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[Glee] Behind Blue Eyes

Titolo: Behind Blue Eyes
Autore: Sunshinegravity
Fandom: Glee
Personaggi: Dave Karofsky
Parte: 1/1
Rating: Giallo
Riassunto: “Mi hai frantumato la testa. Mi hai diviso in due. Guardami. Sono in camera mia, per terra, di sabato sera, a guardarti in tv, e a desiderare di essere lì a fare il tifo per te e per chi sta cantando con te, chiunque essi siano. Quando io vorei…vo-vo…non so manco io cosa vorrei. Non lo so! Spero che invece tu sappia cosa vuoi, ora che sei in quella specie di accademia gay.”
Note: Altamente drammatico.


Behind Blue Eyes

Era circa alla quarta-quinta (o sesta?) bottiglia quella sera. La musica a palla gli stava facendo scoppiare le orecchie e la testa, le luci al neon non potevano sembrare più squallide e Azimio gli sembrava una di quelle vecchie ciccione che passano i pomeriggi nei gazebo a spettegolare su altre vecchie ciccione.

Eppure, in quella festa si stavano divertendo tutti. Alcune ragazze si stavano spogliando per la loro –quella degli altri maschi, quelli a posto– felicità, altre si mettevano a piangere istericamente, e altre ancora che invece non la smettevano più di ridere.

Dave aveva sempre cercato di scappare da questo tipo di feste per paura di essere uno di quegli ubriachi che sputtanano tutti i loro segreti a destra e manca, ma i ragazzi del football avevano insistito, soprattutto dopo la settimana della sensibilizzazione contro l’alcohol, perché ritenevano fosse trasgressivo andare contro quello che voleva il preside.

E in un certo senso non gli dispiaceva, per niente. Era divertente ballare alla cazzo di cane, vedere tutte le follie fatte da parte degli altri, permettersi di comportarsi da perfetto deficiente, per poi tutto essere dimenticato il giorno dopo. Era ufficialmente andato e non capiva più un cazzo, si era dimenticato ormai di chi era, di cosa facesse nella vita, di quali fossero i suoi problemi.

«E-hem! Scusatemi tutti!»

Ma la festa, come la sua vita, venne rovinata per colpa di un incidente.

Una ragazza, decisamente fuori luogo –occhiali spessi, codini alla Pippi Calzelunghe, bassina– era salita su un piccolo palcoscenico di quel locale, accendendo il microfono e attirando l’attenzione di tutti.

«Chiedo scusa per l’interruzione…ma…ecco, vorrei chiedere un favore a tutti voi…c’è, per caso, qui, una televisione?»

«Una televisione? Sì, è nel privé. Perché?»

La ragazza arrossì violentemente, e prese fiato. Stava chiedendo qualcosa di difficile, Karofsky lo aveva capito, ma non avrebbe mai immaginato le parole successiva: «Io, ecco…vorrei vedere le regionali del Glee Club.»

Il Glee Club.

Partì una risata esasperante.

«Il Glee Club? Ma stai parlando sul serio ragazzina?!»

Di nuovo loro.

«Effettivamente sei anche tu una sfigata, perché non ti sei unita a loro?»

Di nuovo lui.

«Io…ecco, avrei voluto, però…»

Sempre.

«Vattene a casa storda!»

La maledizione della sua vita.

«Cesso, ritirati! Io quegli sfigati del Glee in televisione non li metto! Rischiamo di alzare l’audience!»

«Aspettate un attimo!» urLò, e tutti si voltarono verso di lui. Barcollò verso il palco, e Azimio lo seguì confuso. Cosa cazzo stava facendo?!

«Come ti chiami?» chiese alla ragazza.

«S..Sunshine…»

«Sunshine! Ma che nome carino» sorrise, e le mise un braccio attorno alle spalle, stringendola a sé. «Sunshine! Hahah!»

Lo stavano prendendo per pazzo?

«Sapete, ragazzi» disse, poi prese un altro sorso dalla bottiglia, e riusciva a sentire la forza per parlare «io rischiavo per essere espulso per colpa di uno del Glee Club. Ma in questo anno e mezzo che si sono evoluti, ho notato una cosa particolare del loro club…una mola–more–morale, diciamo così.»

«Mettere sempre il rossetto coordinato allo smalto?» disse Azimio, con la sua solita battuta pronta, e tutti risero.

«Haaaaa divertente Az! Divertentissimo! Sei un gran burlone! Ma no, non parlavo di questo.» Si fermò a pensare a come esprimersi, anche se aveva tre sesti di alcohol nella tesa. Prese un altro po’ di birra «Loro hanno questa cosa…dell’uguaglianza…» i ragazzi lo guardavano straniti «Nella loro testa non esistono…classi sociali. Si fa tutto quel che cazzo si vuole purché si sia se stessi. Si può essere dei trans in minigonna o dei giocatori di football professionali e si è giudicati in ugual modo. E questa cosa, a me, di questa cazzo di morale, a me, il Glee Club…»

Poi la sua testa sentì un tonfo. Stava parlando davanti a metà scuola. Davanti a conosciuti e sconosciuti di cosa pensava del Club.

«…a me può sbatterla dove vuole, ma froci come sono se la ficcheranno in culo!»

E tutti applaudirono. Azimio gli diede una spallata, e Karofsky finse di essersi divertito ad averlo detto, di essere felice di aver mandato a fanculo il Glee. Ormai la musica era ripartita e tutti erano tornati a ballare.

Sunshine piangeva.

Dave la vide, e fece un sorriso ebete «Suvvia Sanchi, non farti tanti problemi! Va’ a casa e vediti ste regionali!»

«Tu..tu…» Sunshine lo stava guardando con odio «Non sei altro che un ragazzino spaventato che non sa quanto sia bello essere sé stessi!»

Il sorriso di Karofsky scomparse in un attimo. Non di nuovo.

No, non era giusto che Shunshine gli dicesse questo. No. Perché Dave aveva già sentito quella frase, e subito dopo averla sentita aveva provato il momento più felice della sua vita. Avrebbe ricordato sempre quella frase come un rifugio, in ramo su cui aggrapparsi, ma adesso che era successo di nuovo, quella frase non significava più quel momento, ma due momenti. Era diventata una frase qualsiasi.

Le diede uno schiaffo.

«TROIA! PUTTANA DI MERDA! COME CAZZO OSI!» si avvicinò verso di lei come per picchiarla, ma Azimio lo bloccò, e anche alcuni altri che si erano allarmati a quelle parole.

Sunshine scappò fuori dal locale spaventata.

«Amico, sei ubriaco fradicio» disse Azimio «Forse è meglio se ti porto a casa, eh? Ragazzi, lo faccio rintanare io che sono ancora poco brillo.»

––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Era in camera sua –come c’era arrivato solo Dio lo sapeva, visto che era all’ultimo piano e l’ascensore era rotto– e aveva avuto il coraggio di accendere la tv e di sintonizzarla –dopo diecimila tentativi di premere il pulsante giusto– sulle regionali.

Si stavano esibendo le Intensità di qualcosa. Ma facevano vedere anche immagini di altri concorrenti, e ovviamente lo vide. Vide la sua bellezza, la sua sicurezza, la sua nuova giacca blu che gli sembrava gli stesse anche troppo stretta. (Dave non sapeva che anche la Dalton, un po’, gli stava stretta.)

Si sentiva vuoto. Si sentiva ad un passo dal cadere da un dirupo. Si sentiva ad un soffio dall’essere trascinato in un vortice senza fine. Si sentiva morire.

L’orologio faceva i suoi ticchettii.

Dave non sa dove prese il coraggio di fare quella follia, ma dopo cinque minuti prese il telefono. Aveva rubato il numero di cellulare di Kurt da Sam, di nascosto ovviamente. Giusto in caso.

Ovviamente c’era la segreteria. E quindi decise di lasciare un messaggio. Ovviamente prima prese un altro sorso.


"Ehilà fatina.

Sono Dave, Dave Karofsky. Sono quello stronzo che ti ha maltrattato per tre settimane. Tre fottute settimane, e sei scappato come un coniglio per una minaccia. Ho pensato semplicemente di dimenticarti e farti diventare un fantasma del mio passato. Ma non funziona. Tutto mi riporta a te. Voglio parlarti, ma so che hai paura di sentirmi, quindi ti tranquillizzo con una canzone. Faccio schifo a cantare, e sono anche ubriaco, ma zitto e ascolta.”


Si fermò per un secondo per prendere fiato. Poteva farcela.

“No one knows what it's like
To be the bad man,
To be the sad man.”


Dave chiuse gli occhi, e se li immaginò.

“Behind blue eyes.”

La sua tristezza iniziò a diventare piacere.

“No one knows what it's like
To be hated,
To be fated.
To telling only lies.

But my dreams,
They aren't as empty
ss my conscience seems to be.

I have hours, only lonely.
My love is vengeance
That's never free.”*


Pensò che fosse abbastanza, anche perché di sicuro Kurt aveva già riattaccato sentendo quella voce schifosa. Era il momento di sfogarsi.

“Sai, Kurt” iniziò “La mia vita era così bella. Non sapevo niente e mi andava tutto bene. Non mi rendevo conto di cosa sentissi o provassi per chiunque, e non mi ero mai posto domande. Stavo bene, punto. Mi divertivo così tanto a passare le serate con gli amici dell’hockey e del football, a ridere, a ubriacarmi, e andare bene a scuola allo stesso tempo. Mi sentivo un gran figo.”

Sentì la tv. Le Nuove Direzioni stavano cantando una canzone che lui non aveva mai sentito prima.

“E il Glee Club mi era indifferente. E anche tu mi eri indifferente, prima di quest’anno.”

La voce iniziò a farsi spezzata. Era sul punto di piangere. Ricordare questo non era mai facile.

“Ma poi un giorno ti ho sentito cantare. Non ho idea che cosa, ma so solo che, anche se avevi una voce da frocio, una postura da frocio e un atteggiamento da frocio, cazzo, eri il più bel frocio che avessi mai visto e sentito. Mi sei riuscito a entrare nel cuore. E ho capito che ero frocio anche io, perché ho iniziato a volerti ogni giorno, ad abbracciarti nei miei sogni e nei miei pensieri, a doverti malmenare ancora di più solo per poterti toccare.”

Si fermò per riprendere fiato. Ormai aveva detto la parte più difficile.

“Mi hai fatto tornare la passione. Mi piaceva ballare e cantare e mi hai fatto venire voglia di rifarlo. Ma lo sai che non lo facevo in pubblico.”

Fece una risatina. Poi, sentendosi le guance incandescenti, il cuore come se venisse tirato da due lati opposti, lo stomaco sentire la nausea, scoppiò finalmente a piangere.

“Mi hai frantumato la testa. Mi hai diviso in due. Guardami. Sono in camera mia, per terra, di sabato sera, a guardarti in tv, e a desiderare di essere lì a fare il tifo per te e per chi sta cantando con te, chiunque essi siano. Quando io vorei…vo-vo…non so manco io cosa vorrei. Non lo so! Spero che invece tu sappia cosa vuoi, ora che sei in quella specie di accademia gay.”

Si stese definitivamente sul pavimento, continuando a versare lacrime, a far uscire urla di dolore dalla bocca e bere.

“Io ti amo. Io ti amo, cazzo, io ti amo. Non ti ho baciato perché volevo zittirti o ne avevo voglia. Io ti amo. Amo come cammini spavaldo per i corridoi con tutta quella roba strana sul corpo. Amo come canti. Amo come ti muovi. Amo come guardi cinicamente chi non ti accetta. Amo come sei quel Kurt Hummel che io non riesco a levarmi dalla testa. Io non ti ammazzerei mai. Mi ammazzerei io per te. Ascoltami! Come spero che tu sentirai questo, una volta acceso il cellulare. Non sarò mai abbastanza stordito da rifarlo. Aiutami Kurt. Io non voglio fare coming out.. Ora voglio solo sentirti o vederti, cantare o ballare o fare cose da froci con te. Aiutami.”

Come disse ciò, sentì il campanellino magico. La Dalton si stava esibendo. E poté sentire benissimo la voce di Kurt, insieme a quella degli altri. Si alzò di scatto. Vide che stava cantando con un altro ragazzo affianco. Un duetto amoroso.

“Ah, quello è il ragazzo che è venuto l’altra volta” ricominciò a parlare col telefono “Lo ami, si vede da come lo guardi mentre dici quelle parole smielate, da come gli sorridi, da come ti muovi. Vorrei essere al suo posto.” Tirò su col naso, che ormai stava colando da quando aveva iniziato a piangere. “Io però lo vedo che non ti ama. Non ti guarda neanche. Ma a te non importa. Vorrei essere al suo posto. Io ti guarderei sempre, e non bacerei un’altra né dubiterei di quello che provo neanche per sbaglio – sì, le voci su Rachel girano. Io non ne sono un grande amante, ma sarei disposto a vivere in una casa piena di fru fru e di roba rosa con tutto ciò che vorresti. Non saresti neanche obbligato ad essere con me, se vuoi. Potremmo anche non condividere lo stesso letto. Mi basterebbe solo poterti vedere la matina, il pomeriggio, la sera, e magari solo un bacio a stampo a settimana. Andrebbe bene anche sulla guancia. Andrebbe bene qualsiasi cosa. Dio come sono disperato.”

Karofsky fissò l'immagine di Kurt, come se lui dallo schermo lo stesse ascoltando, come se stesse aspettanto una risposta, un segno, un qualsiasi segno da parte sua che gli dicesse "ti prego, non lo fare."
L’esibizione finì, e Karofsky vide Kurt e Blaine inchinarsi ed abbracciarsi per gli immensi applausi ricevuti.

“Se mi avessi dato solo un segno, in questo video, che non eri felice, io non sarei giunto a questo.”

Dave si alzò, dirigendosi verso il balcone.

“Avrei tanto voluto sentirti cantarla, ma dovrò farlo io pensando a te. Ti prego, ascoltami, Kurt. Questa è l’ultima volta che mi sentirai.”

Chiuse gli occhi, e si immaginò di nuovo la figura di Kurt. Sorridente, triste, scioccato. Quanto più poteva ricordarsi.

“Dear my love, haven't you wanted to be with me?
And, dear my love, haven't you longed to be free?
I can't keep pretending that I don't even know you,
And at sweet night, you are my own.
Take my hand.

We're leaving here tonight,
There's no need to tell anyone,
They'd only hold us down.
So by the morning light
We'll be half way to anywhere,
Where love is more than just your name.

I have dreamt of a place for you and I.
No one knows who we are there.
All I want is to give my life only to you.
I've dreamt so long I cannot dream anymore.
Let's run away, I'll take you there.

We're leaving here tonight,
There's no need to tell anyone,
They'd only hold us down.
So by the mornings light
We'll be half way to anywhere,
Where no one needs a reason.
Forget this life,
Come with me,
Don't look back you're safe now!
Unlock your heart,
Drop your guard,
No one's left to stop you now…”*


Dave si fermò, perché ormai la voce si era esaurita, come la sua testa ed il suo cuore.

Mormorò qualcosa come un “Morirò pensando ai tuoi occhi blu, Kurt” e chiuse il telefono, dopo essersi assicurato che il messaggio era stato registrato ed inviato.

Poi fece un salto. Un grandissimo, altissimo, immenso salto. E mentre sprofondava, il suo corpo sembrava svuotarsi, la sua anima sembrava ripulirsi da tutto ciò di cui s’era pentita di fare, la sua testa stava pensando solo ad una cosa. Sorrise.

Morì pensando ai suoi occhi blu.
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