Will P. (p_will) wrote in fanfic_italia,
Will P.
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[Originale] Cadere in trappola

Titolo: Cadere in trappola
Autrice: p_will
Fandom: Originale
Rating: NC17
Conteggio parole: 1443 (FDP)
Avvertimenti: slash, pwp, knifeplay, bondage
Disclaimer: Sono miei, pappappero.
Note: Scritta per il prompt prigionia @ COW-T di maridichallenge, seconda missione, per la mia brillante teoria che la squadra più candida dovrebbe scrivere la cosa più zozza possibile. Ci si prova, almeno. #teamangeli ftw! 8D


C’è un uomo sul suo letto. È nudo, in ginocchio, esposto e vulnerabile incatenato ad una sottile barra di metallo, e la luce delle candele lo immerge in un bagliore dorato che fa scintillare gli anelli alle sue caviglie e ai suoi polsi, già rossi nella morsa delle cinghie di pelle.
L’uomo ha il respiro pesante e una guancia affondata tra le coperte mentre lo guarda girare lentamente attorno al letto, con occhi lucidi e scuri. Quando allunga una mano e gli strattona i lunghi capelli la sua schiena si inarca in una curva sinuosa, perfetta, troppo invitante per non farci scorrere la punta del coltello.
«Sai perché ti trovi qui,» dice, arricciando le labbra in un ghigno al brivido che percorre il suo prigioniero mentre il coltello scivola sempre più giù. «Le mie guardie ti hanno trovato che cercavi di intrufolarti nelle mie stanze. Sono state gentili a metterti comodo.» Allontana il coltello e si avvicina, per guardarlo in faccia. «Qual è il tuo nome?»
L’uomo ha lo sguardo di un animale feroce e spaventato; ciuffi di capelli biondi gli ricadono sulle guance arrossate in un contrasto da mozzare il fiato, ma il momento della contemplazione è terminato. Gli tira i capelli e il respiro di quello s’incrina. «Ti ho chiesto come ti chiami.»
«Alexander.»
«E che ci facevi nelle mie stanze, Alexander?»
Lo sguardo del suo prigioniero si fa improvvisamente duro, velenoso, come se si fosse ricordato da qualcosa, sotto la paura e gli altri sentimenti che vede vorticargli oltre gli occhi. «Volevo uccidervi.»
«Uccidere sir Robert? Nelle sue stanze?» Scoppia a ridere, forte e fragoroso, sinceramente divertito. «Sei bello e stupido, ragazzino.»
«Vi uccideremo, un giorno,» gli sputa addosso Alexander, come se non fosse impotente, in catene, sul letto dell’uomo che odia di più al mondo. «Vi uccideremo, e finalmente il paese sarà libero.»
«Mi ucciderete? Chi, tu e i tuoi amici cospiratori?» Ride, ancora, vedendolo agitarsi.
«Non riuscirete a farmi dire i loro nomi!»
Sir Robert sorride, falso e tagliente. «Sai quanti di voi ho sistemato, quanti ho mandato alla forca? Non mi interessa,» Si avvolge i suoi capelli intorno al pugno chiuso e lo costringe ad alzare la testa, facendogli piegare il corpo ad un angolo quasi impossibile. Gli appoggia il coltello tra la gola e la spalla e le labbra accanto all’orecchio e mormora: «Non ora, almeno.»
Lo lascia andare di colpo e quello cade con un lamento. Alexander inizia a dimenarsi, tentare di fuggire dalle sua catene, ma le cinghie sono troppo strette e gli affondano nella carne in solchi che bruciano, ha le braccia intorpidite, e le ginocchia spalancate a forza hanno iniziato a dolergli da tempo. Robert lo osserva perdere lentamente ogni speranza con aria divertita e infine sale sul letto, dietro di lui, sporcando le lenzuola con gli stivali e non curandosene. Gli preme una mano sul collo e lo schiaccia contro il materasso, mentre col dorso delle dita chiuse attorno al coltello gli accarezza un fianco.
«Cosa vuoi che ti faccia?» dice, la voce più roca e bassa. «Lo so perché una puttanella come te stava tentando di strisciare nel mio letto, lo so benissimo.»
Sotto di lui Alexander ansima forte, sente il suo cuore battere follemente nel punto in cui le dita affondano nel suo collo e sa benissimo cosa fare. Scivola tra le sue gambe aperte, premendo il gonfiore nei propri pantaloni sul suo fondoschiena, lascia andare la sua nuca e gli accarezza la schiena, piano, con attenzione, come se volesse trovare qualcosa, il punto giusto da cui iniziare.
Quando l’ha trovato il coltello scatta preciso, e nella sua scia iniziano a sbocciare goccioline di sangue.
Alexander geme, sir Robert lo ignora. Il taglio è poco profondo, ma il sangue esce ugualmente e in breve cola in una linea sottile lungo il suo fianco. Basta premere la lama poco più in basso, un po’ di più, un po’ più a fondo, ed ecco che con una ferita gemella c’è abbastanza sangue da gocciolare sulle lenzuola candide.
La lama sporca scende una terza volta sulla pelle di Alexander, su una coscia dai muscoli tesi, ma lì si ferma. «Sai perché non ti uccido, Alexander?» Il ragazzo sotto di lui geme appena, senza riuscire a prendere fiato, così sir Robert continua. «Perché hai dei colori così graziosi
E dal terzo taglio il sangue inizia ad uscire all’istante, macchiandogli di strisce cremisi la pelle immacolata.
Sir Robert getta a terra il coltello e si slaccia i pantaloni, premurandosi che la cinghia della cintura sbatta contro la ferita alla gamba di Alexander, e preme la propria virilità tra le sue natiche costrette brutalmente aperte. Ne prende una tra le mani, stringendola, intanto che si bagna due dita di saliva e viola il suo prigioniero, che trema e si contorce tra le sua mani. Le sue dita si muovono rapide e brusche dentro di lui, efficienti, spalancandolo per bene ma fermandosi sempre prima di raggiungere quel punto della sua intimità che potrebbe farlo gridare.
Poi lo penetra. Alexander lo sente entrare in sé un unico colpo, violento, aiutato da un lubrificante che non l’aveva sentito usare per preparare lui, e gli manca il fiato. Lo sente ritirarsi quasi del tutto e poi spingere di nuovo dentro ancora più forte, e ogni muscolo nel suo corpo brucia e grida e trema, abusato e pronto a cedere se solo ne avesse la possibilità. E mentre sir Robert lo possiede crudelmente, affondandogli le mani nei fianchi tanto da graffiarlo sbattendoselo addosso affondo dopo affondo, Alexander combatte per riuscire a respirare e allontanare la nebbia che si accumula ai contorni della sua vista, vorticando ad ogni scarica di dolore e piacere che lo squassa da dentro.
Quando poi la mano di sir Robert trova la sua erezione, dritta, dura, con la punta già bagnata, e vi chiude attorno le dita, sente l’aria mancargli del tutto e la nebbia trascinarlo nel buio.

«Ale? Ale, Ale, oddio Ale.»
«Coss…?»
«Oddio, oddio,» Alessandro sente qualcuno scostargli i capelli dalla fronte e si rende conto di essere libero e sdraiato con la testa tenuta alta da un cuscino, finché non riesce a concentrarsi davvero sulla voce di Roberto, ansiosa e appena affannata. «Stai bene? Mi senti? Tutto a posto?»
Alessandro apre gli occhi e la prima cosa che vede sono gli occhi chiari di Roberto ad un palmo dal proprio naso, seguiti dalla sua faccia e dall’annessa espressione preoccupata. «Che succede?»
«Sei svenuto,» dice Roberto, studiandolo come se si aspettasse di vederlo stramazzare da un momento all’altro «Ti ho chiamato ma non rispondevi, mi è preso un colpo, ho slacciato subito tutto anche se ti avevo sistemato tanto bene prima che non poteva essere un problema di circolazione…»
«Quanto tempo… per quanto mi hai messo ko?»
«Non lo so,» ammette Roberto, e arrossisce «Non me ne sono accorto proprio subito, sai.»
Alessandro ridacchia e fa segno al compagno di avvicinarsi, passandogli una mano tra i capelli ricci appena è abbastanza vicino da poterlo trascinare giù e baciare.
«Questa cosa,» annuncia «è stata l’idea più geniale che mi sia mai venuta.»
Roberto, relativamente più calmo, scende dal letto scuotendo la testa e sparisce in bagno togliendosi per strada scarpe, camicia e jeans. «La trama è tremenda,» dice, emergendo poco dopo dal bagno in t-shirt e dei boxer puliti con del disinfettante ed una manciata di cerotti e garze. «Sembra un Harmony di bassa lega.»
«Chissenefrega della trama,» Alessandro si tira a sedere, ballonzolando contento prima di ricordarsi con una smorfia che ha le gambe completamente addormentate e le braccia che solo adesso cominciano a formicolare tornando alla vita. «È stato, davvero, è stato pazzesco. E tu reciti da dio, quando mi hai tirato i capelli…»
Roberto gli dà le spalle mentre raccoglie il coltello, accende la lampada del comodino e spegne le candele sparse su metà dei mobili, ma Alessandro sa benissimo che sta combattendo quel sorrisetto ebete e compiaciuto che personalmente adora. «Il background fa schifo,» insiste, anche se con meno passione. «Anzi, il background non esiste. È come se avessi voluto soltanto un setting esotico per fare sesso.»
«Esatto,» gongola Alessandro con un sorriso enorme. Ad un cenno di Roberto rotola sulla pancia - i muscoli dell’inguine disapprovano con una fitta dolorosa - e per tutto il tempo che serve a Roberto per pulire le ferite, bendarlo e incerottarlo blatera di quanto è un genio e delle modifiche al copione per la prossima volta. Smette, finalmente, quando sono ormai lindi e puliti sotto le lenzuola di ricambio e Roberto gli abbraccia la vita sperando come sempre di distrarlo dai piedi gelati che infila tra le sue caviglie.
«Grazie,» mormora Alessandro, sonnacchioso.
«Ti amo,» dice Roberto, tutto d’un fiato, come se le parole avessero tanta fretta di uscire fuori da non dargli tempo di articolarle per bene.
Alessandro lo bacia sul collo. «La prossima volta ti compro un mantello.»
Tags: autore: p_will, originale
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