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[Coriolano] Vita di Coriolano

Titolo: Vita di Coriolano
Fandom:
Coriolano (Shakespeare)
Pairing:
Marzio/Virgilia, Marzio/Agrippa, Marzio/Aufidio
Parte:
1/1
Rating:
PG
Conteggio Parole:
2577
Riassunto:
La vita di Marzio Coriolano vista dal punto di vista degli altri personaggi. La sua vittoria a Corioli, la rivalità con Tullo Aufidio, l'esilio da Roma ed il ritorno.
Note:
Shakespeare si è preso la mia anima.



VITA DI CORIOLANO

Virgilia

VIRGILIA.
Indeed, no, by your patience; I'll not over the threshold till my
lord return from the wars.

Virgilia aspetta con ansia. Sa di avere le rughe della preoccupazione sul proprio volto e gli occhi del dolore nella propria fronte.
Ma lei non è coraggiosa come Volumnia, non è fiduciosa come Volumnia.
Volumnia vuole che suo figlio Marzio torni a casa ferito e vittorioso. Vuole un eroe e piuttosto che vederlo traditore e fuggito lo preferirebbe morto.
Virgilia vuole solo Marzio. Il suo Caio Marzio ora in qualche accampamento sotto la pioggia ad attendere la battaglia contro i Volsci.
La moglie lo aspetta a casa e lo fa con ansia perché Tullo Aufidio comanda i Volsci e si dice che non vi sia generale più valoroso di lui. E potrebbe uccidere Marzio, potrebbe farlo perché da anni si parla della loro rivalità.
Virgilia accetterebbe a braccia aperte anche un Marzio sconfitto piuttosto che uno morto.
Accetterebbe Marzio in ogni caso.
Ma ha paura. Ha paura che lui muoia, che venga catturato e, più di tutto, ha paura di Tullo Aufidio. Perché Tullio è valoroso, dove lei altro non è che ansia, è coraggioso, dove lei teme piangendo le notti, è un combattente, dove  lei non è che donna.
 
Rivali
MARCIUS.
I'll fight with none but thee, for I do hate thee
Worse than a promise-breaker.

AUFIDIUS.
We hate alike:
Not Afric owns a serpent I abhor
More than thy fame and envy. Fix thy foot.


"Non combatterò con te perché io odio te più d'uno spergiuro."
"Ci odiamo nella stessa misura," replicò la voce calma di Aufidio, dall'altra parte del campo. I Volsci al suo fianco annuirono soddisfatti. "L'Africa non ha un serpente che io detesti di più della tua invidiata fama." sputò il comandante dei Volsci, sguainando la spada.
Erano anni che aspettava quel momento.
Marzio era un serpente. Viscido romano che si intrufolava nei suoi sogni di sangue. E tornava per vincere battaglie, strappando onore a Tullo Aufidio ed al suo clan.
Viscido come un serpente.
"In guardia."
"Il primo che indietreggia muoia schiavo dell'altro," tuona Marzio, con la propria arma in mano.
Aufidio non teme la sconfitta e non teme la morte. Marzio è ferito, è superbo. Il sangue ha inzuppato la sua tunica ed Aufidio sa come l'altro si è procurato quei tagli.
Ha conquistato Corioli. Li ha distrutti, sbaragliati. Un sol uomo, degno del seggio di un dio, ha sconfitto la difesa della città.
Sì, come un serpente.
Un rivolo di sangue serpeggia sul ghigno di Marzio. Aufidio si chiede-

Cicatrici
MENENIUS.
One i' the neck and two i' the thigh,--there's nine that I
know.

VOLUMNIA.
He had, before this last expedition, twenty-five wounds upon him.

MENENIUS.
Now it's twenty-seven: every gash was an enemy's grave.


Menenio conosce tutto di Marzio. Sa quante cicatrici ha. Ventisette, in tutto. Le ha viste, le ha toccate.
Una sul collo che lascia uno spazio bianco tra l'attaccatura dei capelli. Due alla coscia, cicatrici che più volte Menenio ha tracciato, ridendo.
Due sotto il ginocchio destro, vicino al punto che fa miagolare Marzio come un gattino ad un semplice tocco.
Cinque sulla schiena, alcune ancora in via di guarigione, rosse, rabbiose. Una, piccola, semplice, sotto il mento e Menenio non è mai riuscito a farsi dire al sua storia. Ci ha provato, ha provato a chiedere, ha provato a baciare, ma non ha mai ottenuto nulla.
Ha un lungo segno chiaro, vecchio e antico, sul ventre, memore di quella battaglia in cui rischiò di morire, in cui i suoi visceri rischiarono di uscire dal suo corpo. E di quella notte in cui Menenio vegliò accanto a lui, credendo di dover portare a casa un cadavere e non un amico.
Ha una cicatrice dentro la guancia, Menenio può sentirla con le dita quando Marzio gli lascia fare. Può sentirla con la propria bocca.
Le cinque cicatrici sul braccio sinistro sono visibili a tutti, prove del valore di Marzio, combattente fin dalla gioventù, spinto da chissà quali demoni, alla ricerca di sangue e gloria. Così orgoglioso da non desiderare nemmeno che il suo valore stesso venga ricordato.
Ed altre piccole otto cicatrici, quasi impercettibili, esili, eleganti, sparse sulla sua schiena ed il suo petto e le sue mani. Insinuanti quanto il lungo pallido graffio che Menenio può sentire con la propria mano sul fianco di Marzio.
Menenio ama Marzio. Ama il suo corpo e le sue cicatrici, le sue mani sempre in movimento, il suo orgoglio esagerato, il disprezzo che si cela nei suoi occhi scuri. Lo ama come un amico, lo ama più e più volte.
Quando Menenio sente la sentenza del popolo, l'esilio per una sciocchezza, per una superbia, per un malinteso, sa che non vedrà e non toccherà più le cicatrici di Marzio.

Tito Larzio
CORIOLANUS.
Saw you Aufidius?

LARTIUS.
On safeguard he came to me; and did curse
Against the Volsces, for they had so vilely
Yielded the town; he is retir'd to Antium.

CORIOLANUS.
Spoke he of me?

LARTIUS.
He did, my lord.

CORIOLANUS.
How? What?


Tito Larzio non conosce Marzio. Ha combattuto con lui, felice di avere il suo valore al proprio fianco, e l'ha guardato mentre, ostinatamente e sconsideratamente, si faceva strada tra i Volsci, conquistando l'intera città di Corioli. Ha ammirato con orgoglio il titolo di Coriolano che passò a coronare la testa di Marzio.
Tito Larzio rispetta Marzio Coriolano, ma non riesce a sfuggire da un'insinuante sensazione che gli dice, delicatamente, che non è ancora riuscito a capire tutto di quell'uomo. No, non si tratta del suo orgoglio esagerato e della sua superbia che, contro ogni ragionamento razionale, lo mettono contro al popolo e rischiano di farlo crocifiggere dai suoi stessi concittadini. Non si tratta nemmeno della rude timidezza con la quale affronta le proprie ferite.
Si tratta di Tullo Aufidio. Della fame che Tito Larzio può leggere negli occhi di Coriolano quando parla di Aufidio.
"Aufidio l'hai visto?"
"E' venuto da me con un salvacondotto," ammette Larzio. "Dice di maledire i Volsci perché hanno ceduto la città così vigliaccamente. S'è ritirato ad Anzio."
Marzio Coriolano sorride. Sorride come Tito Larzio non l'ha mai visto fare, né in battaglia ricoperto di sangue nemico, né con il fidato Menenio.
"Ha parlato di me?"
 "Sì," annuisce Larzio e spera che tutto finisca lì, perché non sa cosa potrebbe vedere negli occhi di Marzio.
Ma questi insiste. "In che modo? Che cosa ha detto?"
"Ha parlato delle volte in cui ha combattuto contro di te, spada contro spada. E che ti odia più di ogni altra cosa al mondo." E Marzio- Coriolano Marzio ascolta, ascolta con l'attenzione di un uomo che bolle di odio e passione e amore.
"Vive ad Anzio, hai detto?"
"Sì, ad Anzio."
"Come sarei contento di avere un pretesto per cercarlo là ed affrontare il suo odio in faccia."
Tito Larzio capisce. Capisce il pezzo di enigma che gli era sfuggito ed è sicuro, in quel momento, che nemmeno lo stesso Marzio è al corrente del proprio segreto.

Superbia
SICINIUS.
What is the city but the people?
CITIZENS.
True,
The people are the city.


Marzio Coriolano. Solo il nome causa disprezzo e gioia e scontento. Sicinio ha lavorato tutta la sua vita. Viene da una famiglia di lavoratori e di persone che hanno passato anni ad abbassare la testa, accettare ciò che i patrizi fornivano loro per una gentilezza.
E' una conquista, per Sicinio, poter parlare a nome del popolo, poter parlare con il popolo, poter farsi valere. Il popolo è Roma e Roma è il popolo. Non tutti l'hanno capito e sicuramente non l'ha capito l'aspirante console Marzio.
No, Marzio è tutto ciò che Sicinio ha sempre odiato. Arroganza, disprezzo, superiorità. Ma questa volta Sicinio non chinerà il capo, urlerà al popolo. Mostrerà al popolo il coraggio e le ferite di Marzio, ma parlerà con più forza della crudeltà e dell'odio che quell'uomo prova per i suoi concittadini.
La superbia verrà ricompensata.

Aufidio
THIRD SERVANT.
our general
himself makes a mistress of him, sanctifies himself with's hand,
and turns up the white o' the eye to his discourse.


Esiliato. E' questo ciò che uno dei soldati gli ha riferito, due giorni prima. Caio Marzio, detto Coriolano, eroe di mille battaglie esiliato da Roma a causa della sua superbia e della stupidità del popolo.
Ma fra tutto ciò che Aufidio pensa è difficile per lui vedere l'uomo davanti a sé e vedervi Coriolano. Perché Marzio è venuto da lui. Marzio esiliato è giunto alla sua porta ed è ora lì, senza armi, pallido per il viaggio, con le ferite ancora in via di guarigione e la gola scoperta, il volto alzato.
"Non sono qui per la speranza di avere salva la vita, ma per puro rancore e per ripagare quelli che mi hanno esiliato," dice Marzio, con voce leggermente flebile. Sembra sul punto di svenire. "Se sei assetato di vendetta trai vantaggio dalla mia disgrazia ed io ti aiuterò a distruggere Roma con la furia di mille demoni!"
Aufidio non risponde. Marzio esiliato e Marzio davanti a lui che gli chiede di accoglierlo come compagno d'arme non è una vista facile da digerire.
"Ma se non osi- sono stanco di vivere; eccoti la mia gola: è qui per te e per il tuo vecchio rancore," continua il romano, fraintendendo il silenzio, "saresti uno sciocco a non tagliarla."
E Marzio ha ragione. Aufidio dovrebbe ucciderlo perché lui è un romano pericoloso, un romano che si è rivoltato contro Roma, un romano che Roma stessa teme. Ed è orgoglioso, superbo, e tremante per le ferite che si è fatto sconfiggendo la città di Aufidio stesso.
La sua gola è scoperta, verso l'altro, bianca, pallida.
"Marzio," sussurra Aufidio, "lascia che io ti stringa-" e così fa, con un solo passo raggiunge il romano e lo stringe fra le sue braccia, lo sente tremare per la fatica e la stanchezza, lo sente appoggiarsi completamente a sé ed Aufidio, per un momento, teme che il proprio cuore possa scoppiare per il dolore. "Oh, vedendo te qui gioisco più di quando ho visto la mia cara sposa varcare la soglia."
Ed è vero. 
"Voi mi proteggete, o dei," esclama Marzio, ricambiando l'abbraccio con un sospiro di sollievo.
Marzo è lì. Ed Aufidio- Aufidio darebbe tutto.
"Se vuoi la tua vendetta," gli promette, "prendi metà del mio comando, prendi metà dei miei soldati!" (Perché è l'unica cosa che può fare. Perché Marzio è altero, Marzio è superbo e fuggirà, fuggirà e Aufidio può solo donargli tutto ciò che ha e tentare di intrappolarlo, imprigionarlo)
I Volsci parlano. Parlano della sciocchezza che ha fatto Aufidio dando metà esercito ad un romano tradito da Roma. Parlano del valore di Marzio e di come li aiuterà a conquistare la temuta città. Parlano di traditori e traditi.
Parlano di come il generale Aufidio, a tavola con lui, gli tocchi continuamente la mano.

Menenio
CORIOLANUS.
-This man, Aufidius,
Was my beloved in Rome: yet thou behold'st!

AUFIDIUS.
You keep a constant temper.


Menenio non è pronto alla risposta brusca che riceve. E' come un colpo di spada in pieno petto.
I cittadini, i nobili gli hanno chiesto di andare a parlare con Marzio Coriolano e di chiedergli di fermare l'assedio di Roma e di lasciare i Volsci per tornare con il suo popolo, i romani. E Menenio è andato, perché è il suo più caro amico, perché è come un fratello per lui, un amante, un padre.
Marzio è freddo. "Vattene," gli dice. Ed ha delle occhiaie che Menenio non aveva mai visto prima sul suo volto. Le occhiaie di un traditore e di un tradito.
Indossa le vesti dei Volsci e Aufidio è accanto a lui.
"Come? Mi cacci?" domanda Menenio, con un filo di voce.
La volontà di Coriolano sembra vacillare. "Prendi questa lettera," gli dice, porgendogli una pergamena arrotolata, "l'ho scritta per te e te l'avrei mandata. Nient'altro, Menenio: non un'altra parola."
Menenio tace, perché non può fare altro davanti al volto dell'amico che si volta verso Aufidio con una speranza negli occhi, una sfida.
Alza il mento e dice all'altro generale: "Quest'uomo era il mio amico più caro, in Roma. Eppure vedi, Aufidio."
"Vedo la tua fermezza," risponde l'altro, prendendo Marzio per un braccio con la delicatezza di un innamorato.
Ed anche Menenio vede e capisce di essere stato una prova di fedeltà.

Volumnia
CORIOLANUS.
O mother, mother!
What have you done? Behold, the heavens do ope,
The gods look down, and this unnatural scene
They laugh at. O my mother, mother! O!
You have won a happy victory to Rome;
But for your son,--believe it, O, believe it,
Most dangerously you have with him prevail'd,
If not most mortal to him. But let it come.


Volumnia sa di poter convincere suo figlio a lasciare i Volsci o, almeno, a firmare una pace con Roma. Sa di essere la donna adatta per fermare la guerra, ma non è certa di Aufidio. Aufidio, l'ossessione di Marzio, il nemico giurato ed ora suo compagno in comando. E quindi Volumnia chiama Virgilia ed il figlio di Marzio ed insieme raggiungono l'accampamento dei Volsci fuori dalla città.
Marzio ed Aufidio sono assieme, chini su una mappa, con le spade al loro fianco.
Volumnia si inchina davanti al figlio e lo vede impallidire, lo vede oscillare, sconvolto mentre la interpella con una parvenza di fermezza. Virgilia inizia a piangere, ma la madre di Marzio parla e parla e narra. Narra di come sia difficile per lei vivere a Roma sperando nella vittoria del figlio, ma anche nella sua sconfitta. Di quanto sia stata dura la sua vita, mentre lo portava in grembo, nel suo grembo sacro.
Parla del piccolo cucciolo di Marzio, un ragazzino che deve ancora crescere ("Il mio meraviglioso bambino," sussurra Marzio, come se l'avesse dimenticato), e delle lacrime di Virgilia.
"No, vi scongiuro, tacete," prega Marzio Coriolano, ma Volumnia non tace, si aggrappa alla sua veste e continua a supplicarlo, a farlo cadere di nuovo fra le proprie braccia. Lo costringe a guardare mentre le loro ginocchia sanguinano per essersi calate su quel terreno ruvido.
Marzio Coriolano si inchina davanti alla madre. "Alzati, nobile madre, madre- madre-"
Aufidio, al suo fianco, si irrigidisce e Volumnia sa di avere vinto. Sa che la superbia di suo figlio non si piega davanti a nulla, ma che Marzio è come pane nelle sue mani perché Marzio appartiene a lei e solo a lei.
"Aufidio, non posso continuare questa guerra," esclama Marzio, abbracciando la madre.
L'altro uomo stringe i pugni ed il suo sguardo è lo sguardo di un tradito.
Volumnia sa che Aufidio ha dato tutto a Marzio: metà esercito. Il potere. L'amicizia e forse qualcosa di cui non è bene parlare.
Ma Marzio mi appartiene, Aufidio.

Tradimento
AUFIDIUS.
There was it;--
For which my sinews shall be stretch'd upon him.
At a few drops of women's rheum, which are
As cheap as lies, he sold the blood and labour
Of our great action: therefore shall he die,
And I'll renew me in his fall. But, hark!


L'umiliazione davanti al suo popolo non era la parte peggiore. Aufidio quasi lo sperava.
L'umiliazione di aver accolto Marzio a braccia aperto, avergli donato metà esercito e poi esserne stato tradito. Perché Marzio aveva rinunciato alla battaglia ed aveva firmato una pace ben poco onorevole con i romani. I Volsci ora guardavano Aufidio e vedevano solo ciò che Aufidio aveva dato a Marzio e come questo romano superbo ed orgoglioso avesse ceduto alle lacrime di alcune donnette tradendo il loro popolo.
Era umiliante, sì, vedersi privare della gloria.
Ma il sorriso di Marzio era peggio. Il modo in cui quell'uomo così orgoglioso e indomabile si fosse piegato alla madre come se fosse stato un giunco sottile, tentando di rammendare con ansia i propri misfatti agli occhi della donna. Il modo in cui si era piegato a Volumnia e non ad Aufidio. Il modo in cui aveva tentato di piegare Aufidio stesso alla volontà di Volumnia.
Il tradimento era la cosa peggiore.
Marzio- che lo ossessionava nei suoi sogni. Nei suoi incubi.
Prima aveva l'odio che provava per lui e poi, inaspettatamente, Marzio era giunto ai suoi piedi ed Aufidio l'aveva accolto, l'aveva abbracciato ed aveva creduto che sarebbe continuato per sempre.
La vergogna, l'umiliazione, il tradimento.
"Caio Marzio deve morire," mormora la voce di uno dei suoi soldati, accanto a lui.
Aufidio annuisce.
Tags: autore: lucre_noin, fanfiction, shakespeare
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