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[X-Men First Class] Echoes of the Mind 2/41


Titolo: Echoes of the Mind

Fandom: X-Men First Class

Autore: LyknScribe link deviantart  link fanfiction.net 

Traduttore: 2dipicche 

Personaggi: Charles Xavier (Professor X), Erik Lensheer (Magneto), Raven (Mistica), Hank McCoy (Bestia) e MOLTI altri. 

Paring: Erik/Charles

Parte: 2/41

Rating: R

Diclaimer dell’autrice: Non posseggo nulla dei lavori o dei personaggi degli X-Men, questa è solo un’interpretazione di una fan su ciò che sarebbe potuto succedere in seguito al nuovo film X-Men: l’inizio. I personaggi e la trama precedente appartengono alla Marvel, la storia è mia. 
Disclaimer della traduttrice: i personaggi e gli avvenimenti citati nella storia non sono di mia proprietà. Tutto ciò che ho scritto non appartiene alla realtà, non intende offendere e non è a scopo di lucro. la storia ovviamente appartiene all'autrice e non a me.


Avvertimenti: slash, enormi spoiler sul film. 

Riassunto: Erik cammina per la strada mentre il mondo celebra l'avversione alla guerra nucleare. perso in pensieri dolorosi, si ritrova nell'ultimo posto dove vorrebbe essere. 

Note della traduttrice: ho deciso di tradurre la meravigliosa storia di LyknScribe  che vi accingete a leggere perché mi è piaciuta e mi ha appassionata da subito. Lei è stata gentilissima perchè mi ha subito dato il permesso di tradurla e ha avuto infinita pazienza nel leggere i miei commenti in un inglese non sempre perfetto XD. Spero di renderle giustizia e di aver tradotto bene, è la prima volta che mi accingo a fare un lavoro di tale entità. Buona lettura.



capitolo 1










2 like the ants they are







Ospedali.







Li odiava.







Ciascuno e ognuno dei  loro elementi gli ricordava qualcosa di spiacevole. I pavimenti col loro pulito innaturale che sembravano riflettere le instabili luci fluorescenti in alto. Tutti i dottori e le infermiere che indossavano abiti simili, solo l’uniforme era diversa. L’odore stantio di candeggina e sangue che impregnava tutti i muri. Gli faceva risalire la bile in
gola.







Provò a ignorare I pensieri che cominciavano di nuovo a fargli venire la pelle d’oca. Gli stridii delle ruote di una barella lo resero impossibile, non appena si trovò perso in un’altra memoria:







Poteva ancora sentirli: I lacci di cuoio.







I lacci di cuoio che lo tenevano giù così stretti da conficcarsi nei suoi polsi e farne uscire sangue. Lasciando cicatrici sottili appena sotto al segno che avrebbe portato per sempre. Le luci passavano in fretta e non aveva scelta se non fissare il soffitto, come ogni volta che si muovevano dovunque Schmitt stesse  operando quel giorno. Gli piaceva pensare di averlo dimenticato. Aveva sperato che ogni lezione si sarebbe dissolta in una semplice forma
indistinta di dolore. Sfortunatamente non era mai successo.







Aveva sempre avuto un occhio per i dettagli.







Ciò significava che, mentre lo aveva reso buono a tener testa agli avversari a scacchi, allo stesso tempo non avrebbe mai dimenticato ogni piccola lezione. I bagni ghiacciati, gli aghi, gli shock, la solitudine.







Deglutì pesantemente quando qualcuno spinse un carrello con del cibo superandolo, … la fame.







un poliziotto militare arrivò a meno di tre passi da lui, e lui a mala pena voltò la testa in tempo. Stava diventando disattento, perso nella sua mente come uno scolaretto durante una lezione particolarmente noiosa.







Stava attraversando un ospedale pieno di polizia militare, e pieno di uomini in divisa. Non era il momento per gli errori.







Si mosse ancora con nonchalance, per non attirare l’attenzione su di sé. Adesso la sua attenzione era qui, piuttosto che nelle terre occupate dai nazisti tanto tempo fa.







Trovare Charles non fu difficile.







Era in una stanza privata. Erik se l’era aspettato. Nella sua mano destra teneva una borsa completamente nera che conteneva l’elmetto- nel caso. Si sedette pigramente tra la folla che aspettava di essere visitata. La sua attenzione era
rivolta verso le guardie alla porta.







Attese per I successivi 10 minuti in una calma risoluta, non attirando mai l’attenzione su di sé. Non si sarebbe potuto avvicinare prima di sapere in quanti erano dentro la stanza. Più importante, chi c’era.







I mutanti che avevano reclutato erano giovani, ma avevano già mostrato una fiera lealtà verso Charles. Non voleva lottare vicino al letto di Charles in una camera d’ospedale. Non se poteva evitarlo, comunque.







In ogni caso, avrebbero dovuto forzarlo – non ne aveva l’intenzione.







L’agente della CIA Moira uscì dalla stanza per parlare alle guardie. Mentre lo faceva tenne la porta aperta, regalandogli una chiara visione dell’interno.







Vuoto.







Forse quella pazienza di cui Charles aveva sempre parlato era servita al proposito.







Lei disse qualcosa a proposito di un caffè prima di lasciare solo le due guardie messe a sorvegliare il suo amato Charles.







Un lento sorriso comparve sulle sue labbra.







Avevano dimenticato così in fretta con chi avevano a che fare?







Ampliò le sue percezioni, toccando appena il metallo attorno a lui, prima di decidere per due camere vuote al piano di sotto. La sua mano restò innocentemente sul suo ginocchio prima di stendere le dita e chiuderle a pugno all’improvviso.







La reazione fu quasi comica.







Ci fu un forte rumore e per un secondo spaccato tutti si fermarono poi, come le piccole formiche spaventate che erano – scattarono.







I pazienti nella sala d’attesa corsero fuori dalla porta principale, decidendo che i loro malanni non erano così gravi come avevano pensato.







I dottori andarono dai pazienti a più alto rischio e le infermiere corsero ad assistere.







Udì mormorii su un terremoto e sorrise.







Il suo stratagemma fu interrotto da un’infermiera che era corsa dal piano di sotto ed era andata dritta dai poliziotti militari alla porta di Charles. Era isterica mentre blaterava su come l’acciaio si fosse messo a brillare e avesse attraversato il muro e avesse colpito una conduttura d’acqua.







Apparentemente gli idioti alla porta erano in effetti capaci di fare uno più uno – fatto che lo sorprese. La sorpresa durò dieci secondi, non appena entrambi gli uomini la seguirono per indagare. Lasciando Charles completamente non protetto.







Senza dubbio avevano presupposto che Erik fosse al piano di sotto a provocare problemi.







Fu piuttosto contento nel vedere che tutto il piano eccetto lui era evacuato.







"vedi Charles, noi siamo migliori."







Disse piano alla stanza silenziosa.







Si alzò lentamente,  spolverando il cappotto, prima di dirigersi con calma nella camera dove era tenuto Charles. Prese un
forte respiro, non del tutto sicuro di cosa aspettarsi, prima di aprire la porta…





Tags: fanfiction, traduttore: 2dipicche, traduzione, x-men, x-men: first class
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