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[X-Men First Class] Echoes of the Mind 4/41



Titolo: Echoes of the Mind

Fandom: X-Men First Class

Autore: LyknScribe link deviantart  link fanfiction.net 

Traduttore: 2dipicche 

Personaggi: Charles Xavier (Professor X), Erik Lensheer (Magneto), Raven (Mistica), Hank McCoy (Bestia) e MOLTI altri. 

Paring: Erik/Charles

Parte: 4/41

Rating: R

Diclaimer dell’autrice: Non posseggo nulla dei lavori o dei personaggi degli X-Men, questa è solo un’interpretazione di una fan su ciò che sarebbe potuto succedere in seguito al nuovo film X-Men: l’inizio. I personaggi e la trama precedente appartengono alla Marvel, la storia è mia. 
Disclaimer della traduttrice: i personaggi e gli avvenimenti citati nella storia non sono di mia proprietà. Tutto ciò che ho scritto non appartiene alla realtà, non intende offendere e non è a scopo di lucro. la storia ovviamente appartiene all'autrice e non a me.


Avvertimenti: slash, enormi spoiler sul film. 

Riassunto: Erik cammina per la strada mentre il mondo celebra l'avversione alla guerra nucleare. perso in pensieri dolorosi, si ritrova nell'ultimo posto dove vorrebbe essere. 

Note della traduttrice: ho deciso di tradurre la meravigliosa storia di LyknScribe  che vi accingete a leggere perché mi è piaciuta e mi ha appassionata da subito. Lei è stata gentilissima perchè mi ha subito dato il permesso di tradurla e ha avuto infinita pazienza nel leggere i miei commenti in un inglese non sempre perfetto XD. Spero di renderle giustizia e di aver tradotto bene, è la prima volta che mi accingo a fare un lavoro di tale entità. Buona lettura.


capitolo 1


capitolo 2

capitolo 3





4: First Words


Lo Xavier Manor non era mai stato pieno di eccessivi divertimenti o risa. A meno di non contare le poche settimane in cui vi abitavano gli studenti, prima che tutto crollasse. Adesso sembrava ancora più vuoto, per la perdita di quella breve esultanza. Almeno, era quello che sembrava a Charles Xavier, che al momento era seduto alla finestra della sua stanza. 


aveva mantenuto la recita per quanto a lungo aveva potuto. I suoi studenti avevano addobbato la stanza principale per il suo ritorno a casa. Qualcuno aveva cucinato un ottimo pasto – era rimasto sorpreso nello scoprire che il cuoco era stato Havok. In qualche modo Alex non sembrava adatto per quel ruolo. 


Charles aveva sempre recitato, sorridendo e ridendo, tutto al momento giusto. Verso la fine della festa aveva parlato. Spiegando che, mentre voleva ancora vedere la scuola per quello che sarebbe dovuta essere, al momento aveva bisogno di riposo. Era toccato loro andare a casa con il previsto malcontento, anche se per il suo bene avevano cercato di nasconderlo. Da parte sua – era contento che se ne fossero andati senza troppi preamboli. Non voleva che diventasse chiaro che non era il riposo ciò che desiderava. 


No, voleva solo essere lasciato solo. Per tutta la loro devozione verso di lui, non poteva toccare ciascuna delle loro menti senza sentir qualcosa riguardo la sua perdita di mobilità. 


solo Hank era rimasto, per lavorare nel laboratorio. Charles testardamente si stava gestendo da solo. Non si era mai sentito così limitato prima. Qualcosa di semplice come decidere di volersi girare durante la notte adesso richiedeva un del tutto nuovo livello di risolutezza per compierlo. 


come lo odiava. 


sapeva che Raven era venuta il giorno del Ringraziamento sperando di vederlo. Aveva ascoltato le voci alzarsi mentre Hank le diceva che lui voleva essere lasciato solo. Alla fine aveva toccato la sua mente facendole ricordare che improvvisamente doveva andare a comprare le uova. Conosceva Raven, una volta che avesse realizzato cosa aveva fatto sarebbe stata troppo furiosa per disturbarlo provando a vederlo, almeno per un po’. 


che era esattamente ciò che voleva. 


a causa della sua auto proclamata solitudine lo si poteva trovare seduto nella sedia tondeggiante che Hank aveva lasciato vicino alla sua finestra. La sua sedia a rotelle lì accanto. Aveva fatto scivolare le sue gambe insieme, sperando di renderlo meno ovvio. Sembrò solo renderlo di più, così. Spinse dei cuscini dietro alla sua schiena per aiutarsi a mantenere l’equilibrio mentre esaminava il mondo sottostante. 


erano gli occhi di un qualunque altro uomo, uno che l’avrebbe potuta chiamare – sconfitta. 


sconfitta. 


che era assolutamente il risultato della loro battaglia. Certo, magari avevano fermato una Guerra nucleare, ma Charles era senza dubbio – sconfitto. 


che era qualcosa che non avrebbe mai dimenticato – non quel giorno. Erano passato dal picco del trionfo alla distruzione assoluta solamente in poche ore. Aveva posto tutte le sue speranze in Erik, che sarebbe stato un uomo migliore. Charles non avrebbe mai dimenticato la lotta per controllare la mente di Shaw e l’improvviso vuoto che era la mente di Erik. Aveva capito nel secondo in cui non aveva potuto sentire Erik che aveva l’intenzione di uccidere Shaw. Erik non aveva mai taciuto le sue intenzioni, ma in Charles era durata la speranza che avrebbe potuto scegliere di essere un uomo migliore. 


aveva ripetuto il momento più e più volte nella sua mente. La scelta più dura che aveva mai dovuto fare. 


aveva due scelte:


Shaw o Erik.


non poteva fermare Erik, una volta che indossava l’elmetto. 


avrebbe potuto lasciare la sua presa su Shaw, ma sapeva che avrebbe significato la vita di Erik. 


così invece, aveva tenuto Shaw e quando aveva sentito il dolore per la moneta nella sue stessa mente e aveva sentito la mente di Shaw diventare fredda- aveva saputo. Era appena diventato un assassino, proprio come lo era Erik. Charles aveva aiutato a uccidere quell’uomo. 


si era già sentito tradito dalle azioni di Erik, ma quella puntura non aveva nemmeno avuto il tempo di svanire prima che Erik portasse la sua attenzione alla navi. 


'posso sentire le loro armi muoversi nell’acqua. Avanti Charles… dimmi che mi sbaglio.'


Oh, come aveva desiderato di poter dire che Erik si sbagliava. Di spazzare via la paura dai bambini che lo stavano guardando speranzosi. In quella circostanza, era sembrato che Erik avesse sempre avuto ragione.


gli umani non avevano compreso tutto quello che i mutanti sulla spiaggia avevano fatto per loro? Tutto quello che avevano sacrificato per gli umani per fermare questa guerra? Chiaramente, non importava. Erano solo mutanti. 


un brivido gelato fece tremare Charles. Questo non dava ragione a Erik, potevano non essere tutti così. 


poi avevano sparato.


inconsciamente aveva fatto un passo indietro verso Erik. Non nascondendosi dietro di lui, ma senza più rimanere al suo stesso livello sulla spiaggia. Aveva guardato lo sciame di missili e non aveva potuto evitare di pensare a chi aveva loro sparato. Si era girato per guardare Erik fermare i missili a mezz’aria e farli tornare indietro alle navi. 


aveva provato a fermarlo. Charles non era incapace, ma non poteva competere fisicamente con Erik e presto i missili erano di nuovo sulla loro traiettoria. Aveva provato tutto quello a cui era riuscito a pensare, anche implorandolo perché stavano solo eseguendo ordini .


nelle settimane successive si era chiesto cosa sarebbe stato diverso, se avesse scelto le parole con più attenzione. Perché quella era senza dubbio la cosa peggiore da dire. Lo avrebbe dovuto sapere, Erik era un sopravvissuto all’olocausto. 


poi Moira stava sparando a Erik, anche se, cosa le aveva fatto pensare che avrebbe fatto bene, lui non lo sapeva. Erik era irritato, e forse stava anche un po’ ostentando i suoi poteri mentre scacciava via i proiettili come insetti irritanti. 


poi in un momento di distrazione, Charles aveva sentito il dolore peggiore che avesse mai conosciuto. 


era rimasto a faccia in giù nella sabbia senza nemmeno ricordarsi di essere caduto. Poi c’era Erik che lo cullava, incolpando tutti tranne uno. 


incolpando chiunque tranne se stesso. 


Erik lo aveva pregato di andare con lui, ma Charles si era rifiutato. Era ferito. Era arrabbiato. Era troppo incerto su dove porsi nella sua filosofia per andare a seguire Erik. voleva un’esistenza pacifica con gli umani. Aveva bisogno di pensare che fosse ancora possibile. 


qualche tempo dopo il suo mondo aveva cominciato a scivolare via dalla sua attenzione. Sapeva che Erik stava piangendo, e sentì dell’umido sulla sua stessa faccia, e sentì che significava di sicuro che stava piangendo anche lui. c’era rabbia negli occhi di Erik ma nonostante ciò era rimasto abbastanza a cullare la sua testa, finchè Moira non lo aveva sostituito. 


poi era arrivata Raven.


la ragazza che aveva protetto per tutta la sua vita. La ragazza che era diventata come una sorella per lui. con poco più di una parola anche lei lo aveva lasciato sulla spiaggia sanguinante e con una spaventosa mancanza di dolore. 


Charles sospirò pesantemente guardando fuori dalla finestra mentre il sole cominciava a perdere la sua battaglia e l’imbrunire cominciava a farsi strada.


"sono solo adesso."


lo disse in un tono piuttosto ovvio. Non voleva pietà. le due persone più vicine a lui avevano scelto la compagnia l’una dell’altro e lui era solo. Cosa c’era da dire per lui.


"non è quello che mi hai detto."


una voce bassa scosse Charles tutto a un tratto dai suoi pensieri. 


rimase lì, circa a dieci passi di distanza. 


Erik Lensheer.


era arrivato dalla finestra aperta, questo era chiaro, e rimase in piedi sembrando restio e incerto. Indossava pantaloni marroni e una maglia nera. Quel dannato elmetto ancora sulla sua testa. I capelli che Charles poteva vedere sotto l’elmetto sembravano scompigliati dal vento, dandogli l’impressione che lo avesse osservato da fuori per un certo tempo. 


Charles si sedette un po’ più dritto, anche se con un ovvio sforzo. Non voleva apparire così debole come si sentiva in quel momento. La sua faccia era completamente illeggibile, anche se la sua mente era una furia di emozioni. 


si fissarono in silenzio, ognuno aspettando che l’altro parlasse. 


Charles volse la sua attenzione fuori dalla finestra, come se Erik non fosse lì. Il tentativo di far andare via Erik non funzionò e dopo un attimo Charles parlò, l’amarezza pervadeva ognuna e ciascuna delle sue parole. 


"non di fidi di me abbastanza da non indossare quell’elmetto, anche dopo che ti ho salvato la vita. mentre tu hai quasi preso la mia. Non ho nulla da dirti. Adesso ,per favore… vattene.”


Erik si era aspettato odio, o forse anche una difficile tregua ma questa fredda indifferenza era appena tangibile. Esitò per un momento prima di tentare un approccio. Si tolse l’elmetto e lo posò sul pavimento prima di sedersi di fronte a Charles.


"Charles. Non ho mai avuto intenzione di vederti ferito."


stette attento a qualche reazione nell’altro, ma fu ricompensato da lui che continuava a guardare fuori dalla finestra. 


"dannazione, mi dispiace. So che non saremo d’accordo su delle cose, ma non ho mai avuto intenzione-“ 


si sporse e prese le mani dell’altro. La stessa fredda indifferenza lo incontrò mentre le mani di Charles erano noncuranti nelle sue. 


"vuoi guardarmi! Colpiscimi, odiami… qualsiasi cosa."


Charles ancora distoglieva provocatoriamente lo sguardo. Qualcosa dentro di lui voleva rassicurarlo, ma era troppo presto per quello. 


Erik portò le mani dell’altro alla sua testa e mormorò qualcosa che suonava come un per favore. Era impossibile esserne sicuri dato che l’altro si era chiaramente messo a piangere silenziosamente.
Tags: fanfiction, traduttore: 2dipicche, traduzione, x-men, x-men: first class
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