. "Della classe vicino alla mia. Straccioni irlandesi con le pezze al culo, così ha detto. Io gli ho detto che era un pezzo di idiota e non doveva dirlo mai più e lui ha detto che allora dovevo farlo stare zitto e di vederci fuori da scuola." Si ferma per riprendere fiato. "Ci sono andato perchè non ho paura, io. Di nessuno, nemmeno di lui."
"E per questo sei uscito di nascosto? Bella roba. Ringrazia che mamma e papà non tornano fino a stasera."
"Io non ho paura" ripete Liam, ostinato, come se quella fosse la risposta a tutte le domande del mondo.
"Bastava dirmi che andavi a giocare, scemo. Non sai neanche raccontare una balla quando serve."

Liam resta interdetto per un attimo, poi sbuffa e anche senza vederlo Noel può indovinare che gli sta tenendo il muso.

"E comunque" continua dopo qualche istante "gliele ho date sode."
Noel inarca un sopracciglio, un po' divertito e un po' sinceramente curioso. "Davvero?"
"Davvero" annuisce Liam con orgoglio. "Si è preso tanti calci che non si rialzava più da terra, e tutti quelli che stavano a guardare sono scappati. Poi si è rialzato e" si interrompe, torvo "ha fatto cadere me e mi ha dato una gomitata in faccia. E poi è scappato anche lui. Lui è un pisciasotto, non io."

Noel fissa l'asfalto davanti a sé, zigzagando per evitare le pozzanghere più grosse, e per un attimo pensa a cosa direbbe la mamma. Pensa che un bravo fratello maggiore dovrebbe fare quello che farebbe lei, forse, che dovrebbe rimproverare Liam e dirgli di non farlo di nuovo perchè ai prepotenti non bisogna dare corda, che dovrebbe essere un buon esempio o qualcosa del genere.

"Sei stato bravo" mormora, un mezzo sorriso che gli curva le labbra senza che possa fare nulla per trattenerlo.

Sente suo fratello dimenarsi appena dietro di lui e per un attimo pensa che stia per ricominciare a bombardarlo di chiacchiere - non si stupirebbe di sapere anche il numero di scarpe di Bobby Patterson e quanti denti da latte ha perso e quante caccole ha nel naso, prima che riescano ad arrivare - o peggio a lagnarsi per il dolore alla faccia. Invece Liam si limita a sedersi un po' più avanti e ad appiccicarsi alla sua schiena, il mento appuntito a premergli contro la giacca a vento e le braccia piccole e magre che gli si avvolgono attorno alla vita e stringono più che possono.

"…Però" lo ammonisce Noel "non lo raccontare a casa, va bene? Nemmeno a Paul."
"Si capisce che non lo racconto."
"A me l'hai raccontato, però."
Liam esita per un istante prima di rispondere. "Sì" conferma serio, la voce un po' soffocata contro la stoffa. "A te sì."

Noel sorride di nuovo e imbocca la strada di casa, mentre uno squarcio quasi invisibile di azzurro pallido si fa largo tra le nuvole.

Tags: autore: faechan, fanfiction, rpf: musica
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