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[Original] Pink and Bitter

Titolo: Pink and bitter
Fandom: Originali
Personaggi: Evangelina, Micaela
Betareader: mikamikarin 
Rating: PG-13
Avvertimenti: Tanto amore lello *O*
Conteggio parole: 726 (fiumidiparole )
Riassunto: Evangeline guarda Micaela arricciarsi una ciocca rossa con l’indice, lo sguardo che vaga vacuo per la casa. Sospira, abbassando il gas mentre la teiera fischia, e il vapore esce ad ampi sbuffi, profumando l’aria di frutti rossi.
Si chiede per quanto durerà ancora
Note: Scritta per la terza settimana del Cow-t! Una femslash senza troppe pretese, volevo fare qualcosa di più ma sentivo che sarebbe stato di troppo. Spero vi piaccia <3 Volevo dedicarla a una certa assetata di femslash, ma non so se sia degna, nemmeno trombano ;_;


“Sì, sì, va tutto bene. No, non preoccuparti, non sono nemmeno a casa stasera, sto a dormire da una collega. Passo io da te domani mattina, appena vado via da qui, d’accordo?”
Evangeline guarda Micaela arricciarsi una ciocca rossa con l’indice, lo sguardo che vaga vacuo per la casa. Sospira, abbassando il gas mentre la teiera fischia, e il vapore esce ad ampi sbuffi, profumando l’aria di frutti rossi.
Si chiede per quanto durerà ancora.
“Ok. Sì, anche io non vedo l’ora. A domani, ti amo.”
Come Micaela chiude la chiamata, Evangeline sente un nodo stringersi all’altezza dello stomaco – succede sempre così, quando Steven chiama e le dice che vuole vederla, che vuole scoparsela, mentre lei è presente ed è obbligata a sentire l’eco della sua voce attraverso la cornetta perché magari le è accanto, o dietro, che le bacia il collo e le accarezza le braccia. Fa un cenno all’altra ragazza, e quella subito corre al tavolo, al suo solito posto.
In fondo, è lei che ha scelto così.
Micaela guarda la bevanda rossa scivolare dal becco della teiera, colorando la sua tazza rosa. Stringe la ceramica tra le mani e ringrazia sottovoce, aspettando che anche Evangeline riempia la sua tazza e si sieda con lei.
Sentono entrambe un sapore amaro in fondo alla gola, il vapore che tenta di spingere contro l’aria pesante.
In fondo, entrambe hanno scelto così.
“Eva…” mormora Micaela, sollevando appena lo sguardo. Osserva il profilo del suo naso – piccolo, così grazioso -, osserva le ciglia scure scendere sopra le iridi azzurre, e le guance troppo rosse per il fard. Si incanta appena, sentendo la gola farsi improvvisamente secca.
“Non c’è bisogno di dire niente.” Sotto il tavolo stringe la mano libera, e lascia che il pollice freghi contro l’indice mentre cerca di far dissolvere la tensione in una nuvola piena di niente. “Se vuoi, puoi andare. Non voglio certo obbligarti a –“
“Ti prego, non continuare.” La ammonisce, prima di abbassare nuovamente lo sguardo verso la tazza.
Fuori, un cane abbaia contro un’ambulanza.
“Scusa.” dice Evangeline, quando torna il silenzio. Non ha idea del perché, ma quando si sente troppo a disagio comincia a venirle prurito dappertutto. Vorrebbe grattarsi il braccio e scorticarlo, così Mica le direbbe di smetterla, e il silenzio si riempirebbe di parole inutili.
Ma resta immobile.
A volte vorrebbe distruggerglielo, quel telefono. Certe notti pensa che potrebbe porle il divieto di tenerlo acceso, quando stanno insieme, ma poi pensa che, al posto suo, lei sarebbe infastidita da una cosa del genere, e allora manda giù il rospo e cerca di non pensarci più, lasciandosi distrarre da altri pensieri, dalla mano che le accarezza il petto mentre il suo nome rimane sospeso sulle labbra.
Che testa di cazzo.
Fissa le sue dita intensamente, le unghie laccate di rosa – la stessa tonalità pastello della tazza, la stessa tonalità pastello della sua biancheria, l’ha vista prima quando l’ha abbracciata e le ha sollevato appena la maglia per accarezzarle la pancia.
Si schiarisce la voce, sollevando il viso per guardarla meglio. “Vuoi qualcos’altro, dei biscotti, o…” Il resto della frase scappa dalle sue labbra quando nota gli occhi appena umidi. “Non piangere, stupida.”
Micaela non la guarda, forzandosi di sorridere mentre annuisce. Non si accorge nemmeno della sedia che stride contro il pavimento, di Eva che si alza e l’abbraccia da dietro, Eva sempre così impulsiva, così profondamente innamorata, così stupidamente ai suoi piedi da accettare di vivere dietro l’ombra di un’amicizia che nessuna delle due vuole.
“Smettila.” Sussurra al suo orecchio, accarezzandone il lobo con le labbra, scendendo fino al collo, a baciarla sotto la mandibola. Micaela annuisce ancora, incapace di parlare. Lei ama Eva, ama Eva più di ogni altra cosa, ama Eva più di Steven, più della sua vita.
Si volta e la stringe al collo, imponendole un bacio, scivolando dentro la sua bocca, senza curarsi della scomodità, della schiena che urla per una posizione più comoda. “Farò qualcosa.” Mormora sulle sue labbra, la voce che trema mentre le mani le stringono il viso. “Lo lascerò, gli dirò che è finita, io voglio stare con te.”
Evangeline sorride appena, scostandole la frangia e baciandole la fronte. “Va bene così.”, e annuisce mentre lo dice, sforza il sorriso per essere convinta delle sue stesse parole. La stringe forte, affondando le mani nei capelli e lasciandola riposare sul suo petto, giù due lacrime e poi a sorridere come sempre.
Va bene così.
Tags: autore: naripolpetta, originale
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