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[Tengen toppa Gurren Lagann] Across my Memory - Under your smile, my death

**Autore: margherota
**Titolo: Across my Memory – Under your smile, my death
**Genere: Malinconico, Erotico, Introspettivo
**Rating: Arancione
**Fandom: Tengen Toppa Gurren Lagann
**Personaggi: Viral, Simon
**Avvertimenti: Yaoi, What if…?, Lemon, One shot
**Note dell'Autore: Una cosa. Quando denomino Viral “Bestia” mi rivolgo a lui in maniera femminile, ma solamente perché il termine che uso è di tal genere, non altro.
In questo contesto, non c’è nulla di vagamente piacevole. C’è il rimorso e c’è il rimpianto, la delusione cocente di chi si sente impotente.
Sotto un sorriso, si può nascondere la morte dell’anima.




-Nia…-

Era stato un sussurro, un ansimo detto tra la spinta poderosa del bacino e un bacio soffocante, il sospiro lieve di un’anima liberata da ogni intralcio della ragione.
Così, stretto tra le braccia di Viral, Simon aveva semplicemente chiuso gli occhi, dimenticando il mondo attorno a lui – per un solo, singolo istante.
La Bestia si era persa, in quel momento fittizio, condensando il proprio universo in un singulto dolorante. Ma niente aveva detto e niente aveva fatto: le spinte in quel corpo caldo erano continuate, piacevoli e profonde come sempre.


-Buongiorno…-
Viral si voltò, volgendo lo sguardo verso la fonte del rumore. Alla fine, anche Simon si era svegliato, probabilmente per merito del profumo di pane cotto che aleggiava nel piccolo appartamento. Viral aveva imparato a maneggiare qualche utensile umano, specialmente quando aveva accettato di andare a convivere con quella maledetta Scimmia nuda. Giusto per sopravvivere senza dover chiedere aiuto ogni due secondi.
Grugnì, facendo un lieve cenno col capo.
-‘Giorno…-
Lo vide avvicinarsi lentamente, ciondolando un poco e facendo dondolare le maniche della felpa chiara che indossava, quella che la Bestia stessa usava come pigiama.
Si voltò tornando a fare il proprio lavoro: imburrare un toast e imbottirlo con un salume piccante. Insomma, quello che si diceva preparare una colazione degna di questo nome.
Sentì le mani dell’Uomo, ad un certo punto, circondargli la vita e il suo mento appoggiarsi sulla spalla. Simon arricciò il naso, evidentemente non tanto convinto della bontà delle azioni del compagno.
-Devi avere un certo appetito per mangiare quella roba, Viral…-
La Bestia scrollò le spalle, allontanandolo da sé. Gli rispose serio e anche un po’ piccato, mentre fissava lo sguardo sulla lama spessa del coltello che aveva tra le dita.
-Sono io quello che ha lavorato, stanotte…-
Si fermò quando un bacio gli toccò la pelle: le labbra sottili di Simon ripeterono il gesto più volte, accarezzando la schiena esposta della Bestia. Il suo abbraccio, nel frattempo, si fece più stretto.
Viral fermò le mani, rabbrividendo a ogni singolo contatto.
Inutile nascondere quanto gli piacesse, non era bravo in quelle cose, anzi, aveva la tendenza fuorviante di ingigantirle più del dovuto. Così come Simon aveva la capacità di spiazzarlo con la sua semplicità disarmante.
-È stato bello…-
Prese ad accarezzargli il petto, portando le labbra sulla nuca dopo avergli scostato appena la chioma bionda.
Non lo vide ghignare, ma sentì chiaramente il tono canzonatorio della sua voce.
-Ci credo! Hai strillato come un maiale per tutto il tempo!-
Simon ridacchiò prima di lasciarlo andare e dirigersi verso la tavola. Prendendo la caraffa del caffé e una tazza lì riposta, si servì da sé e si sedette, tranquillo.
-Sei riuscito persino a imbastire una colazione per due persone senza far esplodere la cucina… Mi meraviglio dei passi da gigante che riesci a fare ogni giorno, Viral!-
Sogghignò, cominciando a sorseggiare la brodaglia scura, e per un attimo fu tentato di ritrattare quello che aveva detto – considerata quanta acqua quel caffé fin troppo allungato conteneva – ma si trattenne in tempo, riponendo semplicemente la tazza sul tavolo e adocchiando invece una scatola di biscotti.
Viral finì il suo toast e lo ripose in un piattino prima di voltarsi verso l’altro e sedersi a sua volta. Non lo guardò in faccia, considerando invece la propria colazione.
Prese a masticare lento, quasi a misurare ogni morso che dava ai vari bocconi: probabilmente ci aveva messo troppo burro.
-Oggi devi andare a lavorare presto?-
Simon lo fissava, cercando di scorgere in lui qualcosa che non fosse la stanchezza dipinta nelle occhiaie. Era evidente che non aveva dormito tanto, quella notte.
La bestia deglutì, poi rispose con voce roca.
-Come ogni giorno. Rossiu non ammette ritardi…-
Simon ricordò, e sorrise.
-È vero…-
Da quando gli Anti- Spiral erano stati sconfitti, gli Uomini avevano bisogno di una guida esperta per le proprie navi, per le proprie flotte. L’esperienza di un immortale – Bestia o Uomo che fosse – era quanto di meglio si potesse offrire loro, Rossiu l’aveva capito subito. Lui, di intelligenza, ne aveva in abbondanza; ciò che gli mancava era quel briciolo di buon senso che l’avrebbe reso decisamente più umano.
Così, Viral era stato ancora costretto a vivere a contatto con la società che avrebbe preferito ripudiare assieme al suo passato. Non era per caso lecito, per uno come lui, desiderare semplicemente di avere una famiglia, una casetta sperduta e di giocare tutto il giorno con la propria amata figlioletta?
Rossiu aveva pensato di no e forse Viral gli aveva dato intimamente ragione. Ora era a capo della Flotta Nazionale, Capitano della prima Legione. Una cosa che richiedeva più pazienza di quanto mai Viral potesse disporre.
E Simon…
Simon gli sorrise, voltando il capo direttamente nella sua direzione.
-Immagino tu sia un capo dispotico e senza cuore, Viral…-
La Bestia alzò le spalle, recuperando tutta l’irritazione che gli eventi dei giorni precedenti gli avevano messo addosso.
-Quelle stupide Scimmie nude! Non ho mai visto gente più incapace di quella!-
Lo sentì ridacchiare mentre si portava una mano alla bocca, nascondendo l’irriverente sorriso molesto.
-Non sarà che sei tu troppo pretenzioso, Viral?-
L’altro fece un verso scocciato con le labbra, prima di ribadire la propria posizione di sempre.
-Preferisco pretendere l’impossibile che ammettere errori stupidi!-
Lo sguardo dell’Uomo si fece più malinconico, più triste, quasi più distante.
Allungò le braccia in avanti, stiracchiandosi. Non riuscì a trattenere uno sbadiglio mentre le parole gli rotolavano fuori dalle labbra.
-Molto da te, Viral…-
L’altro lo guardò male, di sottecchi, gonfiando il pelo come un grosso gatto irritato.
-Cosa vorresti dire, con questo?-
Ancora, un sogghigno – la reazione tipica di chi ha previsto azione e reazione con ineluttabile precisione. Dopotutto, immortale è anche quella cosa che mai muta nella forma e nella sostanza.
-Assolutamente nulla!-
Simon prese un altro biscotto, cominciando a masticarlo tranquillamente.
Perso nel proprio mondo, fissò lo sguardo nel vuoto.
E a quel punto Viral ricordò come mai si trovavano assieme in quella casa. La morte di Nia: da lì ogni cosa era iniziata, compresa la loro relazione.
Simon non si era più ripreso – continuava a sorridere, sempre e comunque, dimostrandosi di una gentilezza che dava i nervi. L’Uomo, alla fin fine, era morto anch’egli quel giorno, mentre il suo corpo fisico arrancava in avanti cercando un appiglio al quale aggrapparsi, una ragione per non credere di essere andato con lei nella tomba.
Che quell’appiglio non fosse Viral alla Bestia faceva male più che una pugnalata nel fianco.
Simon, mangiato anche il quinto biscotto tondo, si guardò in giro alla ricerca di altro cibo commestibile. Non trovandolo, decise che era ora di alzarsi e di tornare tra le calde lenzuola del letto che aveva abbandonato non che pochi minuti prima.
-Beh, buona giornata!-
Si alzò dalla sedia, concedendosi un altro sbadiglio a bocca larga.
Ma fatti due soli passi si sentì afferrare per il polso e scaraventare, senza la benché minima grazia, proprio sulla superficie orizzontale del tavolo. Sopra di sé si ritrovò Viral, con quel ghigno ferino sulle labbra che non prometteva nulla di buono.
-Salutami almeno come si deve, razza di stupida Scimmia nuda!-
Simon lo guardò sconcertato per parecchi secondi, lasciando che la sua mano scivolasse lungo il petto appena coperto dalla stoffa dell’indumento.
Occhi negli occhi, sguardo nello sguardo.
Poi alzò le braccia verso di lui, abbracciandogli il collo. Attirò il suo capo contro il proprio, lasciandosi penetrare dalla sua lingua calda e umida. Gemette quando Viral gli succhiò il labbro inferiore, portando la mano al di sotto della felpa.
E gli sorrise.
-Così va meglio, Viral?-
La Bestia si fermò, guardandolo per l’ultima volta in viso.
Tentò di sorridere, e il maldestro ghigno che ne uscì parve davvero convincere Simon della veridicità di parole tanto false da risultare non credibili.
-Decisamente sì…-
Si allontanò, lasciando l’Uomo libero di muoversi.
Non lo guardò davvero quando si alzò e si rimise in piedi, non lo guardò quando nel passargli accanto gli poggiò delicato una mano sulla spalla, non lo guardò quando scomparve alle sue spalle lasciando non altro che il proprio odore a invadergli tutti i polmoni. Non sentì neanche la porta della camera chiudersi, senza lasciare più niente per lui.
Improvvisamente, fu freddo sulla pelle.


-Viral, perché non mi lasci andare?-

La domanda rimbombò nelle orecchie della Bestia come uno sparo a bruciapelo.
Perfido, malvagio, traditore.
Viral ammutolì, fermando la mano che poco prima era impegnata ad accarezzare i morbidi capelli scuri dell’Uomo avvolto nelle lenzuola.
Simon non sorrideva – era incredibilmente serio, quella volta.
Si era voltato, incapace di rispondere. E con tono acre lo aveva zittito.
-Non fare domande idiote, Scimmia nuda…-
Le braccia dell’Uomo lo avevano avvolto, con quella dolcezza crudele dei disperati e degli infami senza scrupoli.
-Tu… mi ami, Viral?-
Il cuore di Viral mancò un battito, troppo preso da quelle labbra così vicine alla sua pelle.
Tremò appena, reprimendo a forza ogni sentimento sotto le palpebre serrate.
-Non dire cazzate! E ora dormi!-
Il silenzio era poi calato, in un abbraccio che si fece più intimo e caldo.

E lo aveva sentito, distintamente.
Poco prima che si addormentasse contro il suo corpo, il viso appoggiato alla sua schiena.
Aveva sorriso.
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