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[Harry Potter] Ficus Strangolatore (parte 12)

Titolo: Ficus Strangolatore
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Draco Malfoy, Harry Potter
Parte: 12/16
Rating: R
Conteggio Parole:  12415
Beta: baka_chibitalia, knockwave 

Riassunto: Da quando Harry ha visto Malfoy in quelle vesti, non riesce a togliersene l'immagine dalla mente. Quando troppo potere ed ossessione si concentrano nelle mani di una sola persona, i risultati possono essere pericolosi.

Note:
Sequel di Narciso. In questo capitolo e nei prossimi ci sono alcuni pezzi presi quasi direttamente dai libri della serie e quindi ovviamente non appartengono a me, come nemmeno Harry, Ron, Hermione, etc né l'universo magico Rowlinghiano. Li trovate evidenziati in corsivo e fra parentesi quadre (tranne i dialoghi, che sono semplicemente riportati in corsivo).
Questa scelta è dovuta non semplicemente ad un fatto di comodità ma soprattutto al fatto che, tranne per alcune evidenti variazioni, tutto il resto segue in modo quasi identico gli avvenimenti del Canon, dunque le parti che ho modificato o aggiunto è come se fossero “scene tagliate” in mezzo alle scene vere dei libri.

Avvertimenti e contenuti:
Stavolta abbiamo un bel pout-pourri di Non-con, Angst, Molestie, Umiliazione, Violenza Psicologica, pseudoslash, crossdressing e credo che Harry vada abbastanza OOC ma potrebbe anche essere un'Alternative Character Interpretation (o potrei star solo cercando di pararmi il culo). AU/What if.

Link al capitolo precedente: 11
Link al capitolo successivo: 13







Il posto si ergeva in cima ad una collina, diroccato e recluso.
In paese girava voce che quel luogo fosse maledetto, e in ogni caso nessuno osava mai avvicinarsi abbastanza per confermare o smentire le voci.
Nessuno avrebbe potuto farlo, in realtà, in quanto non vi erano più maghi nel raggio di molte miglia ormai da secoli; gli unici abitanti nei paraggi erano Babbani, che sarebbero stati prontamente respinti senza nemmeno accorgersene.
Un tempo aveva ospitato maghi antichi e nobili, Purosangue caduti in rovina, la cui linea di sangue era forse morta con loro, o magari dispersa e svilita da unioni con i Babbani del luogo; ora, tuttavia, era spoglia e deserta.
Eppure, se mai qualcuno fosse riuscito ad oltrepassarne le molteplici barriere e i confini rimanendone illeso, avrebbe potuto scoprire che in realtà le torce erano accese, animate da fuochi perpetui, e che diverse stanze erano state frettolosamente ripulite e rese più vivibili.
In particolare una grande stanza che una volta doveva essere stata forse una sala da pranzo, quasi completamente spoglia salvo che per una sorta di trono di pietra scura che si ergeva al centro di una parete, momentaneamente vuoto se non per l'enorme serpente che strisciava pigro sullo schienale, la testa sollevata come a tenere d'occhio il proprio padrone.
Il suo precedente occupante, Lord Voldemort, al momento misurava la stanza a grandi passi, meditabondo e nervoso; s'interruppe solo quando la pesante porta di noce si aprì con un cigolio simile ad un lamento.
Due figure pallide e bionde entrarono nella stanza; Lucius e Narcissa Malfoy si avvicinarono a Voldemort con trepidazione, scambiandosi nel mentre un rapido sguardo.
L'uomo guardò la moglie con una domanda negli occhi, e la donna annuì quasi impercettibilmente, così fu lui a parlare:
- Mio signore, - mormorò, con un misto di eccitazione e paura. – A cosa dobbiamo l'onore di questa convocazione improvvisa? -
Voldemort riprese posto sul proprio seggio, lasciando che il serpente gli scivolasse in grembo ed accarezzandone la testa con un lungo dito bianco; rimase in silenzio per qualche istante, senza nemmeno guardare le due figure in attesa di fronte a sé, prima di voltare la testa per piantare gli occhi scarlatti in quelli freddi e grigi del seguace, avvertendo il suo stato d'animo.
Non era uno dei suoi seguaci più fedeli... perlomeno, non lo era più da tempo; continuava a seguirlo solo perché temeva di provocare la sua ira e per inseguire le proprie ambizioni, e di questo Voldemort era pienamente consapevole. Tuttavia, al momento aveva bisogno di lui come della sua compagna, e in fondo sarebbe stata un'ottima occasione per testarlo, per scoprire se gli agi di una posizione privilegiata e tranquilla, ben lontana dai rischi degli anni precedenti, l'avessero rammollito.
- Ho un importante compito da farvi svolgere, - annunciò, tenendo lo sguardo fermo su Lucius. - Riguarda la profezia. -
Il sussulto dell'uomo gli confermò che non aveva bisogno di essere più specifico; dopotutto, tutti i Mangiamorte sapevano bene di che cosa si trattasse, dato che era stato grazie ad essa che Voldemort aveva scoperto l'identità dell'unica sua vera minaccia.
- So come entrarne in possesso; avremo solo bisogno di un... piccolo aiuto dall'esterno. -
Voldemort diede le sue istruzioni ai due, anche se si rivolse quasi solo a Lucius, ignorando la presenza della moglie come se facesse semplicemente parte dell'arredamento circostante.
Quando ebbe terminato di esporre loro il piano, le due figure si inchinarono rispettosamente e fecero per voltarsi entrambe, al che Voldemort esclamò:
- Ah, Lucius... -
L'uomo si fermò, congelandosi sul posto come se l'altro l'avesse pietrificato.
Il tono di Voldemort era freddo e mellifluo come al solito, ma recava una nota di avvertimento.
- S...signore? - rispose Lucius, tornando a rivolgersi al suo padrone, visibilmente impallidito.
- Alla luce delle... nuove scoperte, è di fondamentale importanza riuscire ad ottenere quella profezia, - sibilò Voldemort, e la sua voce parve raffreddarsi anche più del solito, facendosi gelida e minacciosa. - Se per caso tu dovessi fallire, le conseguenze sarebbero... sgradevoli. -
L'uomo deglutì a fatica, ricambiando nervosamente lo sguardo e sforzandosi di suonare abbastanza deciso.
- N...non succederà, mio Lord, ve lo assicuro... -
Voldemort incurvò le labbra sottili in un sorriso sgradevole.
- Lo spero per te, Lucius. Lo spero per te. -



(“Lunedì sera alle sei, Potter...”)

Harry fece parecchia fatica a concentrarsi durante le lezioni, quel giorno.
L'ennesimo incubo notturno non aveva aiutato, e nemmeno il bruciore intenso della cicatrice che era durato per una buona metà della mattina, deconcentrandolo durante Trasfigurazioni ed impedendogli di trasfigurare con successo il suo fiore in un colibrì, cosa che ovviamente gli fece guadagnare compiti supplementari.
Sapendo cosa lo aspettava quella sera, l'umore di Harry non poté che sprofondare, soprattutto quando il colibrì perfetto di Hermione prese di mira il suo fiore mezzo trasfigurato, che tentò di sfuggirgli agitando freneticamente i petali in una sorta di penosa imitazione.
Hermione non vedeva il problema; quando Harry aveva informato lei e Ron di ciò che gli aveva riferito Piton, ossia che a partire da quella sera avrebbe dovuto fare lezioni di Occlumanzia con lui su ordine di Silente, la sua reazione era stata estremamente positiva:
-Silente vuole che tu la smetta di fare quei sogni su Voldemort. Beh, non ti dispiacerà, vero?-
La reazione di Ron era stata molto più simpatetica:
-Altre lezioni con Piton? Io mi terrei gli incubi!-
Ma nessuno dei due aveva idea dell'angoscia che il loro amico provava al pensiero di ritrovarsi da solo in compagnia dell'uomo.
(Credimi, Potter, mi assicurerò personalmente di renderti i prossimi due anni un inferno...)
Non aveva dimenticato la sua minaccia; e se era vero che il comportamento dell'uomo nei suoi confronti era diventato più sgradevole del solito, Harry non era abbastanza ingenuo da credere che Piton si sarebbe limitato a qualche frecciatina velenosa durante Pozioni, ad assegnargli punizioni con più facilità del solito o a togliergli punti con motivazioni risibili.
Quelle lezioni supplementari sarebbero stata un'ottima occasione per tormentarlo, ed Harry era sicuro che l'uomo non se la sarebbe lasciata sfuggire.

Fu dunque con apprensione che raggiunse l'ufficio di Piton, fermandosi per un attimo davanti alla porta per farsi coraggio, trattenendo il respiro prima di bussare ed entrare.
Era già stato altre volte nella stanza – fin troppe per i suoi gusti – dunque non fece molto caso ai barattoli di vetro colmi di pozioni multicolori e di parti mutilate di piante ed animali che riempivano gli scaffali, occupando ogni parte delle pareti della stanza; ciò che notò invece, e che lo sorprese, fu il Pensatoio di Silente posato sulla cattedra.
Ebbe appena il tempo di chiedersi cosa ci facesse lì prima che la voce di Piton gli ordinasse di chiudere la porta, facendolo sobbalzare.
Il professore emerse dal buio, rivelando la propria presenza, e gli indicò la sedia di fronte alla scrivania. Non ebbe bisogno di parlare perché Harry capisse cosa volesse, ma il ragazzo esitò comunque prima di sedersi, guardando l'uomo prendere posto di fronte a lui e scrutarlo con il disprezzo inciso in ogni ruga del suo volto.
- Bene, Potter, sai perché sei qui, - disse. – Il Preside mi ha chiesto di insegnarti l'Occlumanzia. Posso solo sperare che ti dimostrerai più portato che per Pozioni. -
L'uomo passò dunque a spiegargli in cosa sarebbero consistite quelle lezioni, ed Harry si sentì sempre più intrappolato e spinto in un angolo ad ogni parola.
I suoi sospetti sulle intenzioni di Piton si rivelarono fondati; certo, Silente aveva incaricato l'uomo di insegnargli a bloccare la sua mente dalle intrusioni altrui, e ciò richiedeva l'uso della Legilimanzia così che lui potesse riconoscerla e bloccarla in futuro, ma Harry sapeva che Piton non avrebbe certo sprecato l'occasione di concentrarsi su certi ricordi, per tormentarlo ed umiliarlo ancora più del solito ed alimentare i suoi già opprimenti sensi di colpa.
Se da un lato questo lo rassicurava, dimostrandogli che no, non era diventato paranoico e dunque non stava impazzendo, dall'altro ciò significava che l'uomo aveva un'ottima occasione per rendergli davvero infernale la sua permanenza ad Hogwarts.
Per la prima volta dopo cinque anni, si ritrovò a chiedersi se in fondo la casa dei suoi zii fosse davvero un posto tanto terribile dove stare.

Più tardi, una volta tornato alla Torre di Grifondoro, Harry raccontò a Ron ed Hermione le motivazioni complete per cui Silente voleva che lui seguisse quelle lezioni, e anche ciò che aveva realizzato quando Piton aveva visto una delle sue memorie, che riguardava la stanza in fondo al lungo corridoio che aveva tormentato i suoi sogni almeno quanto le fantasie su Draco e la morte di Cedric.
- Quindi... stai dicendo... - bisbigliò Ron. - Che l'arma... la cosa che Tu-Sai-Chi sta cercando... è al Ministero della Magia? -
Aveva senso, alla luce di ciò che sapevano dell'“arma”, anche perché Sturgis Podmore, un membro dell'Ordine, aveva tentato di forzare una porta al Ministero, probabilmente proprio in cerca di quella cosa.
- E perché Sturgis stava cercando di forzarla, se è dalla nostra parte? - fece notare Ron
- Beh, non lo so, - ammise Hermione. - È un po' bizzarro... -
Harry però non riuscì a prestare attenzione al resto della conversazione, perché la cicatrice aveva preso a bruciargli di nuovo, e si sentiva la fronte bollente come se avesse avuto la febbre.
- Harry, sei sicuro di star bene? -
- Sì... bene... - rispose, smettendo di premersi le mani sulla fronte. - Mi sento solo un po'... non mi piace molto l'Occlumanzia. -
- Immagino che chiunque si sentirebbe scosso se la sua mente fosse stata aggredita a ripetizione, - disse Hermione solidale. - Forse è meglio se vai a stenderti prima stanotte. -
Harry si trovò d'accordo con lei, e sperò che se non altro quella lezione fosse riuscita a rafforzare un po' le sue difese e ad acquietare i suoi incubi, anche se a dire il vero si sentiva più esposto e vulnerabile del solito, e la sua cicatrice continuava a bruciare...

[Aveva appena messo piede nel dormitorio quando provò un dolore intenso come se qualcuno gli avesse infilato un coltello nel cranio. Non sapeva dove si trovava, se era in piedi o disteso, non sapeva nemmeno il suo nome.
Una risata folle rimbombava nelle sue orecchie...era più felice di quanto fosse stato da molto tempo...esultante, estatico, trionfante...era successa una cosa stupenda, meravigliosa...
- Harry? HARRY! -
Qualcuno l'aveva colpito in pieno viso. La risata folle fu interrotta da un grido di dolore. La felicità stava sfumando, ma la risata continuava...
Aprì gli occhi e si rese conto che la risata usciva dalla sua bocca. In quel momento cessò; giaceva ansante sul pavimento, gli occhi al soffitto, la cicatrice che pulsava terribilmente. Ron era chino su di lui, molto preoccupato.
- Cos'è successo? - chiese.
- Io... non lo so... - ansimò Harry, alzandosi a sedere. - È felice... molto felice... -
- Tu-Sai-Chi? -
- È successo qualcosa di buono, - mormorò Harry. Stava tremando come quando aveva visto il serpente attaccare il signor Weasley, e si sentiva malissimo. - Qualcosa in cui sperava. -

Ron non gli chiese come facesse a saperlo, e d'altro canto Harry non sarebbe stato in grado di spiegarglielo; lo sapeva e basta.
Mentre l'amico lo aiutava ad andare a letto, Harry non poté fare a meno di chiedersi cosa rendesse Lord Voldemort felice come mai era stato negli ultimi quattordici anni.]

La risposta alla sua domanda non tardò ad arrivare; il mattino dopo, la Gazzetta del Profeta riportava in prima pagina la notizia della fuga di dieci pericolosi criminali ed ex-Mangiamorte, fra cui Harry riconobbe il nome e il volto di Bellatrix Lestrange, la strega che aveva torturato fino alla follia i genitori di Neville.
- Eccoti servito, Harry, - disse Ron sgomento. - Ecco perché era felice ieri notte. -
Come se non bastasse, il Ministero attribuiva la colpa dell'evasione al “pluriumicida Sirius Black”, cosa che mandò Harry su tutte le furie, anche se Hermione osservò che non c'era da stupirsi e che Caramell non poteva certo ammettere che Silente aveva avuto ragione ed i Dissennatori avevano abbandonato Azkaban, alleandosi con i Mangiamorte.
- Insomma, ha passato gli ultimi sei mesi a dire a tutti che tu e Silente siete due bugiardi, no? -
La notizia ovviamente fece ben presto il giro della scuola, e fra teorie balorde ed improbabili avvistamenti dei Mangiamorti evasi a Hogsmeade, alcuni mormorii si fecero più curiosi che ostili; non tutti sembravano essere stati convinti dalla spiegazione ufficiale del Ministero, e nonostante gli eventi recenti non avessero di certo contribuito a metterlo sotto una luce positiva, gli era sembrato di cogliere alcuni commenti in favore della sua spiegazione dei fatti.
Nel frattempo, le lezioni di Occlumanzia non sembravano affatto dare i risultati sperati, ed anziché migliorare gli sembrava di peggiorare ad ogni lezione, e di essere diventato ancora più sensibile alle variazioni d'umore di Voldemort.
Come se non bastasse, anche i suoi incubi si erano fatti più frequenti, ed oltre a rivivere di continuo la scena della morte di Cedric si ritrovava sempre più spesso a sognare di camminare lungo il corridoio che portava all'Ufficio Misteri, fermandosi a guardare con desiderio la semplice porta nera, o a litigare contro una versione duplicata e distorta di sé stesso, che lo sfidava ad aprire la porta e scoprire ciò che vi era nascosto all'interno, o a bere il contenuto della boccetta consegnatagli da Piton.
Hermione non sembrava convinta che il peggioramento dipendesse da quelle lezioni, e al massimo ipotizzò che fosse come “un'influenza, qualcosa del genere”, e che dovesse “ peggiorare prima di poter migliorare”, ma Harry ne dubitava fortemente.
Ron invece sospettava che Piton non stesse affatto cercando di aiutarlo, ma anzi di ostacolarlo, e che facesse il doppio gioco con Voldemort.
- Era un Mangiamorte, - fece notare un giorno, cercando di convincere Hermione a prenderlo sul serio. - E non abbiamo mai avuto la prova che abbia davvero cambiato bandiera. -
- Silente si fida di lui, -
replicò Hermione, esasperata. - E se noi non possiamo fidarci di Silente, non possiamo fidarci di nessuno. -
Harry si augurò vivamente che l'amica avesse ragione.


Era tornato nel suo ufficio per l'ennesima lezione, quando successe.
Piton l'aveva schernito come al solito per la sua mancanza di disciplina e di controllo, soffermandosi come sempre sui suoi ricordi più umilianti o vergognosi, non mancando di commentare con disprezzo le memorie collegate al suo ricatto ai danni di Malfoy.
L'insegnante levò di nuovo la bacchetta ed esclamò:
- Legilimens! -
Uno sciame di Dissennatori si avvicinava ad Harry e al suo padrino svenuto, circondandoli completamente...Cho Chang entrava nel suo scompartimento del treno proprio mentre la Mimbulus mimbledonia di Neville aveva inondato i suoi occupanti di Puzzalinfa... Malfoy lo supplicava fra i singhiozzi, bloccato sotto di lui, con gli occhi serrati che colavano lacrime scure di mascara... i suoi genitori lo salutavano da dietro allo specchio di Erised...
Ma poi accadde qualcosa di strano... iniziò ad intravedere Piton dietro a quelle immagini, all'inizio solo come un'ombra sbiadita, e poi sempre più nitidamente, quasi sovrapposto come una diapositiva...
E poi, mentre l'immagine di Piton si contrapponeva a quella di Draco sul punto di scagliargli la maledizione Risveglioscuro, gli sembrò di sentire una voce, una voce fredda e familiare, che veniva da dentro di lui, ma chiara e distinta come se qualcuno gli stesse parlando all'orecchio:
“Vuoi davvero lasciarglielo fare?”
Tutto il suo corpo si irrigidì; come in un sogno, vide la sua mano muoversi da sola, puntare la bacchetta su Piton e gli sembrò come di scrollarsi di dosso il suo incantesimo, scagliandoglielo indietro.
[Piton barcollò, la sua bacchetta volò verso l'alto, lontano, e all'improvviso la mente di Harry si riempì di ricordi non suoi: un uomo dal naso adunco che urlava contro una donna che cercava di difendersi, mentre un bambino piccolo con i capelli neri piangeva in un angolo... un adolescente coi capelli unti sedeva solo in una camera buia, puntando la bacchetta al soffitto per ammazzare le mosche... una ragazza rideva mentre un ragazzo ossuto tentava di cavalcare una scopa imbizzarrita...]
- BASTA COSÌ! -
Harry sentì una forte spinta sul petto,
ma a malapena si accorse di indietreggiare e cadere, come se non si trovasse pienamente nel suo corpo.
Sentì qualcosa infrangersi alle sue spalle, ed un liquido bagnargli la veste sulla schiena, ma tutto ciò gli sembrava lontano anni luce, come se riguardasse qualcun altro e non lui.
- Cosa diavolo era quello, Potter? - esclamò l'uomo, allarmato e furioso.
- Io non.... non ne ho idea, - balbettò Harry, più confuso di lui. - Non so cosa sia successo... non avevo mai fatto una cosa del genere prima, era come... -
“Come se non fossi io...”
- Non ti impegni abbastanza! - sbottò Piton.
Harry lo guardò confuso.
- Ma... ha funzionato no? Signore. - gli fece notare.
Certo, quello che era accaduto era...insolito...ma non era forse lì per imparare a contrastare qualunque tentativo di Legilimanzia?
Piton non rispose; sembrava agitato e pensoso, e ora lo guardava appena.
- Ritorna qui fra due settimane, alle sei, - gli disse infine, tornando a concentrare lo sguardo su di lui.
- Ma professore... - tentò di protestare Harry, ma Piton lo interruppe.
- Niente "ma", Potter. Questa lezione è finita, - tagliò corto, in un tono che non ammetteva repliche.
E prima che potesse fermarlo o chiedergli chiarimenti, l'uomo si era già voltato uscendo di corsa dall'ufficio, apparentemente diretto da qualche parte con grande fretta.
Frustrato, Harry mise via la bacchetta e fece per uscire.
“Ma che diavolo...una volta che ci riesco senza incantesimi!” pensò, ma aveva il forte sospetto che il motivo di quella reazione avesse qualcosa a che fare con la voce misteriosa e con il modo in cui il suo corpo aveva reagito per conto suo.
“Se almeno mi avesse detto perché è successo!”
Poi si bloccò; era già arrivato alla porta, la mano sulla maniglia, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
C'era qualcosa, lì sulla porta, una specie di macchia luminosa e danzante; rimase a guardarla perplesso per qualche istante, perché gli ricordava alle luci che aveva visto in sogno anche la notte prima, in una stanza nell'Ufficio Misteri.
Voltandosi scoprì che quella luce era solo il riflesso del contenuto del Pensatoio, ancora posato sulla scrivania, con dentro i pensieri che Piton aveva voluto nascondergli.
Fissò l'oggetto in silenzio, pervaso dalla curiosità.
“Che genere di cose tiene tanto a tenermi nascosto? Forse la sua lealtà a Voldemort? O forse informazioni preziose sull'Ufficio Misteri?”
Si avvicinò al Pensatoio, incerto, combattuto fra la coscienza che gli gridava a gran voce che ficcare il naso nei ricordi altrui era una pessima idea e che se Piton l'avesse scoperto sarebbe finita male, e il rancore che gli bisbigliava che in fondo l'uomo si era divertito parecchio a frugare fra i suoi ricordi umilianti e a vessarlo psicologicamente e si sarebbe ben meritato di vedersi restituire il favore...
Harry si guardò indietro, incerto; la porta poteva riaprirsi in qualsiasi momento, e cosa sarebbe successo se Piton l'avesse scoperto con le mani nel sacco?
Poi la voce parlò di nuovo:
“Non te lo meriti in fondo? Lui ti ha lasciato qui, frustrato e senza domande... lì potrebbe esserci la risposta...”
E con una folle audacia si decise, prendendo fiato e tuffando il viso in quella sostanza.


La fialetta era ancora immobile ed intoccata, nascosta in fondo al suo baule.
Harry giaceva da almeno un'ora sdraiato sul letto, tentando di ignorare questo fatto.
Di ignorare questo ed altri fatti, che gli avevano fatto decidere che forse non sapere era molto meglio, che perlomeno gli avrebbe permesso di dormire tranquillo la notte anche se non avrebbe quietato le sue paranoie; meglio rimanere in dubbio che confermarle.
“A volte è meglio vivere col sospetto che venire a conoscenza della verità”, si disse, facendo una smorfia.
Sembrava una massima da film, una di quelle frasette insulse scritte sui cioccolatini di cui suo cugino Dudley era ghiotto, ma per Harry quell'ipotesi era tutto fuorché insulsa.
“Non fare domande se sai già che la risposta non ti piacerà” era un'altra massima, sicuramente l'aveva letta da qualche parte, e in quel momento gli sembrava calzante.
“Se non mi fossi impicciato, se non avessi voluto a tutti costi scoprire cosa voleva nascondermi, avrei potuto continuare a pensare che Piton avesse torto...”.
Si rigirò nel materasso, turbato, e la sua mente tornò di nuovo a quella fialetta; se l'avesse aperta, se avesse scoperto la verità...
“Credo di averne avuto abbastanza della verità.”
...sarebbe riuscito a sopportarla?
Harry temeva di conoscere la risposta a quella domanda.


- Harry, quando pensi di chiedere a Piton di riprendere le lezioni? - bisbigliò Hermione in tono di rimprovero, approfittando di un momento in cui l'insegnante era chino sul calderone di Neville e impegnato a commentarne a gran voce le varie inesattezze.
Harry non alzò lo sguardo dagli occhi di scarafaggio che era intento a ridurre in polvere, ignorando l'ennesima insistenza di Hermione riguardo le sue lezioni di Occlumanzia; non aveva mai creduto alla sua scusa sul fatto che Piton ora lo ritenesse in grado di cavarsela da solo.
La verità era che l'uomo non aveva affatto detto nulla del genere; l'ultima volta che Harry era stato con lui nel suo ufficio, Piton l'aveva pescato con la testa affondata nei suoi pensieri, e in particolare in un ricordo che riguardava la sua adolescenza ad Hogwarts ed un episodio alquanto umiliante messo in atto da suo padre.
Suo padre, che lui aveva sempre ammirato pur senza conoscerlo, di cui aveva sempre sentito solo lodi... si era dimostrato davvero un presuntuoso arrogante, proprio come Piton gli aveva sempre detto.
E questo era stato anche peggio della reazione furiosa di Piton e della sua intimazione di non ritornare mai più in quella stanza.
Se solo fosse potuto ritornare indietro nel tempo, come aveva fatto al terzo anno assieme ad Hermione, e convincersi a non guardare nel Pensatoio, a non scoprire l'orribile verità...
Ma ormai sapeva, e ora che sapeva aveva iniziato a dubitare di tutto ciò che gli era sempre stato detto di suo padre, e talvolta persino del suo amore per sua madre Lily. Possibile che suo padre l'avesse costretta a sposarlo? Certe volte, in quei giorni, l'eventualità gli sembrava sinistramente possibile.

In realtà, un giorno aveva provato a convincere Piton a riprendere le lezioni, dopo che Hermione l'aveva vessato per tutta la mattina con quella storia; aveva messo via le sue cose più lentamente degli altri, aspettando che tutti uscissero dall'aula e avvicinandosi all'uomo, che al momento era impegnato a cancellare le istruzioni per la pozione del giorno e ad ignorare ostentatamente la sua presenza.
Fu solo quando ebbe finito di sistemare l'aula che si voltò verso di lui, rivolgendogli un'occhiata colma di disprezzo prima di sbottare:
- Forse non te ne sei accorto, Potter, ma la lezione è finita. Per quanto tu possa essere lento di comprendonio, confidavo almeno che tu possedessi quel briciolo di spirito di osservazione necessario per rendersene conto. -
Harry strinse i pugni e si fece coraggio, ricordando che Silente aveva voluto che lui fosse preparato e in grado di proteggere la propria mente.
- Penso... penso che dovrei riprendere le lezioni di Occlumanzia con lei, signore. -
Piton inarcò un sopracciglio.
- Dunque tu pensi Potter, questa è di certo una novità, - commentò caustico. - Immagino che tu voglia tornare a bearti ancora delle gesta del tuo amato padre... certo, dev'essere stata una gioia per te, e anche per il tuo padrino... vi siete già fatti quattro chiacchiere sulle loro grandi imprese? -
Harry indietreggiò, impallidendo; faceva molta più fatica ad incassare le sue frecciatine sul padre ora che sapeva che non si trattava di calunnie.
- No, veramente... - borbottò, ma l'altro non lo lasciò spiegare.
- Fuori di qui prima che io tolga venti punti a Grifondoro per avermi infastidito inutilmente quando dovresti già essere a lezione altrove! -


Le parole di Piton erano state solo un ennesimo sfogo per insultarlo, tuttavia col passare dei giorni Harry si ritrovò a valutare seriamente quell'opzione, chiedendosi perché non ci avesse pensato prima.
Sirius e il pro... Remus, loro andavano a scuola con suo padre, li aveva anche visti in quel ricordo; di certo avrebbero saputo chiarire i suoi dubbi, o rassicurarlo, o magari in qualche modo avrebbero saputo giustificare il comportamento di James Potter nei confronti di Piton, anche se dentro di sé sapeva che niente, niente in assoluto avrebbe potuto far meritare al giovane Piton un trattamento del genere.
(è più il fatto che esiste, non so se mi spiego...)
Sapeva di non poter contare su Hermione e Ron per questo; la Metropolvere era sorvegliata, e c'era la possibilità che qualche spia al Ministero riferisse a Voldemort di ogni suo utilizzo inaspettato, soprattutto a Hogwarts.
“Ma, in fondo, ” si disse. “Se anche sapesse che ho parlato con qualcuno, cosa cambierebbe? Non può trovare la sede dell'Ordine perché è protetta, e anche se in qualche modo quello che ci diciamo venisse registrato, non avrebbe nulla a che vedere con l'arma che sta cercando lui, non avrebbe motivo di interessarlo.”
Certo, la possibilità che la sua conversazione divenisse di dominio pubblico non gli piaceva affatto, ma fra la vaga possibilità che ciò accadesse e il rimanere da solo a confrontarsi con la sua scoperta, preferiva di gran lunga affrontare il rischio.
Dunque attese che sia Ron ed Hermione fossero andati a dormire con la scusa di dover finire un compito di Astronomia particolarmente difficile, insistendo di essere in grado di farcela da solo quando proposero di rimanere con lui, cosa che sicuramente li insospettì; comunque alla fine lo lasciarono da solo in Sala Comune come desiderava.
Harry attese ancora qualche minuto prima di agire; trasse di tasca una scatolina di Polvere Volante procuratagli da Fred e George, con la complicità di Ginny (che aveva giurato solennemente di non dire nulla né a Ron né ad Hermione), si accovacciò davanti al camino spento e, con le mani che gli tremavano, gettò un pizzico fin troppo abbondante di Polvere all'interno.
Fiamme color smeraldo esplosero con un crepitio, facendolo sobbalzare appena per la sorpresa; non era affatto abituato ad utilizzare la Metropolvere, ed inoltre non aveva mai tentato quello che stava per fare ora, ma era abbastanza sicuro di sapere come fare.
- Al numero dodici di Grimmauld Place! - esclamò, prima di affondare la testa in mezzo alle fiamme.
Per un attimo il calore improvviso gli fece temere di aver sbagliato qualcosa, ma subito la sensazione vorticosa che aveva già provato le poche volte che aveva viaggiato in quel modo gli fece capire che aveva funzionato, anche se dato che le sue ginocchia rimasero ben ferme sul pavimento della Sala Grande era solo la sua testa a sfrecciare fra le fiamme, il che non era decisamente piacevole.
Rapidamente com'era cominciato, il viaggio finì, lasciandolo disorientato e con un vago senso di nausea; le fiamme attorno alla sua testa erano calde ed opprimenti, ma per suo sollievo non lo bruciarono.
Quando fu sicuro che non avrebbe rigettato la cena sul pavimento della casa di Sirius, aprì gli occhi; subito si pentì di non aver avvisato il suo padrino delle sue intenzioni, perché la sua prima impressione fu di essersi ritrovato a guardare la cucina vuota avvolta nella penombra.
“Naturale, accidenti. È notte fonda, non c'è nessuno in giro apparte forse Kreacher...”
Fortunatamente, guardando meglio si accorse di una figura addormentata su una sedia, con la testa appoggiata sul lungo tavolo di legno.
- Sirius? - lo chiamò Harry, cercando di sporgersi ulteriormente dal camino - Sirius? SIRIUS! -
L'uomo sussultò e si svegliò di soprassalto, rovesciando una boccetta d'inchiostro sul tavolo.
- Sirius! - insistette Harry, e l'uomo si alzò dalla sedia, avvicinandosi alla luce delle fiamme e abbassando un po' la testa, fissandolo sbigottito; non si trattava però del suo padrino, ma del professor Lupin.
- Harry? - esclamò, sorpreso e un po' assonnato – Cosa... che ci fai qui? È successo qualcosa? -
- No, - rispose Harry. - No, va tutto bene, è solo... mi piacerebbe parlare con Sirius. -
- Te lo chiamo subito, - disse Lupin, rialzando la testa e strofinandosi gli occhi con il dorso della mano. - È andato di sopra a cercare Kreacher... sembra che si sia di nuovo rintanato in soffitta... -
[Uscì in fretta dalla cucina, e Harry rimase a fissare la sedia e le gambe del tavolo. Si chiese perché Sirius non gli avesse mai detto quanto era scomodo comunicare via camino; le sue ginocchia stavano già protestando per il prolungato contatto col duro pavimento di pietra.
Dopo pochi istanti, Lupin fu di ritorno con Sirius alle calcagna.
- Che cosa succede? - chiese ansioso Sirius. Si scostò dagli occhi i lunghi capelli neri e si sedette in terra in modo che lui e Harry fossero alla stessa altezza. Lupin si inginocchiò accanto a lui con aria preoccupata - Stai bene? Ti serve aiuto? -
- No, - rispose Harry - Niente del genere... volevo solo parlare... di mio padre. -
]

Parlarne con Sirius e Lupin non cancellò tutti i suoi dubbi, ma di certo lo rassicurò; sua madre non era stata costretta a sposare James e non lo odiava, e suo padre non era rimasto un bullo arrogante per sempre, il che non rendeva meno sgradevole ciò che aveva visto nel Pensatoio, ma di certo più tollerabile.



( “Non può tornare, Harry,” disse Lupin con voce spezzata, mentre lottava per trattenerlo. “Non può tornare perché è m...”)

Harry fissò la battaglia che si svolgeva di fronte a sé, ma era come se in realtà fosse lontano anni luce, come se il suo corpo non gli appartenesse e stesse guardando ogni cosa dall'esterno; la sua mente in quel momento era fissata su una cosa, ed una sola: non era riuscito a vendicare Sirius, non era riuscito ad ucciderla...
“Perché!? Se l'ho già fatto, se ho già ucciso degli innocenti senza volerlo, perché non posso farlo con lei!?”
Voldemort e Silente stavano combattendo furiosamente, mentre lui si ritrovava un'altra volta paralizzato, incapace di agire, protetto da un incantesimo del vecchio preside.
“Perché devono morire sempre e solo le persone a cui tengo per colpa mia!?”
In quel momento la rabbia e l'odio erano più forti della paura, anche se gli incantesimi che attraversavano la sala erano di gran lunga i più potenti e pericolosi a cui avesse mai assistito fino a quel momento.
“Spero che lo uccida,” pensò con furia “Spero che li uccida tutti e due... che li faccia soffrire...”
Sommerso dal dolore della perdita di Sirius, non si accorse che quanto più la sua rabbia si faceva intensa tanto più la sua cicatrice bruciava, e che una vocina nel retro della sua mente godeva di questo odio, rafforzandosi con esso.
- Attento! - gridò per avvertire Silente, quando Voldemort ricomparve al centro della stanza.
Ma Silente non si lasciò cogliere di sorpresa, trasformando in fumo il serpente che l'avversario gli aveva scagliato addosso, mentre Fanny gli piombò davanti, intercettando il lampo verde scaturito dalla bacchetta del Mago Oscuro per poi esplodere in fiamme e ricadere a terra, implume e raggrinzita.
[L'acqua della vasca si levò a coprire Voldemort come un bozzolo di vetro fuso.
Per qualche attimo, di Voldemort si videro solo i contorni scuri, increspati, una sagoma senza volto, luccicante ed indistinta, che lottava per liberarsi dalla massa che lo soffocava...
Di colpo svanì, e l'acqua ricadde di schianto nella vasca, traboccò oltre gli occhi e invase il pavimento lucido.
- PADRONE! - urlò Bellatrix.
Ormai doveva essere tutto finito, Voldemort aveva deciso di fuggire: Harry cercò di liberarsi della protezione della statua, ma Silente gli ordinò: - Resta dove sei! -
Per la prima volta sembrava spaventato, anche se Harry non riusciva a capire perché: l'Atrium era vuoto, a parte loro due, Bellatrix che singhiozzava intrappolata sotto la statua della strega, e Fanny, fenice neonata, che cinguettava piano sul pavimento...
Poi la cicatrice si lacerò e Harry seppe di essere morto: era un dolore inimmaginabile, insopportabile...
Non era più nell'Atrium, ma avvolto nelle spire di una creatura dagli occhi rossi, avvinto così stretto da non sapere più dove finiva il suo corpo e dove cominciava quello della creatura: erano fusi insieme, legati dalla sofferenza, e non c'era via di scampo...
- Uccidimi adesso, Silente... -
Accecato e morente, ogni parte di lui che implorava urlando d'essere liberata, Harry sentì la creatura usarlo di nuovo...
- Se la morte non è nulla, Silente, uccidi il ragazzo... -
Che il dolore cessi, pensò Harry...che ci uccida...fai finire tutto, Silente...la morte è nulla, in confronto a questo...
E così rivedrò Sirius...]
Mentre il cuore di Harry si gonfiava di commozione, tuttavia, sentì qualcosa mutare, qualcosa di simile ad una forte scarica elettrica attraversarlo, ed una consapevolezza improvvisa emanare dalla creatura che lo teneva stretto...
Urlò di dolore quando sentì l'altro penetrargli la mente come un artiglio, affondare violentemente dentro di lui, mentre pensieri estranei...
“...quello che ho avvertito quella sera, quello che è successo, ma certo...”
…gliela attraversarono dolorosamente, lacerandolo come piccoli aghi affilati.
“...dentro di lui...è ancora dentro di lui...”
- BASTA! - urlò disperato, implorando di poter morire in quel momento, di essere liberato dal dolore... perché Silente non lo uccideva? Così almeno avrebbe salvato gli altri, e Sirius non sarebbe morto invano...


Quando rinvenne era disteso per terra, gli occhiali dispersi, e tremava come se stesse giacendo su del ghiaccio anziché del legno.
[Molte voci echeggiavano nell'Atrium, più voci del dovuto...
Harry riaprì gli occhi e vide gli occhiali accanto al piede del suo protettore decapitato, che ormai giaceva sulla schiena, spezzato e immobile. Inforcati gli occhiali, alzò un po' il capo e vide il naso adunco di Silente a pochi centimetri dal suo.
- Stai bene, Harry? -
- Sì, - rispose lui, tremando così forte da non riuscire a tenere dritta la testa. - Sì sto... dov'è Voldemort, dove... chi sono tutti questi... che cosa... -
L'Atrium era pieno di gente; il pavimento rifletteva le alte fiamme smeraldine che si erano accese nei camini lungo tutta una parete, e sciami di streghe e di maghi ne uscivano senza posa.
]
Harry riconobbe fra gli altri anche Cornelius Caramell, sbigottito e spaventato, che borbottava qualcosa che suonava come “impossibile!” e “per la barba di Merlino!”, fissando un punto dalla parte opposta della stanza, dopo fino a pochi istanti prima era intrappolata Bellatrix.
Una volta appurato lo stato di salute di Harry, Silente si rialzò in piedi e conversò amabilmente con Caramell, assicurandogli che gli avrebbe ben volentieri spiegato l'accaduto una volta che avesse rimandato Harry ad Hogwarts.
- Lui...qui? - balbettò Caramell - Ma...cos'è successo? -
Harry era stanco, straziato dalla perdita di Sirius e la sua cicatrice pulsava ancora dolorosamente, dunque ignorò gli strepiti di protesta di Caramell che inveiva contro Silente, ed afferrò la Passaporta creata con la testa dorata della statua del mago, provando la familiare sensazione di essere strattonato da un gancio all'altezza dell'ombelico.



(“È giunto il momento di dirti quello che avrei dovuto dirti cinque anni fa, Harry. Siediti ti prego. Saprai tutto. Ti chiedo solo un po' di pazienza. Avrai modo di urlare... di fare quello che vuoi... quando avrò finito. Non te lo impedirò.”)

I giorni successivi agli eventi accaduti al Ministero si susseguirono in maniera surreale per Harry, come in un sogno.
Le ultime lezioni di Hogwarts sembravano avvenimenti assurdi, appartenenti ad un altro universo, uno dove Sirius non era stato ucciso e non esisteva alcuna profezia che legasse il suo destino a quello di Voldemort...
Non aveva parlato a Ron ed Hermione riguardo a ciò che gli aveva riferito Silente nel suo ufficio; a dire il vero, non avevano più parlato seriamente, non quando Ron sembrava intenzionato ad evitare l'argomento “Sirius” a tutti i costi mentre Hermione tentava di affrontare la cosa con Harry, che rimase indifferente ad entrambe le reazioni.
Nulla gli sembrava più importante sul serio.
“È a causa mia che i miei genitori sono stati uccisi, ed è colpa mia se quegli studenti sono morti, e se Sirius...”
Non riusciva a smettere di pensare alla morte del suo padrino; non era riuscito a salvarlo, e nemmeno a riportarlo indietro, e non poteva nemmeno sperare di rivederlo sotto forma di fantasma, era andato per sempre.
Questo lo sapeva, razionalmente lo capiva...ma i suoi sogni erano nuovamente tormentati da visioni di lui che si addentrava nei corridoi del Ministero, solo che anziché dirigersi verso la stanza delle profezie entrava invece in quella contenente l'arco, scostando il velo che nascondeva il volto ridente di Sirius ed aiutandolo ad uscire, strappandolo alla folla di mani senza volto che tentavano di trattenerlo con loro, prima di abbracciarlo piangendo di sollievo.
Ogni volta che si svegliava da quel sogno era come ricevere una pugnalata al petto, mentre la crudele realtà gli ricordava che Sirius non sarebbe mai uscito fuori da quel velo, che – come gli aveva detto Nick-quasi-senza-testa – era “andato avanti”, dove Harry non poteva più raggiungerlo e salvarlo.
All'inizio non era riuscito a pensare a nient'altro, a come nulla di tutto ciò sarebbe successo se solo lui avesse insistito più seriamente per continuare Occlumanzia, e se solo Piton non avesse rifiutato l'ultima volta che aveva provato, se solo avesse ascoltato Hermione e non avesse preso per vero ciò che aveva visto nella sua visione...
Col passare dei giorni aveva iniziato ad accettare l'idea che il suo padrino fosse morto, e che nessuno poteva farci niente, ma non per questo il suo dolore si placava, anzi... ogni volta che qualcosa, qualsiasi cosa glielo riportava in mente, tornava a colpirlo più forte ed implacabile di prima.
Ma non erano solo il dolore e il senso di colpa a tormentarlo...

Più volte si era ritrovato a dover sopprimere un moto d'ira improvviso nell'incrociare lo sguardo del professore di pozioni, immaginandosi di vedere l'uomo scivolare sull'esito dell'ultimo disastro di Neville, rovesciandosi addosso il resto della pozione e lanciando un grido di dolore, con la pelle ricoperta di orribili piaghe.
Ed ogni volta che il suo pensiero tornava a Bellatrix, non riusciva ad ignorare la sensazione ribollente che sembrava emanare dalle proprie viscere, immaginando il volto folle della donna contorto per l'agonia, la sua voce canzonatoria rompersi e divenire supplichevole, implorarlo di far cessare la sofferenza, di ucciderla piuttosto che continuare a provare quel tormento...
Harry cercava di non indulgere in quelle fantasie per troppo a lungo, ricordando le parole di Silente.
“L'odio non ti rafforza, te ne dà solo l'illusione.”
Questo gli aveva detto nel suo ufficio, quando gli aveva finalmente raccontato tutto su Voldemort e sulla profezia.
“Voldemort si è già servito del vostro legame per influenzare i tuoi pensieri; ora che sei cosciente del fatto che egli può modificare a piacimento le tue visioni, mostrarti ciò che lui vuole farti credere, non tenterà di nuovo un approccio così diretto, soprattutto perché vuole tenerti fuori dalla sua testa, non vuole rischiare di farti scoprire altre informazioni riguardanti i suoi piani se può impedirtelo... tuttavia, esistono altri metodi per manipolare le menti altrui... metodi più sottili e insidiosi, che non sono così facilmente riconoscibili ed affrontabili...”
Doveva guardarsi dall'odio e dalla rabbia, perché in quei momenti la sua mente rischiava di diventare vulnerabile all'influenza di Voldemort.
Così cercava di evitare del tutto di pensare a Bellatrix, perché non avrebbe sopportato l'idea di perdere nuovamente il controllo e scoprire che altri innocenti erano morti per mano sua, a causa della sua debolezza; la possibilità che la prossima volta potesse toccare a Ron o ad Hermione era un pensiero abbastanza raggelante da convincerlo a non indulgere in fantasie di vendetta.
Tuttavia, anche se aveva smesso di sognare l'ufficio Misteri e di penetrare accidentalmente nella mente di Voldemort, spesso si ritrovava ad affrontare l'incubo in cui il suo doppione distorto lo guardava sogghignando da dietro a uno specchio, o sul punto di rivivere frammenti di ciò che era accaduto a causa dell'incantesimo di Malfoy, svegliandosi in preda al panico.
In generale cercava di non ripensare al Serpeverde, e aveva preso ad evitare del tutto di guardare in direzione della tavolata grande della loro casa, perché vedere quei tre posti vuoti gli faceva provare una dolorosa stretta alla bocca dello stomaco, togliendogli ogni appetito.
Da quando Malfoy era stato espulso ed il padre arrestato, entrambi con pesanti accuse di utilizzo di Arti Oscure a loro carico, il Ministero aveva fatto di tutto per sbarazzarsi di ogni possibile traccia di accordi o simpatie in comune con la famiglia; complice la Gazzetta del Profeta, che ne aveva ampiamente screditato il nome quasi con la stessa tenacia con cui prima si era dedicata a far passare Harry per un ciarlatano in cerca di attenzione.
Perfino questo evento, che in altre circostanze l'avrebbe riempito di soddisfazione, ora non faceva che aggiungersi al fardello dei suoi sensi di colpa.
“Ho distrutto il suo futuro... ha tutte le ragioni per odiarmi...”
Nemmeno Hermione riuscì ad esultare quanto Ron della cosa; per quanto Malfoy l'avesse sempre presa di mira almeno tanto quanto Ron ed Harry, se non di più proprio a causa delle sue origini Babbane, la notizia dell'espulsione di Draco l'aveva in qualche modo segnata.
- Non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto, - aveva confidato ad Harry una sera, solo qualche giorno dopo agli avvenimenti al Ministero.
- Non ha senso...sì, certo, ti odiava, ma arrivare fino a quel punto, arrivare ad usare un incantesimo del genere...ci vuole molto più che una semplice rivalità fra ragazzi! -
Harry si era sentito gelare a quelle parole. Hermione non aveva mai sospettato nulla, non aveva motivo di farlo, ma questo non diminuiva i suoi timori; se Ron sarebbe forse stato capace di capire quello che lui aveva fatto, di trovare delle attenuanti, Hermione non gliel'avrebbe mai potuto perdonare.
“Nessuno si merita una cosa del genere”
Gli ultimi giorni passarono con una strana lentezza angosciosa; non voleva restare ad Hogwarts, non voleva più incontrare gli sguardi intimoriti o solidali degli altri studenti, non voleva più vedere quei posti vuoti nella tavolata avversaria, né pensare a come avrebbero reagito Ron ed Hermione scoprendo ciò che aveva fatto, o al fatto che sia Silente che Piton sapevano, non voleva più ricordarsi di Sirius all'improvviso, per poi dover rivivere la scena della sua...
“scomparsa”
...morte e rendersi conto che lui non c'era più.
Tuttavia, l'idea di ritornare dai Dursley e passare l'intera estate in loro compagnia, senza più nemmeno il conforto delle sue lettere lo riempiva di sconforto, e così per quanto i giorni ad Hogwarts non sembrassero passare mai, già sapeva che si sarebbe trovato ben presto a rimpiangerli.



(“Severus, vuoi tu vegliare su mio figlio Draco nel suo tentativo di adempiere ai voleri del Signore Oscuro?”
“Lo voglio.”[...]
“E vuoi tu, al massimo delle tue capacità, proteggerlo da ogni pericolo?”
“Lo voglio.”[...]
“E se dovesse rendersi necessario...se Draco dovesse fallire[...] vuoi tu portare a compimento l'impresa che il signore oscuro ha ordinato a Draco di eseguire?”
[…]
“Lo voglio”...)


Erano passati ormai mesi dal giorno in cui suo padre era stato arrestato, e ancora di più dal giorno in cui lui era stato impulso.
Non che questo bastasse a mitigare la sua rabbia.
Quando il Signore Oscuro l'aveva mandato a convocare per assegnargli la sua missione, Draco non aveva nemmeno preso in considerazione l'idea di rifiutare.
Era la sua occasione di vendicarsi.
Di dimostrare al vecchio preside che decidendo di proteggere San Potter aveva fatto la scelta sbagliata.
“Se non c'è più giustizia in questo mondo schifoso, allora me la prenderò da solo, la mia giustizia.”
Babbanofili e mezzosangue, bestie semiumane ed altre aberrazioni che non avevano alcun diritto di esistere, tantomeno di insudiciare con la loro presenza i luoghi destinati a chi più di loro li meritava.
Era stata quella lordura a corrompere il sangue di Potter, senza alcun dubbio.
Suo padre gliel'aveva sempre detto, in fondo; cattivo sangue non mente mai.
“E allora perché il professor Piton non è così?”
Quel pensiero scomodo e indesiderato tornava sempre puntuale ad assalirlo, nei momenti di sconforto.
“Come può il più fidato dei Mangiamorte essere un individuo dal sangue impuro?”
Il fatto che anche il Signore Oscuro fosse Mezzosangue non influenzò mai le sue riflessioni; quell'uomo – o meglio, quell'essere – lo disgustava.
Non sapeva bene perché, ma c'era qualcosa in lui che gli faceva accapponare la pelle; quando, com'era normale nella cerimonia in cui si riceveva il Marchio, l'Oscuro Signore gli aveva afferrato il braccio, Draco aveva sentito il proprio sangue tramutarsi in ghiaccio nelle vene, e si era dovuto mordere il labbro inferiore a sangue per trattenersi dall'impulso violento di urlare e divincolarsi da quella presa.
Era sicuro che l'altro l'avesse avvertito perché aveva incontrato il suo sguardo, e quegli occhi da rettile erano socchiusi a fessura, e quelle labbra sottili e quasi incolori si erano incurvate in un sorriso gelido.
“E così, io ti disgusto.”
Gli era quasi sembrato di poter udire i suoi pensieri, non tanto come parole ma come un torrente di sensazioni che gli riflettevano indietro quel suo stesso disgusto, centuplicato.
In quel momento si era sentito come un verme o uno scarafaggio, aveva quasi temuto che l'altro lo gettasse a terra e lo schiacciasse come un insetto, ridendo della sua presunzione di ritenersi meritevole dell'onore di fare parte della sua cerchia, proprio lui che aveva contribuito alla disfatta e al disonore della propria famiglia, proprio lui che recava in sé un segreto, un'ombra marcia che gli aveva infettato anima e corpo.
No, Draco non provava solo repulsione per quella creatura, lui provava soprattutto paura nei confronti di quell'essere disumano.
“Ma è possibile che qualcuno come lui sia mai stato davvero umano?”
Il professor Piton – o meglio, Severus Piton ora che lui non era più suo studente – non aveva nulla a che vedere con il suo "padrone".
“Eppure anche il suo sangue deve essere altrettanto sporco.”
L'unica spiegazione che si era riuscito a dare, in quel mare di dubbi, è che in tutto esistono delle eccezioni, e dopotutto persino suo padre aveva sempre trattato Piton come un amico, quasi come un suo pari.
“Lui non è come gli altri.”
Eppure Draco non riusciva più a fidarsi di lui come prima, quando non comprendeva appieno la portata delle differenze fra la sua famiglia e le altre.
L'uomo non aveva tradito la sua fiducia, e non aveva mai fatto parola a nessuno dell'accaduto, nemmeno a suo padre o sua madre.
Non solo, ma negli ultimi tempi aveva spesso insistito per restargli accanto; aveva preparato unguenti per lenire il dolore e per accelerare la cicatrizzazione del Marchio, era stato presente ogni volta che Draco veniva convocato insieme agli altri Mangiamorte, e non l'aveva mai lasciato da solo nella stessa stanza con il Signore Oscuro, cosa di cui Draco gli era incredibilmente grato.
Eppure c'era ancora una parte di lui che gli gridava di non fidarsi, di non commettere mai più l'errore di sottovalutare un potenziale rischio, di non lasciarsi cogliere di sorpresa per poi ritrovarsi in pericolo proprio quando credeva di essere più al sicuro.
“Non deve mai più...”
(Non permetterò mai più che una cosa del genere accada di nuovo...)
“... succedere”




(“No?” chiese Malfoy, e Harry capì dal suo tono che stava sogghignando. “Forse questo le darà più sicurezza”.
Avanzò verso Sinister. L'armadio lo nascose. Harry, Ron e Hermione si spostarono per cercare di vedere, ma scorsero solo un Sinister molto spaventato.
“Lo dica a qualcuno” mormorò Malfoy “e verrà punito.[...]”)

Il ritorno ad Hogwarts era stato, per certi versi, meno disastroso di quanto Harry avesse temuto.
La cosa peggiore fu scoprire che Piton era riuscito ad ottenere la tanto ambita cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, materia che aveva sempre preferito a tutte le altre, e constatare che l'uomo sembrava ancora più che determinato a rendergli la vita difficile quell'anno.
Gli altri studenti non avevano smesso di fissarlo come se fosse una bestia rara, un mostro o una sorta di divinità a seconda della Casa e delle inclinazioni; ovviamente, la casa dei Serpeverde gli era ostile come al solito, ma perfino fra i suoi studenti vi era stato un insolito cambiamento.
Fin dall'inizio del nuovo anno di scuola, i Serpeverde sembravano infatti essersi divisi in gruppi separati, e molti degli studenti che non avevano parentela con sostenitori o collaboratori di Voldemort evitavano la compagnia dei compagni di casa i cui genitori e parenti erano stati in qualche modo coinvolti o affiliati con i Mangiamorte; pareva che la causa di ciò fosse l'arresto di diversi genitori di Serpeverde durante l'attacco al Ministero.
Alcuni degli studenti avevano preso dunque a fare gruppetto assieme a studenti di altre case, prevalentemente di Corvonero e Tassorosso, ma c'era perfino qualche caso isolato di Serpeverde che intrattenevano rapporti pacifici se non completamente amichevoli con dei Grifondoro; altri, come Blaise Zabini e Millicent Bulstrode, continuavano a squadrare gli studenti delle altre Case con il consueto disprezzo, limitandosi a riservare lo stesso trattamento ai loro compagni meno graditi.
Pareva che, ora che Voldemort era nuovamente vivo e pericoloso almeno quanto prima della sua morte, diversi studenti di quella Casa non volessero avere nulla a che fare né con i suoi attacchi né con i suoi scopi, ed intendessero distanziarsene il più possibile.
Ovviamente, ce n'erano molti altri che invece godevano più o meno in segreto dei successi del “Signore Oscuro”, e che additavano gli altri loro compagni di Casa come vigliacchi, ricambiando lo stesso sdegno all'idea di dover condividere i dormitori; fra questi, un certo Elbert Morseld si era distinto per la l'audacia con cui si dichiarava già pronto a sostenere “il suo Signore”; nonostante la sua famiglia non avesse particolari legami con i Mangiamorte, sembrava più che convinto che molto presto si sarebbe aggiunto alle loro fila. Si poteva dire che Elbert aveva assunto il ruolo di Malfoy come spaccone e bulletto della scuola, arrivando anche a convincere il superstite Goyle a fargli da spalla.
Nel frattempo, Harry aveva ben altro a cui pensare; oltre ad essere il nuovo capitano di Quidditch, fra l'inizio delle lezioni private con Silente e il mistero dell'identità del Principe Mezzosangue, Harry non aveva quasi più avuto tempo di rimuginare sui fatti dell'anno passato.
La bottiglietta che gli aveva dato Piton rimaneva ben nascosta nel fondo del suo baule; durante tutta l'estate non aveva mai avuto il coraggio di tirarla fuori, tantomeno di toccarla, temendo di poter cambiare idea in un momento d'impulso e di riassimilare quei ricordi.
“Qualsiasi cosa ci sia lì dentro, è lì che deve stare”
Eppure non riusciva ancora a decidersi e gettarla nelle fiamme della Sala Comune.
“Sapere cosa è successo non mi servirà a niente, ora devo concentrarmi sulle cose importanti...”
Ma il pensiero di ciò che vi si trovava dentro riprese a tormentarlo quando l'“incidente” di Katie Bell ad Hogsmeade risvegliò i suoi sospetti su Malfoy, sospetti non condivisi né da Ron né da Hermione, nonostante ciò che avevano visto a Notturn Alley.
- Ha sedici anni, Harry, - aveva replicato Ron la prima volta che Harry aveva tirato fuori la teoria Malfoy-è-un-Mangiamorte. - Credi che Tu-Sai-Chi permetterebbe a Malfoy di unirsi a loro? -
Hermione invece si era limitata a fargli notare che potevano esserci molte altre spiegazioni per quello che avevano visto, e che in ogni caso le sembrava altamente improbabile che Malfoy fosse diventato un Mangiamorte o che avesse qualcosa a che fare con l'attacco.
- L'avremmo visto, no? Se fosse stato nel locale non sarebbe passato inosservato dopo, beh... dopo l'anno scorso. -
Harry tuttavia rimaneva convinto, c'era solo una cosa di cui non era certo: a chi fosse destinato quel pacchetto.
- Poteva essere destinata ad un sacco di gente, - aveva fatto notare agli altri due. - A Silente... o a Lumacorno....oppure... -
- Oppure a te, - aveva concluso Hermione.
Ma lui dubitava fortemente che Malfoy volesse mandare la collana a lui, per quanto di sicuro covava ancora rancore, e forse anche vendetta.
- Se fosse stata destinata a me, Katie si sarebbe voltata e me l'avrebbe data, no? -
Sarebbe stato molto più semplice che tentare di eludere la perquisizione di Gazza; anche un'idiota ci sarebbe arrivato.

In ogni caso, Harry cominciò a tenere per sé le sue teorie, non solo perché Ron ed Hermione non sembravano prenderle seriamente, ma anche perché i due avevano iniziato a litigare ogni volta che si rivolgevano la parola. La situazione peggiorò ulteriormente quando Ron iniziò a ricambiare l'interesse di Lavanda Brown, ed ora i due passavano ogni minuto in cui stavano insieme limonando senza il minimo pudore, cosa che non faceva affatto piacere a nessuno dei suoi amici.
Come se ciò non bastasse, anche gli ormoni di Harry avevano deciso di risvegliarsi, ma stavolta Cho Chang era lontana mille miglia dai suoi pensieri, perché a popolare le sue fantasie era una Grifondoro dai lunghi capelli rossi, che si sarebbe proprio dovuto togliere dalla testa...
“È la sorella di Ron, è proibita!” si ripeteva ogni volta che il mostro nel suo stomaco faceva le capriole alla sua vista, anche se una parte di lui, nel profondo della sua mente replicava un “oh, davvero?” molto scettico a quei tentativi.




(CONTINUA QUI)
Tags: autore: tommykaine, fanfiction, harry potter
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