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[X-Men First Class] Echoes of the Mind 3/41

Titolo: Echoes of the Mind

Fandom: X-Men First Class

Autore: LyknScribe link deviantart  link fanfiction.net 

Traduttore: 2dipicche 

Personaggi: Charles Xavier (Professor X), Erik Lensheer (Magneto), Raven (Mistica), Hank McCoy (Bestia) e MOLTI altri. 

Paring: Erik/Charles

Parte: 3/41

Rating: R

Diclaimer dell’autrice: Non posseggo nulla dei lavori o dei personaggi degli X-Men, questa è solo un’interpretazione di una fan su ciò che sarebbe potuto succedere in seguito al nuovo film X-Men: l’inizio. I personaggi e la trama precedente appartengono alla Marvel, la storia è mia. 
Disclaimer della traduttrice: i personaggi e gli avvenimenti citati nella storia non sono di mia proprietà. Tutto ciò che ho scritto non appartiene alla realtà, non intende offendere e non è a scopo di lucro. la storia ovviamente appartiene all'autrice e non a me.


Avvertimenti: slash, enormi spoiler sul film. 

Riassunto: Erik cammina per la strada mentre il mondo celebra l'avversione alla guerra nucleare. perso in pensieri dolorosi, si ritrova nell'ultimo posto dove vorrebbe essere. 

Note della traduttrice: ho deciso di tradurre la meravigliosa storia di LyknScribe  che vi accingete a leggere perché mi è piaciuta e mi ha appassionata da subito. Lei è stata gentilissima perchè mi ha subito dato il permesso di tradurla e ha avuto infinita pazienza nel leggere i miei commenti in un inglese non sempre perfetto XD. Spero di renderle giustizia e di aver tradotto bene, è la prima volta che mi accingo a fare un lavoro di tale entità. Buona lettura.

note del capitolo: per quanto riguarda le note "mediche" del capitolo, so benissimo che la traduzione non è il massimo. vi chiedo perdono: il mio lessico scientifico fa pena già in italiano, figuriamoci in inglese... 





capitolo 1

capitolo 2















3:Old
Friend








Erik si era preparato per cosa lo avrebbe aspettato dall’altro lato della porta. Tuttavia il metallo della maniglia era freddo sotto le sue dita, e si fermò. Dopo aver tirato fuori l’elmetto dalla sua borsa, lo infilò. Non aveva il migliore degli aspetti – ma, dato il fatto che Charles avrebbe potuto volerlo uccidere, sentì che essere più pratico che alla moda sembrava prudente.



se non fosse stato per il fatto che un uomo cresciuto che camminava con un elmetto avrebbe attirato l’attenzione – lo avrebbe indossato tutto il tempo.



lentamente spinse la porta ed entrò. La camera era come tutte le altre del piano, contenente una sedia, un lavandino e un letto. Quando i suoi occhi caddero su Charles realizzò per la prima volta come la sua preparazione fosse stata inutile.



Charles giaceva su un fianco con dei cuscini dietro di lui. sembrava che il loro scopo fosse di tenerlo in quella posizione. Era insanamente pallido. Il pallore di un uomo che era andato abbastanza vicino alla morte da stringerle la mano. Qualcosa nel modo in cui era messo lo faceva sembrare fragile.



non era il Charles che conosceva.



non lo stesso idiota che si era lanciato giù dalla prua di una barca della guardia costiera ed era quasi affogato. Il fatto che lo avesse fatto per evitare che affogasse Erik, non aiutava il livello di colpa in costante crescita che minacciava di consumarlo. Charles sarà anche stato un professore, ma non aveva mai esitato in una situazione pericolosa se ciò significava mettere gli altri in salvo.



come il modo in cui si era preso la responsabilità di Erik quando si erano infiltrati nell’accampamento militare russo.





l’idiota.



Erik sapeva che quando era corso nell’accampamento la CIA se ne stava già andando. Si era aspettato di fronteggiare il rischio da
solo. Era rimasto sorpreso nel trovare Charles al suo fianco – fatto che era stato più che d’aiuto quando avevano avuto a che fare con un’altra telepate.





gli occhi di Erik scivolarono verso Charles, non poteva vedere molto a parte la coperta dell’ospedale che aveva tirato su fino al petto. Una flebo faceva gocciolare stabilmente qualche liquido nella sua mano che era livida e graffiata. Chiaramente non era la prima flebo con cui aveva avuto a che fare durante la sua ammissione.



comunque, non era assolutamente messo così male.
Aveva sentito delle voci – e le voci sono spesso esagerate.




guardò la bacheca metallica che era attaccata ai piedi del letto di Charles e con poco più di una flessione delle sue dita questa volò verso di lui. sollevò la copertina e cominciò a leggere…



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nome del paziente: Charles Francis Xavier



età del paziente: 24 anni



ammesso il: 29 Settembre 1962



data di oggi: 8 Novembre 1962



ragione dell’ammisione:

ferita d’arma da fuoco alla parte inferiore della spina dorsale.



diagnosi: 

sindrome del midollo anteriore.



diagnosi dettagliata: 



sindrome del midollo spinale anteriore (sindrome
dell’ arteria spinale anteriore) è data in questo caso dal risultato della
compressione dell’arteria che corre lungo il davanti del midollo spinale. In
questo caso la compressione è data da frammenti d’osso lì scaricati come
risultato della ferita d’arma da fuoco. Il paziente con la sindrome del midollo
spinale anteriore ha la completa perdita di forza sotto il livello del danno.




la perdita sensoriale è incompleta. Sensibilità a
dolore e alla temperature sono perse mentre la sensibilità alla vibrazione
(testata con un diapason) e alla posizione sono conservate.




Cura disponibile:

non c’è una cura, o un corso standard di
trattamenti, per la sindrome del midollo anteriore.




metodo scelto di trattamento:

terapia medicinale, operazione, e riposo.



Prognosi:

la sindrome del midollo anteriore ha la peggior
prognosi di tutte le sindromi del midollo; la prognosi è buona se la guarigione
è evidente & progressiva durante le prime 24 ore; dopo 24 ore, se non sono
presenti segnali, anche temporanei, di sensibilità a punture  nella zona sacrale,
prognosi per un’ulteriore guarigione funzionale sono scarse; solo dal 10 al 15% dei pazienti mostra una
guarigione funzionale;




guarigione:

fin’ora nessuna percezione o movimento nella
regione inferiore. La consapevolezza di dolore e contatto si ferma sopra la
regione pelvica e ciò si estende nelle estremità inferiori.




istruzioni per la dimissione:

sarà dimesso nel weekend del Ringraziamento – se
il paziente dovesse continuare in questo modo.




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non capì che la bacheca fosse scivolata dalla sua presa finchè non la sentì cozzare rumorosamente sul pavimento. I suoi occhi, adesso su Charles, non persero il fatto che lui non avesse fatto molto oltre sbattere le ciglia. Erik si avvicinò a una sponda del letto, mentre una mano tremante giungeva su una spalla dell’altro prima di scuoterla delicatamente.



Charles non si mosse.



fra la sua mano sulla spalla di Charles e il fatto che non si fosse mosso quando era caduta la bacheca, si trovò con riluttanza a credere che non si fosse ancora svegliato dal trauma. Erik camminò lungo una linea sottile tra la rabbia dilagante e provocatorio controllo, sembrò che in quel momento li provasse entrambi. La sua mano destra era contratta in un pugno tremante, mentre una lacrima apparentemente inosservata gli scivolò sulla guancia. Si tolse l’elmetto e si sedette sul fragile tavolo vicino al letto mentre la lacrima scivolava inosservata sulla sua maglia.



era stato lui.



Charles lo aveva praticamente condannato sulla spiaggia. Non era stata la ragazza con la pistola. Non era stata la CIA. Non erano state le due flotte che aveva sparato loro i missili. Non erano stati gli.. umani.



era stato Erik.



scosse la testa discutendo con la sua stessa mente.





la discussione continuò. Quante volte Charles gli aveva salvato la vita?



che modo schifoso di ripagare quel debito.



Charles era stata la cosa più vicina a un amico che avesse mai conosciuto. Vederlo in quello stato, a causa sua, era doloroso.



deglutì con la gola secca.



"Charles io-"



perchè all’improvviso era così difficile parlare a un uomo che aveva imparato a conoscere come un amico? La risposta era dolorosamente chiara. Era la stessa ragione per cui era più facile guardare le sue mani piuttosto che il suo viso.



colpa.



allungò la mano e con attenzione prese quella di Charles nella sua. Era incurante nella sua presa e lui quasi si dimenticò di parlare.



"mi - dispiace."



parlò con attenzione. La sua lingua passò lungo il suo labbro inferiore restituendogli l’umidità che era sparita.



"ma ti sbagli, vogliamo ancora la stessa cosa."



tornò forza nella sua voce, parlando sempre piano ma con più convinzione.



"quel desiderio non può essere esaudito con metodi pacifici. Mi dispiace, amico mio, che tu ti sia trovato tra il lato che hai scelto… e me.”



il suo tentativo di spiegare fu zittito come udì grida e il suono di piedi che correvano dalla precedente stanza vuota. Sembrava che la logica fosse ritornata in possesso delle guardie che avevano lasciato Charles così velocemente solo minuti prima. L’attenzione di Erik scivolò
velocemente di nuovo su Charles, il suo tempo era quasi scaduto.




fece scorrere il suo pollice lungo la mano dell’altro cercando qualche sorta di risposta, ma non ne guadagnò alcuna.





Si sporse più vicino mentre con la mano libera chiuse magneticamente il chiavistello della porta.



"adesso devo lasciarti Charles, ma forse ci incontreremo di nuovo. Allora, io potrò chiedere il tuo perdono quando sarai nella condizione di darmelo… o rifiutarmelo.”



stavano colpendo la porta adesso e lui si avvicinò ancora di più.



"proteggerò Raven, Charles."



parlava della ragazza che era stata cresciuta come la sorella di Charles. La stessa ragazza che lo aveva lasciato sulla spiaggia per andarsene con Erik. Fece scivolare qualcosa nel palmo di Charles prima di ritirarsi e lasciare la sua mano.



"non devi odiarmi Charles, avresti potuto uccidermi allora. Invece hai scelto di uccidere Shaw. Hai deciso di difendere te stesso. Capisci, è esattamente ciò che sto facendo. Spero che un giorno tu verrai per unirti al mio lato.”



la finestra si aprì, apparentemente di sua volontà. Afferrò l’elmetto e si arrampicò sulla finestra aperta con un’ultima parola.



"spero di vederti di nuovo, vecchio amico."



e poi se n’era andato.



la porta cedette e le guardie capitombolarono dentro. Si affrettarono alla finestra per cercare l’assalitore, prima che una voce bassa parlasse dietro di loro.



"non lo prenderete mai." Gli occhi di Charles erano aperti, anche se non si era mosso dal suo posto.  



era buono a sapersi che potesse ancora fingere il sonno al bisogno.





 non poteva imporre a se stesso di parlare con Erik, non adesso. Si trovò a dividersi fra la pietà, e la rabbia – del tipo che non aveva mai provato prima.



aprendo la mano trovò un insanguinato Reichsmark* d’argento.



disgustato lo buttò via, guardandolo correre per il pavimento prima di cadere su se stesso contro al muro. La nauseante sensazione che avrebbe dovuto chiedere a qualcuno di darlo a lui, avrebbe potuto volerlo indietro, causò un nuovo aumento di rabbia.



I suoi occhi si girarono fuori dalla finestra aperta con un singolo pensiero in testa.



"come potrò chiamare di nuovo Erik Lensherr 'Amico'?"



* la moneta nazista con cui vediamo Erik giocare durante il film, la stessa che Schmitt gli aveva chiesto di muovere, e quella con cui ha ucciso Shaw.









Tags: fanfiction, traduttore: 2dipicche, traduzione, x-men, x-men: first class
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