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[Harry Potter] Ficus Strangolatore (parte 11)

Titolo: Ficus Strangolatore
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Draco Malfoy, Harry Potter
Parte: 11/16
Rating: R
Conteggio Parole:
Beta: knockwave , nefene  e baka_chibitalia 
Riassunto: Da quando Harry ha visto Malfoy in quelle vesti, non riesce a togliersene l'immagine dalla mente. Quando troppo potere ed ossessione si concentrano nelle mani di una sola persona, i risultati possono essere pericolosi.

Note: Sequel di Narciso. In questo capitolo c'è una citazione da un film cult, chi se ne intende la riconoscerà (credo XD). Oh, e sono consapevole che nei libri italiani viene detto che Malfoy ha un barbagianni, ma quello di Malfoy è un “eagle owl” e non un “barn owl”. Ho dovuto dividerlo nuovamente in due causa limiti di lunghezza di LJ...

Avvertimenti e contenuti: Stavolta abbiamo un bel pout-pourri di Non-con, Angst, Molestie, Umiliazione, Violenza Psicologica, pseudoslash, crossdressing e credo che Harry vada abbastanza OOC ma potrebbe anche essere un'Alternative Character Interpretation (o potrei star solo cercando di pararmi il culo). AU/What if a partire dal capitolo precedente.

Link al capitolo precedente: 10
Link al capitolo successivo: 12


 


Harry stava correndo, fuggendo da qualcuno...
(da qualcosa)
… qualcuno che rideva alle sue spalle...
(nelle sue orecchie)
… e che non riusciva a seminare. Sentiva i suoi passi dietro di sé, sempre più vicini...
(o forse era solo l'eco, l'eco dei suoi stessi passi nei corridoi vuoti?)
… e allora tentò di accelerare, cambiare strada, imbucare corridoi alla cieca nel tentativo di disorientare il suo inseguitore, che tuttavia non demordeva affatto, e non si faceva più lontano...
(forse perché non c'era nessun inseguitore)
… nonostante i suoi sforzi.
All'improvviso scorse in lontananza una sagoma scura, che gli correva incontro.
-Hey!- gridò con sollievo, dirigendosi verso di lui -Hey, aiutami! Mi sta inseguendo! Mi raggiungerà!-
Ma il sollievo si trasformò in gelo quando, giunto abbastanza vicino, riconobbe in quella figura la propria immagine riflessa.
“Uno specchio! Dannazione! ”
O almeno così credeva.
- Vieni con me, - sibilò il suo doppio con voce fredda e suadente, facendolo sobbalzare.
Di sicuro quello non poteva essere uno specchio normale, e per qualche ragione era assolutamente certo che non potesse esserci nulla di positivo in quell'oggetto.
Così arretrò, anche se questo significava mettere meno distanza fra lui e il suo inseguitore.
E a proposito...
“Hey, aspetta... non sento più quei passi...”
D'istinto si voltò, accorgendosi in quel momento di essere rimasto solo.
(Completamente solo... se non per...)
Il suo riflesso ora lo stava fissando; era identico a lui in ogni dettaglio, salvo per gli occhi, rossi e quasi lampeggianti nella semioscurità, e per il crudele sorriso di scherno che gli deformava il volto.
Harry smise di arretrare, improvvisamente paralizzato, e rabbrividì quando la creatura riprese a parlare.
- Vieni, - insistette questi, estendendo il proprio sogghigno più di quanto l'altro credesse possibile, rivelando fauci piene di denti affilati - Ho tante cose stupende da mostrarti... -
E con queste parole l'essere distese la mano verso di lui, oltrepassando la barriera vitrea dello specchio come se fosse stata liquida.
Quelle mani... erano come le sue, ma avevano qualcosa di strano: le dita sembravano stranamente allungate, come le zampe di un pallido ragno.
Per un folle, lunghissimo istante, fu quasi tentato di accettare.
“No!” gridò una voce allarmata nella sua testa.
- No, - sussurrò Harry con voce flebile, sentendosi la gola serrata. -No, io... io non voglio vederle!-
L'essere si limitò a gettare la testa all'indietro e ridere, producendo un rumore stridulo e sgraziato, come unghie su una lavagna, costringendo Harry a tapparsi le orecchie con i palmi e urlare nel tentativo di coprirlo.
- Smettila! -
Quella mano si protese ancor di più e lo raggiunse, ghermendolo per la camicia e impedendogli di allontanarsi.
- No! -
Poi la mano cominciò a tirare, ed Harry venne lentamente ma inesorabilmente attirato verso quella superficie, che ora si increspava proprio come acqua disturbata da un tocco estraneo.
- Lasciami! - urlò il ragazzo, cercando di liberarsi da quella presa, senza successo, lottando per non farsi trascinare dall'altra parte, dove qualcosa di orribile lo attendeva, ne era sicuro, e solo percepirla bastò per fargli accapponare la pelle.
Ma tentare di smuovere quella stretta innaturalmente forte era come tentare di smuovere un'immensa pietra.
L'altro si limitò ad esibirsi di nuovo in una breve e stridula risata, dando uno strattone più deciso e costringendolo ad avvicinarsi tanto da toccare la superficie col naso.
In un attimo, quel contatto sprigionò in lui una fitta di dolore lancinante, trasmettendosi fino alla sua cicatrice: tutto il suo corpo stava bruciando, soffrendo, ogni suo centimetro esposto stava gridando silenziosamente di dolore, e quando riaprì gli occhi...
(quando l'altro riaprì gli occhi)
… il dolore cessò.
Si accorse che era la sua stessa mano a essere serrata, premuta contro lo specchio ora incrinato, le dita piegate; ma quando la riaprì, allora poté osservare davvero le proprie dita, ed erano...
(... come pallide zampe di ragno.)
Sollevò lo sguardo, incontrando quello del proprio doppione.
Aveva le labbra distese nello stesso orribile sorriso di prima.
Harry corrugò la fronte, stringendo gli occhi in due fessure.
L'altro lo imitò.
- Che cosa stai... - sibilò, e subito si sentì raggelare.
La sua voce era acuta e fredda come un sinistro alito di vento.
Harry si bloccò, immobilizzato, lo sguardo fisso nelle iridi scarlatte dell'altro...
(nei suoi stessi occhi)
… e allora capì.
Gli salì alle labbra un singulto che lo scosse come una breve scarica elettrica; ben presto a quello ne seguirono altri, ed il suo corpo prese a tremare come se un vento freddo si fosse accanito su di lui. Prima ancora di potersene accorgere, non riuscì ad impedirsi di scoppiare in una risata stridula, così forte che ora grosse lacrime bagnavano le sue guance, e la gola gli bruciava come se avesse inghiottito una palla di spine.
Eppure, nel suono acuto e lacerante che gli fuoriuscì dalle labbra non c'era alcuna traccia di allegria, ma solamente isteria e disperazione.


- Harry? Harry! -
Harry si destò di soprassalto, ansimando come se avesse corso per un miglio intero.
Si sentiva umido e accaldato, e gli ci volle un po' per capire di essere sudato; i capelli gli si erano appiccicati sgradevolmente alla fronte, e anche il pigiama che stava indossando era un po' umido; gli sembrava di essere stato immerso in una palude.
- Hey, Harry, tutto a posto? -
Si voltò, sbattendo le palpebre alcune volte e strizzando gli occhi; dal suono della voce e dall'aureola rossastra che circondava la macchia indistinta di quella che era evidentemente una testa, Harry dedusse che doveva essere stato Ron a parlare.
- S... sì... sì, sto bene, Ron, - gli rispose, il tono meno spigliato di quanto sperasse.
Sospirò; doveva essere colpa di quell'incubo... Non riusciva a ricordarne quasi nulla, se non il dolore acuto della sua cicatrice che ancora pulsava debolmente, come un lieve mal di testa, ma c'era qualcosa che ancora lo tormentava. Era stato terribile, ma c'era anche qualcosa di molto importante; eppure non riusciva proprio a ricordare, e nonostante i suoi sforzi ogni dettaglio scivolava nell'oblio come sabbia fra le dita.
- Ti stavi di nuovo agitando nel sonno, - disse Ron, il cui tono era ancora preoccupato.
- E ti abbiamo sentito... gridare, - aggiunse un'altra voce. Harry non ebbe problemi a riconoscere Hermione, né ad accorgersi che aveva esitato nel pronunciare quell'ultima parola.
“Non è stato un grido...” pensò, ma fu un pensiero rapido e fuggevole.
Si protese d'istinto verso il comodino per ritrovare gli occhiali, ma nel farlo urtò una mano che glieli stava sporgendo, non abbastanza piccola per essere quella di Ron, né tantomeno quella di Hermione.
- Sono stato l'ultimo a sapere cos'è successo, - sbraitò una voce familiare, e anche prima di inforcare gli occhiali e mettersi a sedere, Harry capì che con i suoi amici c'era anche il suo padrino, Sirius Black.
- Sirius? Cosa ci fai qui? Credevo non potessi... -
- Uscire di casa come un bravo bambino? Già, ma nemmeno Silente in persona avrebbe potuto trattenermi quando ho scoperto che ti eri cacciato di nuovo nei guai, - replicò fieramente l'uomo, sedendosi sul bordo del letto. - Soprattutto dopo averti consegnato nelle grinfie di Mocciosus... -
- Chi? -
Harry lo guardò confuso, anche se quel nome gli ricordava vagamente qualcosa.
- Piton, - sibilò Sirius, sputandolo fuori come se fosse stato un insulto e contorcendo le labbra in una smorfia. – Fra tutte le persone a cui affidarti, proprio lui... ed io sono stato l'ultimo a essere informato! Sarei stato qui in un lampo, se solo l'avessi saputo!-
- Piton? -
Allora a Harry venne in mente di essere stato in quella stessa stanza con l'uomo. Gli aveva parlato, sì, ma certo... Però non riusciva a ricordare una parola di quello che gli aveva detto: era tutto molto nebuloso, ma gli sembrava che Piton si fosse infuriato per qualcosa. Sì, c'era stato qualcosa che gli aveva fatto perdere le staffe, e forse aveva anche cercato di aggredirlo, ma era stato fermato da qualcuno...
“Da chi?” si chiese, ma nonostante gli sforzi non gli riuscì affatto di ricordarselo, e prima che potesse chiedere a Sirius qualcosa al riguardo, la porta si aprì, e l'uomo si tramutò prontamente in un grosso cane nero, accucciandosi poi sul letto nel punto dov'era prima seduto.
Harry riconobbe subito la persona appena entrata nell'infermeria; fu stupito di vederlo turbato, senza la sua solita espressione mite e rassicurante.
- Profess... cioè, Remus! - lo salutò, sorpreso; ancora non era riuscito ad abituarsi a chiamarlo per nome.
-Ciao Harry, - rispose Lupin, sorridendogli, ma il suo sguardo rimase privo di allegria.
Sirius, d'altro canto, fu molto sollevato di potersi ritrasformare, e salutò l'amico con un cenno del capo e un sogghigno.
- Remus, mio caro, hai un'aria più tetra del solito, - commentò allegro. – Hai incontrato Mocciosus per caso? -
- Sirius, - disse l'altro in tono di ammonimento, tornando a farsi serio. – Ci sono state vittime. -
Il sogghigno si dileguò dalle labbra di Sirius, che impallidì leggermente.
- V...vittime? - il suo sguardo si spostò rapido da Lupin a Harry, e poi di nuovo a Lupin. - Non vorrai dire... -
Lupin non disse nulla per qualche istante; con un Incantesimo di Appello richiamò a sé una sedia, sistemandola accanto a quelle su cui erano seduti Ron ed Hermione per poi sedervisi.
- Sì, - disse infine; stava rispondendo a Sirius, ma il suo sguardo era rivolto verso Harry, che non ne capì il motivo.
“Di che cosa stanno parlando? Vittime? Vittime di cosa? C'è stato un attacco? I Mangiamorte?” si chiese, confuso.
Attese che l'uomo riprendesse a parlare, chiarendo i suoi dubbi, ma Lupin continuava a fissarlo in silenzio, e non solo lui; con stupore, ben presto si accorse che tutti lo stavano guardando, senza dire una parola, come se si aspettassero che lui chiarisse le cose.
“Ma io non so niente!” pensò irritato.
L'ultima cosa che ricordava era di aver fatto arrabbiare Piton , ma era una memoria così confusa e vaga che iniziava a sospettare di essersela sognata, e prima di essa non c'era nulla se non una sorta di grosso buco nero che partiva da quando Malfoy l'aveva bloccato e gli aveva lanciato contro una qualche maledizione.
Aveva la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante, di fondamentale... ma non aveva la minima idea di cosa potesse trattarsi, e il suo crescente mal di testa non lo aiutava di certo a concentrarsi.
Inoltre...
“Sei sicuro di voler ricordare?”
… aveva il forte sospetto... no, la certezza che, di qualunque cosa si trattasse, non fosse nulla di piacevole; per capirlo bastava lo sguardo di Lupin, mortalmente serio e colmo di preoccupazione, ma anche di una strana compassione... O gli sguardi equamente preoccupati ma anche... sì, non c'era dubbio, spaventati di Ron e Hermione.
“È di me che hanno paura!?” si chiese, iniziando a sentirsi sempre più a disagio.
“Dovrebbero averne?” replicò una vocina malevola, sarcastica, mentre un dubbio gli si insinuava sempre più a fondo nella mente, divenendo sempre più simile ad una certezza.
“Di qualsiasi cosa si tratti, è successa a causa mia.”
Deglutendo a fatica, sentendosi stringere la gola come da un fastidioso nodo, Harry racimolò tutto il proprio coraggio, e domandò:
- Che... che cosa...


... è successo? - mormorò Draco con un filo di voce.
Piton distolse lo sguardo dai due uomini impegnati a discutere alla sua destra, troppo lontani per poter distinguere ciò che si dicevano, ma Draco aveva l'impressione che non fossero esattamente le loro parole a interessare l'insegnante.
- Te l'ho già detto, la maledizione Risveglioscuro... - cominciò a dire l'uomo, ma il ragazzo non lo lasciò finire.
- Cos'è successo a Pansy e a Goyle?- insistette, sollevando con determinazione la testa per incontrare il suo sguardo.
L'uomo non rispose subito; gettò un'altra occhiata alla propria destra, accigliandosi come se avesse visto o sentito qualcosa di sgradevole, poi tornò a rivolgere lo sguardo verso Draco.
- Siediti, - gli ordinò, evocando una sedia con un breve movimento della bacchetta, aspettando che vi prendesse posto prima di riprendere a parlare.
- Come ti stavo dicendo, la maledizione ha risvegliato il lato oscuro di Potter, tutto ciò che di negativo c'è in lui. Si tratta di una Magia Oscura piuttosto potente, e non fosse che si è senza dubbio trattato di una mossa decisamente stupida da parte tua, potrei quasi congratularmi con te per essere stato in grado di eseguirla, - gli spiegò, arricciando le labbra in un sorrisetto arcigno. – La...cosa che hai risvegliato dentro Potter è una forza pericolosa e spietata: se un qualsiasi ostacolo gli si para innanzi lungo il cammino, essa lo toglie di mezzo nel modo più rapido e definitivo possibile. In breve, i tuoi compagni hanno semplicemente avuto la sfortuna di ritrovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. -
Draco rimase a lungo in silenzio; quelle parole erano come macigni che gli pesavano sullo stomaco, e i suoi sensi di colpa si fecero di nuovo sentire, più forti che mai.
- Com'è successo? - chiese Draco, poi esitando aggiunse: – Hanno... hanno sofferto?-
- L' Anatema che Uccide ha un effetto pressoché istantaneo; con molta probabilità, sono morti ancora prima di accorgersene, - spiegò l'uomo in tono asciutto. – A quanto pare, i tuoi compagni, aiutati da alcuni altri complici, stavano programmando un tiro mancino ai danni di Potter, qualcosa che sembrava avere a che fare con una trappola e una cospicua dose di Puzzalinfa e pus di Bubotubero. La maggior parte di loro è riuscita a scappare e sopravvivere per raccontarmelo; i tuoi amici non sono stati altrettanto fortunati...-
Draco deglutì a fatica, abbassando lo sguardo.
“È così, sono morti per uno stupido scherzo...dannazione, stupido Goyle... gli ho detto mille volte di non dar retta a Pansy! Maledizione! Quello stupido, quel babbuino imbecille... merda! Stupido, stupido, stupido...”
Qualcosa di bianco e sfocato gli comparve davanti all'improvviso, e gli ci volle qualche istante per afferrarlo e capire così che si trattava di un fazzoletto.
E gli ci volle ancora qualche istante per capire che erano le lacrime che gli avevano riempito gli occhi a renderlo così sfocato.


Harry era così sconvolto che non riuscì nemmeno a piangere, né a gridare o a reagire in alcun modo.
Rimase per molto tempo in silenzio, fissando alternativamente i volti di Remus, Sirius, Ron e Hermione, come se si aspettasse di leggervi dell'ilarità malcelata o di vederli sfumare come le figure di un sogno.
Perché era così che si sentiva: come in un sogno, o in un incubo. Ma le loro espressioni, quel misto di allarme, preoccupazione e orrore sul volto dei presenti, erano fin troppo ferme e reali perché ciò fosse possibile, e quando tentò di risvegliarsi dandosi un pizzicotto si ritrovò a sussultare per il dolore improvviso, che che gli tolse un po' di dosso quella specie di torpore.
-S... sono stato io?- chiese loro, mentre il peso e la consapevolezza dell'accaduto iniziavano a schiacciarlo, riscuotendolo come una doccia fredda.
Non era la prima volta che si ritrovava a sentirsi colpevole di avvenimenti orribili; giusto qualche mese prima era stato lo stesso, quando aveva sognato di essere Nagini, il serpente di Voldemort, e di attaccare il signor Weasley al Ministero, ma in quel caso era successo il contrario: era stata la sua mente a essere in qualche modo partecipe del tentato delitto, e non il suo corpo.
- Non esattamente, Harry, - intervenne Lupin in tono pacato. – Gli effetti di quell'incantesimo non sono molto dissimili da quelli della luna piena su... quelli come me. Amplificano i nostri istinti più primordiali, la parte bestiale del nostro animo, ciò che la coscienza normalmente impedisce di lasciar uscire. -
Le parole dell'uomo volevano certo rassicurarlo, ma invece sortirono l'effetto opposto, manifestando in lui un dubbio improvviso:
- Ma profess... Remus... questo... questo non vuol dire che era quello il vero me? Che è così che sarei davvero, se non ascoltassi la mia coscienza e non temessi la conseguenza delle mie azioni? -
Lupin rimase in silenzio per qualche istante, lasciandosi sfuggire un sorrisetto triste a quelle parole.
- C'è in effetti chi la vedrebbe allo stesso modo, Harry. Credo di averti già parlato di una mia vecchia conoscenza, il licantropo Fenrir Greyback. -
Il ragazzo non rispose subito, momentaneamente ammutolito, rendendosi conto solo in quel momento di ciò che aveva appena implicato.
- No, profe... Remus, io non... non intendevo dire... - balbettò agitato, desiderando all'istante di poter sprofondare sottoterra e sfuggire alla vista dell'ex professore e dei suoi amici. – Io non penso che lei... Davvero, mi dispiace. -
Ma Lupin scosse la testa e sorrise di nuovo, stavolta in modo sereno e rassicurante.
- Tranquillo, so che non parlavi di me. Volevo solo farti capire che stai guardando la faccenda in modo sbagliato. Tutti abbiamo un lato oscuro, Harry, alcuni più di altri, questo è vero, ma non è mai esistito alcun mago, o Babbano, che fosse completamente buono, - gli spiegò. - E no, nemmeno Silente, - aggiunse prima che l'altro potesse replicare, lasciandolo interdetto.
Harry non sapeva bene se lasciarsi rassicurare oppure no.
Quello che aveva detto Lupin era vero, certo, ma era anche vero che, solo pochi giorni prima, lui aveva fatto cose tutt'altro che positive anche senza l'aiuto di alcuna maledizione.
E se fosse stata davvero quella la sua vera natura? Ricordava bene ciò che gli aveva detto il Cappello Parlante, il primo anno...
Certo, ricordava altrettanto bene l'opinione del preside in proposito… ma se Silente si fosse sbagliato su di lui?
-Oh, insomma, non crederai seriamente che qualcuno di noi pensi che sia colpa tua!- sbottò Hermione con tanta decisione che Harry quasi si sentì in colpa per aver sospettato il contrario.
-Infatti, è stata tutta colpa di Malfoy!- intervenne subito Ron, infervorandosi, e sia Sirius che Hermione confermarono entusiasti.
- C'era da aspettarselo, dal figlio di un Mangiamorte, - commentò il suo padrino.
Lupin inarcò un sopracciglio, ma evitò di far notare all'amico che, vista la fama del suo casato, era alquanto discutibile da parte sua commentare le altrui parentele.
- Deve essere seriamente impazzito, quel tipo di maledizioni sono assolutamente proibite da secoli! Alcuni maghi sono finiti ad Azkaban per aver scatenato dei veri e propri massacri! Ma cosa gli è saltato in mente? - esclamò Hermione, con foga. – E poi è un incantesimo tremendamente difficile da padroneggiare, se eseguito da un mago inesperto è facile che la vittima si ritorca contro il proprio aggressore! È fortunato a non esserne rimasto ucciso! -
Nonostante Harry non se la sentisse di biasimare completamente Malfoy, le parole dei suoi amici lo rincuorarono un po', e Hermione riuscì perfino a strappargli un sorrisetto divertito
Per quanto fosse certo che il suo tono scandalizzato fosse dovuto principalmente alla sua estrema disapprovazione del gesto di Malfoy, avrebbe potuto giurare di aver colto anche una punta di invidia nella sua voce; gli venne il sospetto che l'idea che il Serpeverde fosse più abile di lei in qualcosa non andasse per niente a genio all'amica, anche se trattandosi di Magia Oscura ovviamente non l'avrebbe mai e poi mai ammesso.


Piton aspettò che il ragazzo si ricomponesse, riportando l'attenzione su Lucius e sul giovane Auror che era sembrato tanto divertito dalla reazione di Draco, e che ora discorreva con Lucius in tono di deferenza, ben conoscendone il potere e l'autorità esercitati sul Ministero.
Naturalmente, Lucius appariva lusingato dalla sua attenzione, e molto interessato alle sue parentele – rigorosamente Purosangue, gli assicurava l'altro, ma con qualche difficoltà nel lavoro, e a cui avrebbe fatto molto comodo un piccolo aiuto, una parola di raccomandazione.
Piton arricciò le labbra, continuando a scrutare la scena, ben sapendo che sotto a quella maschera di cordialità l'uomo celava un intenso disprezzo per il ragazzo che aveva davanti e che, non fosse stato per la sfortunata presenza di un buon numero di testimoni, non avrebbe desiderato altro che stringere le proprie mani elegantemente inguantate attorno al collo di quel miserabile lecchino e strangolarlo a morte lì.
La sua attenzione venne però nuovamente distratta, stavolta da Caramell, che uscì dall'ufficio di Silente con aria piuttosto stizzita, subito seguito da Shacklebolt, pacato come al solito.
- Muoviti, Stebbins! - abbaiò Caramell, dato che l'altro Auror ancora non si era mosso né aveva dato segno di aver notato la presenza del Ministro.
A malincuore, Stebbins si congedò da Lucius con una smorfia malcelata, proferendosi in scuse e promesse di un futuro contatto; l'altro, dal canto suo, gli rivolse un sorriso algido, assicurandogli che non l'avrebbe dimenticato, omettendo volutamente di specificare che il vero motivo era l'assicurarsi che nessuno dei suoi familiari ottenesse una promozione per i successivi duecento anni.
Piton attese che i tre si fossero allontanati per dirigersi verso l'ufficio del preside, ma una mano elegantemente inguantata lo fermò con una leggera pressione sulla spalla.
- Severus, – lo salutò l'uomo in tono cordiale.
- Lucius, – replicò Piton, asciutto.
- Stavi origliando?- gli domandò questi, sollevando appena un sopracciglio.
Piton sogghignò.
- Sai benissimo che non ho alcun bisogno di origliare, -
Lucius sollevò un angolo della bocca, rivolgendogli un sorrisetto divertito.
- Naturalmente... -
La sua mano scivolò via dalla spalla di Piton, che si girò a guardarlo mentre si allontanava per raggiungere Draco.
Il pozionista si voltò di nuovo, per entrare nell'ufficio del preside.
Non aveva bisogno della Legilimazia per capire cosa agitava i pensieri della persona al suo interno.



Harry trascorse il resto della giornata in infermeria sotto insistenza di Madama Chips, che rimandò i suoi amici nella loro Sala Comune e scacciò fuori sia Lupin che Sirius – il quale aveva tentato, senza successo, di rimanere accanto al proprio figlioccio in forma canina.
Sebbene le loro parole fossero riuscite in qualche modo a confortarlo, ora che era nuovamente solo i sensi di colpa erano tornati ad affliggerlo, assieme ad un vago ma fastidioso senso di mancanza, come se avesse dimenticato qualcosa di molto importante.
“Certo che hai dimenticato qualcosa di importante, stupido! Non ti ricordi nulla dell'attacco!”
Ma non era solo quello...
Durante l'assenza dei suoi amici non aveva avuto molto altro da fare se non restare sdraiato sul letto a rimuginare sull'accaduto, e per quanto all'inizio credesse di non ricordare nulla fra il momento in cui Malfoy gli aveva lanciato quella maledizione e il suo risveglio in infermeria, la verità era che c'era sempre quella memoria indistinta di Piton che cercava di scagliarglisi contro, furioso come non l'aveva mai visto prima.
Ma è veramente successo, o forse è stato solo qualcosa che ho sognato?
Suppose che non fosse impossibile; Piton era il capo della Casa dei Serpeverde, e lui...
“Io ho ucciso due studenti della sua Casa.” si disse, sentendo una ormai familiare sensazione di gelo attanagliargli la gola.
Ma c'era dell'altro, ne era sicuro; una cosa che gli sfuggiva, qualcosa di terribilmente importante, appena al di fuori della sua portata, come se ogni volta fosse sul punto di afferrarla ma sempre un po' troppo indietro nonostante i propri sforzi.
“Dev'essere il ricordo di quello che ho fatto... ma ormai lo so che cosa ho fatto! No, non è quello... è qualcosa che gli altri non sanno, ma di cosa diavolo può trattarsi!?”
Anche se si trattava soltanto di una sensazione, ormai era un chiodo fisso; non aveva la minima idea di cosa potesse essere, ma qualunque cosa fosse aveva a che fare con il suo vago ricordo su Piton, di questo ne era certo.
Assorto com'era nei suoi pensieri, a malapena si accorse del suono di passi che si avvicinavano, immaginandosi che fosse Madama Chips venuta a portargli un qualche tipo di pozione calmante o soporifera; per quanto ne sapeva, poteva già essere sera.
Fu per questo che la voce di Silente lo colse di sorpresa.
- Buon pomeriggio, Harry. Sono lieto di vedere che sei di nuovo in te. Temo che il nostro ultimo incontro si sia rivelato un tantino... brusco. -
Harry si alzò a sedere di scatto, voltandosi verso il vecchio preside.
- Professor Silente! - esclamò, e nonostante la frustrazione verso l'uomo fosse ancora forte non poté impedirsi di provare sollievo... e di sentirsi nuovamente sommergere dai sensi di colpa.
Silente gli aveva detto che erano le scelte a fare la differenza... beh, Harry dubitava che perfino lui potesse avere comprensione per le scelte che aveva compiuto negli ultimi tempi.
- Sarai felice di sapere, spero, che ho ricevuto buone notizie dal San Mungo. - annunciò l'uomo, prendendo posto sulla sedia precedentemente occupata da Lupin – Nessuno degli studenti ricoverati è in pericolo di vita, inoltre nessuno di loro ha riportato danni permanenti. Presto potranno tornare ad Hogwarts... anche se temo che molte delle loro famiglie non glielo permetteranno, visto il rischio appena corso. -
Harry abbassò la testa, sentendo un groppo doloroso formarglisi in gola.
Certo, i genitori degli studenti non avrebbero voluto i loro figli a contatto con un potenziale assassino, soprattutto non dopo le dicerie sul suo stato mentale che la Gazzetta del Profeta si era tanto impegnata a prodigare in giro.
Soprattutto non dopo tre funerali.
Si immaginava già le voci in giro per i corridoi, gli studenti che avrebbero preso ad evitarlo anche più di prima, la paura e il sospetto nei loro occhi, le maldicenze sussurrate a voce abbastanza alta da fargli capire che non temevano di essere sentiti, gli altri genitori che avrebbero ritirato i loro figli per non farli stare nella stessa stanza con “quel Potter”, le ostilità di Mal...
“Malfoy!” pensò, con un brivido. Che ne sarebbe stato di lui?
Come se gli avesse letto nel pensiero, il preside parlò di nuovo.
- Il signor Malfoy è già venuto a portare via suo figlio; date le circostanze, la sua espulsione è stata inevitabile... -
- Espulsione!? - lo interruppe Harry, alzando di scatto la testa – Perché? -
- Temo che l'uso di Magia Oscura a questi livelli di pericolosità, soprattutto date le conseguenze, sia una delle poche cose in grado di far guadagnare a qualsiasi studente l'espulsione immediata. - replicò Silente, e anche se il suo tono rimase leggero la sua espressione si indurì.
- Ma... ma signore, - disse Harry, sentendosi come se il terreno fosse sul punto di cedere sotto ai propri piedi. - Se l'uso di Magia Oscura comporta l'espulsione, allora io... -
Ma l'uomo l'interruppe:
- Tu non hai avuto scelta, Harry, come confido che Remus abbia ben provveduto a spiegarti. La maledizione Risveglioscuro non è come l'Imperius, non può essere sconfitta con la sola forza di volontà, e non è facilmente reversibile nemmeno con interventi esterni. In passato, maghi ben più esperti e potenti di te ne sono diventati vittime, talvolta senza più essere in grado di ritornare come prima. Alcuni ne hanno conservato gli effetti residui per il resto della vita, altri sono impazziti, ed altri ancora sono stati annientati dalla loro stessa furia. Se non fossi riuscito ad intervenire in tempo, ora tu avresti potuto non essere qui ad ascoltarmi.- gli spiegò in tono paziente – Inoltre, nel tuo caso bisogna considerare altre particolari circostanze, come le tragedie e la sofferenza che hanno segnato la tua infanzia, o il tuo contatto diretto con uno dei più pericolosi Maghi Oscuri mai esistiti... -
Harry, che lo aveva ascoltato in silenzio fino a quel momento, si ritrovò a sua volta ad interromperlo:
- Lei intende dire Voldemort... ma cosa c'entra lui con tutto questo? Non è stato Voldemort ad uccidere quelle persone! -
L'uomo di fronte a lui gli rivolse un sorriso triste, abbassando il capo.
- Ricordi il discorso che facemmo, riguardo al vostro particolare legame?-
- Sì, ma... -
- E ricordi quello che ti dissi? Sul fatto che, in un qualche modo, è come se avesse lasciato qualcosa di suo dentro di te? -
Harry rimase in silenzio, riflettendo su quelle parole.
- Significa... che sono stato influenzato da lui? - azzardò, senza sentirsene pienamente convinto.
L'uomo sorrise di nuovo, allo stesso modo.
- In un certo senso, sì, - replicò. - Harry, nessun altro mago si è mai ritrovato nelle tue stesse circostanze, e ben pochi altri maghi della tua età hanno passato quello che hai passato tu finora, arrivando a rischiare anche la vita ben più di una volta. Non c'è da stupirsi se oltre alla luce c'è anche dell'oscurità dentro di te. Quello che conta è che non sia in grado di prevaricarti anche mentre sei nel pieno delle tue facoltà. -
Harry deglutì a fatica; il groppo nella sua gola si era fatto più doloroso al pensiero di quello che era successo ben prima dell'attacco, di quello che lui e non il suo “lato oscuro” aveva compiuto. - Ora dovrai scusarmi, Harry, ma purtroppo il mio tempo libero è molto limitato di questi tempi; inoltre, avendo potuto appurare di persona che non sei più sotto l'effetto di alcuna maledizione e che non hai subito gravi danni fisici o mentali, ti consiglio di dirigerti al più presto nella Sala Comune della tua casa. La professoressa McGranitt vorrà di certo sapere che il suo Cercatore è ancora in buone condizioni, - annunciò Silente in tono gioviale, riprendendo il suo solito brio come se gli eventi tragici di quel giorno non fossero altro che un brutto episodio passeggero.
Harry sospettò che quell'allegria incongrua fosse almeno in parte forzata, e mentre guardava l'uomo dargli le spalle e la sua schiena allontanarsi nel fruscio congiunto dei suoi capelli e della lunga veste blu mezzanotte, si fece coraggio per dare voce ai propri pensieri.
- Signore! - lo richiamò, titubante. - E se anche Malfoy non avesse avuto scelta? -
L'uomo si fermò davanti alla porta, la mano già sulla maniglia.
Lentamente, abbastanza lentamente da far desiderare ad Harry di non avergli mai fatto quella domanda, si voltò.
Harry vide con stupore che l'uomo stava ancora sorridendo.
- Esiste sempre una scelta, Harry. Raramente quelle migliori includono la vendetta. -
Il ragazzo stava ancora cercando di capire se avrebbe dovuto sentirsi rassicurato o no da quelle parole, quando Silente parlò di nuovo.
- A proposito, Harry, - soggiunse questi, in tono fin troppo disinvolto - Non c'è nulla di cui mi vorresti parlare? -
Harry si sentì gelare.
“Lui sa?
Nonostante la distanza, la decisione di quei penetranti occhi azzurri era inconfondibile, sembravano leggergli dentro e lo paralizzarono con più efficacia di un incantesimo Gambemolli.
“Lui sa... lui sa davvero? Sa che cosa ho fatto?”
Harry si ritrovò incapacitato a battere le palpebre, come se si stesse trovando a sostenere lo sguardo di un Ippogrifo.
Fu con molta esitazione, e con appena un filo di voce che riuscì a rispondere:
- Io...no, no signore. -
L'uomo non reagì e non distolse lo sguardo; se sapeva che stava mentendo, non ne diede segno.
- Ne sei sicuro? - gli chiese ancora, in tono gentile.
“No.”
- Io...sì, - mormorò Harry in tono un po' più fermo, deglutendo a vuoto dato che si sentiva la gola completamente asciutta. – Ne sono sicuro. -
- Capisco. - mormorò l'uomo, e stavolta Harry fu sicuro di riconoscere nella sua voce una nota di delusione. - Spero che quel che è successo ti abbia insegnato a riconoscere il tuo lato peggiore, e ad assicurarti che da adesso in poi rimanga sotto controllo. -
Harry non replicò.
Non ne sarebbe stato comunque in grado.
Quelle parole erano già una conferma più che sufficiente.



Draco trascinava il proprio baule con fatica, seguito a poca distanza dal suo gufo reale.
Senza bacchetta, si era ritrovato costretto a trasportare le proprie cose a mano, come un comune Elfo Domestico o un Babbano.
Non era sicuro su quale tra i due paragoni fosse il più avvilente.
Suo padre non gli aveva parlato molto, si era limitato a dirgli di recuperare le sue cose e tornare a casa con lui.
Non che Draco si aspettasse nulla di diverso.
La vera sfuriata sarebbe avvenuta a casa, lontano da occhi indiscreti.
Non che gliene importasse molto.
“Non ha fatto niente, niente per fermarli... nessuno l'ha fatto.”
La sua bacchetta era distrutta, i suoi amici erano distrutti, il suo futuro era distrutto...
Lui era distrutto.
“E Potter se la sarà cavata, come sempre... certo, quello schifoso Babbanofilo preferisce credere a San Potter, allo Sfregiato Sopravvissuto... ogni sua parola è oro colato per lui!”
Strinse la presa sul suo baule, fin quasi a farsi male.
Se solo avesse sospettato quello che sarebbe successo...
“E la cosa peggiore,” si disse con rabbia “La cosa peggiore è che è stata davvero colpa mia.”
Era decisamente ironico, in effetti; se non si fosse trattato della sua vita, l'avrebbe trovato quasi divertente.
Avrei dovuto ucciderlo.” si disse ancora.
Almeno così sarebbe valsa la pena di farsi espellere.
E invece...
“... invece ho ucciso Pansy e Goyle.”

Nessuno dei suoi compagni gli aveva offerto parole di sostegno, nessuno l'aveva aiutato.
In realtà, nessuno gli aveva rivolto la benché minima parola.
L'avevano solo guardato in silenzio, nello stesso modo in cui quelli del primo anno erano soliti guardare il Barone Sanguinario e le sue antiche macchie di sangue argenteo; paura e riverenza mischiate insieme.
Forse anche ripugnanza.
Non tutti i Serpeverde sapevano apprezzare le potenzialità delle Arti Oscure.
“ Schifosi voltagabbana. Come se me ne importasse! Non ho bisogno di loro...di nessuno di loro. Anzi, io non ho proprio bisogno di nessuno!
Tiger non si era fatto vedere in Sala Comune, ma Draco l'aveva incrociato nel dormitorio.
Era seduto sul proprio letto a fissare in silenzio quello disfatto di Goyle, ancora pieno di carte di Caramelle Tuttigusti+1 e scatole di Cioccorane malamente nascoste sotto al materasso, con le lenzuola sporche di cioccolata – o almeno, Draco sperava che quella fosse cioccolata – a causa delle abbuffate clandestine.
Nemmeno Tiger gli aveva parlato; si era limitato a rivolgergli un'occhiata vacua, per poi tornare a guardare il letto dell'amico, in quel familiare e quasi confortante stato di disordine.
Draco non tentò di parlargli; si limitò a seguirne lo sguardo, rivolgendo a sua volta il proprio in quella direzione, credendo di capire cosa stava passando per la mente dell'altro.
Guardando quel letto, si sarebbe quasi potuto pensare che non fosse successo nulla.
Che Goyle sarebbe risalito presto, magari con nuove Cioccorane da dividere con Tiger; insieme, oltre a mangiarle ne collezionavano le figurine, e si facevano spesso fregare negli scambi. Draco stesso ricordava bene di averli truffati, diverse volte, rifilando loro carte comuni per altre ben più rare e preziose.
Non che lui prendesse sul serio un passatempo tanto plebeo, ovviamente. Era solo che a lui piacevano le Cioccorane, ecco tutto.
Il fatto che, assieme alla cioccolata, vi si trovassero dentro anche quelle figurine era una mera coincidenza. Non poteva mica buttarle, no?
E non era certo colpa sua se Tiger era stato così stupido da cedergli Alesteir Crowley in cambio del ben più comune Uric Testamatta...
“ Che razza di stupido” si disse “In un momento del genere, metterti a pensare alle figurine...”
Ma Tiger non avrebbe più potuto collezionare figurine insieme a Goyle.
Tiger non avrebbe più fatto proprio un bel niente insieme a Goyle.
Per colpa sua.
Quel pensiero lo colpì all'improvviso mentre era ancora lì, fermo a fissare un letto che ormai non apparteneva più a nessuno.
“Che cosa ho fatto...”
Si era girato di scatto, senza più sopportarlo.
Dando le spalle a Tiger, si era messo a riporre le sue cose nel baule, ripiegandole minuziosamente, con le mani che tremavano senza motivo.
Aveva recuperato tutto – ogni singolo oggetto, dal primo all'ultimo, in modo quasi maniacale – sistemando ogni cosa in modo che occupasse il minor spazio possibile, cercando di non pensare al motivo per cui si stava preparando a lasciare il dormitorio.
Aveva tentato di fare finta di niente, come se si stesse accingendo semplicemente a tornare a casa per le vacanze, come se nulla di tutto ciò fosse mai successo, e si fosse trattato solo di un brutto sogno.
“Se solo potessi davvero svegliarmi e scoprire che lo era davvero... se solo non avessi di nuovo fatto quelle cose di nascosto... e se solo quel maledetto bastardo di Potter si fosse fatto gli affari suoi, una buona volta!”
Tiger non l'aveva guardato mentre usciva, né aveva tentato di rivolgergli la parola.
E Draco non era sicuro se essere o no sollevato dalla cosa.

“Se solo mio padre sapesse...”
Il pensiero lo attraversò, fuggitivo, mentre a fatica sollevava il baule, spingendolo oltre gli ultimi gradini della scalinata.
“Vuoi scherzare!? Sai cosa ti farebbe se scoprisse tutto? Saresti già fortunato ad essere cacciato di casa!” si rispose subito, atterrito dall'ipotesi.
“No, lui non lo deve sapere... nessuno mai lo deve sapere!”
Se la cosa fosse stata scoperta, ogni dettaglio sarebbe venuto alla luce, incluso il motivo per cui Potter lo ricattava.
Suo padre non avrebbe mai tollerato lo scandalo.
Draco sapeva che esisteva un motto nella famiglia Malfoy, e quel motto era “estirpare la malerba alla radice”.
L'ultima cosa che desiderava era scoprire quanto il padre fosse incline a seguire i metodi tradizionali.


Harry si incamminò fuori dall'infermeria solo dopo aver atteso abbastanza da essere sicuro che Silente non fosse più nelle vicinanze. L'idea di reincontrarlo, dopo la loro ultima conversazione, gli metteva addosso una certa ansia.
Se sapeva tutto, come mai non ha detto niente? ” si chiese ancora, scendendo le scale.
Quella domanda gli era affiorata alla mente più volte durante l'attesa, e non era ancora riuscito a darsi una risposta.
Forse si era sbagliato, nel credere che Silente sapesse di quello che aveva fatto.
Forse era solo troppo paranoico.
Ricordava di aver letto, molto tempo prima, un libro in cui un assassino folle si convinceva senza motivo di essere stato scoperto dalla polizia, tormentato dal ricordo dell'omicidio, e alla fine confessava in preda al panico.
Era forse questo che gli stava succedendo? Era condizionato a tal punto da ciò che era successo da lasciarsi influenzare in quel modo?
Sarebbe crollato anche lui, alla fine, devastato dal terrore di essere scoperto, confessando i suoi crimini al vecchio preside?
“No! Questo mai, non posso permetterlo! Se lo sapessero gli altri...”
Harry si sentì di nuovo annodare la gola alla prospettiva. Non riusciva ad immaginarsi la reazione di Ron ed Hermione, che probabilmente sarebbero stati tutt'altro che comprensivi, ma riusciva benissimo a vedere la delusione dipinta sul volto di Lupin e Sirius.
“Ma devi prenderti le tue responsabilità... è colpa tua se Malfoy ha agito in quel modo, è stato spinto dall'esasperazione, e tu lo sai!” Lo rimbrottò la voce fin troppo familiare della sua coscienza.
“Non posso dirlo a nessuno!” si rispose subito, accorato “L'ha detto anche Silente, c'è sempre una scelta! Non è colpa mia se Malfoy ha deciso di vendicarsi in un modo del genere... in fondo io ho anche cercato di mettere le cose a posto! È stato lui a non volermi ascoltare, è colpa sua se quelle persone sono morte...”
“Non l'avrebbe fatto se tu non lo avessi tormentato!”
Ma Harry si rifiutò di dar retta al proprio senso di colpa, perché anche se sapeva di non poter biasimare del tutto il Serpeverde, era molto più facile spostare il peso che lo opprimeva sulle spalle di qualcun altro.
Era fin troppo semplice convincersi che, in fondo, se Malfoy non si fosse fatto beccare a fare assurdità di notte, nulla di tutto ciò sarebbe mai successo.
Non era colpa sua se Malfoy aveva pensato di ricorrere alle Arti Oscure per vendicarlo.
Non era colpa sua se Malfoy ce l'aveva con lui fin dal primo anno.
E non era certo colpa sua se Malfoy era stato tanto stupido da farsi seguire di notte.
Alla fin fine, guardando le cose da quel punto di vista, tutto quel casino era successo a causa sua, non di Harry.
“In fondo” si disse “è sempre stato lui a cominciare... sempre...”
Si disse che, sotto sotto, Malfoy se l'era anche meritata, quell'espulsione.
Anche se, dentro di sé, Harry sapeva benissimo che così non era.
Ma rendeva molto più facile convivere con l'avvenuto...


Draco non aveva mai dovuto faticare sul serio nella sua vita.
A casa, tutti i lavori più sporchi o pesanti erano sempre stati delegati all'elfo domestico di famiglia, mentre a scuola erano Tiger e Goyle o a qualche altro suo scagnozzo ad occuparsene; ma anche quando non c'era nessuno a cui accollare i lavori, un colpo di bacchetta faceva risparmiare tempo e fatica con relativa facilità.
Certo, si era sempre impegnato agli allenamenti di Quidditch, ma solo perché gli piaceva, e la preparazione fisica di un Cercatore non era certo comparabile a quella di un Cacciatore o di un Battitore; dunque il fatto che ora si ritrovasse senza forze a riprendere fiato in mezzo ad un corridoio non era sorprendente.
“Fortuna che non c'è nessuno in giro...” si disse Draco prima di mettersi a sedere sul proprio baule, ignorando con una smorfia la fitta lancinante che gli percorse la schiena partendo dal sedere.
Quella sfacchinata non aveva aiutato per niente il suo corpo a riprendersi dalle conseguenze...
“Non avevo mai pensato a quanto potesse essere pesante questo coso.” notò, distogliendo la mente da altri pensieri sgradevoli.
Normalmente non sarebbe dovuto essere compito suo occuparsene, perlomeno non durante un percorso così lungo; soprattutto non quando doveva essere trasportato sopra a delle scale.
“Se solo potessi usare la magia...” , pensò ancora, serrando le mani sul bordo del baule.
“È tutta colpa di Potter!” sibilò una vocina maligna dentro di lui, inacerbendo la sua irritazione.
“Non avrei mai fatto niente del genere se non fosse stato lui a spingermi a questo...”
E sapeva che era vero, maledizione, era più che vero...sì, forse in parte era colpa sua, ma la responsabilità era principalmente di quel dannatissimo ficcanaso!
“Volevi solo insegnargli una lezione, dimostrare agli altri la sua vera natura...”
Non era colpa sua se in realtà Potter era tutt'altro che un santo.
E non era certo colpa sua se si era fissato in quel modo con lui.
“Qui non sono io quello contro natura, dico bene?”
Non era stato lui a desiderarlo, in nessun modo, ne era sicuro.
Non aveva mai avuto quel tipo di desideri, né per Potter né per nessun altro ragazzo.
E neanche per nessuna ragazza, in realtà...”
Possedendone uno, conosceva già il corpo maschile, e non gli interessava, ma il corpo femminile era sempre stato una continua fonte di meraviglia e curiosità; tuttavia, non era mai stato propriamente eccitato con Pansy, o almeno non al di là delle naturali reazioni del fisico.
La verità era che Draco non era attratto in quel modo da nessuno, se non forse da sé stesso; ciò che su Pansy era interessante, su di lui era in grado di fargli perdere il controllo e qualunque senso della decenza.
Sperimentare con Pansy non era male, ma non era abbastanza.
Decisamente non reggeva il confronto.
“È stato Potter ad obbligarmi a fare quelle cose con lui, è stato lui ad eccitarsi come la bestia che è...” pensò ancora, serrando di più la presa sul baule e graffiandone la pelle con la punta delle unghie.
“Ma l'ha fatto perché mi ha visto in quel modo... forse ha percepito qualcosa in me...” sopraggiunse la voce del dubbio, facendolo sprofondare.
Era possibile che in lui ci fosse un desiderio del genere?
Qualcosa che non riusciva a percepire, ma che avesse attirato Potter?
Un sentimento inconscio, nascosto a fondo dentro di lui?
“Non dire assurdità! Io non volevo niente del genere... non ho mai... nemmeno pensato a queste cose!.” si disse, rabbrividendo al ricordo delle mani di Potter sul proprio corpo.
Non c'era stato nulla, nulla di piacevole in quel contatto così rivoltante, solo umiliazione.
Lui aveva fatto quello che Potter voleva solo perché costretto, non perché gli piacesse.
Aveva ceduto al ricatto solo per paura, non perché lo volesse.
Non aveva mai voluto niente di ciò che era successo, la sola cosa che aveva segretamente bramato era di scappare senza mai voltarsi.
“È per questo che ho ceduto, per questo ho usato quell'incantesimo... volevo solo dargli la lezione che meritava!”
Non era forse quella la verità?
Era stato Potter ad andarsela a cercare, con le sue azioni, con il modo in cui...
Draco rabbrividì nuovamente, reprimendo un sussulto molto simile ad un conato di vomito quando il pensiero gli sfiorò la mente.
No, non voleva ricordare, non di nuovo... non voleva nemmeno che fosse successo, e forse se l'avesse ignorato abbastanza, se fosse riuscito a dimenticarlo...
“Se potessi dargli una bella lezione...”
“Sì” pensò, mentre si rimetteva in piedi e riprendeva a trascinare il baule, trovando nuova forza in quella rabbia. “Se la meriterebbe proprio una lezione...”
Draco strattonò l'oggetto con veemenza, senza preoccuparsi del rumore che provocava strisciando sul pavimento.
Tanto non c'era nessuno in giro...
“Per colpa di Potter”
… o almeno così credeva.

SBAM!

Qualcuno gli aveva tagliato la strada, ed immerso com'era nei suoi pensieri lui non era riuscito ad evitare l'impatto; il baule gli cadde addosso, mentre entrambi rovinarono a terra.
Draco si rialzò quasi subito, livido di rabbia e dolorante, ignorando la fitta atroce che risvegliò il dolore fra le sue gambe e rivolgendosi in tono adirato all'idiota che si era mezzo in mezzo all'improvviso.
- Guarda dove metti i piedi, razza di... -
Ma subito si bloccò, paralizzato e ammutolito, spalancando gli occhi per la sorpresa ed il terrore.
- Tu! -


Harry non fece nemmeno in tempo a rialzarsi prima di riconoscere quella voce; alzò la testa, ritrovandosi a fissare i pallidi occhi di Malfoy, sbarrati e colmi di paura, ed i suoi lineamenti trasfigurati da una violenta repulsione.
Tutti i suoi pensieri si dissolsero come ghiaccio al sole, lasciando posto ad un immenso senso di gelo e orrore; lo shock lo colpì come da un pugno, facendolo barcollare mentre iniziava ad arretrare lentamente, appoggiandosi alla fredda parete di pietra.
- No... - mormorò, sconvolto, fissando il volto sempre più bianco e contratto dell'altro.
Anche provando a parlare, non gli uscì niente di coerente dalla bocca, e non poté fare altro che scuotere la testa e indietreggiare, strisciando contro la parete come un insetto.
- T... tu... - ripeté Malfoy, la voce spezzata colma d'incredulità e d'ira crescente - tu...come puoi, come...come osi! -
- No! - ripeté Harry, schiacciandosi ancora di più contro il muro, arretrando troppo in fretta e finendo per inciampare nei suoi stessi piedi, ricadendo a terra.
O meglio, sarebbe finito per terra se non fosse stato bruscamente trattenuto in piedi da qualcuno alle sue spalle, che si frappose fra lui e Malfoy con un ampio svolazzare di mantello.
-Che cosa sta succedendo qui?- domandò Piton arcigno, spostando lo sguardo dall'ex-Serpeverde ad Harry, riservando a quest'ultimo uno sguardo di disgusto più intenso del solito.
Harry non rispose, ma tornò invece con lo sguardo al ragazzo di fronte a sé, che si era rattrappito contro la parete vicina come lui, quasi accucciandosi dietro il suo baule ancora rovesciato.
Piton gettò un'occhiata all'ex-studente, estraendo la propria bacchetta e puntandogliela contro, e per un folle istante Harry credette che l'avrebbe Schiantato; invece l'uomo si limitò a rimpicciolire il baule con un gesto della bacchetta, riducendolo alle dimensioni di un borsellino da viaggio.
- Tuo padre ti sta aspettando in Sala Grande. Ti consiglio di non spazientirlo. -
Malfoy non esitò oltre, cogliendo l'occasione per allontanarsi di corsa da entrambi; scoccò un'occhiata di puro veleno ad Harry, un misto di paura e rancore concentrati in un unico sguardo che colpì l'altro come una stilettata, congelandolo sul posto.
Piton rimase in silenzio finché Malfoy non si fu allontanato del tutto prima di voltarsi nuovamente verso Harry, gli occhi neri simili a schegge di ossidiana, e quasi altrettanto taglienti.
Mai quanto la sua voce, però.
- Non negherò che la tua faccia tosta sia sorprendente, Potter. Bighellonare tranquillamente in giro per il castello dopo tutto quello che hai fatto, e arrivare perfino ad infastidire un altro studente... davvero deplorevole, anche per i tuoi standard -
Harry non poté fare a meno di replicare.
- Io... io non ho fatto niente! - esclamò d'istinto, prima di accorgersi di quanto quella replica suonasse infantile.
Fu sicuro di vedere un muscolo irrigidirsi nel volto del pozionista; in ogni caso, il tono dell'uomo divenne glaciale:
- Niente, Potter? Sono sicuro che le famiglie degli studenti che hai ucciso sarebbero liete di sapere che per l'assassino dei loro figli la loro morte è stata niente, - commentò con asprezza - Non che mi aspettassi niente di diverso dalla tua solita arroganza... -
- Non è questo! Io non... - lo interruppe Harry, ma si ritrovò ben presto incapace di proseguire.
-Tu non, Potter? Tu non...cosa? - gli domandò Piton, inarcando un sopracciglio - Non volevi? Non pensavi? In tutta sincerità, mi stupirebbe davvero scoprirti in grado di pensare, tanto più il saperti capace di pensare alle conseguenze prima di agire. -
- Io non... non avevo controllo... - tentò di replicare Harry, infiammandosi.
“Tu non hai il diritto di dirmi questo...” pensò con rabbia. “Fra tutti quanti, non tu...”
- Certamente non avevi il controllo sulla maledizione di Malfoy... ma avevi tutto il controllo necessario per evitare che te la scagliasse. -
- Solo perché non mi ha dato il tempo di parlare! Io stavo cercando di... -
Si bloccò.
Fissò l'uomo, incredulo, e non poco spaventato, sentendo la propria rabbia afflosciarsi come un palloncino sgonfio.
“Come fa a...”
L'insegnante mutò espressione, arricciando le labbra in un sogghigno tutt'altro che piacevole.
- Stavi cercando di... cosa, Potter? -
Harry lo fissò in silenzio, orripilato.
“Non può sapere... non può!”
Il sorriso sgradevole di Piton si allargò; gli si avvicinò di qualche passo, chinandosi verso di lui tanto da sfiorargli il volto coi capelli unti, incurvando maggiormente le labbra quando Harry tentò di ritrarsi contro il muro.
- Credevi di poterlo tenere segreto, Potter? Credevi di poterla passare liscia come al solito? Oh certo, Silente non permetterà che la cosa diventi di dominio pubblico, non ora che Ministero non striscia più ai vostri piedi... e per quanto sarebbe senza dubbio dilettevole nonché educativo minacciare di esporre i tuoi comportamenti disgustosi a tutti i tuoi amici, ci sono ben altri modi per fartela pagare. Credimi Potter, mi assicurerò personalmente di renderti i prossimi due anni un inferno, di fare in modo che tu non possa mai dimenticare quello che hai fatto, e soprattutto che tu soffra almeno la metà di quanto hai fatto soffrire Malfoy, - gli sibilò contro, con una nota di gioia perversa nella voce.
Harry rimase impietrito, ancora troppo sconvolto dal fatto che Piton fra tutti sapesse di ciò che aveva fatto per poter capire pienamente le implicazioni delle sue parole.
- In tal proposito, Potter... Silente non ha reputato etica la mia proposta di renderti consapevole delle tue azioni di questa notte, in quanto non causate dalla tua volontà. Ma dopotutto, non avrebbe molto valore mostrartelo, dico bene? Non quando non è stata la tua volontà a guidarti, no, sarebbe fin troppo facile crogiolarsi in questa scusa, - aggiunse l'uomo, ostentando un tono falsamente noncurante - Tuttavia, non trovo altrettanto giusto lasciarti il lusso di non sapere a cosa ti hanno condotto le tue azioni precedenti e la tua perversione, dunque diciamo che questa potrebbe scivolarmi di tasca per caso... - e così dicendo estrasse di tasca una fialetta che emanava un lieve bagliore lattiginoso, colma di una sostanza a metà fra il liquido e il gassoso. - … E che la tua naturale tendenza a ficcare il naso dove non dovresti potrebbe portarti ad appropriartene, e magari persino a cercare di scoprirne il contenuto, - concluse, infilandola in una delle tasche del ragazzo.
Harry portò subito una mano sopra la stoffa, avvertendo la forma dell'oggetto che vi si celava, con un forte sospetto di sapere di cosa si trattasse.
Era quel vuoto, ecco cos'era...ciò che la sua mente non riusciva e non voleva ricordare, ciò che di più terribile era successo, e di cui quasi tutti erano all'oscuro, compreso lui...
E ora aveva un'idea molto più precisa di cosa si potesse trattare.
Fin troppo precisa.
Piton sogghignò di nuovo, come avvertendo i suoi pensieri, prima di scostarsi.
- A proposito, venticinque punti in meno a Grifondoro per esserti fermato a bighellonare per i corridoi quando avresti già dovuto essere nella tua Sala Comune come tutti gli altri studenti, e altri venticinque per aver importunato un ex-studente della mia Casa lungo la strada. Ora sparisci subito dalla mia vista, prima che mi venga in mente di toglierne altri cinquanta per comportamenti osceni sotto le mura della scuola. -
Harry non tentò di obiettare né esitò; si dileguò solo il più velocemente possibile, ancora scosso dall'improvviso incontro con Malfoy e dalla scoperta che Piton sapeva quello che aveva fatto.



(CONTINUA QUI)
Tags: autore: tommykaine, fanfiction, harry potter
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